Directive 8020 - Recensione del nuovo capitolo di Dark Pictures
L'orrore può assumere molte forme nello spazio e colpire quando meno te lo aspetti
di PokeNew

La Terra sta morendo e l'umanità si gioca il tutto per tutto inviando la nave coloniale Cassiopea verso Tau Ceti f, un pianeta distante 12 anni luce che secondo gli scienziati sarebbe potenzialmente abitabile. Nel momento in cui raggiungono l'orbita di Tau Ceti f, l'equipaggio della nave entra in contatto con una specie aliena in grado di sdoppiarsi e di mimetizzarsi tra gli umani assumendone l'aspetto e copiandone i ricordi. Riusciranno a sopravvivere a questa minaccia o l'entità aliena avrà la meglio? Questo dipenderà unicamente dalle vostre scelte.

Narrativamente Directive 8020 si mantiene su basi solide insomma, pur non raccontando nulla di innovativo o di mai visto prima in storie simili. Se proprio dobbiamo trovare un difetto forse sta proprio nella mancanza di coraggio di proporre qualcosa di realmente nuovo, scegliendo di puntare su una trama derivativa (aspetto che condivide con i precedenti capitoli di Dark Pictures), oltre ad una regia non sempre eccelsa, che in alcuni frangenti non riesce a valorizzare appieno certe scene, cosa che per un gioco che punta tanto sull'impatto scenico lascia un po' l'amaro in bocca. Nel corso della storia vestiremo principalmente i panni di cinque membri dell'equipaggio: la pilota Brianna Young (interpretata da Lashana Lynch, nota per il ruolo di Maria Rambeau nel Marvel Cinematic Universe), il comandante Nolan Stafford, l'ufficiale superiore Laura Eisele, l'ufficiale medico Samantha Cooper e il tecnico ingegnere Josef Cernan. Oltre a loro ci sono altri membri dell'equipaggio della Cassiopea, che arricchiscono ulteriormente il cast di personaggi del gioco. Anche a livello di caratterizzazione dei personaggi la produzione non brilla particolarmente: i personaggi infatti risultano piuttosto classici e stereotipati, per cui difficilmente vi rimarranno impressi nella memoria.

Dal punto di vista del gameplay, Directive 8020 cerca di evolversi rispetto ai capitoli precedenti della serie, pur restando fedele alla formula classica e ormai collaudata di Supermassive Games. Oltre ai classici quick-time events e alle scelte di dialogo multiple, il titolo introduce meccaniche più attive, tra cui un sistema di esplorazione più libero della nave Cassiopea (seppur circoscritto a delle sezioni specifiche della storia), diverse sequenze stealth in tempo reale contro l’entità aliena e una discreta quantità di collezionabili da raccogliere. Il sistema di scelte rimane il cuore pulsante dell’esperienza e qui il gioco si difende bene: le decisioni hanno un peso percepibile sul rapporto tra i personaggi, sulla sopravvivenza dell’equipaggio e sui diversi rami narrativi. Grazie al nuovo sistema di Punti di Svolta è possibile tornare indietro a determinati momenti chiave della storia per esplorare strade alternative senza dover rigiocare l'intero gioco dall’inizio. Questo sistema risulta particolarmente utile anche per recuperare eventuali collezionabili mancati o per evitare di perdere un membro dell'equipaggio. Per chi vuole un'esperienza di gioco più classica invece è presente la Modalità Superstite, dove non è possibile riavvolgere gli eventi e modificare le scelte compiute. Nel complesso, il numero di finali e variazioni è piuttosto alto, come da tradizione per la serie. Purtroppo non tutto funziona allo stesso livello. Le sezioni stealth rappresentano probabilmente il punto più criticabile del gameplay: ripetitive, poco profonde e spesso frustranti a causa di un’intelligenza artificiale nemica altalenante e di un sistema di copertura non sempre preciso. In un gioco che fa della paranoia e della tensione la propria bandiera, queste fasi finiscono per spezzare il ritmo più che aumentarlo, trasformando l’atmosfera di suspense in semplice irritazione. Anche alcuni puzzle ambientali risultano piuttosto basilari e poco ispirati, mentre l’esplorazione della nave, pur gradevole, a volte diventa eccessivamente lenta e dispersiva. In definitiva, Supermassive ha provato a rendere Directive 8020 più “gioco” e meno un semplice walking simulator interattivo, ma il risultato è altalenante: quando funziona, l’esperienza è coinvolgente e carica di tensione, ma quando inciampa (soprattutto nelle fasi stealth) si sente chiaramente la mancanza di rifinitura in certe sezioni del gioco.

Sul fronte tecnico, Directive 8020 rappresenta uno dei capitoli più ambiziosi della serie grazie al passaggio all'Unreal Engine 5. La nave Cassiopea è realizzata con cura, grazie a un’illuminazione dinamica efficace e a un buon utilizzo di effetti particellari che contribuiscono a un’atmosfera claustrofobica e convincente. I volti dei personaggi beneficiano di un motion capture di buon livello, anche se in alcuni momenti si nota un leggero effetto uncanny valley e qualche piccola imperfezione. Il gioco gira in maniera complessivamente accettabile su PS5, con qualche raro calo di frame rate nelle sequenze più concitate. Le animazioni rimangono nella media della serie: funzionali durante le scene interattive, ma non sempre naturali e fluide negli spostamenti liberi. Positiva invece l’implementazione del DualSense, che sfrutta con intelligenza il feedback aptico e i grilletti adattivi per aumentare l’immersione. Sul versante audio il titolo si difende molto bene. Il sound design è eccellente e gioca un ruolo fondamentale nel costruire tensione, grazie a rumori ambientali della nave e suoni alieni particolarmente inquietanti. La colonna sonora di Jason Graves (noto per la colonna sonora della serie di Dead Space) alterna efficacemente brani orchestrali carichi di suspense a inserti elettronici più moderni, trasmettendo bene il senso di isolamento e di pericolo dello spazio profondo. Qualche traccia licenziata, però, risulta a tratti fuori tono rispetto all’atmosfera generale. Nel complesso, dal punto di vista tecnico e audio Directive 8020 è uno dei migliori capitoli della saga, pur senza raggiungere la perfezione a causa di qualche sbavatura.
GIUDIZIO FINALE
Directive 8020 è un capitolo ambizioso, che prova a dare una ventata d'aria fresca alla serie grazie al cambio di setting e all’introduzione dei Punti di Svolta. L’atmosfera claustrofobica e il senso di paranoia trasmessi dall’alieno mutaforma funzionano in diversi momenti e riescono a coinvolgere, ma la caratterizzazione piuttosto superficiale dei personaggi e soprattutto le sezioni stealth ripetitive e frustranti finiscono per pesare parecchio sull’esperienza complessiva. In definitiva si tratta di un buon horror interattivo, probabilmente tra i più riusciti degli ultimi capitoli di Dark Pictures, ma che non riesce a nascondere i limiti tipici delle produzioni Supermassive: buone idee, qualche buona esecuzione, ma anche tanti piccoli difetti che impediscono al gioco di fare il salto di qualità definitivo. Sicuramente un titolo consigliato per gli amanti del genere e per chi cerca un'esperienza narrativa con una forte componente horror sci-fi, per chi non ha apprezzato i precedenti capitoli della saga invece difficilmente cambierà opinione con questo titolo.
Gioco testato su PlayStation 5.
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