Waltz With Bashir, questo è il titolo del film d’animazione, un vero e proprio docu-cartoon, come viene definito, presentato al Festival di Cannes 2008 in questi giorni.
Un'opera di assoluto valore che parla di uomini e donne, di morte e distruzioni non dimenticate.
Tre giorni di follia, di vendetta, di sangue, ricostruiti da chi li ha vissuti, durante i quali l'umanità si è nascosta a se stessa, come troppo spesso accade.
Il regista Ari Folman, israeliano, era un soldato di Tsahal, durante quei giorni.
A diciassette anni si è trovato come tantissimi altri giovani a partecipare alla prima guerra civile libanese e ha percorso la follia di quei giorni pagando un prezzo molto alto. Ha cercato di capire cosa è accaduto parlando proprio con i suoi commilitoni: dove eravamo noi? Cosa stavamo facendo mentre tutto ciò accadeva?
Domande che hanno percorso la società israeliana, uno stato democratico, con tutti i limiti di uno stato democratico.
Il film è un atto di pace, non un'accusa contro uomini o Stati, come pure qualche voce neanche tanto isolata ha indicato, ma per la pace. Lo stesso Ari Folman ha tenuto a precisarlo incontrando la stampa: «La responsabilità del massacro non è delle truppe israeliane. È una cosa ben conosciuta. È vero però che i cristiani avevano un legame con noi, ma non volevo fare un'inchiesta». Infatti, ha spiegato il regista: «non mi interessava la cronologia del massacro, ma fare solo un film contro la guerra dove i soldati sono solo mossi come delle pedine dai loro capi».
Fonti:
Cineblog.it, l'Unita.it.
Un'opera di assoluto valore che parla di uomini e donne, di morte e distruzioni non dimenticate.
Tre giorni di follia, di vendetta, di sangue, ricostruiti da chi li ha vissuti, durante i quali l'umanità si è nascosta a se stessa, come troppo spesso accade.
Il regista Ari Folman, israeliano, era un soldato di Tsahal, durante quei giorni.
A diciassette anni si è trovato come tantissimi altri giovani a partecipare alla prima guerra civile libanese e ha percorso la follia di quei giorni pagando un prezzo molto alto. Ha cercato di capire cosa è accaduto parlando proprio con i suoi commilitoni: dove eravamo noi? Cosa stavamo facendo mentre tutto ciò accadeva?
Domande che hanno percorso la società israeliana, uno stato democratico, con tutti i limiti di uno stato democratico.
Il film è un atto di pace, non un'accusa contro uomini o Stati, come pure qualche voce neanche tanto isolata ha indicato, ma per la pace. Lo stesso Ari Folman ha tenuto a precisarlo incontrando la stampa: «La responsabilità del massacro non è delle truppe israeliane. È una cosa ben conosciuta. È vero però che i cristiani avevano un legame con noi, ma non volevo fare un'inchiesta». Infatti, ha spiegato il regista: «non mi interessava la cronologia del massacro, ma fare solo un film contro la guerra dove i soldati sono solo mossi come delle pedine dai loro capi».
Conferenza stampa
Trailer
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Fonti:
Cineblog.it, l'Unita.it.
Detto questo lo vedrò, deve essere interessante, almeno per il tema
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