AnimeClick.it getta uno sguardo sul fenomeno dei Chogokin prodotti dal colosso giapponese del divertimento Bandai, con uno speciale introduttivo che parte dalle sue origini fino ai più recenti modelli e a quelli di prossima produzione, senza tralasciare note e curiosità.
Non sono pochi in Italia gli appassionati del modellismo basato sui popolari personaggi dell’animazione giapponese, ricostruiti più o meno fedelmente in articolate riproduzioni in scala, spesso acquistabili unicamente tramite servizi di importazione diretta.
Augurandoci che l’articolo sia di vostro interesse, vi invitiamo a farvi trascinare nel fantastico mondo dei Soul of Chogokin.


Più di mezzo secolo fa. E' il luglio del 1950. La nostra storia inizia in una calda giornata d’estate del ‘50. Quando, cioè, Naoharu Yamashina (22/02/1918 - 28/10/1997), a Tokyo, nello storico quartiere di Asakusa, fonda la Bandai. Poche settimane dopo, a settembre, la neonata compagnia lancia sul mercato il suo primo prodotto: la Rhythm Ball, una palla da spiaggia con una campanella metallica al suo interno.

La Bandai fa così il suo esordio nel mondo dei giochi e lentamente, ma costantemente, cresce, diventando una delle più grandi realtà del settore (e non solo). Nel luglio del ‘71, a 21 anni esatti dalla sua fondazione, la Bandai crea la Popy, costola della società specializzata nella produzione di giochi tratti da famosi charas del periodo.

Un giorno qualunque dello stesso anno, il trentaduenne mangaka Go Nagai, bloccato nel traffico, lascia correre l’immaginazione, sognando che dalla sua auto escano arti giganti che gli permetterebbero di superare con un solo passo il fastidioso ingorgo. Inizia così a prendere forma l’idea di un chara robotico per una nuova serie. E’ la genesi di Mazinger Z, che vedrà la luce il 2 ottobre del ‘72, nella versione cartacea, e, poco dopo (3 dicembre ‘72), in quella animata.

All'inizio del ‘72 la Popy lancia sul mercato il suo primo prodotto, la Kamen Rider Henshin Belt, riproduzione in plastica e vinile (scala 1:1) della cintura usata nella prima serie del telefilm dell’ormai leggendario uomo mascherato. E’ un successo incredibile, oltre ogni più rosea aspettativa.

Unica: l'introvabile Kamen Rider Henshin Belt, primo prodotto targato Popy

Ma la consacrazione definitiva della Popy arriva grazie a un’audace scommessa commerciale: puntare su un materiale mai usato fino a quel momento per i giocattoli. Una lega pressofusa di zinco. In realtà l’inglese Dinky aveva provato a immettere sul mercato giapponese diecast di macchine e navi spaziali, ma le vendite furono decisamente misere a causa dell’elevato prezzo dei prodotti in seguito agli alti costi di importazione.

Di fatto capire se i bambini giapponesi, cresciuti a pane e vinile, avrebbero accolto positivamente una linea interamente prodotta in lega di metallo era una scommessa ancora tutta da chiudere. E la Popy la accettò. Forte del successo della sua cintura, decide di puntare ancora sul centauro mascherato per il lancio del primo giocattolo realizzato con la lega di zinco.

L'esordio: il PA-01 Mini-Mini Cyclone del '72 capostipite della futura linea PopynicaCosì, nell’aprile del ‘72, arriva sugli scaffali dei negozi giapponesi il Mini-Mini Cyclone, riproduzione in scala piuttosto ridotta del personaggio (in plastica) creato dalla geniale mente di Shotaro Ishinomori (autore di pietre miliari come Cyborg 009 e Himitsu Sentai Goranger, prima serie della saga Super sentai) e della sua moto (in lega di zinco). E’ il modello che passerà alla storia come il primo della futura linea Popynica (termine nato dalla crasi delle parole Popy e Minicar che a breve sostituirà il prefisso Mini-Mini): il PA-01.

