Riportiamo un lungo articolo "a tutto campo" presente sul sito d/visual:
BUON ANNO A TUTTI I LETTORI!
«Come avete passato le feste natalizie? E che anno è stato per voi il 2010? Speriamo che per tutti i nostri lettori, clienti e fornitori sia stata un'annata prospera e piena di felicità, e auguriamo che questo 2011 lo sia ancora di più!
Dal canto nostro, il 2010 è stato un anno ricco di valori simbolici.
Segna infatti il 35mo anniversario da quando uno dei nostri fondatori, Federico Colpi, cominciò a disegnare fumetti vendendoli per 50 lire ai compagni di scuola (all'inizio erano "UFO" e "Spazio:1999; poi, a grande richiesta divennero "Goldrake", "Jeeg Robot" e "Mazinga Z"); 30 anni da quando cominciò a contattare le varie televisioni (che al tempo erano Canale 5 di Reteitalia, Italia 1 di Rusconi e Retequattro di Mondadori) per preparare una fanzine sugli anime che poi sfociò nell'esperienza de "I nostri eroi", primo periodico dell'intero occidente dedicato agli eroi giapponesi, la cui eredità - assieme ad alcuni fumetti di Colpi - fu di seguito raccolta da "Yamato"; 20 anni da quando si trasferì in pianta stabile in Giappone; 15 da quando cominciò a lavorare a Dynamic Planning al fianco di Go Nagai, cercando di dar vita a qualcosa di diverso nel panorama degli anime con Dynamic Italia e le altre Dynamic europee, in un'epoca in cui i cartoni giapponesi erano oggetto quotidiano degli attacchi di media ed educatori e gli unici che venivano propinati al pubblico dello stivale erano serie di maghette o soap-opera supercensurate . Ma in Italia ci si poteva anche dire fortunati: tra il 1996 e il 1997 la Francia aveva decretato la cacciata dalla TV via etere di serie di successo come "Dragon Ball Z", "Ken il Guerriero" e "Sailor Moon", mentre in Spagna (a parte in alcune regioni) grandi successi come "Ranma 1/2" e "Dragon Ball Z" venivano considerati tanto pericolosi per i giovani da essere trasferiti in orari notturni o su canali secondari. Bisognerà attendere la fine degli anni '90, con opere curate proprio dal nostro staff come "Neon Genesis Evangelion", "Cowboy Bebop" o "Escaflowne", perché gli operatori televisivi di tutta Europa si convincano che gli anime sono opere di grande valore e qualità.
Il 2010 ha segnato anche il decennale da quando, poste le basi per il contratto che avrebbe riportato in Italia "Gundam" dopo anni di trattative, Colpi si convinse di aver completato il suo progetto di rilancio degli anime e annunciò la sua volontà di ritirarsi per dedicarsi alle vecchie passioni che l'avevano portato in Giappone, l'antropologia e la linguistica.
Di certo non poteva immaginare che alcuni situazioni in seno a Dynamic l'avrebbero costretto dapprima a rimanere, poi addirittura a mettere in piedi assieme a noi una nuova realtà come d/visual: una scelta sofferta, con la quale crediamo di aver dimostrato un senso di responsabilità ben superiore anche a tutti coloro che al tempo, in Giappone, ci chiesero di rimanere e che si sono poi dimostrati molto più interessati al profitto immediato che alla lealtà. Ma, siccome siamo sempre stati convinti che quando si incomincia una cosa bisogna sempre farla al meglio, in d/visual crediamo di aver veramente profuso tutte le nostre energie.
Ci ha sempre divertito leggere sul web commenti su di noi, rappresentati come un ricchissimo mega-conglomerato giapponese. d/visual, essenzialmente, è sempre stata gestita da tre persone e due (validissimi) collaboratori da un piccolo ufficio al centro di Tokyo e certe descrizioni faraoniche sono quanto di più distante possa esistere dalla realtà.
Oggi, come dieci anni fa con "Gundam", siamo riusciti a raggiungere un altro obiettivo: finalmente tutti i personaggi di Go Nagai torneranno in televisione - a meno che qualche altro scatto di arroganza dei diretti interessati non venga a bloccare di nuovo tutto. È un ritorno che avviene dopo quasi due decenni che Dynamic e Toei si sono scannate dentro e fuori le aule di tribunali, prima negandoci per due anni la possibilità di sfruttare un contratto che ci doveva consentire di pubblicare i DVD di "Goldrake" già dal 2005, poi - quando finalmente potemmo cominciare - costringendoci più volte a ritardarli, rinviarli o sospenderli. Nel frattempo, noi siamo riusciti a creare un network di grandi aziende - dal più grande gruppo televisivo italiano al maggiore operatore nell'ambito del merchandising; dal più letto quotidiano al più venduto settimanale della penisola; da un gruppo editoriale storico a una grande firma della moda - tutti coinvolti in un'operazione senza precedenti che avrebbe finalmente riportato "Goldrake" in Italia come questo classico dell'animazione si merita. Forse non spetterà a noi raccogliere i frutti di questi anni di sudato lavoro, ma resta comunque la soddisfazione e l'orgoglio di essere riusciti a organizzare attorno a un personaggio degli anime un'operazione di una portata massiccia. Sempre che, ripetiamo, tutto ciò non venga meno a causa dell'egocentrismo di alcune persone che si trovano ad aver tra le mani il destino di "Goldrake" - anzi, di "Grendizer" - pur probabilmente senza neppur sapere di preciso di cosa questa serie parli.
