Blue Reflection Quartet - Recensione della raccolta Koei Tecmo

La serie mahō shōjo JRPG di casa Gust viene riproposta in maniera più o meno completa

di TWINKLE

Hinako Shirai aveva un sogno, diventare una ballerina, e per realizzarlo si è allenata duramente per dieci lunghi anni, ma un infortunio alla gamba la costringe ad un prematuro ritiro. Da allora è passato un anno, Hinako ha visto infrangersi quella che era la sua unica ragione di vita, “sono come morta”, si ripete oggi, con il suo cuore ormai bloccato e chiuso agli altri.

L’incontro con una sua compagna di classe, Sanae Nishida, ha però dei risvolti inaspettati; intorno a lei inizia a formarsi un’inquietante aura che catapulta improvvisamente Hinako in un luogo misterioso, dove viene attaccata da un demone. Ad un tratto una voce la esorta a combattere, invitandola a “trasformarsi” utilizzando un anello apparso sul suo dito indice, in grado di esaudire il suo recondito desiderio. Con suo stupore, Hinako si trasforma, acquisendo l'abilità di compiere salti enormi e di materializzare una luccicante spada azzurra. È ora una Reflector, una combattente in grado di viaggiare attraverso una dimensione parallela, denominata “Common”, un luogo creato dall’inconscio degli umani dove i demoni si nutrono del loro malessere.



Gust inaugura nel 2017 la sua idea di racconto scolastico magico, in un turbinio strano ma controllato di sensazioni, paure, odi e amori, che attraversano la fase dell'adolescenza in direzione di quella maturità che nel caso di Hinako è duplice perché sofferta, ma anche e soprattutto intima ed emotiva. Nella sua imperfezione, Blue Reflection se la cava a dissezionare il racconto, trattandolo con eleganza e senza eccessi, come se il percorso depressivo post-infortunio di Hinako venisse attraversato compagna dopo compagna, frammento dopo frammento, perché episodico a sua volta, fuggevole e minimalista come questa silente e ordinatissima scuola femminile scenario della vicenda.

Il 2017 fu l'anno di Switch, di Breath of the Wild, di Horizon ma anche e soprattutto del fenomeno Persona 5 e il confronto in superficie fu inevitabile, visto il contesto scolastico, Gust si instrada nel solco di una tradizione JRPG da sempre estremamente attenta alle dinamiche sociali e i rapporti tra i personaggi, anni prima che Atlus lo rendesse mainstream: d'altro canto, Blue Reflection non fa nulla per nascondere i propri riferimenti culturali, dalle serie animate mahō shōjo alle visual novel romantiche, andando a creare un "gioco strano per gente strana" (e qui alzi la mano pronunciando "presente"), come ci ricorda Mel Kishida, artista ma anche principale ideatore del franchise, divenuto poi multimediale, che definisce il primo briefing creativo come una "raccolta di feticismi".

"Penso che siamo riusciti a creare un titolo che concettualmente è un gioco indie anche se è stato pubblicato da una grande casa di videogiochi. Non credo che uscirà nulla di simile in futuro, e credo che siamo riusciti a creare qualcosa di veramente unico, qualcosa che sia noi che i giocatori chiameremmo un gioco unico nella vita."
 

BLUE REFLECTION Quartet


Rigiocato nove anni dopo, Blue Reflection palesa esattamente gli stessi difetti di allora, dalla povertà delle ambientazioni (appena quattro tipi di dungeon, a rappresentare rispettivamente un'emozione), alla struttura ruolistica e di progressione decisamente semplicistica; ciononostante, la storia di Hinako e delle due misteriose gemelle-guardiane è riuscita a far vibrare le corde giuste, lasciando un buon ricordo a tutti coloro che hanno deciso di dargli una possibilità e anche le vendite, nel loro piccolo, convincono la compagnia ad espandere il progetto, espansione che si concretizza nel 2021 con una serie animata (Ray), un gioco per sistemi mobile (Sun) e un sequel per console e PC (Tie), riuscendo solo in parte a rendere redditizio il franchise, e a farlo durare più di un lustro.

