Anime e manga usati per addestrare l'IA senza permesso: la CODA dice basta e chiede tutele urgenti
La CODA, una delle principali organizzazioni giapponesi per la protezione della proprietà intellettuale, denuncia che i modelli di intelligenza artificiale generano contenuti identici agli anime senza autorizzazione
di Ironic74
Nell' ultimo periodo abbiamo pubblicato molte notizie legate all'intelligenza artificiale, e non è una coincidenza: siamo nel mezzo di una trasformazione epocale che tocca simultaneamente il mondo dell'intrattenimento, dell'arte, dell'editoria e della cultura pop, compreso naturalmente l'universo degli anime e dei manga che è il cuore di questo sito. Non si tratta solo di notizie tecnologiche o di diatribe aziendali lontane dalla nostra quotidianità: si tratta di cambiamenti che stanno ridefinendo il modo in cui le opere vengono create, distribuite e fruite, e che toccano direttamente i creatori che amiamo e le opere che seguiamo. È in questo contesto che va letta la presa di posizione della CODA.
La Content Overseas Distribution Association, nota come CODA, è una delle principali organizzazioni giapponesi per la protezione della proprietà intellettuale e la lotta alla pirateria internazionale, che conta tra i suoi membri alcune delle realtà più importanti dell'industria creativa nipponica, tra cui Studio Ghibli, Kodansha e Shueisha. Il 27 maggio 2026 l'organizzazione ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui denuncia quella che definisce "una questione seria che mina i diritti dei creatori e le stesse fondamenta della creatività": l'uso non autorizzato di anime e manga giapponesi per addestrare modelli di intelligenza artificiale generativa.
Secondo CODA, i servizi di intelligenza artificiale attualmente disponibili al grande pubblico presentano problemi significativi che non possono essere ignorati: i modelli generativi sono in grado di produrre immagini e video "identici o straordinariamente simili" a opere giapponesi protette da copyright, anche quando nessuna opera specifica viene menzionata nel prompt dell'utente. Il punto centrale della critica di CODA non riguarda tanto casi isolati quanto la portata del fenomeno: "Il problema risiede nel fatto che aziende di intelligenza artificiale generativa enormemente influenti stanno fornendo questi servizi al grande pubblico su larga scala", si legge nella dichiarazione.

Sul piano giuridico, CODA affronta direttamente la questione dell'Articolo 30-4 della legge giapponese sul copyright, che prevede alcune eccezioni per l'utilizzo di materiali protetti a fini di addestramento per "scopi non di fruizione". L'organizzazione contesta però questa interpretazione applicata all'addestramento dei modelli di IA: anche se la copia dei materiali durante il processo di addestramento potrebbe avere aspetti non direttamente legati alla fruizione dell'opera originale, secondo CODA rientra comunque nell'uso a "scopi di fruizione" e costituisce quindi una violazione del copyright.
Le richieste avanzate da CODA agli sviluppatori e ai fornitori di servizi di intelligenza artificiale sono tre e molto concrete: un'indagine proattiva per prevenire la generazione di contenuti identici o straordinariamente simili a opere protette, la cessazione immediata dell'utilizzo dei contenuti dei membri di CODA per l'addestramento dei modelli qualora le indagini o le segnalazioni dei titolari dei diritti rivelino che si stanno verificando somiglianze problematiche, e un impegno sincero a consultarsi con i titolari dei diritti prima di procedere. L'organizzazione sottolinea infine che i casi di somiglianze non intenzionali con opere protette stanno diventando "un fattore che scoraggia l'uso dell'intelligenza artificiale generativa", e che questa tecnologia dovrebbe essere utilizzata per "rispettare e supportare la creatività umana", non per aggirarla o sfruttarla senza compensazione. Una posizione netta, che si inserisce in un dibattito globale ancora aperto e che riguarda il futuro stesso dell'industria creativa giapponese.
Fonte: automaton media; ITmedia