Crisol: Theater of Idols - Recensione dell'horror spagnolo

La più tetra e sanguinosa delle sante missioni.

di Revil-Rosa

Spaventare attraverso l'intrattenimento non è un compito facile. Al giorno d'oggi siamo abituati a vedere la qualunque tra serie tv e videogiochi e andare a toccare i tasti giusti per arrivare allo spettatore significa costruire un intricato viaggio fatto di atmosfere disturbanti, sequenze di gameplay ricche di tensione e una storia dalle tematiche impattanti per il proprio pubblico. Quale che sia il genere di terrore che si vuole sperimentare, quello che accomuna i titoli (e i giocatori) di questo genere è la ricerca per il brivido. Con le sue marionette e il suo stile cupo, Crisol: Theater of Idols avrà le carte in regola per non farci dormire la notte?
 
Crisol PS5

Sviluppato dallo studio spagnolo Vermilia Games e pubblicato dal publisher Blumhouse Games, Crisol: Theaters of Idol catapulta il giocatore in una cupa isola apparentemente disabitata, un luogo teatro in cui il dio del Sole non ha potere e dove si dice essere stata sigillata la divinità del mare. A differenza della quasi totalità dei titoli horror, il protagonista di Crisol non è una persona comune finita in una spaventosa avventura dall'altissima mortalità il cui obiettivo è sostanzialmente sopravvivere e fuggire. No, qui vestiamo gli strani panni di un cultista del sole mandato in missione dal suo stesso dio, attraverso visioni inquietanti ed esplicite, con lo scopo di liberarlo ed eliminare il dio del mare. Considerando che il tipico protagonista horror spesso e volentieri si ritrova a gestire piuttosto bene situazioni folli pur essendo l'ultimo degli ultimi, impersonare una persona che verosimilmente ha una preparazione adeguata e la forza di volontà incrollabile tipica dei fanatici è un twist davvero intrigante, così come lo è trovarsi al centro di una battaglia divina fatta di pedine in cui noi siamo sostanzialmente il cavallo.

Proseguendo l'avventura il giocatore esplorerà a fondo l'inquietante isola infestata da terrificanti bambole di ceramica e farà la conoscenza con la setta del dio del sole stanziata sul posto, un gruppo che fornirà supporto e indicazioni vitali per la riuscita della missione divina assegnata. Tra sigilli da rompere e rituali da imbastire, Crisol: Theater of Idols mette in piedi un'avventura avvincente che si lascia seguire con piacere, se così si può dire per un horror, perché ad essere particolari sono gli attori e il contesto che ruota intorno a fanatici di cui, per una volta, noi stessi facciamo parte più che per situazioni davvero intriganti. Il punto debole del comparto storia sono i personaggi, interessanti nel loro ruolo, ma piatti nei loro dialoghi e interazioni. E' difficile entrare in sintonia con il protagonista, non perché abbia idee particolari quanto perché le sue reazioni sociali sono poco comprensibili e questo vale anche per gli altri personaggi. Da questo lato non aiuta il doppiaggio inglese poco credibile nella sua interpretazione; la situazione migliora scegliendo il doppiaggio originale spagnolo, ma – forse per limite personale – non è la lingua che cala maggiormente il giocatore nel macabro contesto del gioco.
 