Ma non stupisce, Gust da una parte indice sondaggi per chiedere ai giocatori se la protagonista del prossimo Atelier dovrebbe diventare più cicciottella mangiando, e dall'altra sfida la logica di mercato uscendosene con una serie majokko per otaku fuori tempo massimo con spiccato romanticismo di stampo yuri, che trova la sua esaltazione nel toccante e conclusivo Second Light, un sequel capace di alzare l'asticella sotto ogni punto di vista. Non lo fa per pretesa autoriale né per andare controcorrente nei confronti di un'industria al macero – in cui la casa madre Koei Tecmo, comunque ci sguazza –, ma solo perché, nel suo modo di porsi, un’opera come Blue Reflection non sembra appartenere a questa generazione, non ne segue i codici, né le abitudini. Come per la serie Atelier, a Gust si addice uno spazio fuori dal tempo e il world building sembra sempre astratto anche quando, come nel caso specifico, si tratta di una normale e contemporanea scuola femminile, che ci appare insolitamente liminale, immobile. Questa atemporalità del contesto in cui si muove la storia, e una presentazione tutta al femminile che nel mercato videoludico tradizionale raramente riesce ad uscire da una nicchia, non possono che tenere a distanza un pubblico che è stato nutrito a dosi massicce di canoni preimpostati, e da essi non sembra essere in grado di prescindere.
 

BLUE REFLECTION Quartet


Se l’impeto tematico con cui viene eretto Blue Reflection è apprezzabile e a suo modo originale, per il genere, non si può non cogliere nello sviluppo del franchise un ingarbugliamento di fondo che rischia di minarne la struttura, nel momento in cui Gust decide di allargare gli orizzonti narrativi; Ray e Sun provano a sondare il mondo delle Reflector attraverso altri punti di vista, quelli delle Rouge Reflector e delle Erose, a volte riuscendoci, vedasi il personaggio di Uta Komagawa, forse il più interessante di questa fase 2 (insieme alla coppia Rena/Yuki di Tie), ragazza incapace di provare empatia nei confronti del prossimo, altre volte reiterando quanto già affrontato e lasciando qualche frammento per strada, visto il moltiplicarsi delle ragazze coinvolte.

BLUE REFLECTION Quartet

La raccolta Blue Reflection Quartet del 2026 dovrebbe quindi prefiggersi lo scopo di "mettere in ordine" gli eventi di una serie che ha abbracciato vari media, tramite un unico, comodo pacchetto. Il risultato, però, non è esattamente quello che magari i fan speravano nel momento in cui l'operazione di recupero è stata svelata al pubblico. Blue Reflection Ray, la serie animata del 2021, viene riassunta tramite la raccolta di frammenti di memoria all'interno del Common, utilizzando l'escamotage dell'amnesia delle protagoniste. Alcuni di questi frammenti sono obbligatori per proseguire, altri sono facoltativi e dedicati a personaggi secondari, ma riassumere una serie di 24 episodi, in questo modo, non fa che lasciare chi non l'ha vista forse più confuso di prima; non si capisce bene il carattere di Hiori, le motivazioni di Mio, men che meno l'origin story di Uta, che proprio qui inizia a prendere forma, tre personaggi che avranno un ruolo importante in Second Light e che Quartet doveva servire ad approfondire andando a coprire dei buchi narrativi. Insomma, l'opera di ricostruzione da parte di Gust in questa parte è abbastanza deludente, viene da chiedersi se non fosse stato meglio proporre direttamente una raccolta di filmati, come fatto da Square Enix per determinati Kingdom Hearts minori, oppure perché no, provare a ricreare l'anime, o almeno i suoi momenti salienti, sottoforma di visual novel, visto che puoi contare sull'arte di Mel Kishida. Qualsiasi opzione sarebbe stata più efficace di questa insipida esperienza dalla durata di un'ora.
 