Comunque vada a finire, la scelta finale esula dalle nostre competenze e, da parte nostra, come quando si definì l'affare "Gundam" dieci anni or sono, anche questa volta possiamo dirci soddisfatti di quanto ottenuto e concentrarci su nuovi obiettivi, non necessariamente nell'ambito di anime e manga. D'altronde anche in questa esperienza con d/books possiamo dirci orgogliosi di aver portato - con tutti i problemi determinati dalle limitatezze delle nostre risorse umane e finanziarie - i piu' bei manga "indipendenti" in Italia in edizioni degne del valore di queste opere. Sinceramente, fatichiamo a individuare altre serie di simile valore che vorremmo ripresentare al pubblico italiano (anche se "Maison Ikkoku" sarebbe una di quelle che meriterebbero di esser riproposte in un'edizione ritradotta e ben curata).
Da anni abbiamo esternato senza alcuna reticenza i nostri dubbi sul futuro del mercato dei manga: in patria, nonostante i goffi tentativi delle autorità di Tokyo di intervenire sui contenuti, manga e anime diventano sempre più un prodotto per un pubblico di trentenni e quarantenni, lontano dalle grandi serie di azione o dalle love-story che abbiamo conosciuto nell'arco di decenni. Con l'unica eccezione forse di "Shonen Jump", ormai tutte le riviste di manga cercano il profitto in un volgare esibizionismo o in soggetti che intendono scatenare le fantasie morbose di un pubblico sempre più incapace di comunicare con la realtà o di inserirsi nella società. Una patologia tipicamente giapponese che, per fortuna, trova pochi riscontri in Occidente così come negli altri Paesi asiatici, ma che rischia di far diventare anime e manga qualcosa di molto diverso da ciò che noi fan di lunga data amiamo e apprezziamo. D'altro canto, il mercato non offre molti stimoli agli autori: anche in Giappone sono sempre più quelli che si lamentano del fatto che la maggior parte dei lettori non compra le loro opere ma le scarica gratis dal web, rendendo sempre più difficile, se non impossibile, continuare l'attività di artista.
Viene quasi da ridere a ricordare come, ai tempi di Granata, si pensasse di chiudere "Nausicaa" perché vendeva meno di 15.000 copie, quando oggi un manga - a parte un paio di blockbusters - stenta ad arrivare alle 2500; nel frattempo però le varie fiere del settore registrano una sempre maggiore affluenza di pubblico, a dimostrazione del fatto che un mercato esiste, ma sono le modalità del business a non saperlo soddisfare.
Quando nel 2004, di fronte all'invasione di DVD pirata, proponemmo di lanciare DVD a basso prezzo con i soli sottotitoli in più lingue europee ed asiatiche in contemporanea alle uscite giapponesi, gli operatori che all'inizio avevano supportato l'idea ci imposero tanti di quei paletti che alla fine la "uscita in contemporanea" avrebbe finito per avere un ritardo medio di sei o sette mesi sui DVD pirata; e quando acquistammo uno dei primissimi cartoni animati in alta definizione per presentarlo dapprima al Comicon di Napoli (come di fatto riuscimmo a fare) e poi in DVD (come ancora non siamo riusciti a fare), ci vennero inviati master con la qualità video artificialmente ridotta perché "le edizioni straniere non potevano vantare la stessa definizione di quella giapponese" (e spettava a noi convincere il nostro pubblico a comprare dei dvd che si vedevano come dei VHS mentre su YouTube giravano i filmati a 1080p). Due scelte che illustrano molto bene il più grande problema del mondo dei manga e degli anime: sono entrambi fenomeni culturali e artistici creati e cresciuti da grandissimi artisti fin dagli anni '50, e distrutti in modo increscioso da un branco di operatori locali incapaci e egocentrici.
Chi si ricorda quegli articoli sui settimanali italiani dei primissimi anni Ottanta in cui si raccontava di come la Disney fosse sull'orlo del tracollo finanziario dopo una serie di flop commerciali culminati in "Bianca & Bernie", mentre le "Disney dell'oriente" raccoglievano successi planetari con i loro Goldrake, Harlock e Candy? Vi ricordate anche delle fotografie di quell'amministratore di un grande studio che dichiarava orgoglioso di aver creato tutti lui quei personaggi (cosa che ora sappiamo non essere vera). Ecco, mentre lui sorrideva felice, ancora non gli era passato per la mente di costituire un ufficio esteri in seno alla sua azienda per cogliere tutte le occasioni citate in quell'articolo (il primo studio ad averne uno lo costituì nel 1989; il gigante Shueisha non ebbe un responsabile per l'estero fino al 1992) e quando lo fece lo affidò a una persona dichiaratamente xenofoba che tradì gli operatori europei che avevano portato al successo le serie mitiche degli anni Settanta per affidare i suoi prodotti a corrotti e incapaci connazionali accorsi in Europa per impadronirsi di guadagni ingenti.
