Far East Film Festival: intervista al team di Fujiko, l'esplosivo film vincitore
L'incontro esclusivo al 28° festival svela anche... il fascino dei supermercati italiani
di zettaiLara

Per la pellicola Fujiko, vincitrice del festival, sono giunti a Udine la nota attrice e produttrice MEGUMI accanto all'attrice protagonista della pellicola Yuki Katayama e al regista Taichi Kimura. Li abbiamo incontrati in privato, per sviscerare i dettagli dell'opera attraverso la triplice intervista che segue.
Il film è stato proiettato in anteprima mondiale, con il rilascio in Giappone previsto per il 5 giugno 2026.
Fujiko ~ Trailer completo
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FUJIKO: recensione breve

Ci troviamo nella prefettura di Shizuoka, alle cui spalle svetta la montagna sacra del Giappone per antonomasia, il Fujisan. Un vulcano che veglia e che attende quasi bonariamente, ma che non è spento, né dorme mai del tutto.
La protagonista Fujiko, da cui il film trae il suo nome, a ben vedere appare lei stessa alla stregua di un vulcano quiescente pronto a esplodere: ma quando nel 1977 la giovane dà alla luce la figlioletta Mari, in una notte buia e tempestosa, lei ancora non lo sa.
Fujiko scopre fin troppo presto, a proprie spese, che divenire madre comporta anche affrontare momenti d'inferno, tanto più se il proprio marito non la supporta nella gestione domestica, e con una suocera e una cognata che si dimostrano affatto alleate dell'universo femminile. In quanto donna, saper conciliare alla perfezione il lavoro, il rapporto con il coniuge, la maternità e la famiglia sembra essere tutto dovuto; un destino già tracciato, un percorso già segnato da cui non è possibile deviare in alcun modo. "Se non riuscissi a fare tutto sarebbe imbarazzante," si sente dire d'altronde Fujiko, unito a quel "doveva tener duro" che sembra voler giudicare e infierire ulteriormente.
L'accondiscendenza della giovane nel sopportare le angherie, però, non dura per sempre: la sua superficie calma al di sotto sta già sobbollendo, e l'eruzione coincide infine con la sottrazione di Mari da parte della suocera.
I lapilli, le urla, quell'innesco dentro di sé determinato dal movimento femminista delle 'cesse isteriche'.
Così Fujiko, forte del proprio nome, salta in aria: la ragazza è determinata non soltanto a riprendersi la figlia a ogni costo, ma anche l'intera propria vita, lasciando la casa natale con una madre tenace ma di vecchi principi e un padre malato.
L'odissea di Fujiko da madre single passa per risvolti drammatici e sentimentali, lezioni morali, azioni rocambolesche e imprevedibili momenti comici conditi da una ironia affilata, genuina, deflagrante a dir poco. E mentre la giovane scopre dentro di sé l'intraprendenza che non avrebbe mai pensato di avere, lo spettatore la vede crescere e rialzarsi ogni volta più forte, osservandola strabiliato e ammirato. Di fronte a ogni nuova prova del desino, si confida con tutto il cuore che la ragazza possa davvero "prendere tutto quello che di buono passa il convento," come suggerisce saggiamente il provvidenziale nonnino del ristorante di soba.
Non si può fare a meno di tifare scatenati per Fujiko. E il sornione regista Taichi Kimura, che ha lavorato a questa pellicola per omaggiare la storia personale della madre, lo sa meglio di chiunque altro.
La protagonista Fujiko, da cui il film trae il suo nome, a ben vedere appare lei stessa alla stregua di un vulcano quiescente pronto a esplodere: ma quando nel 1977 la giovane dà alla luce la figlioletta Mari, in una notte buia e tempestosa, lei ancora non lo sa.
Fujiko scopre fin troppo presto, a proprie spese, che divenire madre comporta anche affrontare momenti d'inferno, tanto più se il proprio marito non la supporta nella gestione domestica, e con una suocera e una cognata che si dimostrano affatto alleate dell'universo femminile. In quanto donna, saper conciliare alla perfezione il lavoro, il rapporto con il coniuge, la maternità e la famiglia sembra essere tutto dovuto; un destino già tracciato, un percorso già segnato da cui non è possibile deviare in alcun modo. "Se non riuscissi a fare tutto sarebbe imbarazzante," si sente dire d'altronde Fujiko, unito a quel "doveva tener duro" che sembra voler giudicare e infierire ulteriormente.
L'accondiscendenza della giovane nel sopportare le angherie, però, non dura per sempre: la sua superficie calma al di sotto sta già sobbollendo, e l'eruzione coincide infine con la sottrazione di Mari da parte della suocera.
I lapilli, le urla, quell'innesco dentro di sé determinato dal movimento femminista delle 'cesse isteriche'.
Così Fujiko, forte del proprio nome, salta in aria: la ragazza è determinata non soltanto a riprendersi la figlia a ogni costo, ma anche l'intera propria vita, lasciando la casa natale con una madre tenace ma di vecchi principi e un padre malato.
L'odissea di Fujiko da madre single passa per risvolti drammatici e sentimentali, lezioni morali, azioni rocambolesche e imprevedibili momenti comici conditi da una ironia affilata, genuina, deflagrante a dir poco. E mentre la giovane scopre dentro di sé l'intraprendenza che non avrebbe mai pensato di avere, lo spettatore la vede crescere e rialzarsi ogni volta più forte, osservandola strabiliato e ammirato. Di fronte a ogni nuova prova del desino, si confida con tutto il cuore che la ragazza possa davvero "prendere tutto quello che di buono passa il convento," come suggerisce saggiamente il provvidenziale nonnino del ristorante di soba.
Non si può fare a meno di tifare scatenati per Fujiko. E il sornione regista Taichi Kimura, che ha lavorato a questa pellicola per omaggiare la storia personale della madre, lo sa meglio di chiunque altro.
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Animeclick: buongiorno a tutti. Mi presento, io sono Lara di Animeclick, testata online dedicata a manga, anime, drama e cinematografia nipponica e asiatica.
Messaggero Veneto: io invece scrivo per Il Messaggero Veneto, piacere di conoscervi.
Megumi / Yuki Katayama / Taichi Kimura: buongiorno, molto piacere.

