Nippon Sangoku: la distopia che riporta il Giappone del futuro al periodo Sengoku

Un Giappone post-apocalittico diviso in tre regni, un protagonista che combatte con le idee invece che con la spada. Una delle vere sorprese della stagione anime appena conclusa

di Ironic74

C'è un momento, guardando Nippon Sangoku, in cui qualcosa scatta. Non succede al primo episodio e neanche dopo aver visto il secondo, ma arriva, e quando arriva è difficile scrollarselo di dosso. Questa è forse la caratteristica più interessante di quella che, a conti fatti, si è rivelata una delle vere sorprese della stagione primaverile 2026.
 
Nippon Sangoku


Il punto di partenza è affascinante quanto perturbante: il Giappone che conosciamo non esiste più. Guerre nucleari, pandemie, catastrofi naturali e un governo sempre più corrotto e inefficace hanno portato al collasso della civiltà e a una rivolta proletaria che ha azzerato tutto. Un secolo dopo, il paese è regredito a uno stadio quasi pre-industriale e si è frammentato in tre regni rivali: Yamato, Buo e Seii, che si contendono il controllo del territorio e delle risorse come se fossimo tornati all'epoca Sengoku. Sullo sfondo, però, restano le vestigia del Giappone moderno: le rovine di grattacieli, frammenti di tecnologia perduta, memorie di un'era che non c'è più. Uno stridore affascinante, quello tra passato feudale e futuro post-apocalittico, che la serie sfrutta con intelligenza anche se, a tratti, si ha la sensazione che potesse essere spinto ancora di più, lasciando che quel contrasto tra mondi così diversi mordesse con maggiore forza.
 


In questo scenario, chiaramente ispirato alle vicende de Il Romanzo dei Tre Regni (storico classico della letteratura cinese), vive Aoteru Misumi, giovane pianificatore agricolo, lettore instancabile e stratega di rara intelligenza, convinto che le parole e le idee possano fare ciò che le spade non riescono a compiere: riunificare un paese spezzato. ed è qui che, a essere onesti, la serie ha faticato a convincere fin dall'inizio. Il primo episodio, pur efficace nel costruire il tono distopico e nell'introdurre la brutalità di questo mondo, sconta qualche personaggio troppo caricaturale nel ruolo del villain e un protagonista con cui è difficile entrare in empatia immediatamente. La tragedia (che non spoilero) che colpisce Misumi fin dalle prime battute, pur costruita con intenzione, rischia di sembrare più un artificio narrativo che un momento vissuto. Il dubbio, guardando quel primo episodio, era legittimo: funzionerà davvero?

Poi la serie inizia a respirare, e tutto cambia. Puntata dopo puntata ci si abitua al ritmo di Nippon Sangoku, si entra nel suo mood peculiare, e ci si ritrova a seguire con crescente interesse le campagne militari combattute con tattiche che spaziano attraverso le epoche, gli intrighi di corte, le alleanze fragili e i calcoli politici di personaggi sempre più sfaccettati. La serie si distingue per la sua profonda attenzione alle complesse dinamiche politiche, alla logistica e alle negoziazioni verbali, e diventa così appassionante specie per chi ama il genere storico.
 
Nippon Sangoku


Il contrappunto a Misumi è Yoshitsune Asama, giovane nobile dall'ambizione smisurata e dalla filosofia brutalmente pragmatica: in un mondo di rovine, conta solo la forza, e chi non è disposto a esercitarla è destinato a soccombere. Eppure non è un villain, almeno non nel senso convenzionale del termine. È un rivale ideologico, qualcuno che ha visto abbastanza del mondo da avere le proprie ragioni, e il suo confronto con Misumi, idealismo contro pragmatismo, diventa il motore emotivo della serie. Ma il vero antagonista, almeno nella prima parte, ha il volto di Denki Taira, Ministro degli Interni del regno di Seii, spietato e megalomane, uomo di potere abituato a usare la crudeltà come strumento di governo. È lui a compiere la nefandezza di cui parlavo relativamente al primo episodio, innescando la trasformazione del protagonista da studioso appartato a stratega disposto a giocarsi tutto. Il confronto tra la visione tecnocratica e umanista di Misumi e la brutalità calcolata di Taira è uno dei fili narrativi più avvincenti dell'intera serie.
 