Risultato: con cosa ci ritroviamo a trent'anni da quell'articolo? Disney è diventato uno dei colossi mondiali dell'entertainment a tutto campo e gli studios giapponesi sono ancora relegati a livello di piccole-medie aziende, con prodotti che sempre più vengono scartati dalle televisioni di tutto il mondo per essere sostituiti con cartoni americani ed europei, o serie live dal Nord e Sud America. Nel frattempo paesi come la Corea o la Cina investono centinaia di milioni per creare una industria locale dell'animazione. In Giappone? Il governo si sta svegliando solo adesso, invocando i risultati di un boom che è già passato da tempo e proponendo strategie che farebbero scompisciare dalle risate anche un principiante del settore.
Così come accadde per gli ukiyoe nell'ottocento, disprezzati in patria e amatissimi in Europa, anche nel caso di anime e manga il Giappone sta buttando alle ortiche il frutto del lavoro di incredibili autori, geniali registi e ingegnosi animatori. È anche questa amara constatazione che ci ha convinti a incamminarci per nuovi percorsi durante questo 2011. Presto vi faremo sapere qualcosa di più. Nel frattempo godetevi le nostre edizioni librarie: come al solito, le abbiamo curate con tutta la nostra passione. Speriamo che le leggiate con lo stesso piacere che abbiamo provato noi editandole.
Buon anno a tutti!»
BUON ANNO A TUTTI I LETTORI!
«Come avete passato le feste natalizie? E che anno è stato per voi il 2010? Speriamo che per tutti i nostri lettori, clienti e fornitori sia stata un'annata prospera e piena di felicità, e auguriamo che questo 2011 lo sia ancora di più!Dal canto nostro, il 2010 è stato un anno ricco di valori simbolici.
Segna infatti il 35mo anniversario da quando uno dei nostri fondatori, Federico Colpi, cominciò a disegnare fumetti vendendoli per 50 lire ai compagni di scuola (all'inizio erano "UFO" e "Spazio:1999; poi, a grande richiesta divennero "Goldrake", "Jeeg Robot" e "Mazinga Z"); 30 anni da quando cominciò a contattare le varie televisioni (che al tempo erano Canale 5 di Reteitalia, Italia 1 di Rusconi e Retequattro di Mondadori) per preparare una fanzine sugli anime che poi sfociò nell'esperienza de "I nostri eroi", primo periodico dell'intero occidente dedicato agli eroi giapponesi, la cui eredità - assieme ad alcuni fumetti di Colpi - fu di seguito raccolta da "Yamato"; 20 anni da quando si trasferì in pianta stabile in Giappone; 15 da quando cominciò a lavorare a Dynamic Planning al fianco di Go Nagai, cercando di dar vita a qualcosa di diverso nel panorama degli anime con Dynamic Italia e le altre Dynamic europee, in un'epoca in cui i cartoni giapponesi erano oggetto quotidiano degli attacchi di media ed educatori e gli unici che venivano propinati al pubblico dello stivale erano serie di maghette o soap-opera supercensurate . Ma in Italia ci si poteva anche dire fortunati: tra il 1996 e il 1997 la Francia aveva decretato la cacciata dalla TV via etere di serie di successo come "Dragon Ball Z", "Ken il Guerriero" e "Sailor Moon", mentre in Spagna (a parte in alcune regioni) grandi successi come "Ranma 1/2" e "Dragon Ball Z" venivano considerati tanto pericolosi per i giovani da essere trasferiti in orari notturni o su canali secondari. Bisognerà attendere la fine degli anni '90, con opere curate proprio dal nostro staff come "Neon Genesis Evangelion", "Cowboy Bebop" o "Escaflowne", perché gli operatori televisivi di tutta Europa si convincano che gli anime sono opere di grande valore e qualità.
Il 2010 ha segnato anche il decennale da quando, poste le basi per il contratto che avrebbe riportato in Italia "Gundam" dopo anni di trattative, Colpi si convinse di aver completato il suo progetto di rilancio degli anime e annunciò la sua volontà di ritirarsi per dedicarsi alle vecchie passioni che l'avevano portato in Giappone, l'antropologia e la linguistica.
Di certo non poteva immaginare che alcuni situazioni in seno a Dynamic l'avrebbero costretto dapprima a rimanere, poi addirittura a mettere in piedi assieme a noi una nuova realtà come d/visual: una scelta sofferta, con la quale crediamo di aver dimostrato un senso di responsabilità ben superiore anche a tutti coloro che al tempo, in Giappone, ci chiesero di rimanere e che si sono poi dimostrati molto più interessati al profitto immediato che alla lealtà. Ma, siccome siamo sempre stati convinti che quando si incomincia una cosa bisogna sempre farla al meglio, in d/visual crediamo di aver veramente profuso tutte le nostre energie.
