Grande Blu
Per il manga
Doubutsu Sentai ZOOQQUADRION
di genere
Volumetti Letti: 6 su 26 ---
Voto: 10 "La verità, prima punge come una spina, poi fiorisce come una rosa"
Questo detto popolare è un incipit perfetto per parlare di Zooquadrion. Il suo creatore, Stefanus, ha coniugato in una sintesi felice la fantascienza, i grandi robot, la denuncia sociale e un'analisi attenta di tematiche spesso trascurate nei fumetti.
Zooquadrion è un fumetto adatto ad un pubblico maturo, ma soprattutto è un fumetto furry, quindi i suoi protagonisti principali sono animali, animali antropomorfi.
Secondo la definizione attuale di furry, questi personaggi vengono scelti dai loro autori perché liberi di esprimere tematiche che il perbenismo sociale ed una moralità austera ,spesso solo di facciata, condannano come "triviali", "volgari", "indecenti".
Fermo restando che il male, come il bello, è negli occhi di chi guarda, questi personaggi a mio avviso sono il canale per porsi, e per porre ai lettori, domande esistenziali che diversamente non troverebbero espressione.
Ma vediamo brevemente la storia. Maya è un pacifico pianeta in un'altra dimensione, abitato da varie razze animali che coesistono pacificamente.
Un giorno un portale dimensionale si apre vicino al limite della sua atmosfera, e da questo portale escono astronavi, con sopra esseri mai visti prima, su Maya, gli umani.
Che giungono su Maya con parole d'amicizia e fratellanza che presto si rivelano altrettanti inganni.
Infatti, nel corso di 5 anni, gli umani mettono a ferro e fuoco Maya, sottoponendo i suoi abitanti ad ogni tipo di abuso e violenza.
Quali? Niente che gli umani non abbiano già praticato nel loro mondo, sui propri simili, in epoche neppure troppo remote: campi di sterminio, stupri, esperimenti scientifici, uccisioni di massa.
Ed è qui che comincia a dispiegarsi la maestria dell'autore. Le violenze, per la maggior parte, vengono illustrate da pochi dettagli chiave su cui egli attira l'attenzione del lettore, lasciando che egli le intuisca, più che mostrandole esplicitamente.
Questa tecnica hitchcockiana aumenta la tensione e coinvolge totalmente il lettore.
L'uso alimentare che i terrestri fanno delle loro vittime (ma non dimentichiamo che la pratica del cannibalismo sulla Terra non è cosa totalmente superata) viene mostrato al lettore attraverso le letterine di due bambini, rivolte ai due comandanti in capo rivali, che svelano alcuni retroscena attraverso gli occhi dell'innocenza. Questo espediente, degno di un opera teatrale, avrebbe destato ammirazione in George Bernard Shaw.
Ci sono solo, almeno finora, solo tre casi in cui Stefanus illustra chiaramente l'orrore perpetrato: i laboratori di vivisezione, il lancio dal cielo di un liquido corrosivo che troppo da vicino ricorda il Napalm, e la mutilazione.
L'offensiva su Maya è affidata ad una donna, il generale Nedessa, donna contorta, crudele e psicopatica, che fa il bello e cattivo tempo (in senso letterale) sul pianeta.
Le armi di conquista sono grandi robot (omaggio dell'autore a Go Nagai, visto che Stefanus, come la sottoscritta, è cresciuto a pane e Goldrake, Mazinga Z, il grande Mazinga).
Ma è un'omaggio, non una pedestre imitazione.
I robot disegnati da Stefanus hanno una personalità che è più incisiva di quella dei loro piloti umani...
Ma c'è un robot di troppo, sulla strada degli umani...
Se a comandare gli umani c'è una donna che è un incrocio fra De Sade ed il dottor Mengele, la controffensiva di Maya parte da un'altra donna.
La dottoressa Nekki, che in quanto a crudeltà, contorsione e follia tiene egregiamente testa alla generalessa...
Forse per la legge del contrappasso, ma a mio avviso per un motivo meno scontato.
L'autore evita abilmente la trappola della dicotomia: ossia non c'è il bianco e il nero nettamente separati, ma c'è tutta una scala di grigio, come purtroppo accade in ogni guerra. Ed in questo, forse, c'è anche una piccola lezione di Mobil Suit Gundam.
Il "robot di troppo", di cui parlavo sopra, è proprio una creazione di Nekki, Zooquadrion, che rassomiglia ad un drago antropomorfo.
A pilotarlo sono in cinque, che cito in ordine rigorosamente alfabetico: Ham, Igor, Nero, Usami e Vibrissa. Diversi per carattere e personalità, sono rispettivamente: Ham, un maiale; Igor, un aquila; Nero, un cane; Usami, una coniglietta, e Vibrissa, una gatta.
Le loro missioni contro gli umani sono l'unica speranza di salvezza per Maya, ma attorno a loro ci sono complotti, strategie e misteri.
Occorre a questo punto fare una precisazione, riguardo agli animali antropomorfi di Maya. Al di là delle orecchie, il muso e la coda (decisamente ridotta, rispetto ad altre rappresentazioni animali), e l'essere ricoperti di pelo essi sono anatomicamente identici ai terrestri.
L'autore in questo modo strizza l'occhio ai suoi lettori, ai quali propone uno stuolo di procaci fanciulle in abiti spesso succinti e talvolta senza veli. Anche se i personaggi femminili sono senza dubbio i suoi preferiti egli, democraticamente, pensa anche alle sue lettrici: i personaggi maschili non sono caricature, ma giovani dall'ampio torace e dalla scultorea muscolatura, (con l'unica eccezione di Ham, per ragioni fin troppo ovvie) sui quali l'occhio si posa volentieri.
Ne sa qualcosa il terribile generale Nedessa, che non disdegna di giocare in privato con il suo braccio destro Doberkhan, un cane, dando in questo modo forse l'unica dimostrazione di buon gusto....
Ma come si applica il proverbio che ho citato all'inizio a Zooquadrion?
Zooquadrion, proprio come la verità, punge come una spina in quanto strappa il lettore dall'indifferenza con cui egli oramai segue con sguardo distratto quanto accade nel mondo.
A differenza dei telegiornali, ai quali oramai siamo assuefatti, il fumetto ci cattura, e come il canto delle sirene nell'Odissea ci fa immergere in disegni e dialoghi. Finché in scene accuratamente dosate tutto l'orrore di certi fatti ci viene gettato in faccia come una secchiata d'acqua gelata, obbligandoci a guardarci dentro.
La spina l'abbiamo trovata. Ma la rosa? La rosa sono il luccichio freddo negli occhi di Nedessa, e la smorfia snob con cui Nekki fuma una sigaretta con il suo lungo bocchino... dettagli che ci fanno capire che qualcosa si prepara all'orizzonte, creando un'attesa carica di tensione....
Ed è proprio leggera come un petalo di rosa la tecnica impercettibile con cui Stefanus ci avvolge piano piano nella sua opera, e ci porta attraverso percorsi che solo lui conosce, moderno pifferaio di Hamelin.
Conducendoci, invisibili, su, nel cielo di Maya fra le astronavi ed i grandi robot, verso nuove battaglie e nuove avventure.
Grande Blu