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Omohide Poro Poro
Locandina Omohide Poro Poro

Titolo Originale: Omohide Poro Poro
Titolo Inglese: Only Yesterday
Formato: Film
Anno: 1991
Episodi: 1
Disponibilità: Fansub
Valutazione: 9,083 (media 9,500, basata su 20 recensioni)
Opinioni episodi: 2 Episodi promossi 0 Episodi rimandati 0 Episodi bocciati
Genere: Drammatico, Sentimentale
Siti Consigliati: Anidb
Nazionalità: Giappone
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Nelle liste come: 2 in visione, 65 completato, 1 in pausa, 1 da rivedere, 64 da vedere.
Tags: Omohide poro poro
Immagini: 19 (by Zooropa)

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Omohide Poro Poro 9,083 out of 10 based on 20 ratings. 20 user reviews.

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SeiyaJJ
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

“Dicono che l’amore sia un fiume che trascina le tenere canne.
Dicono che l’amore sia una lama che taglia l’anima in pezzi.
Dicono che l’amore sia fame, un doloroso bisogno senza fine.
Io dico che l’amore è un fiore e che tu sei il seme”



Lungometraggio prodotto dallo Studio Ghibli e da Hayao Miyazaki, “Omohide Poro Poro” (lett. Pioggia di ricordi, Ricordi goccia a goccia) è un’opera diretta dal regista Isao Takahata.

Datato 1991, ed ancora inedito in Italia, il film prende spunto dall’omonimo manga della coppia Okamoto-Tone (anch’esso inedito). Di grande ispirazione per Takahata, questa poco conosciuta opera cartacea ha generato l’idea di un riadattamento animato che, pur non stravolgendo la trama di base, ne amplia il raggio conferendo alla storia intera una componente onirica di centrale rilevanza.
Il titolo di quest’opera è oggetto di svariate traduzioni, più o meno corrette, io personalmente lo traduco italianizzandolo “Gocce di memoria” (anche per via di una celebre canzone di Giorgia), ma il giorno in cui questo film arriverà nello stivale, ne sapremo di più. In ogni caso, la traduzione ufficiale internazionale è “Only Yesterday” (volendo, in Italia abbiamo una canzone anche su questo titolo).

Gocce di memoria, narra le vicende di una ragazza, di nome Taeko che decide di prendersi una pausa dal lavoro e dalla vita di città, trasferendosi per un po’ in campagna, nei luoghi della sua infanzia. Il passaggio da Tokyo a Yamagata è così netto che la protagonista inizia a ricordare con estrema precisione tutti gli eventi della sua vita da ragazzina, ai tempi in cui frequentava la quinta elementare.
Da questo momento in poi, il passato ed il presente diventano due treni che viaggiano su binari paralleli, allo spettatore non resta che scoprire se mai si incontreranno. I flashback di Taeko ci catapultano nel Giappone degli anni ’60, dove l’influenza dell’Occidente è ai primordi, ed il valore della famiglia (decisamente patriarcale) e dell’onore, sono quanto mai tangibili. La Taeko del presente, invece, vive negli anni ’80, lavora in un’azienda in cui computer, calcolatori, fax e telefoni fungono da immagine alla colonna sonora urbana, rappresentata dal rumore del traffico, dalle voci della gente, dalla frenesia di una metropoli che ha da tempo messo via la semplicità della vita.
Perdendoci nei ricordi di Taeko, cullati da sentimentali melodie, ben presto scopriamo dell’infanzia della protagonista. Taeko è l’ultima di tre sorelle, che vivono in casa con lei, i genitori e la nonna. Dal carattere vispo e dalla sfrenata curiosità nei confronti del mondo, Taeko sogna ad occhi aperti e si emoziona per la minima novità. Esempio lampante è la sua gioia nel visitare le terme nel periodo estivo, o il suo sconcerto di fronte all’ananas (frutto tropicale non di uso comune nel Giappone degli anni sessanta).
Quando ritorniamo al presente, notiamo i cambiamenti di Taeko, la sua volontà di vivere la vita nella semplicità, nei valori che vede ormai perduti e che grazie al lavoro nei campi, spera di ritrovare.
In campagna si adopera per produrre cartamo (pianta simile allo zafferano) e riscopre la genuinità dell’agricoltura biologica, grazie alla figura naif di Toshio, un ragazzo dai sani principi e dalla spiccata forza di volontà. Toshio instillerà in Taeko il seme dell’amore, quello verso la natura, verso il prossimo e verso sé stessi. I due personaggi si guideranno l’un l’altro verso l’abbandono di ogni rimpianto e nel raggiungimento di un radioso futuro.

A fare da sfondo alla storia, delle magnifiche animazioni dallo stile dettagliato ed etereo. La precisione e la minuziosità del disegno si sposa in maniera perfetta con la narrazione e con la visione neo-realista del regista. La dicotomia della vita di Taeko è sapientemente illustrata attraverso gli acquerelli della gioventù e dalle tinte accese della maturità, in un’atmosfera campestre che sa rendere gioiosa anche la pioggia.

Paragonabile ad opere della letteratura verghiana, o balzachiana, Gocce di Memoria è un racconto dal sapore agrodolce, uno spaccato di storia giapponese, un ritratto di due epoche ormai passate, ma che ciò nonostante risultano ancora strettamente legate ai tempi moderni.
La canzone della vita ha la ritmica di uno stornello triste, allegro, popolare, puro e colmo di speranza.

Voto 10, da vivere!



