Splatoon Raiders - Recensione della brillante escursione PvE del franchise

I calamari di Nintendo si reinventano in uno dei giochi più divertenti di Switch 2

di Klarth Curtiss

Per quanto le opere della grande N siano nel complesso universalmente apprezzate, la popolarità che certi franchise hanno nel loro paese di origine piuttosto che all'estero è sorprendente. Basta vedere l'ultima classifica stilata dalla popolare rivista giapponese Famitsu riguardante i giochi più attesi dal popolo nipponico, che vede ben quattro posizioni della top 10 occupate da titoli Nintendo, con un Pokémon Vento e Onda che troneggia su tutti gli altri; a noi interessa però il secondo posto, che fino a poco fa era occupato proprio da Splatoon Raiders, nuovo capitolo della saga di sparatutto PvP in terza persona che ci vede nei panni di calamari antropomorfi.

La serie ha sempre avuto un ottimo successo nella terra del Sol Levante, vuoi per i continui riferimenti alla street culture giapponese vuoi perché si tratta di uno dei pochi titoli di natura competitiva su piattaforma Nintendo. Con Raiders però, la compagnia ha voluto mischiare completamente le carte in tavola, proponendo un'esperienza votata religiosamente al PvE, manovra che avrà pagato? Noi abbiamo passato molte più ore di quanto vorremmo ammettere con il titolo e ci è venuto difficile posare il controller per scrivere questa recensione, dunque seguiteci mentre vi raccontiamo la nostra esperienza.


Narrativamente parlando, Splatoon Raiders riesce a proporre una premessa piuttosto interessante: il Trio triglio, la band composta da Mantaleo, Morena e Pinuccia che ha realizzato tutte le canzoni del terzo capitolo, decide di intraprendere una spedizione verso le misteriose Isole Spirhalite, dove si dica siano custoditi innumerevoli tesori. Neanche il tempo di avvicinarsi al luogo in elicottero che il gruppo verrà fatto schiantare da una misteriosa luce proiettata proprio da queste, ritrovandosi sperduti nel nulla; dopo essersi riorganizzati, avendo delegato il pilota a meccanico improvvisato per costruire una base sull'oceano e rinvenuto un misterioso robot quadrupede, il gruppo decide di continuare con il suo intento originale, sicuri che il luogo gli darà ciò che cercavano.
Lo svolgimento è ben studiato e tra un missione e l'altra avremo sia dialoghi tra i personaggi che faranno avanzare la trama (che sembra essere strettamente collegata agli antenati dei tre artisti), sia pezzi di lore vari ed eventuali che non solo ci informeranno sul passato delle isole, ma anche su quello di Splatville, la città principale della serie, culminando in un finale che ci ha davvero sorpreso (tanto da sembrare uscito da un capitolo di Kirby, chi sa sa).

Il trio di popstar del terzo capitolo è l'improbabile protagonista di questo spin-off

