PlayStation sempre più digitale: ex dirigente Sony spiega il futuro del fisico

Gordon Thornton analizza l’addio ai dischi e i prezzi del digitale

di DannyK

Il dibattito sui videogiochi in formato digitale si è acceso nelle ultime settimane, soprattutto dopo le dichiarazioni secondo cui Sony interromperà la produzione di dischi per i nuovi giochi PlayStation pubblicati dopo gennaio 2028. Una prospettiva che divide i giocatori: da una parte la comodità di acquistare e avviare un titolo senza supporti fisici, dall’altra le preoccupazioni su proprietà, conservazione dei giochi, prezzi e possibilità di rivendita.

Gordon Thornton, ex responsabile PlayStation

A intervenire sul tema è Gordon Thornton, ex dirigente di Sony Interactive Entertainment con quasi diciotto anni di esperienza nell’azienda. Thornton ha lasciato Sony nel 2022, dopo aver ricoperto il ruolo di Senior Vice President del business globale direct-to-consumer di PlayStation. Nel corso della sua carriera ha contribuito allo sviluppo delle prime piattaforme digitali PlayStation e alla crescita del PlayStation Store, arrivato a generare circa 14 miliardi di dollari annui a livello globale.

Oggi Thornton è Chief Commercial Officer di ZBD, società che sviluppa soluzioni di pagamento per il settore videoludico. In un’intervista a Insider Gaming ha affrontato alcuni dei nodi più discussi della transizione digitale: programmi fedeltà, centralità del PS Store, ruolo dei negozi fisici e prezzo dei giochi.
 
PlayStation Stars: perché non ha funzionato
 
Uno dei punti toccati riguarda PlayStation Stars, il programma fedeltà di Sony destinato a essere chiuso entro l’anno. Thornton ritiene che la differenza rispetto a un sistema come Microsoft Rewards risieda soprattutto nella qualità degli incentivi offerti agli utenti.

Secondo l’ex dirigente, Microsoft Rewards rappresenta un caso efficace di scambio di valore: l’utente viene premiato per la propria attività nell’ecosistema, mentre Microsoft beneficia della maggiore partecipazione e fidelizzazione. L’esempio citato è quello di un giocatore che, accumulando punti per mesi, sarebbe riuscito a prenotare l’edizione Ultimate di Grand Theft Auto VI senza spendere denaro aggiuntivo.

«PlayStation Stars ha fallito perché non ha saputo allineare adeguatamente i comportamenti dei giocatori con gli incentivi giusti, arrivando così alla chiusura del programma.»

Per Thornton, un programma fedeltà non dovrebbe limitarsi a offrire sconti standardizzati o premi poco legati all’esperienza reale. Il valore più concreto arriverebbe invece dalla connessione tra obiettivi di gioco, meccaniche interne e ricompense personalizzate. ZBD ha lavorato su questa impostazione con TapNation: secondo i dati citati da Thornton, l’integrazione di premi più strettamente collegati al gameplay avrebbe portato a un aumento del 142% della retention nell’arco di due settimane e a una crescita del 44,4% del ricavo medio per utente attivo giornaliero.

L’idea più radicale dell’ex Sony è quella di portare gli incentivi a un livello finanziario, includendo ricompense in denaro reale direttamente nel ciclo di gioco. Una soluzione che, a suo avviso, potrebbe anche trasformare i creatori di contenuti e le community in partecipanti più coinvolti nell’ecosistema di un titolo.
 
Il digitale domina già il mercato PlayStation
 
Sul fronte della distribuzione, Thornton sostiene che il PlayStation Store si trovi già in una posizione dominante. Secondo le cifre da lui condivise, lo store digitale di Sony avrebbe una quota compresa tra l’80% e l’85% del mercato. Il retail fisico manterrebbe una certa rilevanza soprattutto nelle prime settimane dal lancio di un gioco, quando l’acquisto immediato e le eventuali promozioni possono ancora spingere le copie su disco. Dopo circa novanta giorni, però, il catalogo digitale assumerebbe un peso nettamente maggiore.

«La rilevanza dei rivenditori fisici è naturalmente diminuita. Nei principali mercati, come Europa occidentale e Stati Uniti, il gaming domestico è ormai connesso alla rete.»

Thornton attribuisce questo cambiamento non soltanto alla diffusione delle console connesse, ma anche alle promozioni digitali ricorrenti. Molti giocatori, anziché comprare al lancio, attendono gli sconti sullo store e acquistano quando il prezzo raggiunge la soglia ritenuta più conveniente. Naturalmente, per una parte della community il disco conserva vantaggi concreti: può essere prestato, rivenduto, collezionato e utilizzato senza dipendere integralmente dall’accesso a un account o dalla permanenza del gioco sugli store digitali. Non a caso, la possibile fine dei supporti fisici ha già generato petizioni e appelli al boicottaggio.
 
Prezzi digitali e accuse di monopolio
 
Uno degli argomenti più controversi riguarda il prezzo: se la copia digitale non richiede produzione, trasporto e distribuzione fisica, perché spesso costa quanto una copia su disco?

Thornton contesta l’idea che Sony decida unilateralmente il prezzo dei giochi sul PlayStation Store. Secondo la sua spiegazione, PlayStation opererebbe secondo un modello di acquisto e rivendita: l’editore agisce da fornitore e stabilisce il prezzo consigliato al pubblico, mentre Sony non definirebbe direttamente le strutture di prezzo.

«Gli editori non hanno mai voluto applicare una politica di prezzo diversa a seconda del canale di vendita.»

Negli Stati Uniti, aggiunge Thornton, i prezzi tendono a essere armonizzati e diventano un riferimento anche per altri mercati, tenendo conto di cambio valuta e condizioni locali. L’industria non ragionerebbe quindi secondo un modello basato sui costi, cioè prezzo di vendita calcolato sommando costi di sviluppo, produzione e distribuzione, ma cercherebbe di massimizzare i ricavi nel corso della vita commerciale di un gioco. In quest’ottica rientrano contenuti aggiuntivi, microtransazioni, espansioni e altri sistemi capaci di aumentare il valore medio prodotto da ogni giocatore. I ricavi extra possono contribuire a sostenere budget di sviluppo sempre più elevati, mantenendo il prezzo iniziale del gioco simile tra versione fisica e digitale.
 
Un futuro inevitabile?
 
La posizione di Thornton è chiara: il digitale è destinato a diventare lo standard, perché il mercato, le abitudini di acquisto e l’infrastruttura online si stanno già muovendo in quella direzione. Tuttavia, il passaggio non elimina le domande poste dai sostenitori del fisico. Il tema non riguarda soltanto la comodità del download rispetto all’inserimento di un disco. Coinvolge il diritto alla rivendita, la preservazione dei videogiochi, l’accessibilità dei prezzi, la concorrenza tra rivenditori e il controllo esercitato dalle piattaforme sugli acquisti degli utenti.

Per molti giocatori il futuro digitale è pratico e inevitabile; per altri, rinunciare al disco significa perdere una parte importante della libertà di possedere davvero ciò che si è acquistato.

Fonte Consultata

 
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