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imedith
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Innanzitutto trovo la traduzione letterale del titolo “Ricordi a goccioloni” molto più significativa ed evocativa della infedelissima trasposizione inglese “Only yesterday”: perché banalizzare un titolo che è invece ricco di fascino, di originalità e che rispecchia perfettamente, in maniera metaforica ovviamente, il dispiegarsi della trama? Il filo conduttore è quello della protagonista che si ritrova, nel suo viaggio di vacanza, a ricordare e rivivere la se stessa delle elementari in tanti episodi più o meno significativi della sua infanzia. Il viaggio è la madeleine che risveglia una pioggia improvvisa di ricordi sopiti, ognuno dei quali è "un gocciolone", appunto, che bagna la protagonista volente o nolente: le scivola addosso, la inonda di sensazioni ancora vive, ancora attuali, ancora significative, e poi passa via veloce, lasciandola lì traballante d'emozione e già raggiunta da un altro gocciolone. Non è la solita trama lineare, il passato che si ricostruisce "goccia dopo goccia" seguendo il filo cronologico della crescita, no, sono proprio goccioloni pescati a caso da un'unica se stessa di 10 anni. Se volessi rendere l'idea di come si dispiega la trama in maniera figurativa, questi ricordi non potrebbero costituirsi né come scala che porta verso una meta in divenire, né come puzzle che necessita di tutti i pezzi insieme incastrati a perfezione secondo un ordine prestabilito per avere senso: è piuttosto un mosaico, in cui ogni tessera è bella e colorata per conto proprio, sagomata in quadratini che si possono affiancare in qualsiasi maniera senza combinazioni prestabilite per dare vita a un insieme di bell'effetto, non per forza di senso compiuto. Non ricostruzione di un puzzle previsto, insomma, ma costruzione tutta nuova di un bel disegno inaspettato. La protagonista non è il risultato e il punto di arrivo di una serie di episodi che ne hanno influenzato il carattere in un rapporto di causa ed effetto (che tanto amano gli psicologi occidentali e le autrici di certi shojo), i suoi ricordi non sono vincolanti, non la portano ad un'unica scelta possibile (che in un film ottimista sarebbe l'eroico riscatto, in un film molto pessimista lo scatto disperato di morte).
Lei a un certo punto, per cause esterne, decide di ridisegnarsi, mettersi in gioco ricollocando a proprio piacimento e secondo la necessità le tesserine di mosaico/goccioloni raccolti mano mano. Il suo passato non ci viene presentato dal regista per capire come e perché è diventata ciò che è. Qui funziona tutto al contrario: i ricordi sono il punto di partenza per una ri-costruzione volontaria e consapevole di ciò che lei vuole essere, vuole diventare o, per lo meno, non vuole essere più. È lei che disegna il proprio mosaico stabilendo dove piazzare le tessere una volta che il gocciolone ne ha portato alla luce una. Il passato non è vincolo o condanna, ma nuova opportunità per comprendersi e indagare se stessa.

Il ritratto che fa Takahata di questa ragazza una volta bambina, è realistico e sincero. Lei è una ragazza come potrebbe esserlo chiunque, una ragazza del tutto incapace di incarnare i valori sinceri e incorruttibili delle eroine per esempio miyazakiane, una ragazza normale con i suoi pregi e i suoi difetti, con una storia che non ha nulla di eclatante, composta da piccoli episodi di vita fra i più banali (come la grande aspettativa per un frutto mai gustato prima o il capriccio per avere un oggetto nuovo). Una persona reale, inserita in un contesto normalissimo, che soffre, gioisce e ricorda come ciascuno di noi, e prova paure che non sarà né la prima né l'ultima a sentire. Una bambina e poi una donna con i suoi lati lucenti e i suoi lati oscuri, con i suoi aspetti dolci e quelli detestabili. La perfezione dei protagonisti dei mondi di Miyazaki è qui molto lontana, e di magico o fantastico non c’è assolutamente nulla se non l’atmosfera da “fiato sospeso” che il regista riesce a creare. Ma come farlo con tante… banalità? A leggere una trama così semplice, senza colpi di scena, mostri, misteri o inseguimenti, parrebbe tutto piatto e noioso. La quotidianità, solitamente, non si addice alle storie da raccontare. Si racconta qualcosa di eclatante, normalmente, di molto drammatico o di molto comico, minacce alla Terra, amori impossibili, grandi scontri, malattie, sorprendenti arti magiche, mondi fantastici, animali parlanti… Ma come fa invece Takahata a tenere sempre desta l’attenzione, a far scorrere i minuti velocemente, a trattenere i nostri occhi incollati alla pellicola e desiderosi di goderne ancora per ben 2 lunghe ore?

Se c’è un aspetto di questo film e del suo regista che mi ha affascinata, è proprio la capacità di trasformare la quotidianità in evento cinematografico. In tanti possono essere capaci di creare storie fantastiche di grande suspance. Ma soltanto dei veri maestri, a mio avviso, sono in grado di trasformare il reale, l’abituale e quindi quasi banale o scontato, in elemento di attrazione. Takahata lo fa in questa pellicola con grande maestria, sublimando in atmosfere significative anche l’episodio in apparenza più trascurabile. Certo l’attenzione per i piccoli particolari, la cura nel disegno, nell’animazione e l’uso attento delle musiche per sottolineare e costruire anche sonoramente i momenti, non solo per accompagnarli, giocano un ruolo fondamentale nella riuscita del film. Non nascondo che ad alcuni potrà sembrare lento, anche un po’ troppo, se sono abituati al cinema d’azione in cui deve per forza succedere qualcosa, un colpo di scena, una grande svolta finale. Ma per chi come me ama le cose semplici, persone a cui piace gustare i dettagli e assaporare i secondi su cui la cinepresa indugia un po’ di più, e che considera le espressioni (anche se di cartone animato) rappresentative quanto e anche più delle parole, un film come questo non può far altro che deliziare. La visione diventa un vero solluchero di sensazioni, di brividi, di sorrisi, in un coinvolgimento totale della parte più delicata e sensibile dello spirito. La conclusione, contaminata da una metafora visiva geniale e azzeccatissima, è il giusto coronamento di un’opera di grande spessore, a livello narrativo, strutturale e intellettuale.

Se volessimo pensare a questo film banalmente come un viaggio alla riscoperta dell’infanzia, oppure alla riscoperta della natura, credo che saremmo fuori strada. L'infanzia è reale e non c'è nulla di nostalgico da riscoprire, ma soltanto il ricordo frammentario di una se stessa a volte anche capricciosa e ipocrita che sa molto poco di rimpianto. E così non è neanche un viaggio di riscoperta della natura, anche nel film viene detto chiaramente dal protagonista “tutto il paesaggio che vedi è così perché costruito dall'uomo, di naturale non c'è nulla": l'uomo e la sua volontà sono la forza motrice al centro del film, la protagonista non riscopre "la natura" nel senso bucolico del termine, ma riscopre i gesti rituali e atavici della ruralità, la dipendenza per la sopravvivenza data dal lavoro fisico e manuale in cui la natura e gli eventi atmosferici sono talvolta amici e talvolta nemici, dunque la tenacia e la grande forza d'animo, oltre che fisica, delle persone che la lavorano. Direi piuttosto che tanto l'infanzia quanto la ruralità sono espedienti narrativi e indizi ben congegnati per portarci fino al culmine della narrazione: l'atto della scelta compiuta, come atto di adultità (presa in carico di responsabilità), come atto di umiltà (non si diventerà mai perfetti, ma l'importante è ammettere i propri difetti e rendesi conto delle proprie mancanze), come atto di speranza (andando controcorrente rispetto al senso comune), come atto di volontà forte. L’incontro con la sua controparte maschile e la presa di coscienza di un aspetto di sé che la accompagna fin da bambina e non ha mai avuto il coraggio di rimuovere o mettere in discussione sono il nodo da sciogliere per comprendere il vero senso del film: un amore guardato dalla prospettiva molto giapponese di “presa in custodia” della donna da parte dell’uomo e la forza in questo senso di affrontarsi nei propri lati più oscuri. Senza dispiego di lacrime e baci per addolcire e commuovere, ma con la solidità di un racconto oggettivo, da un punto di vista esterno e costruito sapientemente su un filo invisibile fino all’ultimo momento, che vi gira tutto intorno.