M. V.: inizio con la prima domanda. Cinque minuti di applausi, lunghi minuti di applausi: ieri, dopo il film, avete ricevuto l'abbraccio del pubblico di Udine.
Come avete accolto le emozioni di quei momenti e come avete ricevuto l'accoglienza di questa standing ovation?
Taichi Kimura: per me personalmente, quella standing ovation è stata qualcosa di così estremamente bello e così apprezzabile che anche se dovessi, come dire, farne esperienza tutti i giorni, beh, la cosa non mi dispiacerebbe affatto (ride)! Una standing ovation la mattina quando mi sveglio. Un'altra la sera prima di andare a letto... tutto ciò mi andrebbe benissimo.
Yuki Katayama: per quanto riguarda me, era la mia prima esperienza assoluta a un festival del cinema, tra l'altro appunto qui in Italia. Da questo punto di vista io ero abbastanza sicura che anche il pubblico italiano avrebbe fortemente apprezzato Fujiko. Però comunque il fatto di aver ricevuto ieri tutti quegli applausi, e così a lungo poi, era assolutamente inimmaginabile.
Tra l'altro mi era stato detto che se agli italiani non piace il film che stanno vedendo, a metà film se ne vanno via (ride). Invece ieri non se n'è andato via assolutamente nessuno! Hanno tutti applaudito! Centinaia, migliaia di persone hanno applaudito al film, e io non smettevo di piangere!
Megumi: l'esperienza di ieri è stata una cosa così inimmaginabile per me che non sono nemmeno riuscita a controllare la mia reazione. Quella standing ovation, tutti quegli applausi... tra l'altro, quando guardavo i volti di chi applaudiva, vedevo alcuni che stavano piangendo, altri che invece ci guardavano con questa espressione così fiera e così felice. Ed ero così anch'io, per me è stata una prima esperienza sotto tutti i punti di vista, e io sono letteralmente esplosa a piangere. Questa è stata davvero un'esperienza così potente da farmi capire che io ancora non conosco me stessa.
Pertanto questa esperienza totalmente italiana, qui a Udine, per me sarà indimenticabile.

