Addio, Mangaka! Cronaca di una morte annunciata?

Solo due numeri, solo quattro mesi, questa la durata del sogno di alcuni aspiranti mangaka italiani e della vita di un magazine che voleva “ rivoluzionare”, ma in una formula discutibile e senza i grandi numeri necessari. Riprendiamo queste poche righe dal Jappamondo di Davide Castellazzi:
Pubblichiamo questo post con grave ritardo, ma dovevamo aspettare la decisione definitiva dell'editore. Purtroppo, nonostante commenti positivi di lettori e addetti ai lavori, i dati di vendita di Mangaka sono risultati insufficienti a mantenere in vita il magazine. L'editore ha valutato la possibilità di distribuirla solo in libreria, o addirittura tramite internet, ma ritiene che neanche in questo modo riuscirebbe ad andare in attivo. Quindi, non resta che la dolorosa scelta di chiudere. Il direttore cercherà di rispondere personalmente ai moltissimi lettori che hanno inviato dei lavori, alcuni dei quali decisamente validi.
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80) Messaggio scritto da Androssale (anonimo) il 06/02/2010 alle 03:48 L'insuccesso di questa rivista, inutile dirlo, è figlio ad una causa che ritrova le sue immorali radici nell'organo dell'ufficio stampa. In Italia, ormai, il mercato dei manga è fertile e non sono pochi i lettori che accoglierebbero la novità con entusiasmo ( e mi riferisco al pubblico avido e giovanissimo dei lettori di manga; un volto e un giudizio assolutamente estraneo alle riviste che concedono suolo agli emergenti di uno stile 'europeo' - definisco da profano). Io sono tra quelli. Ormai maturo, 'ehm ehm' me ne scampi, la mia malattia, la mia bulimia verso i manga è oggetto drasticamente noto, oserei dire 'scontato', presso innumerevoli punti vendita ( vivo a Milano); eppure, in nessuno di questi spazi, ho mai appreso questa importantissima notizia: questa rivista non c'era. Non era mai esistita. Né sotto forma cartacea, né impressa - anche solo abbozzata - sulla patina scialba di un qualsivoglia volantino o adesivo. Insomma, l'informazione - s'è finalizzata a scopo commerciale - dovrebbe circolare altrimenti. L'ufficio stampa, o non è mai esistito, oppure ha appoggiato la testa sul cuscino della rete aspettando che un virus potente si appropriasse del suo compito per diffonderlo pandemicamente. Un peccato, in conclusione, così, io termino: davvero un peccato. 0 0 
87) Messaggio scritto da Genny (anonimo) il 13/02/2010 alle 20:39 Boh, io gente non vi capisco. Voglio proprio sapere che vi passa per la testa, davvero. Sapevo che avrebbe chiuso, ma per vari e semplici fattori, tra cui gli evidenti pregiudizi, se non RAZZISMO, perché alla fine è di questo che si tratta.
Io vorrei sapere il PERCHé. Perché voi che vi professate otaku (senza neanche sapere che vuol dire), siete così convinti che un manga sia tale solo se fatto in Giappone? Voi avete idea di cosa sia realmente il manga? Presumo di no, perché questa definizione che avete stampata nel cervello è decisamente errata. Il manga è ormai considerata una scuola di fumetto. Come Bonelli, DC Marvel, umoristico. E' un modo diverso di impostare vignette e di introdurre i pensieri dei protagonisti. Il manga si differenzia dagli altri stili, perché cura molto l'impaginazione, dà attenzione alle immagini e non ai testi. E' questa la vera differenza. Non il parlare del Giappone, non essere realizzato da un autore giapponese, (che per quanto mi e vi riguarda, potrebbe tranquillamente studiare alla scuola americana di fumetto, fare un fumetto in stile marvel e pubblicarlo sotto la marvel. Toh, è giapponese, quindi il suo fumetto marvel in verità è un manga? Avanti, non diciamo fesserie), non usare strumenti da manga o disegnare persone con occhi stratorferici. Molti degli "otaku" hanno questa mania che un fumetto che racconti in tutto e per tutto come un manga non sia manga solo perché non è giapponese. E' una strana convinzione che "japanese do it better". E' razzismo. Perché io, italiana, non posso fare un manga? Con la stessa mentalità, allora Mucha non poteva crearsi il suo stile, perché le tradizioni ceche erano diverse dal suo modo di definire i contorni, Klimt non poteva prendere ispirazione dall'impressionismo, perché era uno sporco ibrido. Michelangelo non poteva basarsi sulla tradizione ellenistica della scultura, perchè faceva parte di un'universo non del suo tempo...
Per favore, fatevi un esame di coscienza e date una possibilità ai vostri compaesani che possono veramente farvi provare delle emozioni. Non chiudetevi a riccio, non fissatevi che gli italiani siano degli incompetenti, perchè è per colpa di questi pensieri che il manga non è mai arrivato veramente in Italia. 0 0 
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Veramente su Mangaka c'erano anch estorie disegnate in pieno stile Bonelli, e nessuna pagina è stata stampata alla giapponese, ma sempre all'occidentale.
La differenza è in altre cose, ma logicamente se si parla senza aver letto le opere è normale sbagliare...
E poi... che diavolo è lo "stile italiano"? Esiste ancora uno stile "nazionale" di qualsiasi nazionalita sia?
Tra Berserk e BLAME in Giappone (ma anche il manga di FLCL), Witch in Italia e tanti altri euromanga che non conosco (ma soprattutto Capitan Novara, che sembra un comic americano) come si fa a dire che uno stile di disegno è di una nazionalità invece che di un'altra? di "manga" si può prendere il taglio delle vidnette e il dinamismo, ma non di solo disegno...