Takahata possiede l’indiscutibile abilità di prendere lo spettatore e portarlo dentro allo schermo, dentro al suo film, perché dipinge un mondo talmente reale che uno qualunque fra noi potrebbe esserne protagonista. Non suscita meraviglia, ma immedesimazione e forte empatia e così riesce a farci sospirare, mettere in ansia o rasserenarci fianco a fianco con i suoi personaggi. Takahata abbraccia, culla, accompagna. In questo caso, poi, Takahata sprigiona un’energia di vita sorprendente, una volontà di vivere, mettersi in gioco e affrontare se stessi, i propri difetti e le proprie paure che lascia un messaggio forte e positivo allo spettatore. Bisogna affrontarsi a un certo punto, ci dice il regista, non si può fuggire in eterno da sé, dalle proprie responsabilità e dal proprio passato, perché è una fuga inutile che prima o poi dovrà finire e che non porta da nessuna parte.
Non è incredibile trovare tutto questo in una storia che ci parla di piccoli episodi quotidiani accaduti a una bambina di 10 anni? Non sarebbe incredibile trovare tutto questo nelle nostre storie fatte di piccoli episodi quotidiani che ci accadono ogni giorno? Homo faber fortunae suae.




Fagiana
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Guai a chi considera Takahata un regista di prodotti puerili solo perché ha sentito il suo nome associato a opere come Heidi, serie TV da tanto tempo relegata, almeno in Italia, a prodotto d'intrattenimento del pomeriggio di Italia 1. Guai a chi pensa che un film debba considerarsi memorabile perché complesso nella sua struttura, o portatore di temi "scottanti", o gratuitamente spettacolare. Chi ha visto "Una Tomba per le Lucciole" sa cosa voglio dire: a Isao Takahata, membro fondatore dello studio Ghibli assieme ad Hayao Miyazaki, tutti questi orpelli non servono.

Questo meraviglioso "Omohide Poro Poro" è l'opera più matura e completa che il grande regista abbia prodotto finora, secondo me ancora più di "Una Tomba per le Lucciole", visto che quest'ultimo presenta qualche lieve inghippo nella narrazione, che forse lo rende un po' pesante.
"Only Yesterday", questo il titolo internazionale di Omohide, con semplicità e linearità, ci porta dinanzi ad un argomento che di certo ci è familiare: i ricordi d'infanzia. La vicenda è costellata di flashback che mostrano l'infanzia della protagonista Taeko, ma la differenza tra passato e presente non è netta: la narrazione può essere assimilata ad un lungo flusso di coscienza, in cui gli elementi a prima vista anche meno importanti della pre-adolescenza di Taeko riaffiorano "goccia a goccia", mettendola nella condizione di chiedersi quale sia la loro influenza nella sua vita da nubile vicina ai trent'anni, e se ci sia bisogno da parte sua di riconciliare una volta per tutte i sogni dell'infanzia con la realtà dell'età adulta. Il contrasto tra queste due realtà, le nostalgiche memorie di un'infanzia che sta per diventare adolescenza e la maturità che ormai sembra non avere nuove strade da percorrere è resa in maniera molto efficace dai cambi d'atmosfera nel film: basta poco per ritrovarsi dall'iperrealismo e dalla minuziosa rappresentazione delle ambientazioni un cui si muove la Taeko ventisettenne, ai toni più sognati ed "emozionali" della Taeko bambina.

Una cosa che mi ha particolarmente colpito è la realizzazione: lo Studio Ghibli ha sempre avuto uno standard qualitativo alto per quanto riguarda i disegni e le animazioni, ma secondo me ultimamente ha perso qualche colpo, come si può osservare in "Ponyo" o in "Terramare". Omohide Poro Poro invece è realizzato così magnificamente che batte persino le produzioni moderne dello studio: grande pulizia del tratto, character design realistico e morbido, paesaggi da sogno e quant'altro... Un risultato sopraffino, che trova la sua miglior espressione nelle ambientazioni cittadine dei flashback, che più che i fondali di un anime sembrano tenui quadri di acquerello. L'unica cosa che mi ha lasciato un po' perplesso è che la Taeko adulta sembra molto più vecchia di quanto sia in realtà, forse perché quando sorride le compaiono due fossette molto evidenti sulle guance.

In conclusione, questo è uno dei prodotti più belli e inossidabili che lo Studio Ghibli e Takahata ci abbiano offerto finora, l'opera simbolo dello stile di un grande dell'animazione giapponese, che ha avuto il merito di fondare, assieme al suo altrettanto sbalorditivo allievo Miyazaki, una delle case di animazione più serie e talentuose di sempre. Inimitabile.




deathmetalsoul
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

A volte, ma molto raramente, non c'è bisogno di azione, fantasia, fantascienza, humor, horror e quant'altro per attirare l'attenzione di una persona. Un semplice racconto della vita di una persona infatti può dire molto di più, e contrariamente a quanto si possa pensare, senza annoiare nemmeno dopo due ore. E' questo il caso di Omohide Poro Poro, capolavoro assoluto di Isao Takahata e dello studio Ghibli del 1991.
L'originalità di questo film gli ha permesso di avere moltissimo successo e, aggiungo, pienamente meritato.
Dal titolo da noi tradotto, ricordi goccia a goccia, si può intuire qualcosa, infatti il prodotto è in qualche modo incentrato sui ricordi. Ma andiamo per ordine...

