Coconino Fest: la nostra intervista a Miki Yamamoto
L'autrice di Sunny Sunny Ann! e How Are You? ci ha raccontato tutto delle sue splendide opere
di GIGIO
Vi trascriviamo l'intera intervista ringraziando anche l'interprete Jacopo Cellino.
Innanzitutto benvenuta in Italia Sensei Yamamoto e moltissime grazie per questa intervista. E’ la prima volta che viene in Italia?
Miki Yamamoto: Questa è la seconda volta che vengo in Italia, la prima volta è stata quindici anni fa, a Bologna.
Faccio una premessa prima di cominciare l’intervista vera e propria, raramente mi è capitato di leggere così poche opere di un/una mangaka e di avere così tante domande da fare. Lei come il tema di questa Coconino Fest è un’artista ribelle, perché non si è uniformata ai canoni tipici del manga, del fumetto orientale, sia nella narrazione che nelle tecniche di disegno. Tra le pagine delle sue opere è tutto molto curioso, sperimentale, nuovo e io la ammiro tantissimo per questo. Lei è molto giovane e questo non fa che accrescere la mia convinzione che lei sia un’artista veramente incredibile. Si rende conto e si capacita di queste sue straordinarie doti?
Non so dire se io abbia effettivamente tutte queste doti che mi hai elencato, però posso dirti con certezza che il tema di questo Coconino Fest sia proprio giusto per me. Per questo sono molto felice di aver partecipato e di essere qui oggi.

Lei è una fumettista acclamata, ma anche una stimata docente associata all'Università di Tsukuba. In che modo l'insegnamento e la ricerca teorica sul visual storytelling influenzano il suo modo pratico di fare fumetti? Le capita mai che i suoi studenti le offrano nuovi punti di vista?
Prima mi avete definita giovane, potrebbe essere così nel mondo del fumetto italiano, però io avendo 39 anni, per il Giappone, non sono considerata una fumettista così tanto giovane. Per questo motivo sono passata all'insegnamento universitario e alla ricerca. Per me la ricerca e la creazione di manga vanno di pari passo e hanno la stessa importanza nella mia vita. Quando faccio ricerca o disegno manga le due cose si influenzano a vicenda. Chiunque studi fumetto non necessariamente impara da ciò che c'è stato prima o da altri mangaka che sono arrivati prima di lui. Ovviamente è una parte dello studio, ma in realtà alla base di questo processo creativo molte volte c'è il cosiddetto "trial and error". Questa cosa, di provare e sbagliare, scoprendo cose nuove, è un modo di creare che sta alla base sia del mio processo creativo sia alla base di ciò che voglio insegnare ai miei studenti. Tutti i giorni imparo qualcosa di nuovo da loro e ci sono molti episodi che mi emozionano durante l'insegnamento. Però la cosa che voglio far passare loro è il concetto che sbagliare va bene, è così che si arriva a creare qualcosa di innovativo.
Sappiamo che all'inizio del suo percorso i suoi genitori erano preoccupati per la precarietà di questa carriera. Oggi che ha raggiunto il successo e la stabilità accademica, cosa direbbe alla Miki Yamamoto ventenne che lottava per imporre la propria voce?
Non credo di aver ancora raggiunto il successo, sia come mangaka che come ricercatrice. Non abbastanza per essere elogiata in questo modo. Tuttavia posso dire che mi piace tutto quello che faccio, sia i manga che la ricerca. Allo stesso modo però sento pressione in entrambi i campi. Quindi a volte mi viene da pensare che le persone che fanno questi mestieri, che sopportano tutta questa pressione, forse in fondo siano pazzi. Io comunque voglio percorrere entrambe queste strade dando sempre il massimo. Ciò che consiglierei alla Miki Yamamoto ventenne è innanzitutto di fare una lunga esperienza all'estero e studiare lingue estere. Mi pento di non averlo fatto, solo oggi mi rendo conto di quanto sia importante per innumerevoli motivi. È una cosa che consiglio sempre anche ai miei studenti.
Ann è un personaggio straordinario: vive in auto, rifiuta le convenzioni e non cerca l'approvazione di nessuno. Lei ha dichiarato che Ann è nata come uno "scudo emotivo" in un momento difficile della sua giovinezza. Oggi, a distanza di anni, che rapporto ha con lei? La considera ancora uno scudo o una vecchia amica che l'ha aiutata a crescere?
Ann è un personaggio molto importante per me e per il mio cammino come mangaka. Vorrei scrivere di altri personaggi femminili così forti come lei. Quando l'ho disegnata volevo incarnare in lei una denuncia contro tutte quelle pressioni sociali che andavano a ledere il genere femminile. Volevo una figura che potesse combattere queste cose. Questi problemi rimangono ancora. Ann ci fa capire che nonostante tutto possiamo continuare a vivere e combattere. Il mio rapporto con lei non è cambiato, perché questi ideali in me rimangono saldi nel cuore.
Sunny Sunny Ann! è ambientato in un'America on the road, molto cinematografica. Perché ha sentito il bisogno di ambientare questa storia di emancipazione così lontano dal Giappone? Pensa che la società giapponese di allora avrebbe "stretto" troppo un personaggio come Ann?