M. V.: vi abbiamo visto scattare delle foto alla città di Udine in questi giorni. Vorremmo chiedervi quindi qual è il vostro luogo preferito di questa città.
Yuki Katayama: per quanto mi riguarda, ho trovato molto bello il parco qui vicino, quello spazio di verde con il prato all'inglese, è stato davvero molto godibile per passare il tempo!
E poi sono stata in centro, nel punto vendita di un brand di make-up italiano, davanti a Zara, in cui ho comprato dei prodotti. Quell'ombretto lo indosso proprio oggi, vedete? (a questo punto Katayama si avvicina e chiude gli occhi per mostrare il nuovo ombretto color lilla, ndr)
Taichi Kimura: per me invece sono i supermercati! Qui avete dei supermercati, davvero fantastici, wow. Tra l'altro, sapete, è venuta in Italia con me anche mia moglie, e con lei abbiamo cominciato a riempire il carrello comprando alimenti di ogni genere... ovviamente la cultura alimentare italiana è sempre eccellente e quindi ci siamo dati alla pazza gioia nel fare la spesa!
A.C.: ah, vi capiamo perfettamente... per noi è esattamente lo stesso quando andiamo in viaggio in Giappone!
Megumi: io invece vorrei andare in una gelateria che si chiama Oggi, e poi anche da Yamaneko che è un ristorante giapponese gestito da una persona che se ne intende di cibo giapponese -realmente giapponese-, qui a Udine. Oggi ho preso da loro il bento: trovo che sia molto bello che ci sia un posto in Italia, e precisamente qui a Udine, dove sia possibile mangiare cibo giapponese così di alto livello, come se fossimo in Giappone.
M. V.: grazie.

AC: a proposito di Italia, mi permetto di citare il bellissimo poster di Assisi che si vede nelle primissime scene del film. Da dove è nata questa idea?
Taichi Kimura: eh? Davvero c'è un dettaglio di questo tipo nel film?
AC: sì, si tratta di un calendario appeso illustrato che recita 'Anno 1977' e reca la foto di Assisi per l'appunto.
Taichi Kimura: è fantastica questa cosa che hai notato, io non ci ho proprio fatto caso. Però, guarda caso, ieri era qui anche lo scenografo del film, il signor Miyamori, e con lui parlavamo proprio del fatto che in quel periodo il Giappone aveva una grande ammirazione per l'estero. Di conseguenza in molti poster, e soprattutto in molti calendari, ancor più che nei poster, venivano inserite le fotografie di vari luoghi esteri. Quindi, molto probabilmente, all'interno di questo c'era anche quella di Assisi ed è una cosa fantastica che sia finita nel nostro film.
Era un periodo in cui i giapponesi non avevano accesso ai viaggi all'estero, dunque c'era una grande ammirazione nei confronti di tutto il mondo. Chi conduceva una vita comune, non potendo viaggiare, alla fine non poteva fare altro che circondarsi di questi oggetti -come appunto questi questi calendari- raffiguranti l'Italia o altri posti 'esotici', perché mostravano quella che era l'ammirazione nei confronti dei luoghi stranieri, l'esterofilia.
AC: come siete riusciti a bilanciare una storia che ha così tanto dramma, in cui si raccontano tante sfortune e difficoltà, con un umorismo così sottile ma così esplosivo? Poiché ne è emerso un equilibrio davvero straordinario!
Taichi Kimura: devo premettere che io vivo da 26 anni in Inghilterra e quindi ho un background di questo tipo. In Inghilterra c'è sempre di fondo il concetto dell'umorismo nero, o comunque anche solo dell'umorismo e dell'ironia di per sé. Questa è una caratteristica tipicamente inglese per la quale, anche nei momenti difficili, si cerca comunque in qualche modo di ridere per poi andare avanti. Questo può essere per certi aspetti in comune anche con il Giappone, con il quale il Regno Unito condivide il fatto di essere un'isola e un arcipelago.
Inoltre quando avevo detto che avrei voluto fare un film sulla storia di mia madre, mi era stato imposto di non fare un film tetro o cupo. E quindi questa è l'altra ragione che mi ha spinto a premere sul tasto della commedia.