La protagonista è una giovane impiegata giapponese, una semplice donna, e già ciò non è stato spesso trattato in un anime. La suddetta, non ha nessuna avventura particolare, se non un'"avventura nei suoi ricordi". Andata in vacanza in campagna a dar man forte ad alcuni parenti per la coltivazione di prodotti caratteristici, vivrà tra la realtà ed i suoi ricordi riscoprendo vecchie emozioni e trovando nuovi sentimenti nelle stesse che ora possono cambiargli la vita. La riflessione della giovane donna, Taeko, le serve per aiutarla a capire se durante questi anni essa sia divenuta o meno quello che voleva divenire, e se nella sua vita quotidiana stia facendo le scelte giuste che la porteranno a divenire una normale ed equilibrata donna giapponese.

Tutto ciò è davvero molto bello poiché sono messe bene in evidenza le condizioni di una famiglia del Giappone degli anni '60 e '80, i ruoli dei membri della famiglia, la condizione e i doveri della donna, nonché i valori per le diverse persone, delle istituzioni scolastiche ecc.
Troviamo in maniera molto approfondita i momenti normalissimi della vita di una persona ed è come se mettessimo in un anime la nostra stessa vita, comprese le situazioni quotidiane, che mai avrei pensato di trovare descritte cosi dettagliatamente in un'anime, e che una volta trovate non mi sono per nulla dispiaciute.
I ricordi che si fondono col presente, mettono la nostra protagonista dinanzi alle scelte importanti della vita, scelte che anche noi potremmo compiere.
Detto ciò non è necessario parlare della realizzazione tecnica poiché lo studio Ghibli non sbaglia mai un colpo e rende sempre eccelso ogni particolare, qui forse si supera quindi...
Un unico appunto è per la colonna sonora, davvero bella e originale, che unisce temi propri con musiche popolari.
Sento il dovere di consigliare questo film davvero a tutti, aggiungendo che sarebbe quasi d'obbligo la visione per qualcuno che si ritiene fan dell'animazione. Quindi, non appena vi sentirete pronti ad una nuova esperienza, non fatevi sfuggire questo stupendo capolavoro.




kitaniano
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Grande cinema ! "Omohide poro poro" è uno di quei lungometraggi da far vedere a chi considera l'animazione un genere di serie B, puro intrattenimento riservato ai bambini. Peccato che da noi sia misconosciuto.
Un anime che è un viaggio, quello della protagonista Taeko, dalla città alla campagna, dal lavoro terziario a quello primario, a contatto con la terra, la natura. Ma soprattutto un viaggio dentro se stessa, accompagnata dalla sua immagine da bambina, dai ricordi importanti o banali. Infatti il film si svolge su due linee temporali: il presente e il passato di Taeko quando aveva dieci anni. E nel descrivere questi ricordi "goccia a goccia" il film dà il suo meglio. Eccezionale per esempio la rappresentazione della vita in famiglia che mette in luce una società tradizionale (la parte dei ricordi si riferisce agli anni Sessanta), con una madre in posizione subordinata rispetto al padre, mostrato sempre indifferente, intento a leggere il giornale e fumare. Concordo con chi ha già sottolineato che il finale forse pecca un po' di prevedibilità. Un finale più "amaro" sarebbe stato secondo me perfetto. Ma nulla o quasi toglie a questo capolavoro, anche perché la canzone con la quale si conclude è davvero magnifica.




Eretria90
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 9

Volendo farmi una cultura sui prodotti dello Studio Ghibli, ho scovato sotto suggerimento Omohide Poro Poro. Del 1991, sotto la regia di Isao Takahata, questo è il sesto film del più famoso studio cinematografico d'animazione. Pur essendo una delle sue opere dal contenuto più maturo e realistico purtroppo non ci è giunta in Italia (la cui traduzione letterale del titolo sarebbe stata Ricordi goccia a goccia).
La storia narrata da Taeko, una donna vicina alla trentina, è quella di un particolare periodo della sua infanzia in cui si è sentita una "crisalide" che si prepara a uno stadio di vita successivo.

La Taeko delle elementari è una ragazzina alle prese con i piccoli problemi della sua età. I capricci e i desideri tipici della fanciullezza pian piano si scontrano con la dura realtà, e si comincia con il fare i conto con i dubbi e i pensieri tipici di una bimba di 10 anni; sia che si tratti del cambiamento del proprio corpo o del rapporto con i compagni di scuola, sia che si parli delle liti con la famiglia per le proprie aspirazioni e per le proprie debolezze.
Durante questi flashback abbiamo modo di constatare quanto la protagonista in età adulta sia cambiata, ma allo stesso tempo quanto alcuni di quegli antichi sentimenti siano vivi in lei. Viene da domandarsi se Taeko-ventisettenne si aggrappi ancora alla sua sé bambina, per evitare di trasformarsi ancora, di dovere fare nuovamente i conti con la farfalla dentro di sé e passare a uno stadio seguente. Apportare cambiamenti e deviare il proprio percorso: queste non sono mai scelte facili e senza pensieri, ed è proprio ciò che ci viene mostrato.

La trama è ricca di spunti di riflessione. Personalmente ho apprezzato lo sguardo che viene gettato sulla musica, sulla moda e sugli eventi che hanno caratterizzato gli anni a cavallo tra il 1960-1970. La voce narrante della protagonista fa accorgimenti culturali e comportamentali di un Giappone in continuo cambiamento. Alcuni di tali accorgimenti li ho potuti riscontrare nel romanzo di Haruki Murakami, "Norwegian Wood", e ciò mi ha portato a osservare quanto la regia non abbia lavorato a questa storia su un unico versante, e non abbia messo da parte quella che è un'ottima caratterizzazione storico-culturale come sfondo. Tant'è vero che le musiche adottate sono un tuffo nel passato della storia della musica. Possiamo ascoltare le canzoni internazionali dei Beatles e persino un pezzo popolare italiano!