BLUE REFLECTION Quartet


Le cose vanno un po' meglio per Blue Reflection Sun, videogioco mobile datato 2023 e durato circa un anno (in parte forse schiacciato anche dal confronto diretto con Heaven Burns Red, dall'ambientazione e dalla struttura molto simile), che fa da ponte tra la serie animata e Second Light, qui presentato come "ricreato per i sistemi casalinghi". Nel concreto, è un'esperienza molto lineare dalla durata di circa cinque ore, che appiccica il sistema di combattimento e le musiche di Second Light nella storia di Sun la quale, nonostante il breve ciclo vitale del gioco mobile, prova comunque a dare una conclusione e a collegarsi con l'ultimo videogioco della serie in maniera coerente. Le Erose, ragazze in grado di trasformarsi in seguito all'esposizione con l'Ash, si differenziano dalle Reflector per il loro aspetto meno rassicurante, caratterizzato da corna, ali ed elementi animaleschi, e le storie di Sun ruotano attorno a questo gruppetto di ragazze (visto attraverso un eroe maschio privo di qualsiasi personalità, la vera protagonista è Shiho) e al cambiamento che ha sconvolto il mondo dopo la sconfitta di Daath e gli avvenimenti di Blue Reflection Ray. Data la durata abbastanza esigua, è molto difficile affezionarsi alle signorine di Sun, appare evidente che lo spazio a loro qui dedicato non è quello che gli autori avevano in mente quando è stato sviluppato il gioco live service, essendo i tempi del tutto diversi; quantomeno, rispetto a Ray, il suo risultato di collante narrativo se lo porta a casa, se considerato come un prologo extra di Second Light. Il fatto che l'originale Blue Reflection del 2017 si dimostri graficamente più piacevole e curato di queste nuove aggiunte di Quartet, rimane, tuttavia, di difficile comprensione.
 

BLUE REFLECTION Quartet



Quindi Blue Reflection Quartet è in sintesi questo: una raccolta formata da due RPG completi di casa Gust (per i quali rimando alle recensioni originali, per ulteriori dettagli su gameplay e struttura), un pessimo riassunto sottoforma giocabile della serie animata e una versione striminzita di Blue Reflection Sun, per quanto funzionale nell'ottica di compendio alla serie, data la presenza di glossario di termini, eventi e biografie dei personaggi. I porting dei due capitoli principali includono un velocizzatore fino a 2x e altre piccole migliorie. Purtroppo, ci sono da segnalare alcune modifiche attuate in particolare nel primo Blue Reflection, tra asciugamani apparsi nella scena della doccia e la rimossa trasparenza delle divise nei giorni di pioggia che non fa più intravedere la biancheria; la sottile stoffa di cui sono fatte le divise estive è ora di cemento armato, privandoci di uno dei classici e innocui cliché da commedia; una scelta difensivista da parte di Koei Tecmo frutto di un puritanesimo di provenienza statunitense sempre opprimente, che ti fa tenere stretta la copia per PS4 pensando al degrado degli ultimi dieci anni, considerato che BR ha sempre avuto un tono innocente e per nulla lascivo. Prezzo complessivo di 49,99 comunque onesto, considerando che il publisher è lo stesso che valuta gli Atelier di quindici anni fa 40 euro l'uno e che Second Light in particolare non ha giovato di sconti aggressivi in questi cinque anni. Disponibile solo in inglese, lista trofei unica per tutti i giochi.

Testato su PS5, disponibile anche per Switch, Switch 2 e PC.

Recensioni della serie: Blue Reflection (2017), Blue Reflection: Second Light (2021).

BLUE REFLECTION Quartet
  
Più che un Quartetto, un Duetto con un due brevi comparse a corredo. Il Ray incluso in questo pacchetto non può definirsi come narrativamente sostitutivo della serie animata, mentre il Sun non può definirsi esperienza completa, frenando in parte l'ambizione della raccolta di dare un senso compiuto al tutto. Rimangono i due JRPG imperfetti, atipici e per questo ancora affascinanti, caratterizzati da una narrazione in grado di restare mirabilmente in bilico tra surreale e intenso, grazie ad un'attenzione per niente superficiale all’intimità dei personaggi e al loro sviluppo. E quando Mel Kishida dice "Non credo che uscirà nulla di simile in futuro", vedendo anche le modifiche attuate un inutile decennio dopo, non facciamo fatica a credergli. 
 
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Fonti consultate:
Thegamer
Automaton-media


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