Emule file sharing 2In queste settimane è giunta notizia dalla Francia dell'approvazione della legge Sarkozy in prima lettura al senato francese, pur se con alcune importanti modifiche che giustificherebbero la maggioranza schiacciante che l'ha approvata.

Si tratta di un momento importante per il futuro del web transalpino. Ma anche per l'Italia, in un momento in cui si è messo in moto, proprio come era stato preannunciato dal ministro Bondi, il meccanismo che porterà alla revisione della disciplina legislativa sul copyright, P2P e file sharing. È stato infatti insediato, presso la Presidenza del Consiglio, il comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, un organismo a cui la legge ha affidato una serie di compiti ben importanti in materia:

a) coordinamento delle azioni per il contrasto del fenomeno;
b) studio e predisposizione di proposte normative;
c) analisi e individuazione di iniziative non normative, ivi compresa anche l'eventuale stipula di appositi codici di condotta e di autoregolamentazione.

Il Comitato svolge, quindi, una funzione centrale nell'organizzazione presente e, soprattutto, futura delle normative sul P2P e sulla tutela del diritto d’autore in Italia.

Il Comitato è composto da:

a) il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, in qualità di coordinatore;
b) il capo di Gabinetto del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, in qualità di vice coordinatore;
c) sei capi di Gabinetto dei principali ministeri;
d) il Presidente della SIAE;
e) due rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri;
f) due rappresentanti del Ministro per i Beni e le Attività culturali;
g) due esperti del settore, nominati dal presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa col ministro per le Attività culturali.

Come è evidente, sono rimasti completamente fuori dal comitato antipirateria una serie di associazioni e gruppi ben rappresentativi della società civile, che da molti anni si occupano delle problematiche del file sharing e del copyright in Italia.
Citiamo per tutti l'Assoprovider, l’associazione dei provider italiani. Manca, poi, qualsiasi rappresentante degli utenti: sono presenti, in effetti, solo dei tecnici governativi e il presidente della SIAE.
Le proteste arrivate da più parti sono rimaste per ora inascoltate.

Quali siano le linee guida che orienteranno il Comitato, dominato dalla presenza della SIAE e dei tecnici di governo, lo si può capire dalle dichiarazioni di Giorgio Assuma, presidente della suddetta società e membro del comitato stesso che, durante una recente conferenza svoltasi in occasione della Festa del Cinema di Roma, ha dichiarato: “La pirateria è la sfaccettatura di un fenomeno di inciviltà culturale... i ragazzi che imbrattano i muri, che rovinano le suppellettili nelle scuole, che fanno le corse ubriachi sono elementi di questa società incivile che acquista prodotti contraffatti. Bisogna insegnare ai giovani cosa è lecito e cosa è illecito”.

Un'opera di dissuasione attraverso campagne pubblicitarie - durante la conferenza di Roma ne è stata annunciata una nuova, da ben cinque milioni di euro, con toni più soft della precedente - e, lì dove non fosse sufficiente, prospettando sanzioni amministrative ai giovani e ai loro genitori, seppure all'orizzonte vi è, ben chiara, la possibilità di importare anche in Italia il modello Sarkozy, a cui la FIMI (Federazione dell'Industria Musicale Italiana), ha manifestato la sua preferenza, durante la nota conferenza del 25 giugno 2008 con Denis Olivennes, vero artefice della legge.

Giorgio Assuma ha, inoltre, dichiarato la necessità di creare un corpo specializzato di magistrati che si occupi del fenomeno P2P, per meglio applicare le normative in materia. Secondo la sua opinione, le direttive italiane in materia di repressione del file sharing e la collaborazione fra detentori della proprietà e forze dell'ordine sono “perfette”. L'anello debole della catena nell'applicazione della legge sarebbero i magistrati italiani, non sempre padroni della materia.

Durante la conferenza hanno potuto far sentire le loro voci anche i gruppi e le associazioni escluse dal Comitato, presentando le loro principali obiezioni, le loro idee e le loro proposte.

Se nessuno può disconoscere i problemi che il file sharing solleva, una recente e ben complessa inchiesta della Nielsen, pubblicata da La Repubblica, afferma che ben il 60% dei videogiochi è di provenienza pirata.

Quanto la platea degli utenti del P2P sia assolutamente variegata è proprio la succitata inchiesta Nielsen a sottolinearlo, facendo giustizia ad alcuni luoghi comuni, in primis quello sull'età dei fruitori: “la maggioranza dei videogiocatori, nei vari Stati, non è composta da adolescenti” e la loro età media è ben diversa da quella che si prospetta normalmente. Si tratta di soggetti che hanno un’età compresa tra i 26 e i 33 anni, soggetti con personalità strutturata e poco influenzabili da messaggi di tipo moralistico.

Vale la pena concludere con una bella nota, citata nell'articolo de La Repubblica, di Niccolò Ammaniti, scrittore e appassionato di videogiochi. L'intervista, come l'articolo, è a firma di Ernesto Assante.

Niccolò Ammaniti è un grande appassionato e consumatore di videogiochi e conosce bene un mercato che, negli ultimi anni, è cresciuto in maniera esponenziale:

Ammaniti, perché la pirateria è così diffusa? È questione di prezzi?

I prezzi alti giocano un ruolo fondamentale. Ma io credo anche che ci sia una pirateria legata alla sfida, alla passione per i videogiochi stessi. Copiare un videogame non è come copiare un file musicale o un film, è un'operazione ben più complessa. Per un utente di informatica è una bella sfida. Per un utente di base è principalmente una questione di soldi.

C'è un modo per battere la pirateria o è un fenomeno ineluttabile?

Credo che sia un fenomeno ineluttabile. Ma è anche vero che non tutto quel che è pirata funziona. Alcune copie craccate danneggiano i computer, nei server non ufficiali di giochi on line succede di tutto, e allora, dopo un po’, la gente spende perché trova nel gioco ufficiale una qualità che altrove non ha.

La leva dei prezzi è importante?

Certo che, se i prezzi venissero abbassati, le cose in parte potrebbero cambiare. Il problema è che i videogiochi vanno provati, troppo spesso spendi 60/70 euro per dei videogiochi che dopo due, tre ore ti annoiano, mentre un capolavoro dura una vita. Il piacere di rubare è sostanziale, chi compra un videogame pirata non percepisce il valore dei diritti.

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