Ci ha sempre divertito leggere sul web commenti su di noi, rappresentati come un ricchissimo mega-conglomerato giapponese. d/visual, essenzialmente, è sempre stata gestita da tre persone e due (validissimi) collaboratori da un piccolo ufficio al centro di Tokyo e certe descrizioni faraoniche sono quanto di più distante possa esistere dalla realtà.
Oggi, come dieci anni fa con "Gundam", siamo riusciti a raggiungere un altro obiettivo: finalmente tutti i personaggi di Go Nagai torneranno in televisione - a meno che qualche altro scatto di arroganza dei diretti interessati non venga a bloccare di nuovo tutto. È un ritorno che avviene dopo quasi due decenni che Dynamic e Toei si sono scannate dentro e fuori le aule di tribunali, prima negandoci per due anni la possibilità di sfruttare un contratto che ci doveva consentire di pubblicare i DVD di "Goldrake" già dal 2005, poi - quando finalmente potemmo cominciare - costringendoci più volte a ritardarli, rinviarli o sospenderli. Nel frattempo, noi siamo riusciti a creare un network di grandi aziende - dal più grande gruppo televisivo italiano al maggiore operatore nell'ambito del merchandising; dal più letto quotidiano al più venduto settimanale della penisola; da un gruppo editoriale storico a una grande firma della moda - tutti coinvolti in un'operazione senza precedenti che avrebbe finalmente riportato "Goldrake" in Italia come questo classico dell'animazione si merita. Forse non spetterà a noi raccogliere i frutti di questi anni di sudato lavoro, ma resta comunque la soddisfazione e l'orgoglio di essere riusciti a organizzare attorno a un personaggio degli anime un'operazione di una portata massiccia. Sempre che, ripetiamo, tutto ciò non venga meno a causa dell'egocentrismo di alcune persone che si trovano ad aver tra le mani il destino di "Goldrake" - anzi, di "Grendizer" - pur probabilmente senza neppur sapere di preciso di cosa questa serie parli.
Comunque vada a finire, la scelta finale esula dalle nostre competenze e, da parte nostra, come quando si definì l'affare "Gundam" dieci anni or sono, anche questa volta possiamo dirci soddisfatti di quanto ottenuto e concentrarci su nuovi obiettivi, non necessariamente nell'ambito di anime e manga. D'altronde anche in questa esperienza con d/books possiamo dirci orgogliosi di aver portato - con tutti i problemi determinati dalle limitatezze delle nostre risorse umane e finanziarie - i piu' bei manga "indipendenti" in Italia in edizioni degne del valore di queste opere. Sinceramente, fatichiamo a individuare altre serie di simile valore che vorremmo ripresentare al pubblico italiano (anche se "Maison Ikkoku" sarebbe una di quelle che meriterebbero di esser riproposte in un'edizione ritradotta e ben curata).
Da anni abbiamo esternato senza alcuna reticenza i nostri dubbi sul futuro del mercato dei manga: in patria, nonostante i goffi tentativi delle autorità di Tokyo di intervenire sui contenuti, manga e anime diventano sempre più un prodotto per un pubblico di trentenni e quarantenni, lontano dalle grandi serie di azione o dalle love-story che abbiamo conosciuto nell'arco di decenni. Con l'unica eccezione forse di "Shonen Jump", ormai tutte le riviste di manga cercano il profitto in un volgare esibizionismo o in soggetti che intendono scatenare le fantasie morbose di un pubblico sempre più incapace di comunicare con la realtà o di inserirsi nella società. Una patologia tipicamente giapponese che, per fortuna, trova pochi riscontri in Occidente così come negli altri Paesi asiatici, ma che rischia di far diventare anime e manga qualcosa di molto diverso da ciò che noi fan di lunga data amiamo e apprezziamo. D'altro canto, il mercato non offre molti stimoli agli autori: anche in Giappone sono sempre più quelli che si lamentano del fatto che la maggior parte dei lettori non compra le loro opere ma le scarica gratis dal web, rendendo sempre più difficile, se non impossibile, continuare l'attività di artista.
Viene quasi da ridere a ricordare come, ai tempi di Granata, si pensasse di chiudere "Nausicaa" perché vendeva meno di 15.000 copie, quando oggi un manga - a parte un paio di blockbusters - stenta ad arrivare alle 2500; nel frattempo però le varie fiere del settore registrano una sempre maggiore affluenza di pubblico, a dimostrazione del fatto che un mercato esiste, ma sono le modalità del business a non saperlo soddisfare.
Quando nel 2004, di fronte all'invasione di DVD pirata, proponemmo di lanciare DVD a basso prezzo con i soli sottotitoli in più lingue europee ed asiatiche in contemporanea alle uscite giapponesi, gli operatori che all'inizio avevano supportato l'idea ci imposero tanti di quei paletti che alla fine la "uscita in contemporanea" avrebbe finito per avere un ritardo medio di sei o sette mesi sui DVD pirata; e quando acquistammo uno dei primissimi cartoni animati in alta definizione per presentarlo dapprima al Comicon di Napoli (come di fatto riuscimmo a fare) e poi in DVD (come ancora non siamo riusciti a fare), ci vennero inviati master con la qualità video artificialmente ridotta perché "le edizioni straniere non potevano vantare la stessa definizione di quella giapponese" (e spettava a noi convincere il nostro pubblico a comprare dei dvd che si vedevano come dei VHS mentre su YouTube giravano i filmati a 1080p). Due scelte che illustrano molto bene il più grande problema del mondo dei manga e degli anime: sono entrambi fenomeni culturali e artistici creati e cresciuti da grandissimi artisti fin dagli anni '50, e distrutti in modo increscioso da un branco di operatori locali incapaci e egocentrici.
