Crimson Desert - Recensione del sandbox che vuole essere tutto e di più

Lo studio coreano Pearl Abyss si cimenta con quello che si potrebbe definire Il gioco più "pieno" mai visto

di Klarth Curtiss

Ci avete mai fatto caso che, per quanto si chiamino videogiochi, spesso ciò che abbiamo tra le mani ci permette di giocare solo entro confini molto rigidi? Ogni genere stabilisce regole, priorità e limiti: i GDR puntano su crescita e narrazione, i survival horror sulla tensione e sulla gestione delle risorse, gli action sulla spettacolarità del combattimento.
Esistono però titoli che cercano di restituire al giocatore una libertà più autentica, lasciandogli spazio per sperimentare, improvvisare e risolvere i problemi secondo la propria creatività. Basti pensare agli ultimi due capitoli di The Legend of Zelda, capaci di trasformare ogni situazione in un piccolo laboratorio di idee. È proprio in questa categoria che Crimson Desert prova a collocarsi. Annunciato nel 2019 da Pearl Abyss, studio noto soprattutto per Black Desert Online, il progetto ha attraversato un lungo e complesso ciclo di sviluppo, tra rinvii, ripensamenti e una comunicazione spesso criptica. Il risultato finale è un’opera ambiziosa, enorme, stratificata, ma non sempre perfettamente coesa.
Dopo parecchie ore trascorse nell’esplorazione del continente di Pywel, siamo pronti a tirare le somme.
 
Pearl Abyss prova a trasformare la formula del suo MMO di punta in un single player, con risultati altalenanti

La componente narrativa è probabilmente l’aspetto meno convincente della produzione. La premessa, sulla carta, non è priva di fascino: Kliff, uno dei protagonisti, viene brutalmente ucciso durante l’invasione di una fazione avversaria, salvo poi essere misteriosamente riportato in vita e incaricato di proteggere il mondo da una minaccia oscura insieme ai compagni Damiane e Oongka.
Il problema è nel modo in cui questa storia viene raccontata. La narrazione procede attraverso cutscene brevi e dialoghi funzionali all’assegnazione delle missioni, ma raramente riesce a costruire un reale coinvolgimento emotivo. Più che accompagnarci in un viaggio epico, molti personaggi sembrano semplicemente dispensatori di incarichi, lasciando spesso emergere la matrice MMO del progetto. Anche le visioni del passato, ottenute tramite uno specifico artefatto, aggiungono contesto senza però contribuire davvero a un worldbuilding organico. Il risultato è una trama presente, ma incapace di diventare il motore dell’esperienza.

Abbiamo percepito il fatto che gli autori abbiano provato a proporre un'esperienza narrativa simile a quella vista in The Witcher 3, purtroppo mancano una serie di fattori importanti al quadro generale (tra cui la profondità dei personaggi secondari e la connessione tra le sottotrame proposte) che fanno cascare l'intenzione nell'incompletezza, lasciando dunque il lavoro a metà.
 
La storia, per quanto presente, spesso risulta davvero trascurabile

Se la storia convince solo a metà, è nel gameplay che Crimson Desert mostra tutta la propria ambizione. Definirlo con un solo genere è difficile: action RPG, sandbox, open world, adventure. La verità è che il titolo ingloba una quantità impressionante di attività e sistemi. Pesca, cucina, falegnameria, caccia ai criminali, addomesticamento di creature, esplorazione di grotte, puzzle ambientali, isole volanti e una mappa che sembra non finire mai: il gioco mette costantemente qualcosa sul tavolo.
Dopo le prime ore, ottenuti strumenti fondamentali come il campo base e la capacità di volo, il giocatore può di fatto ignorare la trama principale e vivere il mondo come preferisce. È qui che Crimson Desert riesce a trasmettere il suo miglior lato: il senso di scoperta. Ogni regione è ricca di punti di interesse, missioni secondarie e sistemi di progressione paralleli, come la fedeltà delle popolazioni locali, che modifica ricompense e atteggiamento degli NPC. A onor del vero, questo è il momento chiave dove il titolo vi conquisterà o meno, poiché la proposta impressionante del pacchetto è qualcosa che non può essere capita in poche ore, richiede tanta dedizione quanta capacità di stare alle regole del prodotto, fattori che non riscontreranno i gusti di tutti i giocatori e potrebbe dunque portare chi si è imbarcato nell'opera senza cognizione di causa a rimanere deluso prima del tempo.

