Jaadugar - A Witch in Mongolia: la cultura come strumento di potere. Prime impressioni

Un viaggio nel passato per scoprire luoghi e culture remote e affascinanti

di Hachi194

Per noi occidentali, l'Iran è noto principalmente per il susseguirsi di guerre e rivolte che affliggono da decenni il suo territorio. Ma se pensiamo invece al suo nome originario, Persia, è più facile che vengano alla mente una cultura millenaria e storie e leggende da mille e una notte.
Ed è proprio in quella antica Persia, culla di studiosi e poeti, che inizia Jaadugar - A Witch in Mongolia, opera scritta e disegnata da Tomato Soup, pubblicata prima sul sito web Souffle e poi anche sul magazine Mystery Bonita di Akita Shoten e ora in Italia per J-Pop. L'opera, che consta al momento di cinque volumi, adesso è in pausa per maternità dell'autrice, e ha vinto il premio come miglior manga secondo il pubblico femminile al Kono Manga ga Sugoi! del 2023.
 
Tredicesimo secolo. Nella città di Tus nell'Iran orientale, ai confini con l'impero mongolo, una bambina di nome Sitara viene venduta come schiava ad una famiglia di studiosi. Qui le viene insegnato il valore della conoscenza e concessa la possibilità di studiare mentre lavora. Otto anni dopo, la città viene conquistata dall'esercito di Gengis Khan.
La bambina, ora ragazza, viene rapita e portata in Mongolia come prigioniera di guerra, dove decide di cambiare nome e diventare Fatima, in onore della sua precedente padrona.
Qui diventa la domestica della moglie di Tolui, quarto figlio dell'imperatore, ma irritata dagli atteggiamenti dei suoi invasori, decide di progettare un modo per vendicarsi delle loro azioni. Per sopravvivere in quel durissimo mondo, Sitara dovrà sfruttare le conoscenze, eredità del suo Paese, avanzatissime per l’epoca, per scalare la piramide sociale fino in cima e diventare la strega che manovrerà le sorti dell’impero!
 
 
"Al momento, tu non sai dove ti trovi... cosa sta succedendo, né quale sarà il tuo futuro [...] Però, se studi e affini la tua intelligenza... non importa quale sfida ti troverai ad affrontare: riuscirai sempre a capire qual è la giusta decisione da prendere."


Il cardine della storia di Juudagar è proprio questo: l'estrema importanza della conoscenza, il sapere come arma che può permettere a chiunque, anche ad una schiava donna, non solo di sopravvivere, ma anche di arrivare al cospetto di principi e imperatori e trarne vantaggio.
Il primo volume di quest'opera colpisce proprio per la sua particolarità sia dal punto di vista contenutistico che grafico.
 

L'ambientazione è abbastanza insolita: siamo in Persia (diventata Iran dal 1935), nel XIII secolo, per la precisione la storia inizia nel 1213 d.C. e alla fine del primo volume, quando la protagonista giunge nelle steppe mongole, siamo nel 1224 d.C. Un tempo quindi molto lontano, in luoghi remoti e poco conosciuti. Eppure, come spesso accade, uno sfondo insolito può essere il volano per accendere la curiosità del lettore e incantarlo poi con una storia che parla di valori universali come l'amore, la pietà, la vendetta, la conoscenza.
 

Grazie alle ricerche effettuate da Tomato Soup, ci troviamo di fronte ad un quadro dettagliato della situazione geo politica dell'epoca. I fatti narrati e i luoghi citati, come la cittadina di Tus dove inizia la vicenda o quella di Nishapur dove va a studiare il figlio della padrona di Sitara, esistono realmente e furono davvero invase dall'esercito mongolo durante la campagna di espansione di Gengis Khan. Tus infatti fu quasi completamente distrutta durante la conquista mongola del 1220-1259.
In un’intervista sul sito Ananweb, l’autrice ha dichiarato il suo interesse per la storia medievale e in particolare per la vicenda di una misteriosa schiava musulmana che avrebbe manipolato la famiglia reale mongola attraverso Töregene, una delle mogli dell’erede del Khan, diventando così l'ispirazione principale per la sua storia.
 