Sono assolutamente d'accordo con l'ultima parte della domanda. Ann si sarebbe sentita troppo stretta in una società come quella giapponese. Nonostante stia piano piano cambiando, soprattutto oggi rispetto a quando Ann è stata scritta, rimane una società in cui queste discriminazioni sono ancora molto presenti. Per me era impossibile che un personaggio come Ann esistesse in un panorama simile, sarebbe stato contradditorio. Ho deciso di allontanarla e ho scelto l'America. All'inizio volevo ambientarla in Giappone, ma non potevo farlo, ho dovuto cambiare lo scenario.
Nel manga si parla molto di corpo, di sesso e di bisogni primari in modo estremamente naturale, privo di malizia o di moralismi. È stato difficile proporre questo tipo di narrazione sul corpo femminile in una rivista di manga?
Io stessa all'inizio non volevo proporre Ann per una serializzazione su rivista proprio per questi dubbi. Dubbi che poi si sono rivelati reali. Quando l'ho proposto gli editori mi hanno fatto molte osservazioni su cui riflettere. Mi dicevano che tutte queste caratteristiche fisiche, come ad esempio i peli sotto le ascelle o sul pube, non erano idealmente belli sotto determinati canoni sociali. Io li disegnavo così e mi chiedevano se lo facessi apposta, se appositamente non disegnassi donne sexy dal punto di vista appunto canonico. Per me disegnare queste caratteristiche e determinati suoi comportamenti, come la sua reazione allo stupro, sono parte integrante del dramma che volevo creare e quindi sono contenta della mia scelta.
I lettori italiani festeggiano in questi giorni il debutto di How Are You? grazie a Coconino Press. Si tratta di un'opera che sembra speculare e opposta a Sunny Sunny Ann!. Se Ann sceglie deliberatamente la solitudine per essere libera, la protagonista di How Are You? si ritrova improvvisamente abbandonata dal marito, subendo il trauma dell'abbandono. Cosa l'ha spinta a esplorare l'altra faccia della medaglia della solitudine?
Proprio come avete detto voi sono due opere che hanno dei temi che vanno in netto contrasto. Ann ha una vita ideale, ma è una vita estrema, vivendo in macchina da sola. Una vita difficilmente realizzabile. Lisa invece, al contrario, vive una vita molto più realistica, ma in questa vita c'è una profonda tristezza. Questo dualismo tra realtà e idealismo è quello che ho cercato di dipingere in queste due opere. Per Lisa sembra che tutto vada bene, ma appena scompare suo marito le cose ovviamente diventano molto più tragiche. Quando ho scritto la sua storia mi sono ispirata anche al fatto che tra le persone della mia generazione ci siano sempre maggiori casi in cui si vive con un solo genitore, in particolare con una madre single, una vita che può essere comunque libera e degna.
In How Are You? la tragedia della moglie straniera rimasta sola non è raccontata in prima persona, ma attraverso gli occhi della giovane vicina di casa, una ragazzina delle medie. Perché ha scelto questo filtro? Cosa aggiunge lo sguardo parziale e confuso di un'adolescente a una vicenda così intima e dolorosa?
Quando ero piccola molte volte andavo a giocare nelle case di altri bambini del vicinato, facendo cose che a casa mia non erano permesse, come leggere manga o vedere determinati film. Questo mi ha fatto riflettere. Nonostante si viva tutti nello stesso quartiere è un po' come se questo fosse formato da tante piccole nazioni, ciascuna con le proprie regole. Da questo presupposto ho deciso di mostrare il dramma di Lisa attraverso gli occhi di una ragazzina del vicinato, non solo perché giovane, ma anche perché guarda questo dramma dall'esterno. Se noi avessimo visto tutto questo solo dagli occhi di Lisa sarebbe stato soltanto un dramma famigliare, invece in questo modo si può comprendere come un qualcosa che succede in una di queste piccole nazioni si può ripercuotere anche sulle nazioni limitrofe. Problemi sociali e problemi famigliari sono molto più vicini di quello che si possa pensare.
Questo libro ha avuto una genesi particolare: non è stato serializzato a capitoli su una rivista, ma è stato concepito direttamente come volume unico, richiedendole ben tre anni di lavoro. Come ha influito questa totale libertà editoriale (ma anche questa lunga solitudine creativa) sul ritmo visivo e sulla densità della storia? Se dovesse rivolgere oggi la domanda "How are you?" ai personaggi di questo libro, chi pensa che starebbe peggio?
Vista la doppia occupazione, di mangaka e di docente universitaria, non ho molto tempo. Ho scelto quindi di procedere ad un ritmo mio, personale, più rilassato, per produrre l'opera al meglio. Questo ha comportato molte correzioni e cambi in corso d'opera. Tuttavia proprio per questo credo che ne sia uscita un'opera personale e che scava a fondo in tutti i personaggi. Secondo me oggi è Natsumi il personaggio che soffre di più. Tutti noi abbiamo fatto cose che non avremmo voluto fare, o detto cose che non avremmo voluto dire, facendo del male ad altre persone. Lei però, nonostante la sua giovane età, alla fine dell'opera deve continuare a vivere con un senso di colpa che non le passerà mai.
