Ride Your Wave - Recensione

Arriva da Dynit l'ultimo film di Yuasa. Salta l'appuntamento cinematografico, ma il film viene distribuito su Prime Video in attesa della versione home video. Cosa ci siamo persi?

di Zelgadis

Masaaki Yuasa è un regista maturo e affermato in Giappone, ma ancora non troppo popolare in Italia dove è conosciuto soprattutto per Devilman Crybaby, ultima trasposizione del famoso manga di Go Nagai. Ma Yuasa nel corso della sua carriera ha spaziato dal fantastico alla commedia, alla fantascienza, agli sportivi senza però piegarsi mai ad un tipo di animazione classica, ma cercando sempre di sperimentare nuove tecniche visive ed espressive, cosa che lo ha spesso relegato all'apprezzamento di una nicchia di appassionati frenandone il successo tra il grande pubblico. Dopo aver fondato Science SARU nel 2013, ha dato un grande impulso al suo lavoro diventando anche produttore oltre che regista e cercando film e tematiche che potessero attrarre anche il grande pubblico. E infatti con questo Ride your Wave, Yuasa affronta un film con una tematica sentimentale e dall'alto contenuto emotivo andando a mettersi in contrapposizione direttamente con i nomi più altisonanti del panorama attuale come Shinkai o Hosoda.

Nota: al fine di meglio analizzare il film, la trama conterrà diversi spoiler, ma non più di quelli che già si ottengono guardando il trailer.
 
 
Hinako è una studentessa universitaria appassionata dell'oceano e amante del surf che pratica ogni giorno. Durante un incendio viene salvata da Minato, un vigile del fuoco che vuole dedicare la sua vita ad aiutare il prossimo. Tra i due scoppia la scintilla, si fidanzano e si ripromettono di andare a vivere insieme. Ma proprio quando le cose sembrano andare per il meglio, Minato muore in un incidente in mare. Proprio mentre Hinako però è in preda alla disperazione, ecco che il suo fidanzato comincia ad apparirle dentro l'acqua...
 
Ride Your Wave

La sceneggiatura è affidata ad una veterana del settore, Reiko Yoshida già sceneggiatrice di film apprezzatissimi come La forma della voce o Liz to Aoi Tori o di serie cult come K-ON!, Free! o Girls und Panzer e il suo lavoro è ottimo sotto ogni punto di vista. Pur essendo un soggetto per nulla originale, la storia è raccontata in maniera semplice, chiara e onesta. Nessun deus ex machina interviene a stupire, l'intervento soprannaturale è quello che è messo in chiaro sin quasi dall'inizio e che alla fine è funzionale non tanto a risolvere la storia, ma a raccontarla. Anche le scenette più comiche non appaiono mai fuori contesto e magari riescono ad alleggerire situazioni senza togliere loro drammaticità (vedi la scena di Hinako che parla con la toilette).

Il character design è affidato invece a Takashi Kojima, animatore di lungo corso che vanta la partecipazione a opere molto apprezzate come Mawaru Penguindrum, Bugie d'Aprile o Death Parade, ma alla sua seconda esperienza nel ruolo dopo Flip Flappers. A lui è anche affidata la direzione generale delle animazioni come già in Devilman Crybaby, ma a differenza di quest'ultimo non si ricorre a quell'uso di un'azione sottolineata da allungamenti delle figure tipici dello sperimentalismo di Yuasa, ma ad un tipo di animazione che appare inizialmente più tradizionale per poi distorcersi quando Minato appare dentro l'acqua dopo la sua dipartita, quasi a sottolineare con forza l'anormalità e la distorsione stessa non solo della situazione, ma degli stessi sentimenti di Hinako.