Fiore all'occhiello della produzione è senz'altro il gameplay o, per meglio dire, il gameplay loop. Per quanto dai vari trailer e filmati durante i Nintendo Direct non si fosse intuito pienamente, quello che vi ritroverete per le mani è un looter shooter in piena regola, ma studiato per combaciare perfettamente con la formula portatile di Switch: si prende parte a un missione, accumulando valute e armi di diverso genere e al contempo potenziando il nostro personaggio, si torna alla base per equipaggiarsi con il nuovo arsenale e si ricomincia, il tutto in una durata molto contenuta di massimo dieci o quindici minuti.
Le tipologie di missioni proposte sono quattro: caccia al tesoro (un percorso lineare dove si eliminano i nemici per arrivare al bottino finale), raccogli il cristallo (una tipologia a mappa più aperta dove eliminare nemici mentre si cerca di potenziare la trivella per raccogliere un enorme cristallo), le tane (arene contro specifiche tipologie di nemici da completare in un tempo limite) e le rovine (simili alle tane ma che richiedono il completamento di tre arene consecutive). La varietà della struttura di gioco è supportata specialmente dalle varie tipologie di progressione verticale che si intrecciano in una singola orizzontale: come detto in precedenza, l'eliminazione di ogni singolo nemico garantirà punti esperienza che ci consentiranno di far salire di livello il nostro personaggio, aumentando vita massima e attacco e al contempo ottenendo punti abilità per potenziare il nostro serbatoio, aumentando a scelta la salute massima, il danno dell'arma, il danno del congegno e la capacità dei congegni.
Per parlare di questi ultimi bisogna prima menzionare le tre tipologie di serbatoio: prima di scendere in campo dovremo infatti selezionare uno di essi, una sorta di classe che determina il nostro stile di gioco tra agilità, potenza e tattica, ognuno di essi è associato a un tot di gadget, ossia abilità a bassa ricarica (spesso intorno ai 10 secondi) che potremo associare ai due tasti dorsali; a differenza delle armi, questi saranno potenziati con abilità passive (recuperabili sul campo o craftabili alla base) che occuperano un tot di slot, fintanto che avremo spazio dunque potremo conferirgli abilità passive a profusione. Ci sono infine le armi, attinte dall'intero arsenale della serie, di diversa rarità e che possono portare con loro dei tratti passivi unici, potenziabili tramite un'apposita stazione della base utilizzando i cristalli rinvenuti nelle missioni; va detto che qui abbiamo riscontrato una delle criticità principali del gioco, infatti (per quanto sia divertente avere una così ampia scelta) molte bocche da fuoco sono nettamente superiori alle altre, ricordiamo d'altronde che si affrontano ondate su ondate di nemici e quelle dal rateo di fuoco più basso (come i fucili da cecchino) o quelle che nei giochi originali erano delegate alla colorazione del campo di battaglia non sono abbastanza efficaci e finiscono per essere soverchiate dalle altre.
C'é infine il potenziamento della base, che avviene tramite la raccolta di materiali da specifiche tipologie di nemici e le Gemme Spirhalite, ottenute completando le tane. Insomma, un connubio di sistemi che tuttavia non risulta mai complicato da capire e permette di avvertire in maniera tangibile il senso di progressione del proprio alter ego; l'esperienza è inoltre completamente affrontabile in multigiocatore (ma per assurdo risulta molto più godibile in singolo).
 
Ottenere tesori ci permetterà di raccogliere sempre più cristalli

Sul lato tecnico ancora una volta Switch 2 mette in mostra la sua rinnovata potenza: nonostante spesso e volentieri il nostro schermo sarà letteralmente coperto da ondate di nemici, attacchi di vario genere e schizzi di colore a destra e manca il framerate non è mai sceso sotto i 60 sia in fisso che in portatilità, garantendo un'esperienza molto godibile in entrambe le modalità. Per completare il gioco vi basteranno circa una quindicina di ore, che si allungano tranquillamente a venti se si punta al completismo (in quanto tutti i livelli sono rigiocabili a difficoltà "piccante", che aumenta sensibilmente i requisiti di ingresso per batterli, e in ciascuno stage di qualsivoglia difficoltà sono nascosti documenti di trama e bussole che conducono a sfide ambientali simili a puzzle che garantiscono punti abilità aggiuntivi), ma siamo sicuri che ci passerete ancora più tempo, specialmente se vorrete potenziare al massimo tutti i vostri gadget e raffinare le build.
 
Scoprite il segreto delle Isole Spirhalite un tesoro alla volta
 
Lo possiamo dire senza "se" e senza "ma": Splatoon Raiders è senza ombra di dubbio la seconda vera killer app di Switch 2 dopo Pokopia, un titolo semplice che riprende parzialmente le meccaniche dei suoi predecessori ma reinventandosi nella veste totalmente opposta, mantenendo lo stesso livello di accessibilità e divertimento (per non dire "effetto droga"). Considerato inoltre che per gli standard della compagnia viene venduto al prezzo budget di 50€ in versione digitale, non avete davvero scuse per non accaparrarvelo e portarlo con voi in spiaggia sotto l'ombrellone, ricordatevi solo di fare il bagno dopo che avrete detto per la ventesima volta "un'altra missione e poi spengo".


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