A render maggiormente onore a "Omohide Poro Poro" non manca il buon comparto grafico. Il chara è molto simile a quello che ci verrà costantemente propinato dallo staff dello Studio Ghibli. Ma, essendo agli albori, le figure hanno una certa personalità che li distingue. I colori sono chiari e opachi, e, azzarderei dire, adatti all'epoca datata in cui ha luogo la storia.
Insomma, sto parlando di un film che ha tutte le carte in regola per tenervi incollati allo schermo, senza l'ansia che si tratti di un lungometraggio troppo lungo e dispersivo; stavolta le due ore sono intense e quindi giustificate. Il tema della storia è concreto, per cui mi è sembrato di rivivere le medesime esperienze della mia infanzia. Allo stesso tempo si prova a fare una lunga boccata d'aria insieme a Taeko adulta, che respira aria di campagna, pura e serena.




giorgio13
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Taeko Okajima, una donna sulla trentina, fa l’impiegata presso una grande azienda giapponese. Non è sposata né ha fidanzati, con molto rammarico della madre. Decide di prendersi una breve vacanza e seguire l’istinto di tornare nei luoghi della sua infanzia per lavorare, durante le ferie, nell’azienda agricola dei genitori del cognato, che produce zafferano.
Durante il viaggio in treno e durante la permanenza in campagna sarà “accompagnata” dal suo passato, precisamente dai ricordi di quando aveva dieci anni.

A quel tempo ella frequentava la quinta elementare: la sua vita scolastica viene presentata in maniera diretta attraverso i brutti voti, la cotta per un ragazzino molto bravo a giocare a baseball, il primo approccio con l’età adulta quando le viene spiegato cosa sono le mestruazioni, i dispetti che le venivano fatti da un suo compagno di banco… quindi un insieme apparentemente disordinato di piccoli piaceri e dispiaceri.

Viene mostrata anche la sua vita privata: la sua famiglia è composta da madre, padre, nonna e due sorelle più grandi; una scena molto particolare è quella dell’ananas: all’inizio nessuno sa come tagliarlo, e poi quando finalmente si riesce a prepararlo, tutti rimangono delusi nell’assaggiarlo, perché avevano grandi aspettative verso un frutto esotico (e quindi costoso) come quello.
Il padre è sempre intento a leggere il giornale e a fumare, scambia pochissime parole con i familiari, si rivolge agli altri con tono autoritario e con monosillabi; è la figura del classico padre di famiglia che con il suo lavoro sfama tutti quanti.
La madre è anch’essa associabile alla figura antica e classica di “angelo del focolare”: fa la casalinga, quindi si occupa a tempo pieno della famiglia, e come il marito, parla poco.
I pasti sono ravvivati dalle due sorelle liceali di Taeko, e spesso la prendono in giro.
Da piccola era molto viziata: un esempio è la sua avversione alle cipolle, che lascia sempre, con conseguente rimprovero da parte della madre.
Si viene quindi a creare uno spaccato della vita degli anni ’60 attraverso tanti piccoli eventi quotidiani, che uniti insieme formano un quadro organico e ordinato.

Il passato di Taeko la insegue incessantemente per farle capire chi è e cosa vuole veramente, le permette quindi di crescere e di conoscersi un po’ meglio; questo processo viene metaforizzato con l’evoluzione del bruco in pupa e infine in farfalla.
Ella compie un viaggio dalla città caotica, oppressiva e tentacolare per eccellenza, Tokyo, alla tranquilla campagna: lì i ritmi e le abitudini sono completamente diversi, il valore di qualcuno viene misurato non da quanto produce, ma da cosa ha dentro, le persone sono più schiette e dirette, la bellezza risiede anche nelle piccole cose.
Al viaggio fisico corrisponde un percorso di crescita e maturazione che la protagonista compie dentro se stessa, confrontandosi con i suoi desideri e le sue aspirazioni.

In questo film ho riscontrato diverse influenze letterarie: Joyce e il suo flusso di coscienza, infatti i pensieri/ricordi di Taeko sono rappresentati in prima persona, molto direttamente e in maniera non ordinata; ciò è dovuto al fatto che essi affiorano nella mente della protagonista quando meno se lo aspetta, a causa di un gesto, una parola, un paesaggio, proprio come accade a Proust nella Ricerca del tempo perduto quando mangia la madeleine; i ricordi qui vengono paragonati a gocce (“poro poro” è in giapponese il suono che fanno le gocce quando cadono), che piano piano, aritmicamente, bagnano Taeko fino a renderla fradicia, ovvero pienamente capace di ascoltare la voce del suo io interiore, che rimarrà sempre bambino, proprio come il “fanciullino” di Pascoli.

Le animazioni sono molto buone, e l’apice del colore viene raggiunto nella rappresentazione estremamente dettagliata dei campi e dei fiori dello zafferano, che con il loro giallo acceso illumineranno degli splendidi paesaggi.

Tutto il film è incentrato sulla contrapposizione tra passato e presente, che mette a confronto l’infanzia con la maturità, e ci fa domandare se siamo diventati la persona che avremmo voluto essere quando eravamo piccoli, se il debito con il nostro “bambino interiore” sia stato saldato o meno.




Domenico
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 8

Omohide poro poro, letteralmente, significa “Ricordi goccia a goccia”. La storia narra di Taeko Okajima, classica impiegata di una grande azienda di Tokyo che, a 27 anni suonati e nonostante la disapprovazione della madre, non ha ancora trovato un fidanzato. Durante un periodo di ferie decide di tornare ai luoghi della sua infanzia, ospite della famiglia del cognato, e fare la vita di campagna che tanto la attira. Durante il viaggio e il soggiorno ritroverà momenti dimenticati di quando era ancora bambina: l’amore infantile, la paura di diventare donna, il rapporto con la propria famiglia. Una lenta pioggia di ricordi che cadranno lentamente, ma inesorabilmente, su di lei, scavandola, colpendola, cambiandola.

Inizialmente ho pensato che il fil rouge dell’opera fosse un tema sul modello de “Alla Ricerca del Tempo Perduto” di Proust, ma mi sbagliavo. L’opera infatti non è incentrata sul rammarico del “ciò che poteva essere” e che non si può più vivere, ma sulla profonda riflessione del “chi siamo diventati”.
Grazie alla contrapposizione tra passato e presente, in un flusso costante di ricordi e di immagini, la protagonista mette a confronto due momenti della propria vita: l’infanzia e l’inizio della maturità. Attraverso Taeko viene posta a noi la domanda: “siamo la persona che avremmo voluto essere da bambini?”.

