Rumiko
Per l'anime
Monster Rancher
Serie TV di genere Avventura/Azione/Commedia/Soprannaturale
Episodi Visti: 43 su 48 ---
Voto: 8 Era il 2001, il nuovo millennio di era aperto. Di lì a pochi mesi si sarebbe verificato un tragico evento - l'attentato alle Torri Gemelle - che avrebbe scosso violentemente il mondo e forse l'avrebbe cambiato per sempre.
Nel frattempo, in Italia, sulla scorta del successo di ben due serie che avevano come protagonisti dei "mostri" amici dei bambini (Pokémon e Digimon), faceva la sua comparsa nel palinsesto pomeridiano di Rai 2 "Monster Rancher", anime basato sul famoso videogioco omonimo. Nella versione originale, esso consta di una sola serie di 73 episodi, mentre in Italia troviamo due serie, la prima da 48 episodi, la seconda da 25. Copia conforme delle due serie animate precedenti? Assolutamente no: "Monster Rancher" è un'opera del tutto originale, che si discosta per molti aspetti dagli altri anime sui "monsters" e in questa recensione proverò a spiegare perché.
Ma procediamo con ordine. Innanzitutto, la trama.
La storia ruota attorno alle vicende di Genki Sakura, giovane ragazzino che finisce catapultato nel mondo di Monster Rancher non appena gioca a un videogame vinto a un torneo. Tale mondo è messo in pericolo da un cattivo di nome Moo e dai suoi scagnozzi. Compito del nostro protagonista sarà salvare i suoi abitanti (i monsters del titolo, appunto) trovando la leggendaria Fenice, l'unico monster in grado di sconfiggere il temibile Master Moo.
In questo verrà aiutato da un fido mostro di nome Mocci, da Holly, una ragazza che cerca la Fenice e suo padre, da Suezo, mostro amico di Holly, e da tutta una serie di personaggi che si paleseranno mano a mano con il prosieguo della serie.
Dicevo, "Monster Rancher" non è un anime uguale a quelli del genere "mostri tascabili". In quest'opera, infatti, forse persino più che in "Digimon Adventure", è presente una profondità basata sulla maturazione psicologica dei personaggi che è del tutto assente nei Pokémon. Tutto questo si rende evidente anche nel tono più cupo e dark della serie. Per esempio, in "Monster Rancher" si parla esplicitamente di morte dei monsters (anche se il trapasso consiste nella trasformazione in un "disco" e comunque c'è possibilità di resurrezione), in contrasto con lo stile scanzonato tipico del genere. Anche la vicenda di Holly, che si chiarirà nel corso della serie, non è esattamente il massimo dell'allegria.
I personaggi, inoltre, sono caratterizzati abbastanza bene. Non sono vuoti stereotipi, piatti archetipi senz'anima, ma veri e propri well-round characters, che permettono anche a un pubblico adulto - o comunque non proprio fanciullesco - di apprezzarli.
Per quanto riguarda il doppiaggio, invece, questo risulta un po' scarno. Nel senso che i doppiatori italiani sono di massimo rispetto (Monica Ward, Andrea Ward, Edoardo Nordio, ecc.), ma sono pochi. Nel senso che un doppiatore si trova a interpretare più personaggi (ad esempio, Holly e Genki sono entrambi doppiati da Monica Ward) e questo toglie un certo smalto al risultato finale. Questo senza comunque dimenticare che il lavoro dei fratelli Ward nell'interpretare due personaggi diversi a testa è eccezionale e degno del massimo rispetto.
I disegni non sono male. Chiariamo subito che il livello non è altissimo per quanto riguarda i due esseri umani della serie. Lo stile è molto tondeggiante, scarsamente attento ai dettagli fisici e tutto sommato sempliciotto. Questo però non è necessariamente un male: diventa assai utile nei momenti in cui bisogna conferire dolcezza e comicità ai due protagonisti. Inoltre, bisogna tenere presente che la serie non ha pretese altissime.
Migliora tutto, al contrario, se si parla dei "monster". In questo caso ci troviamo su livelli molto più alti, basta guardare, a mo' di esempio, la foto di Pixie nella pagina introduttiva a quest'anime - è il mostro con i capelli rossi e con un aspetto antropomorfo.
Altro fiore all'occhiello sono le musiche. In particolare, l'opening italiana (che poi è uguale all'ending) è una delle migliori nella storia degli anime. Molto apprezzata sia dai fan sia dai fruitori di cartoni animati in generale, colpisce lo spettatore che si sorprenderà a canticchiarla continuamente.
L'unica grande pecca di "Monster Rancher" è la mancata trasmissione in Italia di 5 episodi, corrispondenti alla conclusione proprio di questa prima serie. Nonostante non siano fondamentali per capire la trama, perché si collocano dopo lo scontro finale tra la Fenice e Master Moo, tolgono moltissimo alla bellezza e alla profondità dell'opera, arricchendo molto una fine che altrimenti non risulta originalissima.
Tirando le somme, assegno convintamente un otto pieno. Lo consiglio vivamente, soprattutto a chi, come me, ha apprezzato i Digimon. "Monster Rancher" è un mix di fantasy e azione, di avventura e maturazione personale, con qualche sorpresa che non delude lo spettatore, un cult per una generazione, una valida scelta per quelle future.