Chi si ricorda quegli articoli sui settimanali italiani dei primissimi anni Ottanta in cui si raccontava di come la Disney fosse sull'orlo del tracollo finanziario dopo una serie di flop commerciali culminati in "Bianca & Bernie", mentre le "Disney dell'oriente" raccoglievano successi planetari con i loro Goldrake, Harlock e Candy? Vi ricordate anche delle fotografie di quell'amministratore di un grande studio che dichiarava orgoglioso di aver creato tutti lui quei personaggi (cosa che ora sappiamo non essere vera). Ecco, mentre lui sorrideva felice, ancora non gli era passato per la mente di costituire un ufficio esteri in seno alla sua azienda per cogliere tutte le occasioni citate in quell'articolo (il primo studio ad averne uno lo costituì nel 1989; il gigante Shueisha non ebbe un responsabile per l'estero fino al 1992) e quando lo fece lo affidò a una persona dichiaratamente xenofoba che tradì gli operatori europei che avevano portato al successo le serie mitiche degli anni Settanta per affidare i suoi prodotti a corrotti e incapaci connazionali accorsi in Europa per impadronirsi di guadagni ingenti.
Risultato: con cosa ci ritroviamo a trent'anni da quell'articolo? Disney è diventato uno dei colossi mondiali dell'entertainment a tutto campo e gli studios giapponesi sono ancora relegati a livello di piccole-medie aziende, con prodotti che sempre più vengono scartati dalle televisioni di tutto il mondo per essere sostituiti con cartoni americani ed europei, o serie live dal Nord e Sud America. Nel frattempo paesi come la Corea o la Cina investono centinaia di milioni per creare una industria locale dell'animazione. In Giappone? Il governo si sta svegliando solo adesso, invocando i risultati di un boom che è già passato da tempo e proponendo strategie che farebbero scompisciare dalle risate anche un principiante del settore.
Così come accadde per gli ukiyoe nell'ottocento, disprezzati in patria e amatissimi in Europa, anche nel caso di anime e manga il Giappone sta buttando alle ortiche il frutto del lavoro di incredibili autori, geniali registi e ingegnosi animatori. È anche questa amara constatazione che ci ha convinti a incamminarci per nuovi percorsi durante questo 2011. Presto vi faremo sapere qualcosa di più. Nel frattempo godetevi le nostre edizioni librarie: come al solito, le abbiamo curate con tutta la nostra passione. Speriamo che le leggiate con lo stesso piacere che abbiamo provato noi editandole.
Buon anno a tutti!»
È da quattro anni, ripeto il QUATTRO, che aspetto il secondo volume de "La strada di Ryu". Che fine ha fatto? È scritto nell'editoriale? No.
E chissà quanti altri titoli non fanno uscire da anni...
m'è venuto un colpo al cuore vedendo le copertine (hanno aggiornato un paio di cose nel sito ...questo si che è un evento eccezzionale XD) dei numeri 11 e 12 di gunslinger girl ...c'è pure scitto "in arrivo" XD
Qualcosa riguardo le uscite?
E riguardo la ''sbiancata'' che hanno subito con la perdita dei diritti di Sakura Mail? (giusto per buttare benzina sul fuoco
Le uniche notizie importanti della D/Visual sono che nella prossima sfornata di titoli ci saranno 2 numeri di Gunslinger Gilrs (in pari col giappone) e gli ultimi 2 di King Gainer.
La prossima volta quando dovete fare gli annunci dateci informazioni interessanti
8-18 a gennaio
9-10-19-20 febbraio/marzo/aprile
21-22 entro l'estate
23-24 entro l'estate
Può essere?
Inoltre io vorrei leggere le loro opere, storie come Gunslinger Girl o Silent Mobius... vorrei, anzi, voglio! Ma è evidente che sono loro in primis a non voler che ciò avvenga giacché entrambi sono bloccati in Italia quando in patria o sono già finiti o procedono con preoccupante tranquillità...
Di conseguenza l'unico "proposito" che chiedo a titolo personale alla d/visual è: meno parole e più fatti, anzi, manga... portare a termine ciò che si è cominciato ed avere un rapporto (non migliore, proprio un rapporto) con i propri lettori... fatto ciò saliranno sull'olimpo degli editori, altrimenti rimarranno dietro a tutti come una delle tante casette che parlano e non concludono...
E basta con Go Nagai, non amiamo tutti quest'autore.
Gunslighter Girls uscirà tra poco con gli ultimi numeri, un problema in meno.
E poi c'è chi apprezza Nagai, come me ad esempio.
e questa frase cosa vorrebbe dire? che invece che l'ultimo dvd di Goldrake inizieranno a far uscire i dvd del Fantastico mondo di Patty?
