La frase nel titolo avrà suscitato non poche diatribe fra i videogiocatori più accaniti, in particolare coloro che strizzano l'occhio alle produzioni giapponesi degli ultimi anni, eppure le parole di Keiji Inafune risultano decise, aspre e senza vie di mezzo.

"Il lavoro di un manager consiste nel valutare i propri sottoposti e parlare dei propri sogni. Ognuno che riesca a fare entrambe queste cose può essere un manager. Io pensavo questo quando sono arrivato e lo penso ancora."

Il pensiero dell'ex-dirigente Capcom è sempre stato armato da profonda passione, ideali e senso del mercato, ciò gli ha permesso di sfondare con diverse produzioni che nell'arco dei 23 anni di servizio presso l'azienda giapponese sono divenute vere e proprie icone storiche e pilastri del mondo videoludico. Fra le più famose citiamo: Mega Man, Breath Of Fire, Lost Planet e Onimusha.

Il malumore vissuto da Inafune, prosegue da diversi mesi, probabilmente lo sfogo al Tokyo Game Show in cui riportava testualmente le parole "L'industria giapponese dei videogiochi è morta", è solo la punta dell'iceberg e se dapprima aggredisce la stessa azienda per cui lavora con frasi come "Capcom d'ora innanzi deve camminare senza di me. Anche io non posso dipendere da Capcom" successivamente s'allarga sparando a zero su tutta l'industria videoludica giapponese senza alcuna riserva. Tant'è che sul suo blog personale (prontamente cancellato da Capcom), pronuncia parole pesanti come:

"Non ero felice della direzione in cui stava volgendo l'azienda, ma non è soltanto un problema di Capcom, è tutta l'industria orientale che da anni ha perso la passione per questo lavoro. Non importa quanta poca cura venga profusa nella realizzazione di un gioco, non importa se ai fan non piacerà e non importa se venderà poco. Alla fine del mese ogni sviluppatore avrà il suo assegno. E' come in uno stato comunista: se tu lavori più sodo del solito non riceverai più soldi, tanto vale fare il minimo indispensabile. Gli sviluppatori occidentali mettono passione nel loro lavoro, cercano costantemente di migliorarsi ed hanno fatto grandi passi in avanti, affermandosi al top anno dopo anno."

Keiji Inafune

Inafune ha cominciato la propria carriera contribuendo alla realizzazione di importanti progetti quali Street Fighter, Zelda: Minish Cap, Ducktales e il suo ultimo lavoro uscito proprio recentemente, Dead Rising 2. Molti ipotizzano che la capitalizzazione dei fondi e il massiccio investimento in produzione di terze parti quali animazione e gadgetistica abbia suscitato nell'uomo una profonda rabbia; altri ancora attribuiscono l'astio enunciato in queste parole alla cessione di alcuni brand famosi quali Resident Evil e Devil May Cry ad altri studi che più che realizzare sequel diretti, ne riavverà il franchise con reboot almeno per quanto visto nei trailer, piuttosto discussi e criticati dal fan.

Se questi saranno o meno i veri motivi che hanno spinto Inafune ad abbandonare Capcom e a pronunciare queste parole non c'è dato saperlo, ma c'è altro che possiamo chiederci. E' davvero questa la situazione che si presenta in Giappone? Come risponderà Capcom? E le altre softwarehouse come ad esempio Namco Bandai, Square-Enix, Koei Tecmo dimostreranno a Inafune che si sta sbagliando? Ai posteri l'ardua sentenza.