Ma non solo storia: Jaadugar è impregnato di cultura a 360 gradi. Si parla di religione, astronomia, geometria, medicina. Il libro Elementi di Euclide, la più importante opera matematica giuntaci dalla cultura greca antica, prima formulazione di quella che oggi è conosciuta con il nome di geometria euclidea, è al centro di quello che succede nel primo volume.
Sarà a causa di questo oggetto che la vita di Sitara prenderà una piega inaspettata, portandola al cospetto della moglie di Tolui, quarto figlio di Gengis Khan, e donandole una nuova identità, quella di Fatima.
 

Molto particolare anche lo stile grafico dell'autrice: ad una prima occhiata i disegni, semplici e dal tratto infantile, ricordano Osamu Tezuka, ma Tomato Soup ha dichiarato invece di aver voluto "imitare" l’arte medievale, specialmente le miniature e le illustrazioni dei manoscritti con il loro stile poco dettagliato e realistico.
In realtà quello che può sembrare semplice, non è semplicistico: il contrasto che si crea fra i visi fanciulleschi dei personaggi e le tragedie che dovranno affrontare colpisce il lettore e lo fa riflettere su come una storia ambientata secoli fa sia ancora così drammaticamente attuale.
Il lungo cammino di Sitara/Fatima verso la Mongolia, assieme a centinaia di altri schiavi e prigionieri, attraverso morti, uccisioni, freddo e fame non è forse la replica di ciò che vediamo tutti i giorni avvenire in ogni parte del globo?
 
 
"Che si tratti o meno di uno schiavo...ricercare la conoscenza rappresenta un dovere per ogni buon musulmano... oltre ad essere incoraggiato dagli Hadith."

Ultimo aspetto ma non per questo meno importante è la riflessione sulla condizione della donna, sul ruolo in una società tanto distante dalla nostra, sia nel tempo che nel luogo, eppure non per questo difficile da comprendere o dal sentirla vicina. L'aspetto che ho amato di più è l'accento che l'autrice pone più e più volte sull'importanza dello studio e della conoscenza. Apprendere, assorbire, osservare il più possibile è lo strumento più potente che si possa avere per difendersi. Fatima fa questo: decide di vivere e di capire quanto più possibile la cultura, le abitudini, lo stile di vita di chi le ha strappato tutto ciò che aveva, perché sa che solo così potrà sopravvivere e forse un giorno avere la sua vendetta. Ma soprattutto sarà padrona della sua vita e del suo destino.
 

Il primo volume è uscito per J-Pop manga in formato 12x16.9 cm, brossurato e con sovraccoperta ed è disponibile anche in edizione variant a tiratura limitata.
Il successo di Jaadugar in patria è stato tale che, oltre ad aver ricevuto diversi riconoscimenti, avrà un adattamento animato. A luglio infatti debutterà l'anime, prodotto dallo studio Science SARU (Dandadan, Devilman Crybaby), con la direzione generale di Naoko Yamada (Heike Monogatari, Liz e l'uccellino azzurro, La forma della voce).
  
Jaadugar - A Witch in Mongolia è dunque qualcosa di insolito, sia per contenuti che per stile. Con storia e temi universali, possiamo conoscere un pezzo di storia medievale di paesi molto lontani da noi e poco conosciuti o studiati. Grazie a Sitara/Fatima possiamo ancora una volta apprezzare la potenza della conoscenza e l'importanza dello studio. Lo stile fanciullesco crea un forte contrasto con la narrazione drammatica.


Jaadugar - A Witch in Mongolia Variant  1

XIII secolo. Rimasta sola al mondo, la piccola schiava Sitara viene portata nella città di Tus, nell'Iran orientale. Destinata a diventare un'incantatrice che manovrerà le sorti di un grande impero, nella sua nuova casa Sitara ha la possibilità di entrare in possesso di un'arma che le permetterà di sopravvivere in questo mondo. Ha qui inizio la storia di una ragazza pronta a lottare contando unicamente sulla forza della conoscenza!

Opera:  Jaadugar - A Witch in Mongolia
Editore: JPOP
Nazionalità: Italia
Data pubblicazione: 28/01/2026
Prezzo: 7,50 €


Totale voti:   1  0  0


Hachi194

Opera molto originale, sia nella grafica che nella trama. Un Iran soggiogato da Gengis Khan, una ragazza strappata alla sua terra e portata in Mongolia, la conoscenza come unica vera arma di difesa. In fondo, drammaticamente attuale.

 08/02/2026



Titolo Prezzo Casa editrice
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