Aduskiev
Per l'anime
Peter Pan no Bouken
Serie TV di genere Avventura / Fantasy
Episodi Visti: 41 su 41 ---
Voto: 5 Dal fortunatissimo romanzo di James Matthew Barrie, nel 1990 arriva per il filone Meisaku, Peter Pan, sempre per mano della Nippon Animation e sotto la regia di Takashi Nakamura e di Yoshio Kuroda, due nomi importanti, ma parleremo dopo di loro.
Il romanzo di Barrie esce in Inghilterra nel 1904 e diventa subito un caso. Tra i personaggi più amati della letteratura infantile, Peter, vive in un mondo fantastico dove può restare bambino per sempre, tanto che a Londra gli viene addirittura dedicata una statua nei Kensington Gardens.
Peter “rapisce” tre fratelli dai sobborghi londinesi, guidandoli in volo verso l’isola che non c’è, sua terra natale. Qua incontreranno i “bambini sperduti” gruppo di ragazzini di cui lo stesso Peter è il capo, che tra indiani e pirati collezionano avventure. Durante la storia Peter svilupperà un sentimento speciale per la sorella maggiore dei piccoli “rapiti” Wendy, abbandonando la fatina che lo accompagna sempre. Questo sentimento, che cresce sempre più nel romanzo, segna per il protagonista la fine dell’infanzia. La scelta tra l’amore (e quindi crescere) e le sue avventure spensierate è difficile. Questa metamorfosi, che nel romanzo è ben sottolineata e che perseguita Peter in ogni suo ragionamento e in ogni discorso con Wendy, nell’anime è assente.
Molto dello spirito originale del classico di Barrie viene perduto nella trasposizione animata e ci si chiede anche un po’ il perché visto che il circuito Meisaku tanto tiene a rispettare quanto più possibile l’originalità del testo. Nel testo originale tre sono i concetti elaborati dall’autore, che, in sequenza possiamo riassumere così:
1 l’importanza della fantasia e dell’immaginazione nei bambini, vero cardine per la loro crescita emotiva e personale. La repressione di tali istinti naturali nell’infanzia non può che recare danni.
2 L’importanza di capire che il divertimento, la fantasia e l’immaginazione non spariscono crescendo (Peter ha paura di crescere proprio per questo motivo) ma si trasformano in nuovi sogni, ambizioni e fantasie, pur sempre figlie di quell’immaginazione infantile tanto amata dal protagonista.
3 L’incoscienza e lo spirito d’avventura che anima i più piccoli può diventare audacia e iniziativa crescendo e quindi anche questo fattore non scompare.
In sostanza l’autore ci lasciava questo messaggio : “Non siate troppo bambini, ma neppure troppo adulti”.
Tutto questo valore pedagogico si perde nell’anime che, da una raccolta di avventure legate l’una all’altra da tematiche importanti, si trasforma in una serie di rocambolesche avventure e basta. La poesia, la magia, e soprattutto i valori che Perter Pan trasmette nella versione cartacea, vengono accantonati.
Parliamo ora dei suoi due registi. Il più esperto nel genere è di sicuro Yoshio Kuroda che, tra gli anni 70 e 80 firma successi come “l’isola della piccola Flo” e cura storyboard di produzioni storiche come Heidi. Takashi Nakamura invece non è un regista, è un key animator (ossia il tizio che cura la fluidità del movimento in un anime) ed un Background Artist (ossia quello che fa gli sfondi, ma questo si capiva dai…) e il suo lavoro lo sa fare bene. Si pensi che gli sfondi di Akira sono suoi e sono sempre suoi i movimenti e la fluidità di Nausicaa nella valle del vento di Miyazaki-Sensei. La domanda sorge spontanea, perché gente così preparata ha creato un prodotto così scadente? Eh già, perché l’anime di Peter Pan è davvero una realizzazione maldestra e poco riuscita. Sarà colpa degli sceneggiatori? Eppure tra di loro (che sono un po’) c’è gente come Kouzo Kuzuha, che ha già sceneggiato successi come Pollyanna e Flo. E allora di chi è la colpa? Non si sa. Il casting è ottimo, la storia di partenza è tra le migliori della letteratura occidentale, eppure la produzione è quanto mai disastrosa. L’unica idea che mi è venuta è la solita : “Anche i migliori sbagliano”. Purtroppo la mia documentazione sull’anime Peter Pan è scarsa è frammentaria. La polvere del tempo cancella molte tracce ed essendo una di quelle serie che di certo non vengono ricordate con grande affetto da uno stuolo di fans, i dati sono pochini.
Ma adesso parliamo di quello che è stato un vero e proprio stupro del meisaku classico : il disegno. Rivoluzionario, avveniristico e orribile. Ecco come ci appare il tratto di questo anime che fa sobbalzare dalla poltrona. Un tratto infantile, personaggi sproporzionati, caricaturizzati, orrendi in sostanza. Gli sfondi invece sono ben realizzati (forse con l’ausilio di Nakamura?) e anche i colori sono discreti. Assenti luci e sfumature (ma questo nel meisaku non ci stupisce).
Concludiamola qua questa recensione, chinando il capo su quello che è, a mia memoria, il meisaku peggio realizzato della storia. Con una trama quasi nulla e un disegno agghiacciante, che letteralmente uccide Peter Pan e i valori che Barrie voleva trasmettere. Chiaramente quest’opera non può ambire alla sufficienza. Cinque.