Megumi: quando si pensa alle donne giapponesi, si ha questa idea che deriva appunto da una effettiva ricerca che avevo visto in passato, di un concreto problema sociale. Era emerso chiaramente che per quanto concerne il loro ruolo nella società, al momento esse si trovano in classifica nella posizione più bassa al mondo.
Questo diventa un elemento che ha fatto sì che in tutte le mie opere io comunque desiderassi in qualche modo trattare il tema dell'empowerment delle donne. Non voglio farlo dicendo "ah, come è difficile per noi ha, guardate come il mondo ci sta trattando male, e così via", no, assolutamente no. Desidero più che altro che all'interno di un'opera ci possa essere una forma di empowerment che possa essere in qualche modo più realistica e più propositiva.
Io stessa sono una donna e percepisco questo vacillare: il nostro vacillare emotivo, il nostro vacillare a seconda delle situazioni, il fatto che a seconda di tutto ciò, anche i nostri sentimenti cambiano. Però, ecco, la cosa fondamentale è sempre quella di voler creare e trasmettere qualcosa di positivo. Questo era per me un punto di partenza fondamentale.
Poi, in questo caso specifico, c'è anche il dialetto di Shizuoka. Nel modo di parlare delle persone di Shizuoka si gioca e si fa dell'ironia, ci si dà dello stupido o dell'idiota molto liberamente; ciò ovviamente faceva sì che nella vita di Fujiko fosse possibile eliminare l'aspetto della tragicità anche attraverso tale aspetto.
Io ad esempio, una scena come il litigio della mamma di Fujiko con la suocera di lei, con degli adulti che se ne dicono e se le danno di santa ragione, non l'ho mai visto in vita mia.
A questo si aggiunge l'identità del regista, poi l'aspetto musicale, quello del tempo e del ritmo che incedono in modo giusto: ecco, tutto questo ha creato un'ottima armonia.

AC: Yuki Katayama, durante la première del film ci ha confessato che questa è la sua prima volta da protagonista, la prima volta in Italia e anche la prima volta a un festival del cinema. Immaginiamo che forse sia anche la sua prima volta nel ruolo di madre, quindi vorremmo chiederle: come si è preparata per questo personaggio?
Yuki Katayama: in realtà il ruolo della madre non è proprio la primissima volta che lo interpreto, però posso dire che questa è per me la prima volta in un ruolo di madre a tutti gli effetti, e come in realtà su questo sono stata molto aiutata dalla presenza dei bambini sul set.
Ad esempio nella scene con la neonata, il suo peso, il suo calore e anche il suo pianto in qualche modo mi hanno smosso emotivamente: questo è stato di grande aiuto.
Poi, anche nei passaggi successivi, in cui la bambina diventa più grande ed è interpretata da una giovanissima attrice di nome Yuna, anche lei mi è stata di enorme aiuto. Con il suo modo molto libero di muoversi, con la sua libertà, con la sua interpretazione, Yuna ha dato anche a me una certa libertà nell'interpretare il mio ruolo. Ad esempio nella scena presso la polizia, vedere la sua reazione ha aiutato anche a me emotivamente, e quindi sono stata davvero molto aiutata dalla loro presenza sul set.
AC: certo è comprensibile. Vi ringraziamo davvero tanto per questo approfondimento.

AC: con le domande abbiamo finito, ma vorremmo lasciarvi in omaggio la nostra borsa con all'interno anche la nostra spilletta.
Animeclick è infatti un sito di manga e anime che è al contempo web media partner del Far East Film Festival.
Megumi / Yuki Katayama / Taichi Kimura: ehhhh? Ma che carine! Grazie, ne siamo felici!
Fonti consultate:
Si ringrazia l'ufficio stampa del Far East Film Festival per la disponibilità