ALUCARD80
Per l'anime
Witchblade
Serie TV di genere Azione/Fantascienza/Superpoteri
Episodi Visti: 24 su 24 ---
Voto: 7 Idea originale creata nel 1995 dagli americani Marc Silvestri e Michael Turner, parla del personaggio principale chiamato Sara Pezzini, poi rielaborato dall’attivo e poliedrico Studio Gonzo che l’ha rinominato Amaha Masane.
Witchblade è la storia di una donna molto giovane che dopo un cataclisma misterioso che ha sconvolto l’intera area del Kanto in Giappone, si risveglia priva di memoria, con una bimba di nome Rihoko al suo fianco, e dei documenti che provano fra le due la parentela di madre e figlia.
Un evento catastrofico dalle cause sconosciute ha colpito la zona di Tokyo, ma nessuno, apparentemente, sa cosa sia successo. Sono morte migliaia di persone, un’esplosione terribile ha deformato il paesaggio gettando la metropoli nell’oceano, ma col passare dei mesi la gente si è in qualche modo ripresa. Fino a qui, un plot post distruttivo adoperato volentieri.
Tuttavia, qualcosa di misterioso e inquietante accompagna da ora Amaha Masane; al risveglio, si è trovata allacciato al polso destro una sorta di elaborato bracciale metallico, che contiene come un grosso rubino incastonato, pulsante di una strana, vivida energia scarlatta. È questo il Witchblade, la lama stregata, capace di scegliere il proprio possessore volontariamente, un’entità senziente e che nasconde un tetro segreto.
Questa è una dimostrazione bella e buona di potenziale talento da parte dello Studio Gonzo nell’adattare classici o storie già esistenti, ma i risultati non sono stati dei migliori. Sebbene il soggetto originale non mi fosse mai piaciuto, la versione anime di Witchblade mi ha sorpreso non poco, nonostante non condivida diverse scelte sia tecniche che narrative.
Innanzi tutto sono i protagonisti a “fare” la storia, in una Tokyo allo sbando, alla mercè di criminali e mostri che scorrazzano nel buio della notte. È un’atmosfera cupa, ma non troppo, che rende perfettamente l’idea di panico controllato in cui è finita la grande città, e di come le multinazionali responsabili di tale disastro cerchino di gestire una situazione di partenza critica. E fin qui, tutto filerebbe.
I personaggi che attorniano Masane e Riko sono classici comprimari già rivisti in tante altre più o meno brevi saghe animate: il vecchio “ecchi” dal cuore tenero, la barista di mezza età finta burbera, la timida ragazza veggente (beh, forse questa è fuori dagli schemi), il grosso e nerboruto uomo di colore spesso silenzioso ma dall’animo gentile, non che il classico fotografo che intreccerà le sue vicende con le indagini poliziesche e le spaventose scoperte che lo condurranno alla rivelazione del Witchblade.
Questo prodotto dà l’idea di essere un ottimo lavoro solo per metà, poiché alcuni elementi, a mio parere, potevano essere evitati o comunque ridotti.
Innanzi tutto c’è uno sviscerato, inutile e quasi ridicolo fan service. Va bene che la protagonista sia prosperosa, anzi strabordante e più che sensuale, ma fare di ogni Neogene una maggiorata mi è parso una sciocchezza indirizzata a creare una sorta di harem di bellezze esagerate, talvolta anche mal disegnate. Ho apprezzato molto di più la scarna vicenda romantica intrecciata al racconto che queste bassezze. Siamo lontani anni luce dal gainax-bounce.
Proprio il tratto grafico è la seconda denuncia che sporgo agli autori: episodi artisticamente mirabili alternati ad altri di livello davvero mediocre. Questo accade in tutte le serie da 24 episodi, c’è un budget a cui attenersi, ma le differenze in alcuni casi sono davvero impietose.
Ultimo ma non meno importante è il metodo alquanto discutibile con cui è stata narrata la vicenda: dopo alcuni momenti chiave i protagonisti che avrebbero dovuto essere colpiti psicologicamente da taluni eventi, si sono invece mostrati refrattari, quasi insensibili. La scomparsa di un personaggio specifico, o un evento che avrebbe potuto scuotere il loro animo, a volte non ha riscontrato l’effetto che ci si sarebbe aspettato. Altre volte, invece, e soprattutto nel finale, questo è stato rispettato, ma non basta certamente a recuperare le “falle”.
Potrei tendenzialmente sostenere che l’anime si salva sia per le belle sequenze d’azione e combattimento, sia per una seconda parte, circa dall’episodio dieci, davvero interessante e palpitante, peccato però che nell’ultima puntata il tutto si chiuda un po’ frettolosamente e con parecchi buchi narrativi.
Bella anche la colonna sonora, molto meno la opening e la ending.
In definitiva, un ottimo adattamento, introspettivo quanto basta e anche divertente, ma con troppe lacune e un’altalena continua fra qualità tecnica e trama, cosa deprimente e inusuale soprattutto se si considera che si tratta di una produzione Gonzo. Col senno di poi si poteva ottenere molto di più.