Annotatevi questo...
""finalmente tutti i personaggi di Go Nagai torneranno in televisione - a meno che qualche altro scatto di arroganza dei diretti interessati non venga a bloccare di nuovo tutto. È un ritorno che avviene dopo quasi due decenni che Dynamic e Toei si sono scannate dentro e fuori le aule di tribunali""
Ci sono ottime speranze che Goldrake arrivi sul serio.
Ok Sarà anche vero, ma questa è troppo cattiva...
Un editore(?) che dimostra tanta chiusura mentale e che insulta una categoria di potenziali clienti credo si possa trovare solo in Italia...
Dopo questa per me la d/visual può anche affondare nel fango (dopo aver concluso quello che ha iniziato ovviamente) e rimuginare sul "passato glorioso" quanto vuole...
E la sede della d/visual di trova veramente a Toukyou?
<i>Con d/books possiamo dirci orgogliosi di aver portato [...] i più bei manga "indipendenti" in Italia in edizioni degne del valore di queste opere...</i> Assolutamente sì! Basta vedere come abbiano reso indimenticabile un'opera come <i>Versailles no bara</i>!
<i>Due scelte che illustrano molto bene il più grande problema del mondo dei manga e degli anime: sono entrambi fenomeni culturali e artistici creati e cresciuti da grandissimi artisti fin dagli anni '50, e distrutti in modo increscioso da un branco di operatori locali incapaci e egocentrici...</i> D'accordissimo!
<i> Disney è diventato uno dei colossi mondiali dell'entertainment a tutto campo e gli studios giapponesi sono ancora relegati a livello di piccole-medie aziende, con prodotti che sempre più vengono scartati dalle televisioni di tutto il mondo per essere sostituiti con cartoni americani ed europei, o serie live dal Nord e Sud America...</i> Difatti non è che ne trasmettano molti, di anime, in questi ultimi tempi. Massimo Naruto o Sailor Moon, eh! Per il resto solo telefilm! Telefilm su telefilm!
Vabbè meno male che ci sono questi signori a fare il punto della situazione... Sicuramente non campano anche con i miei soldi dato che cosa da loro non ne ho mai prese e mai ne prenderò.
Tante belle...(belle?) parole e in mezzo a tutto ciò io non riesco a trovare un barlume di speranza per le uniche due uscite che m'interessano, ossia il <b> costosissimo</b> quanto intrigante progetto "Robot" che avete lasciato al secondo capitolo da...boh...sarà più di un annetto ormai e stessa mesta sorte stà toccando a Gunslinger Girl che attende da tempo immemore le uscite dei suoi ultimi due volumetti.
Siete tra i più costosi del settore eppure in quanto a professionalità lasciate alquanto a desiderare.
In futuro mi guarderò bene dal comprare altre vostre opere.
firmato...
un lettore frustrato!
<.<
Credo che parlare degli altri robottoni promessi iniziati o mai iniziati e mai finiti è inutile parlarne.
Fortuna che nel panorama dei robottoni di Go Nagai si sta facendo sentire la DYNAMIC Italia, e non è da escludere che anche che la Yamato Video in futuro dirà la sua.
Credo che a nome di noi appassionati di anime che spesso rinunciamo ad altri piaceri per comprare i DVD che vendete, vi chiediamo di metterci più impegno affinchè possiamo gioire di questa passione e renderci più motivati a coltivarla. Che sia un 2011 strepitoso, pieno di lieti finali e di nuove uscite.
Io non so prendo niente della d/visual quindi non so come lavorano, però so che fanno uscire pochissima roba e spesso arrivano in fumetteria 2-3 volumi di una serie per volta.
L'articolo m'è sembrato interessante comunque, anche se non ho letto tutto per bene, ci ho ricavato un po' di notizie e curiosità
"Da anni abbiamo esternato senza alcuna reticenza i nostri dubbi sul futuro del mercato dei manga: in patria, nonostante i goffi tentativi delle autorità di Tokyo di intervenire sui contenuti, manga e anime diventano sempre più un prodotto per un pubblico di trentenni e quarantenni, lontano dalle grandi serie di azione o dalle love-story che abbiamo conosciuto nell'arco di decenni. Con l'unica eccezione forse di "Shonen Jump", ormai tutte le riviste di manga cercano il profitto in un volgare esibizionismo o in soggetti che intendono scatenare le fantasie morbose di un pubblico sempre più incapace di comunicare con la realtà o di inserirsi nella società."
Stiamo scherzando?????????? Definire Shonen Jump l'unica eccezione nel panorama fumettistico giapponese???
Sto ancora ridendo
Non si fà così, le loro edizioni sono favolose ma non basta quello a rendere ottima una Casa editrice che non conosce il rispetto per i clienti, trattati come allocchi che aspettano a bocca aperta i loro comodi(prendendosi anche delle copie fallate, meno male che dopo 2 secoli hanno annunciato la sostituzione).
però, ragazzi, se goldrake passa in tivù... °O°
La considerano la Bibbia degli Otaku...In senso strettissimo?
I lol'd...
