casaGià in passato vi avevamo documentato come i giapponesi considerino l'anguilla unagi un toccasana contro la spossatezza da caldo estivo, grazie alle sue proprietà rinvigorenti.
Ebbene, ora c'è l'occasione della conferma, grazie a questo articolo del Japan Food Times Online su un ristorante molto particolare situato nella capitale nipponica, Tokyo: un ristorante le cui pietanze sono tutte a base di anguilla.

Il Myojinshita Kandagawa Honten è un edificio con una sessantina d'anni d'età, con pareti di legno, dotato di un tradizionale giardino giapponese con pietre e con l'ingresso fiancheggiato da pini nodosi, costruito nello stesso stile classico del suo predecessore distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale. L'originale Kandagawa Honten infatti vede le sue origini intorno al 1805, quando ancora la capitale si chiamava Edo.
Come suggerisce il nome, il ristorante si trova alla base della scogliera dov'è situato il tempio Kanda Myojin, anche se in realtà è molto più vicino al trambusto di Akihabara.
Attraversate le tende noren e varcate le porte del ristorante, comunque, sembrerà di trovarsi a chilometri e chilometri da quella bolgia fatta di maid caffè e negozi di elettronica. Infatti, come se ci si trovasse in un elegante Ryokan, una volta entrati ci si sfila le scarpe e si cammina sul lucido pavimento di legno, facendosi accompagnare da una cameriera, abbigliata con un semplice kimono, alla propria stanza con tatami. Alcune delle stanze, probabilmente le migliori, godono di una vista sul giardino.

Una volta raggiunta la propria stanza, sia che ci si trovi da soli o in gruppo, tutto ciò che si deve fare è sedersi sui cuscini zabuton, il che è un po' complicato per chi non è abituato al loro uso, e attendere che il pasto venga servito nel più completo comfort e in riservatezza.
Il cibo servito qui è veramente semplice, e come detto poco più su non c'è nessun piatto che non sia a base di unagi: la scelta in pratica è sul come mangiare, più che sul cosa.
Le origini di questo ristorante, come detto più su, si perdono in ormai duecento anni di storia, e generazione dopo generazione il luogo mantiene, nonostante gli ovvi acciacchi, la stessa sensazione magica che possedeva ai tempi di Edo.