Crisol Theater of Idol - recensione

Il punto di forza di Crisol: Theater of Idols è senza dubbio il gameplay, classico nella sua impostazione da sparatutto in prima persona, ma impreziosito da alcune tanto semplici quanto geniali meccaniche. Il protagonista, prescelto dal dio del sole, viene investito da un potere speciale conferitogli dalla divinità stessa, un potere che gli permette di usare il suo sangue benedetto per combattere in modo efficace i burattini di ceramica. A livello pratico questo si traduce in un armi speciali che vengono ricaricate con il sangue del protagonista, ovvero si sacrificano i propri punti vita per ottenere munizioni. Discorso leggermente diverso per l'arma bianca, questa perde efficacia ad ogni colpo e per ripristinare il filo è necessario usare un oggetto consumabile nel giusto luogo. La gestione delle risorse è un aspetto chiave negli horror e Crisol risponde a tale necessità in modo ottimo. Una delle maggiori differenze tra uno sparattutto standard e uno dell'orrore è data proprio dalla differenza di potenza tra il giocatore e i suoi nemici, un dato che viene ampiamente percepito rispetto alla reperibilità delle munizioni. I manichini dell'isola sono resistenti, inquietanti nei loro movimenti e spaventosi con i loro scatti inaspettati, il fatto che ci vogliano diversi colpi per buttarli giù rende ogni scontro un'esperienza di paura, esperienza che non perde di valore perché gli scontri non sono così frequenti.

Dover sacrificare la propria vita per sparare rende ogni colpo importante, ma soprattutto ogni miss è un colpo al cuore perché perdiamo due risorse importanti con un solo errore e la tensione sale portandoci a mirare sempre peggio per un loop che rende davvero onore al genere horror. Aggiungiamo che ricaricare è un'azione lenta, difficile da eseguire in battaglia, e dannosa, che ci fa sentire sciocchi per aver "sprecato" anche solo un colpo, un mix davvero perfetto per un gioco del genere. In tutto questo l'uso dell'arma bianca è un jolly importante perché se da un lato è vero che i danni inflitti diminuiscono dopo un certo numero di colpi, è anche vero che possiamo continuare ad usare il coltello senza consumare vita e, soprattutto, per eseguire le parry e allontanare così i nemici senza prendere danni. Difficilmente si potranno fronteggiare i nemici armati solo di coltello, ma è l'opzione giusta per chiudere uno scontro quando non si riesce a ricaricare per limiti di vita o tempo.
 
Crisol Theater of Idol - recensione

A livello tecnico Crisol: Theater of Idols mostra molti dei limiti tipici degli indie AA. A fronte di una tematica intrigante, una storia più che accettabile e delle meccaniche davvero ben pensate, il gioco di Vermilia Games pecca di tutti quei dettagli che rendono il mondo davvero vivo: doppiaggio poco sentito, musiche dimenticabili, grafica bella ma non bellissima, ambientazioni simili tra loro e una generale linearità nell'esplorazione che portano ad un level design dalla qualità altalenante che passa da simpatici enigmi a pigre soluzioni che vorrebbero rendere meno piatta l'isola ma che finiscono per rallentare l'avanzamento senza aggiungere nulla. A tutto questo si aggiungono saltuari cali di framerate su PlayStation 5 che, pur non compromettendo l'esperienza globale, finiscono per distrarre il giocatore dalle cupe atmosfere che si vogliono creare.

GIUDIZIO FINALE

Il genere horror si presta estremamente bene al mondo dei videogiochi e infatti non mancano ottimi esponenti. Ci sono titoli che non si fanno problemi ad usare impostazioni classiche o meccaniche poco innovative per mettere in piedi avventure da brivido e, nonostante i loro limiti, risultano capaci di rimanere impressi nei sogni più cupi dei giocatori. Crisol: Theater of Idols condivide lo spirito di ottimi titoli e racchiude in sé diversi elementi ottimi che lo portano nella giusta direzione, ma i personaggi così poco carismatici rendono difficile appassionarsi davvero alla vicenda, nonostante le premesse originali e un contesto davvero evocativo. Lo stile narrativo spagnolo è da solo una boccata di aria fresca e la meccanica del sangue è perfetta per le dinamiche in gioco, ma se da un lato i fan del horror troveranno pane per i loro denti nel gioco di Vermilia Games, proseguendo si perde quella spinta iniziale e il level design poco ispirato finisce per tagliare le gambe a quella che sarebbe potuta essere un'avventura memorabile. Detto questo, se il prezzo di lancio venisse seriamente preso come elemento di giudizio, Crisol andrebbe rivalutato perché è difficile trovare titoli così validi che al debutto vengono meno di 20 euro.

Gioco testato su PlayStation 5.

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