Per le musiche lo studio si affida a Michiru Ōshima, una compositrice e direttrice d'orchestra famosissima in Giappone non tanto per la produzione di colonne sonore di animazione, ma per tutta la sua produzione tout court che l'ha portata a tenere concerti in tutto il mondo. Senza doverci stupire con effetti speciali, la musica della Ōshima riesce a sottolineare i vari momenti del film armonizzandosi perfettamente con gli stati d'animo dei personaggi.
 
Ride Your Wave

Su tutto, la chiosa della superlativa regia di Yuasa che riesce ad infondere una forza espressiva alle immagini tale da rendere in alcune situazioni persino superflui i dialoghi. Ad esempio, quando Hinako e Minato si innamorano, tutte le immagini appaiono armoniche, colorate, simmetriche. Proprio questo uso di simmetrie quasi portato all'estremo crea nello spettatore la sensazione che ogni cosa sia al posto giusto così come dovrebbe essere, ma anche una certa inquietudine di troppa perfezione, di attesa di un elemento di rottura che puntualmente arriva. L'immagine passa su colori cupi, quasi in bianco e nero, i due sono da soli, perpendicolari al centro dell'immagine a creare una completa dissintonia rispetto a quanto accadeva poco prima. Poi la morte, la perdita e il ritorno. Col ritorno di Minato tornano anche i colori e le simmetrie, ma sebbene i due personaggi sembrino di nuovo felici, è l'impatto visivo stesso ancor prima dei dialoghi a suggerirci quello che non va: Minato appare solo nell'acqua, la sua immagine è distorta dalla rifrazione e la simmetria è rotta senza quella perfezione suggerita nella parte precedente.

Insomma probabilmente anche per la tematica, Yuasa non riesce a raggiungere le vette di Yoru wa Mijikashi Arukeyo Otome o di Kaiba, ma questo film non segna certo la sua rinuncia a quello sperimentalismo tipico delle sue produzioni, anzi forse proprio i suoi esperimenti lo hanno portato ad usare delle composizioni visive tali da far seguire la storia in un modo così semplice da quasi nascondere tutto ciò che c'è dietro e andando a parlare più al cuore degli spettatori che alla loro testa.
 
Ride Your Wave

Un plauso va all'edizione italiana, ora disponibile in esclusiva su Amazon Prime Video, ma che prossimamente arriverà anche in Home Video (purtroppo saltata la prevista proiezione cinematografica a causa della situazione del COVID-19). L'adattamento italiano è perfettamente fruibile così come Dynit ci ha abituato spesso. Lo spettatore non ha bisogno di fermarsi a riflettere su costruzioni dalla grammatica improbabile, non ha bisogno di qualcuno che gli faccia la spiegazione filologica sulle terminologie utilizzate, né di qualcuno che gli spieghi le mille sfumature che esistono in giapponese per dire "ti amo". Semplicemente, la lingua italiana viene sfruttata nel modo più naturale possibile in modo che più che la traduzione letterale, allo spettatore arrivino i sentimenti dei protagonisti. Davvero un lavoro impeccabile da questo punto di vista.
 
Rideo Your Wave
Considerazioni finali
Il film merita di essere visto. Tutto sommato non è nulla di pretenzioso ed è anche un buon inizio per chi non si è mai approcciato a Yuasa. Si tratta di una classica storia d'amore in cui il tema della perdita è centrale. Certo il tema non è originale, ma la storia pur mantenendo i toni non troppo pesanti appare fortemente realistica nelle reazioni dei personaggi. Il film ci ricorda anche come l'accettazione non faccia passare il dolore (una scena alla fine del film è emblematica), ma di come questo possa essere accettato come parte della nostra storia senza impedirci di andare avanti. Quando cadi dal surf aspetta la prossima onda e riprovaci; e questo non vuol dire dimenticare la caduta precedente o che non si cadrà di nuovo, vuol dire solo continuare a provarci e a vivere. Insomma, un film semplice nella sua costruzione, ma non banale nelle sue riflessioni e realizzato in un modo impeccabile. Un vero peccato aver perso l'opportunità di vederlo al cinema...

 

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