La scommessa è vinta e la giovane Popy può così incassare quanto coraggiosamente meritato. Non solo grazie alle vendite record. Il vero riconoscimento, il jackpot che farà saltare il banco spostando gli equilibri di mercato, è la nascita di un nuovo standard di produzione dei giocattoli che diventerà un punto di riferimento assoluto, e spesso irraggiungibile, per tutte le altre ditte del settore.

Il più grande: il Mazinger Z del '73 primo model dei Jumbo Machinder della PopyNei primi mesi del ‘73 la Popy si aggiudica i diritti per la produzione di modelli tratti dal fenomeno televisivo del momento: Mazinger Z. Poco dopo, confezioni decisamente grandi per gli standard dell’epoca iniziano a riempire gli scaffali dei negozi e le case delle famiglie giapponesi. Si tratta del Jumbo Machinder Mazinger Z. Due le peculiarità che decretano un successo senza precedenti: l’innovativo e indistruttibile materiale utilizzato per la realizzazione, il polietilentereftalato (PET), e le dimensioni, più di sessanta centimetri. Dire che si tratta di un successo senza precedenti, non renderebbe, però, merito alla realtà. Sono i numeri, più delle parole, a dare la vera misura dell’ennesimo record stabilito da una linea targata Popy: oltre 400.000 unità vendute in appena cinque mesi.

Nello stesso periodo, intanto, fa il suo ingresso in scena il termine Chogokin, neologismo creato da Go Nagai per il suo Mazinger Z. Chogokin (termine intraducibile, se non adattandolo alla meno peggio) è una superlega metallica semi-indistruttibile. Quella con cui è costruito il grande robot nagaiano.

Appare per la prima volta il 10 giugno del ‘73, nella puntata n. 28 (Kuroi shirei choogookin ryakudatsu sakusen - Direttiva oscura: strategia per portar via la Superlega), mentre a fine anno, nella cinquantaseiesima puntata (23/12/1973), sarà protagonista assoluta (Goodatsu sareta choogookin Z! - Trafugata la Superlega-Z!).

La Superlega indistruttibile piace così tanto da entrare immediatamente a far parte del linguaggio comune degli amanti del genere. La Popy, allora, forte del successo avuto con le prime due linee (quella dedicata ai veicoli tratti da serie cult e realizzata in lega di zinco, la Popynica, e quella dedicata ai personaggi più amati, prodotta in scala gigante e costruita col PET, la Jumbo Machinder), decide di lanciarne una nuova.

Capostipite: il GA-01 del ’74 della PopyLegata fin dalla nascita con un cordone ombelicale inscindibile agli anime-robot, realizzata con la stessa lega già utilizzata per i modelli Popynica, vede così la luce la serie Chogokin.
Il primo modello a essere lanciato, nel febbraio del ‘74 è il Mazinger Z (GA-01 Mazinger Z).
Il nome Popy, già sinonimo di qualità, la fama raggiunta dal gigante di ferro e l’astuto espediente di chiamare la nuova linea con lo stesso nome della Superlega con cui è fatto il robot nagaiano, rendono il prodotto irresistibile per i bambini e i ragazzi dell’epoca.

E’ la nascita di una leggenda che sopravvivrà, più fulgida che mai, fino ai nostri giorni. Negli anni successivi la Popy diversificherà la propria produzione, lanciando sul mercato due versioni, la Standard e la Deluxe, dei charas di maggior successo. Quasi tutte le aziende concorrenti si affanneranno per cercare di raggiungere, o almeno di avvicinarsi, a quello che ormai è lo standard di riferimento per la produzione di giocattoli: Clover, Takatoku, Takemi, Bullmark, Nakajima e molte altre ancora. L’americana Mattel, di fronte a un successo così evidente, decide di importare gran parte dei prodotti Popy per il mercato occidentale, ribattezzando la serie Chogokin “Shogun Warriors”. La linea deluxe sarà, invece, venduta col nome Godaikin.