Rileggere i propri desideri e le proprie aspirazioni tenendo per mano quella bambina di dieci anni che si materializza al suo fianco sempre più viva, permette a Taeko di mettere in discussione ogni scelta fatta. Di poter finalmente prendere le redini della sua esistenza e mutarne il corso prima di ritrovarsi intrappolata in una vita non sua. Questa consapevolezza della reale possibilità di cambiare la propria direzione esistenziale e di stravolgere gli equilibri acquisiti spaventa lei come spaventa noi.
Taeko fugge di fronte a se stessa ma è proprio la “se stessa” bambina a non darle pace, come un silenzioso fantasma che la riporta ad ascoltare la voce del cuore sopita. La sprona, la prende per mano e si congeda da lei solo quando quella parte di coscienza passata si sublima in quella presente rendendo la protagonista davvero consapevole di ciò che vuole dalla vita.

http://uskebasi.wordpress.com/2010/01/28/omohide-poro-poro-only-yesterday/



Broken Mirror
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

I ricordi. Quella sensazione di trovarsi ancora dove si è, ma di lievitare contemporaneamente con la mente altrove. Sensazioni passate, ma ancora più vive che mai. Miracoli della natura, che ci fanno continuare a vivere, permettendoci di essere sinceri e leali, almeno solo con noi stessi. Questa è l'impressione che si riesce a cogliere in questo unico film.
"Omohide Poro Poro", un nome che, sentito così per la prima volta, potrebbe sembrare qualcosa di bizzarro, mentre il realtà è l'apice della profondità, unita alla condizione più umile che possa esistere, la semplicità. Questo lungometraggio che in italiano può significare "Pioggia di ricordi", è uno dei tanti gioielli cinematografici dell'ormai celebre Studio Ghibli, diretto da un colosso dell'animazione giapponese, il grande Isao Takahata.
Se dovessimo aprire una parentesi breve per descriverlo, ci vorrebbero pochissime parole, o forse una pagina intera, visto che non c'è una via di mezzo, ma personalmente lascio a voi le conclusioni dicendo soltanto una parola: Strabiliante. Unico nel suo genere, un vero capolavoro del cinema mondiale.
Se non fosse così, come si potrebbe raccontare la vita di una ragazza di città quasi trentenne, ancora sognatrice ma interiormente forte e paziente, né sposata né con un preciso futuro dinanzi?

Con una purezza insostituibile, che si mostra in pratica con i suoi ricordi di infanzia, Taeko, la protagonista assoluta cerca un equilibrio fra la sua vita del presente e la vita della bambina di 10 anni, che non ha alcuna intenzione di lasciarla vivere da sola e che, a causa della voglia di fare mai morta ma sempre più animata, la sta lasciando vivere in uno stato di ambiguità interminabile. Al fine di poter almeno scoprire la causa di tanta confusione, ella lascia il suo appartamento chiassoso in città, per recarsi in campagna, ad aiutare nella raccolta del cartamo, ma anche sé stessa, così per ritrovarsi in questo mondo. Lì conosce Toshio, che le fa da accompagnatore e da cui trarrà un certo equilibrio, ritrovando un compagno di giochi d'infanzia, in realtà mai incontrato, e infine, trovando in lui un amico insostituibile, che capirà di essere la chiave per la sua serenità.
Con flashback continui, che la riportano al passato, Taeko vive nuovamente dei momenti unici, propri della sua vita, con la sua famiglia, ancora unita, e con i suoi amici ancora tutti innocui e presi dal proprio istinto, i quali la faranno sorridere di cuore, così da tessere il suo bozzolo finale per liberarsi in cielo, come la farfalla della metafora.
Gli episodi che in continuo ci faranno trovare la Taeko decenne protagonista, saranno un paragone con il presente e ci mostreranno come un paese magico qual'è il Giappone, abbia potuto cambiare in soli quindici anni, partendo dal non saper tagliare un ananas, al vivere in grattacieli più moderni che mai.
La musica che accompagna le fantastiche scene del film non è quella classica della Ghibli realizzata da Joe Hisaishi, ma comunque è fiabesca e incantata, tanto da farci rivedere il film un milione di volte senza farci annoiare neanche una volta. La grafica è più che amabile, dolce, chiara con delle piccole differenze fra le scene del passato e quelle del presente, che si notano, creando un effetto prodigioso, tipico degli anime della Ghibli.

Il risultato finale? Un prodotto fantastico ma soprattutto reale con una regia più che buona, forse uno dei pochi film che mi hanno veramente emozionato, qualcosa che riesce a toccarti il cuore e a farlo battere, finendo nel far chiudere gli occhi per non farli lacrimare più. Un film d'animazione unico in tutti i sensi, che rispecchia la vita quotidiana di molta gente e che ci fa sognare quel tempo destinato a durare per sempre, essendo finito nel baratro infido e misterioso che è e sarà per sempre quel passato che potrà riemergere soltanto coi ricordi.