Il sistema di combattimento è sorprendentemente profondo. L’arsenale di mosse cresce attraverso i manufatti dell’Abisso (ottenuti esplorando o tramite il completamento di sfide), che sbloccano abilità speciali, poteri contestuali e tecniche spettacolari. È possibile concatenare combo fisiche, usare i poteri ambientali e perfino manipolare lo scenario, sradicando elementi come alberi o sfruttando i dirupi per eliminare i nemici. Pad alla mano, soprattutto dopo le patch che hanno migliorato i comandi, il feeling è ottimo: i colpi hanno peso, il feedback è soddisfacente e la sperimentazione può risultare molto appagante.
Purtroppo il gioco non sempre incentiva davvero a sfruttare questa profondità. La difficoltà generale è piuttosto bassa e gran parte dei nemici comuni può essere eliminata con pochi fendenti, rendendo spesso superflua la varietà di strumenti a disposizione. Anche negli scontri con i boss, paradossalmente, il repertorio si restringe, perché molti pattern costringono a un approccio molto più basilare ed è questa la principale contraddizione del gameplay: un sistema ricco, ma raramente necessario.
 
Ogni singolo centimetro di mappa nel vostro raggio visivo è liberamente esplorabile
 

Il paragone con i grandi open world contemporanei nasce spontaneo, ma Crimson Desert soffre di un problema di coesione. Le singole attività funzionano, spesso anche bene, ma raramente dialogano tra loro in maniera davvero organica. In giochi come Breath of the Wild o Elden Ring, ogni sistema contribuisce al senso di progressione e alla crescita del giocatore. Qui, invece, molte attività danno la sensazione di esistere soprattutto per aumentare il volume dei contenuti. Il rischio è quello di trasformare la libertà in dispersione: tanto da fare, non sempre con uno scopo chiaro. È proprio questa sensazione di frammentazione a impedire al titolo di raggiungere l’eccellenza.
Oggigiorno spesso si cita la parola "doomscrolling" a indicare il continuo consumo di contenuti sui cellulari puramente per non fare altro, ecco a tratti sembra che l'ammontare mastodontico di contenuti che ci vengono proposti abbia il solo scopo di proporre una controparte videoludica di questa pratica, diventando alla lunga un processo vuoto e che si porta a termine unicamente perché si deve e non perché si ha piacere di farlo.

Dal punto di vista tecnico, il lavoro di Pearl Abyss è nel complesso convincente. Su PC, in 2K, il titolo si è dimostrato molto pesante ma stabile. Con una configurazione di fascia alta e il supporto del DLSS, è possibile mantenere una fluidità elevata senza compromettere troppo la qualità visiva.
I modelli dei personaggi sono molto curati, la vegetazione reagisce in maniera credibile e le condizioni ambientali dinamiche contribuiscono a rendere il mondo vivo. Da segnalare però una gestione dei comandi spesso poco intuitiva, aggravata da un sistema di tutorial eccessivamente dispersivo, con centinaia di schermate informative difficili da consultare rapidamente.

Crimson Desert è un gioco profondamente ambizioso, quasi eccessivo nella quantità di contenuti che propone. Da un lato offre uno dei mondi più ricchi e liberamente esplorabili visti negli ultimi anni, capace di intrattenere per decine e decine di ore. Dall’altro soffre di una mancanza di coesione tra le sue componenti, con una narrazione debole e sistemi che raramente convergono verso una visione unitaria.
È un titolo che può diventare il sogno di chi ama perdersi nell’esplorazione pura, ma che rischia di risultare dispersivo e frustrante per chi cerca un’esperienza più rifinita e coerente. Allo stato attuale, consigliarlo a prezzo pieno non è semplice. Tuttavia, con il supporto post-lancio e le patch che Pearl Abyss sta già distribuendo, non è difficile immaginare che tra qualche mese possa emergere tutto il suo enorme potenziale. Più che un capolavoro già compiuto, Crimson Desert appare come un gigante ancora in cerca della propria forma definitiva.

Per nostra esperienza possiamo dirvi che il titolo non sempre ha funzionato, ma nei momenti in cui riesce veramente a connettere tutti i tasselli, dando il meglio di sé stesso, è un'esperienza che nel complesso ci ha divertito; probabilmente non ci trascorreremo sopra le 200 e passa ore necessarie per vederlo nella sua interezza, ma per quello che concerne la recensione possiamo ritenerci soddisfatti.
 
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