Goodbye, Lara: prime impressioni sul fiabesco anime original
Design e ritmo dolci, direttamente dagli anni Novanta: ma come si svilupperà?
di Artax
Che si tratti di un filone particolarmente di moda come il fantasy isekai, oppure di sequel o adattamenti di franchise già apprezzati sotto un'altra forma, o di seconde stagioni, c'è sempre un fattore rischio che non viene mai davvero messo in gioco da chi decide di investire in animazione.
Insomma, gli anime original sono una rarità, perciò vogliamo dedicare una prima impressione a uno dei (pochi) anime original di questa stagione, realizzato da Kinema Citrus e disponibile su Crunchyroll: si tratta di Goodbye, Lara.
Lara è una principessa sirena: le sue sorelle e il padre, il Re del Mare, farebbero qualsiasi cosa per lei. Ma Lara, curiosa ed esploratrice, viene meno alle leggi del suo popolo e si innamora di un umano, al punto da voler vivere con lui sulla terraferma. Per coronare il suo sogno d'amore beve una pozione preparata dalla strega Grace, che la trasforma in umana; eppure il destino le è avverso, così come quello della sua famiglia, quando, 200 anni dopo, Lara si risveglia. Per rimettere le cose a posto, Lara dovrà trovare il vero amore.
Alla regia troviamo Takushi Koide, assistente alla regia del film di Made in Abyss, ma anche di Shojo☆Kageki Revue Starlight. Già questo è un titolo che di per sé abbraccia una tradizione di animazione che possiamo ripercorrere fino a incrociare un'opera come Doremì di Jun'ichi Sato. Una tradizione alla quale Goodbye, Lara, a partire dal design firmato da Shiori Tani (collega di Koide in Shojo Kageki, ma che ha lavorato a opere sotto la critica osservazione del pubblico, come Star Wars: Visions, per citarne un altro). Non solo il design dei personaggi è fortemente reminiscente delle opere di fine anni '90 e inizio 2000, come suggerisce anche il poster, ma anche l'uso dei colori, i chiaroscuri, quei toni caldi netti un po'grezzi, le linee semplici che costituiscono contorni talvolta estremamente aguzzi, altre volte esageratamente arrotondati. Possiamo già cominciare a pensare, anche se abbiamo toccato brevemente solo il versante grafico, che il cartone sia costruito su quel grosso "franchise" che è la nostalgia.

L'idea in effetti c'è, visto che il cartone inizia in un'epoca passata, fiabesca, ripercorrendo le orme ben visibili della storia della Sirenetta di Andersen, mescolandola alla Bella addormentata nel bosco (ma non quella Disney) per poi continuarla, prolungando la fiaba fino ai giorni nostri, facendo così da ponte cronologico tra le epoche e, si suppone, le rispettive visioni del mondo. Peccato che il primo episodio costituisca una grossa vicenda quasi autoconclusiva, che funge da prologo a ciò che succederà negli episodi successivi, di cui però non ci è dato sapere nulla.
Gli interrogativi quindi sul percorso che la serie deciderà di imboccare sono molti: quanto sarà importante la componente fiabesca, fondamentale nel prologo? Come si evolverà la narrazione: prenderà una piega prettamente romance, o più slice of life? Le implicazioni del concept iniziale, in ogni caso, sono molteplici per via di diversi fattori come il peso delle maledizioni, le tematiche trattate, le responsabilità che gravano sulla protagonista, ma soprattutto la distanza culturale, caratteriale e cronologica che separa le due protagoniste.
ll personaggio di Lara è un archetipo noto, ma con il potenziale per essere rinnovato nella sua curiosità di outsider alle prese con un mondo che sembra quello moderno, anche se forse un po' più retrò. Mari, la comprimaria pugile dai capelli blu, non è ancora stata presentata a dovere, ma si è quasi certi che il cuore della serie sarà il rapporto, qualsiasi esso sia, che si instaurerà tra le due. Se Lara appare romantica, sognatrice e curiosa, Mari suggerisce essere tutta d'un pezzo, una testa calda, anche un po' cinica. Potrebbe dare filo da torcere alla protagonista, e se ben rappresentato (cosa che si suppone possa avvenire, visto lo staff che vi ha lavorato), il loro rapporto potrebbe creare un filo emotivo capace di sostenere la serie qualora volesse intraprendere un narrazione più slice of life.

L'anime, forte di uno staff che ha già creato opere di tutto rispetto, riesce comunque a offrire una forte componente estetica e tecnica, sufficiente a giustificare per qualcuno la visione di Goodbye, Lara proprio perché il suo rimando culturale fiabesco, che si propone di rinfrescare, è ben ancorato in un'esperienza "retrò" dell'animazione. Così i colori pieni, i bordi spessi e ombreggiati che ricordano l'ombra dei fogli di acetato sullo sfondo dipinto a mano, i movimenti semplici, puliti ma precisi… Goodbye, Lara si prospetta un anime in totale sintonia con il revival di fine secolo, in questa stagione esemplificato anche dal nuovo The Ghost in the Shell targato Science Saru. Se poi le due protagoniste riusciranno a convincere anche il più cinico degli spettatori, il cartone avrà fatto egregiamente il suo lavoro.