C’è un contrasto affascinante tra la fuga dai legami di Sunny Sunny Ann!, la crisi familiare di How Are You? e la stabilità della coppia in attesa di un fragile equilibrio in Un figlio eccezionale. Come si specchia questa transizione artistica nella sua evoluzione personale come donna e come autrice?
Non scrivo queste opere cercando di replicare il mio vissuto, quindi non penso che queste storie vadano a sovrapporsi tanto con la mia esperienza personale. Tuttavia è vero che in tutte le mie opere tratto il tema della famiglia, in un modo o nell'altro. La famiglia è una relazione umana che hai sin da quando nasci, mentre la vita di coppia è qualcosa che scegli di avere. Qual è meglio e quale sia più vera? Non è una domanda a cui so rispondere. Tuttavia la famiglia che hai quando nasci ha un aspetto in sé più idealizzato. Quello che voglio trasmettere nelle mie opere è che nessuna di queste due tipologie di relazione è qualcosa a cui puoi affidarti al 100%. In queste tre storie voglio far capire che ogni relazione umana è diversa, e porta sia aspetti positivi che negativi.

In Un figlio eccezionale ha fatto una scelta radicale per il pubblico giapponese: il volume si legge da sinistra a destra, all'occidentale. Da dove nasce questa esigenza? È una scelta legata al ritmo visivo o a un desiderio di dialogare più strettamente con il mercato internazionale?
Questa mia scelta ha reso l'opera sicuramente più appetibile al pubblico estero. Una scelta che ho fatto appositamente. Non nel mondo del manga nello specifico, ma è vero che in Giappone, da sempre, a volte si scrive dall'alto verso il basso e a volte da sinistra verso destra in orizzontale. Questa cosa mi ha sempre affascinato come caratteristica della scrittura giapponese. Scrivere in orizzontale è una tecnica molto comune soprattutto nei libri illustrati, dedicati ai bambini. Perciò sperimentare anche in questo campo è una cosa che mi interessava molto e che ho deciso di fare. Questo è ciò che c'è dietro alla scelta di Un figlio eccezionale.
Sappiamo che ama molto gli autori occidentali. Cosa la affascina di più del modo europeo di fare graphic novel rispetto al formato classico del manga della grande distribuzione?
Mi affascina come nelle opere europee ci siano tanti stili di disegno e come questa scelta per un autore sia molto più libera e permessa dalle case editrici. In Giappone abbiamo dei formati più standardizzati se andiamo a comparare i due mondi. Quindi leggendo opere europee vado a sentire molto di più il cuore e l'anima dell'artista e questa è una cosa che mi ha sempre affascinato da quando leggo queste opere.
Lei ha raccontato che durante l'adolescenza ha sofferto molto per le aspettative di "femminilità" che la società le imponeva. Pensa che il fumetto sia stato per lei una forma di terapia personale, o lo vive anche come un atto politico per scardinare i ruoli sociali che vediamo un po’ ovunque nel Mondo?
Credo che entrambi questi desideri siano presenti nelle mie opere. Sia una terapia personale sia una denuncia sociale. Sicuramente però le mie opere non sono autobiografie, semplicemente ci inserisco al momento ciò che provo, sentimenti che sento, e questo le fa arricchire. Io ad esempio ho sempre avuto un problema con la mia voce, considerata un po' profonda rispetto alla femminilità richiesta o anche nei confronti della mia altezza, essendo più bassa della media. Queste cose mi infastidiscono e hanno alimentato molte delle tematiche che poi ho proposto nelle mie opere.
Per concludere: se un suo studente venisse da lei oggi dicendo di voler raccontare una storia intima, scomoda e fuori dagli schemi, qual è il primo consiglio che gli darebbe? E cosa dobbiamo aspettarci invece dal prossimo progetto di Miki Yamamoto?
Il messaggio che vorrei trasmettere è "siate coraggiosi". È ovvio che opere di questo genere saranno difficili da pubblicare e da proporre alle case editrici. Intraprendendo questa strada si incontreranno molte difficoltà. Tuttavia c'è un valore nel farlo, per cui ripeto "siate coraggiosi". Questo direi agli studenti. Riguardo alla mia prossima opera non ho ancora avuto modo di pensare. A Marzo 2027 uscirà una ricerca alla quale ho dedicato molti dei miei sforzi degli ultimi mesi. Quando questo lavoro sarà terminato voglio tornare a scrivere manga. Non ho ancora un'idea chiara sul mio prossimo progetto ma sicuramente tornerò.
La ringrazio di nuovo moltissimo per questa bellissima e interessante chiacchierata. Le rinnovo nuovamente la nostra stima per il suo lavoro e, personalmente, sono molto curioso di leggere le sue prossime opere, sperando che Coconino continui a portarle in Italia. Grazie di nuovo e buona fortuna per il suo futuro.
Grazie a tutti voi.
Vi alleghiamo alcune immagini della mostra dedicata alla sensei Yamamoto durante la Coconino Fest.