God87
Per l'anime
Hades Project Zeorymer
Serie OAV di genere Mecha/Fantascienza
Episodi Visti: 4 su 4 ---
Voto: 5 Il Tekkoryu è una malvagia organizzazione criminale dotata di avveniristiche tecnologie, che le hanno permesso di costruire otto potentissimi mecha con cui minaccia il mondo. Il suo scopo è ovviamente di conquistarlo, ma un avvenimento inaspettato rovinerà i piani: uno dei suoi generali tradirà, fuggendo e portando con sé lo Zeorymer, una delle divinità meccaniche più potenti. Ovviamente il mecha trafugato si rivelerà essere l'ultima carta rimasta all'umanità per proteggersi dalla minaccia, e toccherà ai giovani protagonisti Masato e Miku pilotarlo.
Io apprezzo e premio spesso la volontà, nel caso di trasposizioni animate, di scrivere storie inedite basate solo lontanamente sulle idee e sui personaggi dell'originale: perché è opera di ingegno, perché i due media dovrebbero idealmente rimanere sempre separati, e perché di carta carbone spesso e volentieri ne facciamo a meno. "Zeorymer" appartiene certamente a questa categoria, miniserie di quattro episodi che, dai miseri due volumi del 1983 scritti da un giovane Takaya Yoshiki (futuro autore del celebre "Guyver") sotto pseudonimo, riprende i due eroi principali e il robottone protagonista inserendoli in una trama completamente riscritta per l'occasione, sopprimendone i tratti erotici ("Zeorymer" era serializzato su Lemon People, rivista per adulti) e rivoluzionando completamente il mecha design ingenuo per adattarlo alla concezione sborona "dangaiana" di studio AIC.
Una trama, la sua, classicissima e banale, ma che almeno reca in sé un inaspettato numero di elementi di originalità che, se non lo salvano da un giudizio mediocre, almeno impediscono di infierire eccessivamente. Nonostante sia estremamente sbrigativo, "Zeorymer" gode di notevoli intuizioni narrative: villain deboli ed emotivi, un protagonista carogna, una coprotagonista la cui utilità al funzionamento del mecha è incredibilmente grottesco e politicamente scorretto, e infine un colpo di scena d'effetto concernente l'identità del "traditore" della Tekkoryu. Idee interessanti, purtroppo sprecate in una miniserie che ha troppo poco spazio per sviluppare il suo potenziale.
Il maggior problema è in effetti la velocità con cui dispiega la densa trama, densa non per chissà quale intreccio intricato ma per l'alto numero di nemici (ben sette) ideati come carne da macello, con conseguente, inutile tentativo di dare loro personalità. Il risultato è un fallimento: gli uomini del Tekkoryu parlano molto, ma il loro contributo alla "caratterizzazione" si esaurisce con sguardi da cattivo e passati oscuri così telefonati da non riuscire a comunicare emozioni, neanche in quei momenti drammatici che effettivamente, con un po' più di spazio, avrebbero potuto lasciare il segno. Stessa solfa per i due eroi, figure potenzialmente tragiche (contando quei colpi di scena già accennati), ma che in soli quattro episodi non emergono e rimangono glaciali visto che lo spazio è usato quasi interamente per tentare di approfondire futilmente i villain.
L'aspetto tecnico e visivo, di buon livello, rappresenta solo un'altra delusione per un prodotto simpatico ma insufficientemente realizzato. Se i disegni di Kikuchi ricordano molto l'Hirano di Iczer-3, il mecha, come accennato, deve moltissima influenza ai strepitosi modelli di Obari e Kawamori per il sempre mitico Dangaio, con questo esercito di otto mecha dal corpo possente e la testa piccola e angolata. Discontinue infine le animazioni: discrete nei momenti di stanca e fluide nelle mazzate robotiche. Ulteriore grasso che cola da una portata fredda.