Certo, nella lunga storia dei Chogokin, ci sono stati anche momenti duri. Negli Anni 80 il mercato dei mecha sembra ormai saturo. La Bandai, nel marzo dell’83, decide allora di riassorbire la Popy, ritenendo l’investimento non più produttivo. La casa madre continuerà a produrre giocattoli di metallo licenziati dai più famosi anime e manga fino al 1988. L'anno prima arriva intanto sugli scaffali dei negozi l'ultimo diecast targato Popynica: il PC-56 DX Gaios (veicolo presente nell'anime Jikuu Senshi Spielban, quinta serie Metal Heroes della Toei). Ma è nell'88, come detto, che viene messo sul mercato l’ultimo Chogokin: il GC-39 Pink Flash (personaggio di Choushinsei Flashman, decima serie Super Sentai, anche questa della Toei).

In realtà l’accantonamento della produzione di massa di giocattoli metallici va contestualizzato, tanto alla crisi del settore (troppa offerta a fronte di una richiesta nettamente inferiore, con conseguente drastico calo delle vendite), quanto al trend di mercato che si stava imponendo negli Anni 80 in tutto il mondo industrializzato. Trend che può essere riassunto in una sola, semplice parola: plastica.

La produzione industriale di mecha tratti da anime e manga di successo, infatti, non è mai stata interrotta. Semplicemente, come fecero molte aziende in quegli anni, si puntò fortemente sulla plastica, ritenuta allora il materiale del futuro.

Verso la metà degli Anni 90, tramontato il sogno di un mondo di plastica (ormai diventato un incubo), si è tornati a puntare su altri materiali, riscoprendone alcuni. In questo contesto si inserisce la rinascita della serie Chogokin. A tali favorevoli condizioni, si aggiunge la nuova linfa vitale che Shin Seiki Evangelion (trasmesso per la prima volta dal 4/10/1995 al 27/03/1996 su Tv Tokyo) ha dato al filone robotico, incapace fino a quel momento di rinnovarsi dopo l’iniezione di adrenalina data negli Anni 80 dalla comparsa sulla scena di Kidō Senshi Gandamu (Mobil Suit Gundam).

E così, come un cerchio che aspettava solo di essere chiuso, nel dicembre del 1997, poche settimane dopo la morte del fondatore della Bandai, Yamashina, compare sugli scaffali degli shop giapponesi il primo pezzo dei Soul of Chogokin, neonata linea della Bandai. Quale? Ovviamente il Mazinger Z (GX-01).

Rinascita: il GX-01 del ’97 della Bandai

Seconda vita: il PX-01 Hover Pilder della Soul of PopynicaLa nuova serie di casa Bandai ha, fin da subito, un successo incredibile (merito dell'eccellente, al limite del maniacale, livello tecnico di realizzazione dei modelli), tanto da spingere, da lì a poco, numerose aziende concorrenti a investire con decisione su una loro linea di prodotti interamente realizzata in metallo. Ma questa è un’altra storia. Ancora tutta da raccontare.

Tre anni dopo il trionfale ritorno dei Chogokin, la Bandai decide di far rinascere anche la prima linea targata Popy, la Popynica. E’ il 27 maggio del 2000 quando fa il suo ingresso in scena il PX – 01 Hover Pilder, riproduzione in scala della navetta di Koji Kabuto, pilota del Mazinger Z e primo model della nuova Soul of Popynica. A differenza delle due linee Chogokin, il cui primo modello è stato per entrambe il Mazinger Z, la nuova Popynica esordisce con un pezzo nuovo. Si dovrà attendere il settembre dello stesso anno per vedere il PX – 02, riedizione del primo diecast della storica Mini-Mini (poi Popynica), il Cyclone.

GX 01R GOLD - GX 01 OVA - GX 01R - GX 01RB - GX 01 - GX 01 REPAINT - GX 01B -

Di seguito le uscite della linea Soul of Chogokin dal 1997 a oggi, comprensive di edizioni speciali, deluxe, black e a tiratura limitata.

Soul of Chogokin - Tab 1


Soul of Chogokin - Tab 2

Fonti:
BANDAI
Zinc Panic
Encyclopædia Britannica
Wikipedia
ToyboxDX
ENCICLOROBOPEDIA.