Turboo Stefo
Per il manga
Urasawa: Gli esordi
di genere
Volumetti Letti: 1 su 1 ---
Voto: 7 Anche il pluripremiato autore di "Monster", "Master Keaton" e "20th Century Boys" ha dovuto iniziare come tanti altri mangaka, ovvero farsi una dura gavetta tra serie mozzate e progetti naufragati, mentre la fiducia e la speranza vacillano pericolosamente, fino al giorno in cui arriva il primo successo nel 1986, con "Pineapple Army".
Come facilmente intuibile, il volumone intitolato "Uraswawa - Gli esordi" contiene tutti i lavori del mangaka prodotti durante i primi tre anni della sua carriera.
Nelle numerose pagine che raccolgono i balbettanti inizi del mangaka si trovano una moltitudine di storie ben variegate, seppur con una maggiore inclinazione verso temi musicali e polizieschi, nella quale si nota soprattutto una grossa influenza comica simile a quella che lo porterà a scrivere "Happy!", soprattutto nei siparietti comici dei bambini. Invece la sua grande dote di maestro del thriller sembra essere completamente assente, se non per qualche azzeccata combinazione di eventi, e sembrano lavori scritti da un autore ben lontano da quello tanto apprezzato da pubblico e critica. O almeno in apparenza.
Osservate con un occhio più attento, le storie rivelano ben altro sotto la banale superficie proposta, andando a narrare piccole avventure di personaggi dalla caratterizzazione semplice e, soprattutto, incredibilmente umana nella loro forma complessiva. In questo modo riescono ad accostare efficacemente il lettore alle situazioni ed i messaggi - ovviamente immediati e non particolarmente complessi o profondi - che contengono.
Questo avviene soprattutto per le mini-serie, come le avventure del "Policeman" Yamashita (le quali occupano circa 1/3 del volume), l'energico "Mighty Boy" o le varie one-shot con personaggi abbastanza "sfigati" nel loro status sociale piuttosto comune.
Un altro aspetto del mangaka che si può intravedere è la profonda emotività di alcune storie, come "N.A.S.A" (seppur crudelmente monca), "Old Western Mama" o "Addio, Mr. Bunny", che nella loro semplicità riescono a stuzzicare la morale del lettore portando anche una piccola dose di sentimentalismo di forte impatto.
L'unica piccola mosca bianca del volume è il cupo e fosco "Shinjuku Lullaby", un cinico e freddo spaccato su una delicata situazione sociale parallela a brutti ricordi del passato. In bilico tra il Noir e una denuncia per sensibilizzare i lettori, si rivela un Urasawa quasi inedito e sconosciuto.
Lo stile dell'autore è ancora acerbo, anonimo ed incolore, soprattutto nelle prime opere come "Beta" e "Magia", mentre si riesce già ad intravedere la sottile abilità registica pronta ad essere sviluppata. Per il resto manca anche la classica espressività che offrirà nelle opere future, ma questo è dato soprattutto dalla natura principalmente comica della raccolta.
L'edizione targata Panini non deve essere stata un lavoro facile da confezionare. La carta è bianca e di buona grammatura, ottima la stampa curata e pulita, e la rilegatura è incredibilmente resistente ed elastica, permettendo al volume di subire l'ovvio maltrattamento per aprire le pagine centrali - anche se in realtà si aprono con semplicità e senza sforzo. Peccato solamente per la costina che si segna facilmente proprio per via delle numerose pagine, ma la sovraccoperta copre a dovere il tutto. Il prezzo quindi è elevato ma proporzionato alla mole e alla qualità offerta.
Ottima l'intervista all'autore nel finale, un gradito extra.
Complessivamente il pesante tomo regala una gradita lettura nella sua varietà, grazie alle storie leggere ed ai piccoli messaggi che talvolta fanno capolino. Tuttavia pur regalando una discreta dose di commedia, in una lettura leggera e spensierata, è difficile trovare un pubblico che possa veramente gradire "Urasawa - Gli esordi". Gli unici che potrebbero apprezzare appieno l'opera sono i fan del mangaka, quelli pronti ad assaporare le sue origini per poi spulciarle ed andare a cercare le ombre di ciò che diventerà in futuro, mentre chi non lo conosce ancora può recarsi senza remore alle sue serie più famose. Anche se più impegnative non deluderanno di certo.