M3talD3v!lG3ar
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

"Omohide Poro Poro" è un film d'animazione del 1991, creato dalla premiata ditta Takahata-Miyazaki e purtroppo mai approdato in Italia, più conosciuto come "Pioggia di Ricordi" o, letteralmente, "Ricordi Goccia a Goccia".
Subito dopo la visione di questo film posso ribadire, con gli occhi ancora lucidi, di aver potuto trascorrere due ore magnifiche.
In secondo luogo posso ritenermi meravigliato quanto rattristato del fatto che, di tutti i capolavori dello Studio Ghibli, il lungometraggio in questione sia uno dei più sottovalutati o addirittura trascurati, ogni volta che c'è da stilare una lista delle migliori opere d'animazione del genere (o, nello specifico, dello Studio).
A mio avviso, l'idea di raccontare in maniera più realistica possibile le vicende di una vita, la storia di un paese, le abitudini di una generazione, non è affatto facile da mettere in pratica: in questo frangente, gli autori sono andati anche oltre...
La giovane Taeko Okajima è la classica impiegata giapponese degli anni Ottanta, che lavora in ufficio a Tokyo. Una vacanza estiva nella campagna giapponese di Yamagata è l'occasione per ricordare la sua infanzia, in una sequenza di flashback ambientati negli anni Sessanta. Giocato non solo sul confronto tra presente e passato, ma tra due differenti stili di vita, il film mette la protagonista di fronte a una scelta: tornare a Tokyo e riprendere l'esistenza di sempre, oppure trasferirsi definitivamente a Yamagata.
Era dai tempi di "Una Tomba per le Lucciole" che non incontravo personaggi così "umani", così "veri": la figura di Taeko è così splendidamente caratterizzata, che l'immersione nei suoi ricordi quasi non si discosta con la totale immedesimazione, da parte dello spettatore, nelle meravigliose campagne giapponesi, come nelle consuetudini e nelle manie di due ere contrapposte... è come guardarsi allo specchio e scorgere l'immagine della donna che narra del suo nostalgico cammino di vita, che vede condividere gioie e dolori accomunati, ma nati da ricordi per ognuno differenti, sia nello spazio che nel tempo.
In altre parole, poco importa che non abbiate vissuto la vostra infanzia in Giappone, negli anni '60: vi sembrerà di essere totalmente partecipi agli stati d'animo della protagonista, per quanto possa trattarsi di un "cartone".
E qui è interessante risalire alle dichiarazioni del regista, il quale affermò che sarebbe stato molto difficile, per degli attori in carne ed ossa, rendere tutte le emozioni che provavano i protagonisti: emozioni che si avvistano ad ogni espressione dei visi, ad ogni "involontario" accenno gestuale, o nel tono delle voci, fattori che messi insieme costituiscono la prova di una realizzazione curata in modo maniacale. Tanto per fare degli esempi, la perfezione riscontrabile nella scelta delle voci è dovuta non solo all'eclatante bravura dei doppiatori, ma anche al fatto che essi stessi abbiano "prestato" i propri tratti facciali ai personaggi da loro doppiati; inoltre il livello di realismo riscontrato nell'ambientazione è garantito anche da piccole citazioni riguardanti media, mode e personaggi riferiti a quell'epoca, come il famoso programma televisivo "Hyokkori Hyotanjima".
Tema portante dell'opera è in definitiva la visione del ruolo della donna giapponese, che, pur avendo subìto cambiamenti, vede porsi ancora oggi molte restrizioni, ammissibili o non, a seconda dei punti di vista: in occidente un film del genere potrebbe considerarsi antifemminista, ma non in Giappone, e forse è anche per tale motivo che il prodotto è ancora inedito nel nostro paese.
A prescindere dai preconcetti e dalle usanze, "Omohide Poro Poro", grazie ad immagini pittoresche, a una narrazione poetica, ricca di dialoghi e flashback e sceneggiata in modo superlativo (Satoshi Kon ricreerà qualcosa di molto simile con lo splendido "Millennium Actress"), ad animazioni impressionanti e a temi musicali estremamente particolari, si classifica come capolavoro, probabilmente uno dei più memorabili, a mio avviso.
Appassionante, delicato, malinconico, commovente - soprattutto nella sequenza finale, a dir poco indimenticabile.




roooo83
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 7

Omohide Poro Poro narra la storia della ventisettenne Taeko. La giovane, durante un viaggio di vacanza in campagna, il posto che più la fa sentire a casa, ritorna con la mente all'anno in cui frequentava la quinta elementare. Rivede così, con occhi diversi, il percorso affrontato allora, i piccoli ostacoli che da bambino trovavi insormontabili, la prima cotta, lo studio, i brutti voti, i sogni, e tutti i capricci di cui era capace, essendo la minore di tre sorelle, e quindi la più viziata. Tutto questo accompagnato dai meravigliosi sfondi della campagna giapponese, rappresentati in modo sublime, dai colori brillanti e con le musiche azzeccatissime, che fanno di quest'opera, un piacevole tuffo nella crescita che porta alla maturazione. Quel tipo di passaggio che nella vita risulta sempre estremamente difficile da affrontare, soprattutto quando di superare quel confine non ne hai proprio voglia. Ed è quello che succede a Taeko, fino a quando si renderà conto, che attraversare quello scoglio viene del tutto naturale ad un certo punto. Un film che da spunto per riflettere e che consiglio a tutti quelli che amano il cinema di Miyazaki.




simona
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 9

Altro capolavoro del maestro Takahata! Questo lungometraggio ha la capacità di catturare lo spettatore per l'attenzione ai particolari, in un volo nostalgico che collega il passato con il nostro presente. E' un'intensa elegia della speranza che descrive gli stupendi viaggi di una ragazza! Molto romantico e appassionante dall'inizio alla fine e senz'altro capace di far emozionare lo spettatore! Bellissimo!



Caio
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 3 su 1 --- Voto: 10

Bel film. Takahata produce un film che è un piccolo capolavoro! Tolto il disegnato con un cast reale l'obiettivo è sempre raggiunto. Bravo il regista. Il binomio passato (una donna sposabile che desidera anche essere realizzata nella vita da adulta , ma che in villeggiatura rivive gli episodi più significativi della propria infanzia) ed un presente che è un cammino di ricerca spirituale della donna, Taeko tanto realizzata nel lavoro a discapito del suo sacro dono: divenire una madre ed una sposa. Mentre il ricordo prende vita la nostalgia cattura lo spettatore , i sogni mai sopiti, i sogni infranti, la vita d'artista non realizzata e poi un salto nel presente a una Taeko che soffre di un passato, e che solo alla fine rielabora quanto importante sia stata la vita già vissuta e si volta indietro sorridendo a ciò che era e a ciò che oggi è. Una donna , sognatrice è vero, ma che desidera amarsi ancora. Il montaggio è un'opera d'arte in pieno stile europeo e franco-Italiano per certi intrecci della trama, sembra una cartolina vivente il film. I protagonisti vivono i loro spazi e la camera è un pennello pittorico che dipinge Taeko in modo autentico. Insomma la regia ci mostra una vita passata, che grazie a questa permette il nascere di un'altra vita (Taeko adulta). E' il passaggio simbolico dall'età adolescenziale all'età adulta, tuttavia non è solo un aggiungere tempo alla vita. Taeko da bimba e poi da adulta. Lo spettatore conosce anche un'ottima regia che fa dire alla donna nel finale "Io aggiungo la vita ai giorni", e lo fa dire senza parlare. Eccezionale.




Shonenbat
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Intimo, innocente, romantico, dolce, toccante, nostalgico. Di quella nostalgia che lascia tracce di sé nell'atmosfera, nei campi di fiori di cartamo, negli acquazzoni improvvisi, nella vita di campagna semplice e appagante, nel cuore degli spettatori. Omohide poro poro è un film "felice" e profumato di buono, fare piangere dalla felicità non è cosa da tutti ma da uno dei geni dell'animazione giapponese ce lo aspettavamo. Capolavoro.