Su Sanaku Complex hanno già le foto delle riviste di manga buttate a Tokyo in mezzo alle sezioni porno!
-ULTRA HEAVEN
-PIED PIPER
-SAKURA MAIL
-ROBOTS
-SLAM DUNK
-GUNSLINGER GIRL
sono tutte pubblicazioni della d/visual che ho acquistato e che stanno allegramente prendendo polvere sulla libreria senza che ci sia una lontana idea di programmazione per le uscite e, cosa ancor più grave, per le cose già concluse e ferme DA ANNI!
Acquisito da GOEN...
Senza che qualcuno dica qualcosa :sisi:
La realtà è che ci sono problemi irrisolti sia nel mondo del fumetto che in quello dell'animazione giapponese, ma tutto ciò con la possibilità di editare e proporre manga e anime con una dignitosa frequenza e instaurando un rapporto decente con i lettori c'entra poco o niente; forse le uniche due verità nascoste nell'editoriale che potrebbero dare un senso alla situazione d/visual attuale sono il fatto che è un'azienda costituita da 5 persone e che hanno un piccolo ufficio a Tokyo, ergo non avendo mezzi "faraonici" non si può ottenere più di tanto...ma rovesciando la medaglia, sarebbe allora più opportuno operare con una politica aziendale più accorta, cercando di crescere pian piano e non andando avanti a proclami e vuoti lanci pubblicitari, ne guadagnerebbero sia loro come azienda che noi come fruitori delle loro proposte editoriali.
Chiudo con una nota, se buona parte dell'articolo può anche avere un senso, uno shonen jump come ultimo baluardo della moralità e dei nobili ideali non ce lo vedo granchè...
Ma rispetto zero! Lui che rispetto ha di noi clienti?
E con questo editoriale cosa ha dimostrato? NULLA DI CONCRETO, come al solito.
Meditate gente.....
Ricordo a tutti che subito dopo Mazinkaiser doveva arrivare Getter New... Mazzotta l'ha doppiato all'epoca, ma i DVD dove sono? Ah sì, quelli pirata subbati con i VHSrip osceni...
:)
peccato che, per quanto le edizioni siano ottime, costino davvero molto... e poi (è un mio mero capriccio) la politica di fare uscire due albi al mese non mi piace molto.
a leggere questo papiro dove sparano a zero contro tutto e tutti credendosi i migliori sulla piazza però mi passa completamente la voglia! ok, è un settore difficile quello dell'editoria, ma leggere i commenti che parlano dei tremendi ritardi o addirittura della sospensione di alcune uscite lascia davvero perplessi...
La xenofobia giapponese è un male ben più grave di quella italiana e lavorare con loro è frustrante e umiliante il più delle volte.
Le pecche qualitative di doppiaggio o mal traduzione son sicuramente di D/Visual, ma la storia dei master "depotenziati" per l'occidente è pura verità.
La crisi contenutistica e di target del mercato jap è anchessa verità.
I numeri che si fanno con le edizioni italiane son davvero quelli che sia per i piccoli editori o per i grossi come Star.
Davvero, non vedo dove mentano, magari se la tirano un po', ma per mentire non mi sembra proprio lo facciano.
Il problema dell'editoriale è che considera le persone presenti alle fiere come potenziali clienti, cosa che gli italiani non sono il più delle volte, ma forse nuovi sistemi distributivi (digital delivery sottocosto per e-book readers in futuro?) potrebbero sollevare la situazione.
Secondo me il problema dell'editoriale è un altro.
Io penso che qualsiasi editoriale di d/visual, fino a quando suddetto editore non farà chiarezza sulla messe di titoli "sospesi" o annunciati ma mai iniziati, non sarà mai visto dalla maggior parte dei lettori come una fonte di discussione/informazioni, ma come un'accozzaglia di parole/scusanti/quelchetipare.
Esempio: il pippon... ehm, editoriale, parla molto di Goldrake/Grendizer; chi è addentro al settore e ne comprende le dinamiche (non si è mica in molti) legge una cosa che comunque, proprio per quanto concerne Goldrake, contiene anche dati non comprovabili (non si sa se menzogne o verità, c'è una visione parziale); chi non è addentro al settore invece pensa, e non riesco a dargli del tutto torto: "Ma visto che avevi voglia di scrivere, perché non mi dici dove $arca$$o sono finiti gli ultimi due DVD della serie?"
Puoi anche criticare questo modo di vedere le cose, magari per te troppo basato sulle proprie "tasche", ma l'editore forse dovrebbe tenerne da conto.
Qui devo interrompere, volevo scrivere molto di più, anche sul contenuto dell'articolo, ma non ho tempo... in caso, alla prossima.
Il problema è che parla di cose che ai clienti non interessano! Mentre delle cose che interesserebbero davvero al cliente, non si fa cenno (oppure sono accennate in modo volutamente criptico).
L'unica cosa che mi viene da pensare leggendo questo editoriale è solo: "ok. e stica**i?"
Per quel che ho sentito nell'ambiente professionale in molti considerano il fandom anime/manga italiano "melma", se davvero è come dice Buster allora è peggio: il fandom italiano NON ESISTE.