Nippon Sangoku


Nel ricco ensemble che popola la serie spiccano però anche altri personaggi degni di nota: Mitsuhide Ryūmon, il generale di confine di Yamato che fa da mentore a Misumi e impersona una visione della guerra fondata sull'intelligenza prima che sulla forza bruta; Ōga Wajima, comandante di Seii che conquista il potere con un colpo di stato ma dimostra una statura politica autentica, capendo che nessun esercito combatte a stomaco vuoto; e Yasuaki Kaku, lo stratega dall'arco narrativo più straziante, il cui sacrificio calcolato come atto di teatro politico per risollevare il morale delle truppe è uno dei momenti più intensi dell'intera serie. Ci sono poi tanti altri personaggi, forse troppi per uno spettatore distratto nell'arco di così poche puntate, ma, anche se alcuni riescono ad avere la loro dignità all'interno della storia, molti, pur coerenti e non messi a caso, sono piuttosto funzionali alle vicende di quelli sopra. Il numero di personaggi è elevato e, nell'arco di dodici puntate, non tutti riescono a lasciare il segno: alcuni conquistano la loro dignità narrativa, altri restano figure di contorno, coerenti con il mondo della serie ma sostanzialmente funzionali alle vicende dei personaggi principali.

Dal punto di vista delle animazioni, Nippon Sangoku non punta sulla fluidità spettacolare degli shonen d'azione ma su una regia espressiva e consapevole, capace di usare il movimento con parsimonia e intenzione. Le scene di battaglia hanno una fisicità credibile, e lo stile visivo ondulato e quasi pittorico dello Studio Kafka, che deve qualcosa alle stampe ukiyo-e e qualcosa al fumetto d'autore contemporaneo, compensa con personalità ciò cui rinuncia in termini di pura potenza animata. Un approccio che funziona bene con il tono della serie, anche se chi cerca sequenze d'azione elaborate potrebbe restare parzialmente insoddisfatto.

Studio Kafka, dicevamo, già noto per The Ancient Magus' Bride e Tatsuki Fujimoto 17-26, costruisce dunque un'estetica visiva che fa pensare a Ping Pong the Animation per la capacità di restituire umanità e imperfezione attraverso il disegno. Le scene di dibattito e confronto politico vengono trattate con la stessa tensione che di solito si riserva agli scontri fisici, con una regia attenta a non far calare mai la temperatura emotiva. Le musiche di Kevin Penkin, compositore australiano già premiato ai Crunchyroll Anime Awards per Made in Abyss e Tower of God, contribuiscono in modo determinante a costruire quella sensazione di urgenza e peso storico che accompagna le mosse politiche dei protagonisti.

Sul doppiaggio italiano, curato da Pumaisdue con la direzione di Rossa Caputo, che firma anche i dialoghi, si segnalano nomi importanti del settore come Oreste Baldini nel ruolo di Denki Taira, ma anche Davide Perino, Angelo Maggi, Alessandro Campaiola e molti altri. La resa complessiva è di buon livello, anche se la scelta dell'adattamento di avvicinarsi il più possibile alla pronuncia originale giapponese dei nomi di personaggi e luoghi potrebbe risultare leggermente straniante per chi è abituato a un'italianizzazione più convenzionale: una scelta rispettabile, ma che richiede un piccolo periodo di adattamento.
 
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Nippon Sangoku non è una serie per tutti e non è una serie che conquista subito. Ma è una serie che sa dove vuole andare, che ha qualcosa da dire sulla politica, sul potere e sulla fragilità delle istituzioni umane, e che lo dice con una voce propria, riconoscibile e difficile da ignorare. Per chi ama i racconti storici e bellici con un respiro ampio e ambizioni narrative serie, vale la pena avere la pazienza di darle il tempo che merita. La serie è adattamento dell'omonimo manga seinen di Ikka Matsuki, pubblicato in Giappone su Manga One di Shogakukan dal 2021 e tuttora in corso con sette volumi all'attivo: l'edizione italiana è disponibile grazie a Dynit. L'anime è disponibile su Amazon Prime Video e come il manga, ancora in corso, non è considerabile concluso.


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