Merlo50
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

In una parola: bellissimo! Un viaggio tra i ricordi di una giovane donna alla scoperta di se stessa, ricordi belli, brutti o semplicemente banali, il tutto quasi senza rimpianti, malinconie o recriminazioni. Un'unica pecca (secondo me): il finale, per quanto molto bello, è del tutto prevedibile (si riscatta però con la bellissima canzone). Metto il voto massimo perché è riuscito a far commuovere anche un vecchio orso come me.



animenokokoro
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Ho iniziato a guardarlo con solo l'intenzione di capire se si vedeva bene e alla fine l'ho guardato tutto senza nemmeno rendermene conto.
E' un anime caratterizzato da una dolcezza sconvolgente, dove il caro Takahata ci regala una storia semplice, ma densa di significato, poesia e un sano pizzico di nostalgia.
Un racconto intimo, maturo, basato sulle persone e sui sentimenti, dove i ricordi e il passato si incrociano con il presente, dicendoci, magari ad alta voce o solamente bisbigliando, chi siamo e magari, dove stavamo andando.
In più di un'occasione, soprattutto nella prima parte, riasce anche a divertire, in maniera un po' ingenua forse, ma sarà un sorriso che vi nascerà dal cuore.
Animazione, chara, musiche e disegni molto ben curati e personaggi veri, sinceri, mai banali o stereotipati.
Incredibile, nella colonna sonora c'è una canzone in italiano (mai sentita prima) e anche il Pippero!!!
Canzone finale emozionante e strappalacrime che condensa, in poche parole, tutto lo spirito romantico del film.
Un grazie di cuore a chi ha curato i sottotitoli.
Da non perdere assolutamente.



Goidil
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 9

Il film di Takahata del 1991 è un opera struggente, intima e totalmente melanconica. Una regia straordinaria fa collidere le due vicende in modo brillante e fresco. Le ampie digressioni (tema portante della prima parte del film) sono realizzate con una più acuta riflessione rispetto a quelle della Taeko ventisettenne: i temi sono tutt'altro che stereotipate e l'atmosfera intima ed ingenua del sistema scolastico elementare strappa sorrisi e sovente anche lacrime. Un opera malinconica, supportata da una regia di grande caratura cinematografica (i piccoli accorgimenti di montaggio elevano l'opera ancora di più), un comparto tecnico etereo e sfumato brilla nelle sezioni infantili, mentre uno più realistico contorna le fasi ambientate nel "presente" (per certi versi assomiglia a Tonari no Totoro). Merita una menzione particolare la parte musicale, che sebbene non propone pezzi storici e d'impatto, riesce a sfruttare un campionario molto particolare, che spazia da temi classici a giapponesi, senza disdegnare il folk italiano (un suggerimento di mastro Hayao?) e melodie ungheresi.
La parte che vede una Taeko matura non riesce a tenere il passo con la visione onirica del mondo infantile: l'amore , l'amicizia, i voti a scuola, il ciclo mestruale (raccontato con una maestria ed una delicatezza semplicemente perfetta, lontana dalle visioni volgari che ci propinano gli occidentali) e il rapporto con i parenti(emozionante la scena dello schiaffo paterno). Del comparto tecnico non vanno dimenticate le animazioni e le espressioni dei volti: semplicemente curate al massimo e volutamente esagerate come da tradizione nipponica.

La seconda parte del film purtroppo scade un pò e non riesce a mantenere lo stesso standard di inizio film, anche se l'ottimo finale risolleva la situazione. Ci troviamo di fronte ad un ottimo film: graficamente è degno dello Studio Ghibli, il character design è estremamente naturale, le musiche ricercate con grande sapienza ed i temi affrontati sono interessanti ed espressi con grande maestria. Sicuramente un film da vedere.

PS Si tratta di una storia di formazione, uno dei temi cinematografici, letterari e videoludici che preferisco. In particolare l'eco ai Beatles e ai mutamenti sociali giovanili degli anni '60 ha riportato alla mente Tokyo Blues Norwegian Wood di Haruki Murakami (libro) e Mother 2 di Shigesato Itoi (videogame) dove compaiono i ragazzi di Liverpool. Il tema narrativo di formazione nipponico passa ordunque dalla musica dei Beatles, icona di una generazione di giovani...



Rafiky
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Beh,è vero che il 10 non andrebbe forse mai dato, ma per opere del genere uno strappo alla regola credo sia consentito. Un film difficile da descrivere, va visto ed amato. Un meraviglioso viaggio tra i ricordi di una giovane ragazza,che ci accompagnerà per due ore di storia dell'animazione,e della cinematografia in generale.
Un peccato che Takahata sia così sconosciuto al di fuori dal Giappone, nonostante le svariate perle che ha creato.
Stupendo.



Trip
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 8

Sul percorso che va dalla fiaba di campagna narrata da "Totoro" fino alla vicenda urbana di "Whisper of the heart", lo studio Ghibli inserisce una delle sue produzioni meno note e meglio riuscite, che si muove tra questi due ambienti seguendo la crescita e i viaggi della sua protagonista.

Un romanzo di formazione da molti punti di vista, che però tralascia i luoghi comuni e i sentimentalismi del genere per affrontare, in modo più maturo e altrettanto poetico, la ricerca e la costruzione dell'identità.
Con grande raffinatezza, la vita di una persona viene raccontata come percorso nei ricordi, al quale corrisponde un viaggio dalla città alla campagna, fino al punto in cui la crescita e le scelte definitive diventano come l'approdo alla vera casa.

Infine, da notare la consueta cura per le ambientazioni, per i particolari e per la sceneggiatura.
Da vedere.



Zooropa
Per l'anime Omohide Poro Poro
Film di genere Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 1 su 1 --- Voto: 10

Questo film ha dei tratti di puro genio. La regia è persino migliore del precedente "Una tomba per le lucciole" che già sfiorava la perfezione. Curiosamente, a differenza del suo predecessore, la realizzazione pare si stata fatta un po' più in economia pur restando sempre su alti livelli. La trama è qualcosa di meraviglioso, poetico ed intimo, innocente e romantico. Innumerevoli le citazioni dei ricordi che rimangono tali perché associati alla cultura che si resipra in quel momento... possano essere i Beatles nel '66 o E.T. nell '83. Un viaggio nei ricordi e negli affetti in cui ognuno di noi si potrà riconoscere. Cosa facevo quando ero bimbo? Immaginavo dove mi avrebbe portato la vita?
Un film sereno e positivo che vi lascerà un ricordo dolcissimo. Da vedere!

Una menzione particolare per le musiche... qualcuno di voi potrà notare il famoso "coro delle voci bulgare" che cantano il famossisimo coro noto in Italia come "il pippero"...^^


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