Boh, scusate, ma a me molte uscite degli utenti mi sembrano tanto da "voglio la botte piena e la moglie ubriaca... e sono appena naufragato in un'isola deserta".
Purtroppo comprare i diritti di una serie non basta, gli editori (sopratutto Jap) come sottolineato hanno dei comportamenti davvero pessimi e possono anche in corso d'opera rompere i cosìdetti fino a costringere l'interruzione dell'opera (Sailor Moon ShinVision, Macross Yamato, ecc...), però poi lo stesso editor italiano non può lamentarsene con il rischio di "farseli nemici" (ma questo vale in qualsiasi settore): vale la solita teoria del "prenderlo nel deretano sorridendo e dicendo grazie".
Il problema principale è negli editori giapponesi che risultano a livello aziendale come dei feudatari nel 1900, vivendo in un mondo a parte grazie al potere bruto ma che, inesorabilmente, o dovranno cambiare e modernizzarsi o coleranno (giustamente e per fortuna) a picco.
Che alla gran parte del pubblico non freghi nulla è poco ma sicuro, che sia vergogna per il pubblico stesso... beh, in parte sì; ma ripeto, è anche la d/visual ad essersi messa in questa condizione, con tot serie finite chissà dove da anni (Goldrake è un esempio, non certo il loro unico mistero... sul fatto che ne sentiremo parlare ne son convinto, ma chissà in quali termini). Con queste premesse è normale che non ti si ascolti, sbagliato in quanto non obiettivo e superficiale, ma normale. Credo che i casi ignominiosi per il fandom italiano, ammesso che ne esista uno, siano altri (e tanti).
Che si voglian botte piena e moglie ubriaca è sicuramente vero, spesso non si capisce che un editore non ha la bacchetta magica né è infallibile, però nel caso di d/visual credo che sperare in un minimo di "comunicazione", ad esempio, non la riterrei una gran pretesa.
Detto questo, buona parte dell'editoriale (tutta quella su Colpi) la considero trascurabile... passiamo ad altro.
Personalmente ritengo interessante ciò che è detto su quanto accaduto in Francia e Spagna, cose di cui non sapevo nulla, ed anche le cifre di vendita di Nausicaa, mentre quelle attuali più o meno le avevo intuite (parentesi enorme, <a href="http://fumettierobot.blogspot.com/2010/03/mumble-mumble-14.html">parafrasando</a> Castellazzi, altra persona che sul mondo italiano e giapponese ha scritto tanto, ma perché le quantità di vendita da noi sono coperte da Segreto di Stato?)
Il paragrafo su Goldrake merita come risposta un bel "?", in quanto come ho già detto un po' dice tra le righe, ed un po' non abbiamo, o almeno io non ho, una visione tale dei fatti da poter giudicare cosa vi si dice, quindi preferisco tacere.
Il faticare "a individuare altre serie di simile valore che vorremmo ripresentare al pubblico italiano" mi lascia davvero attonito, vista poi la citazione di Maison Ikkoku (se cominciassi adesso un elenco dei manga che io ritengo meritino una degna (ri)edizione italiana non so quando potrei finire... non farei fatica a stilarne uno; se è quello nell'editoriale un giudizio personale, beh, non lo condivido); vorrei anche far notare che tante serie di quelle che han portato e che per loro son quasi senza paragoni... mi sa che son ferme da anni (e qui torna il discorso delle poche comunicazioni dell'editore). Possiamo certo discutere sul fatto che il pubblico italiano a certe opere possa non aver dato possibilità, e che quindi siano ferme per questo motivo, ma dato che ferme lo sono da anni, una parolina di chiarimento non penso avrebbe fatto cascare il mondo.
Su quanto dicono sul mercato giapponese non ho molto da rispondere, tranne che: la citazione di Shounen Jump mi sembra un po' fuori luogo; la tendenza delle riviste c'è, ma grazie al cielo i titoli validi non sono nulli; anche loro han pubblicato roba "pesante".
Per il resto nella visione generale concordo, anche se sono curioso di vedere gli sviluppi che prenderanno certe mosse di editori ed autori, per quanto concerne la pirateria, riguardanti i manga messi legalmente on line.
Sull'errore che si fa valutando il pubblico delle fiere come pubblico "acquirente" concordo con te, però "sono le modalità del business a non saperlo soddisfare"... come dicevi tu, vedremo dove porterà questa consapevolezza, la direzione sarà forse quella che indicavi.
Da lì in poi, nulla da eccepire, tranne magari per i filmati a 1080p su Youtube, che anni fa erano un'utopia. Sulla chiusura (sovente associata a mancanza di competenza) degli addetti ai lavori nipponici nei confronti dell'estero si è tanto detto negli anni che oramai la cosa non dovrebbe stupire nessuno. Insomma, la parte su cui tu più batti per me è abbastanza scontata, ma di certo molto interessante. Il problema è... quanto è scontata in generale? (fandom, dove sei?)
Solo... una domanda: la questione Macross/Yamato non dipendeva dal da poco defunto produttore statunitense? I miei ricordi sono davvero vaghi, in questo caso.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.