Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Le recensioni selezionate per oggi riguardano titoli, ciascono a suo modo, insoliti e discussi: l'anime Hetalia Axis Power, il manga Lolicon Kodomo no Jikan e Panty & Stocking with Garterbelt una delle ultima "fatiche" della GAINAX.

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C'è un che di misterioso nel successo riscosso da quest'anime, nel modo in cui unisce storia, satira e cultura popolare. Il risultato è un prodotto unico nel suo genere, sicuramente ben lontano dall'essere la serie animata del secolo, ma non per questo malvagio: forse l'autore non aveva le idee molto chiare, d'accordo, ma questo non legittima lo spettatore a metterci del suo nutrendo delle aspettative che sa fin dall'inizio che verranno disattese, anche considerando la durata di ciascun episodio {cinque minuti circa}. “Hetalia” è una serie dai toni volutamente leggeri e come tale va considerata, visionata e, infine, interpretata; per la Storia con la S maiuscola, volendo, ci sono altre fonti da cui potere attingere.

Poco da dire sulla trama, dal momento che di fatto non esiste. Per la contestualizzazione storica dei singoli avvenimenti, invece, dobbiamo fidarci di quanto ci viene suggerito attraverso didascalie, effetti visivi particolari o, più semplicemente, buttando un occhio ai vestiti indossati dalle personificazioni delle nazioni protagoniste. Tra loro spicca Feliciano Vargas, altrimenti conosciuto con il nome di Veneziano, che rappresenta l'Italia del Nord e che, in qualità di personaggio principale, è quello che l'autore Himaruya sceglie di mettere maggiormente in ridicolo conferendogli tutte le caratteristiche che di solito vengono associate al nostro popolo: infingardaggine, codardia, amore smodato per la pasta eccetera.
A riprova della sua buona fede, però, va detto che anche gli altri paesi ricevono lo stesso trattamento. Il quadro d'insieme non sarà quindi dei più lusinghieri, ma non c'è nulla che non sia stato già detto e ridetto in altri contesti e con intenti peggiori.

Il charachter design è gradevole e l'animazione buona, ma nessuno dei due brilla per originalità; al contrario, il doppiaggio giapponese è molto frizzante e variegato. Simpatica l'idea di modificare l'ending a seconda della nazione che la canta, anche se teoricamente non ci sarebbe motivo di calcare ulteriormente la mano con stereotipi che conoscono anche i sassi. Gli americani hanno una vena consumistica piuttosto pronunciata? I giapponesi consumano molto riso? Dimmene un'altra che non so... Eppure l'idea, per quanto stantia, funziona: la gente lo guarda, ne parla, e in alcuni casi ci fantastica anche su.
Da questo punto di vista, in un'epoca in cui i confini tra la nostra identità e quella del nostro vicino diventano sempre più labili grazie alla globalizzazione e in cui cade un nuovo mito ogni giorno, forse “Hetalia” è l'anime giusto al momento giusto: un monito a prendere meno sul serio se stessi e gli altri, rivedendo le proprie priorità e soprattutto accettando di essere, chi più chi meno, tutti sulla stessa barca.



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Kodomo no Jikan (l'ora dei bambini) è un titolo che, nonostante la fama negativa di cui gode (causa decreto Anti-Lolicon), è consigliabile a tutto il pubblico adulto e serio, interessato non alla solita storiella pudica e semplice, ma a tematiche pesanti espresse in maniera esplicita, anche se forzate ed estremizzate in alcuni ambiti (e qui rimembro l'ottimo Onanie Master Kurosawa...).
Kojika è questo, e questo logicamente non piace alla frangia perbenista della società (motivo per cui è impossibile che arrivi in Italia) che accusa la serie di "pedopornografia" senza badare al contesto in cui è visionata.

La storia infatti racconta della vita scolastica del giovane insegnante Daisuke Aoki e del trio problematico della sua classe elementare: Kokonoe Rin, Kagami Kuro e Usa Mimi. Spesso e volentieri la trama si sofferma sull'esplorazione della propria sessualità da parte delle 3 giovani: Usa, col suo corpo troppo maturo in cui non riesce a riconoscersi; Kagami e le sue tendenze pseudolesbiche verso Kokonoe, sentimenti che fatica ad amalgamare con quelli di amicizia verso la stessa, ed infine Kokonoe, su cui si sofferma maggiormente la trama, che dopo essersi autoproclamata fidanzata di Aoki, si mostra spavalda ed esageratamente esperta (più che altro a parole) per la sua età, rendendo la vita del poveretto fin troppo movimentata. Peccato che sia tutta una maschera per nascondere la sua fragilità infantile.

Criticare però Kojika solo rispetto a questo è però riduttivo e inaccettabile, poiché la trama verte anche su altre tematiche quali i problemi familiari, lavorativi, morali, educativi e soprattutto quelli riguardanti la crescita e la maturazione; tutte importanti e trattate seriamente attraverso l'ausilio dei coprotagonisti della storia che, ottimamente delineati dal punto di vista psicologico, lasciano il segno nel lettore (vedi Shirai-sensei), forse anche più del protagonista.
Nonostante la presenza di scene spinte che hanno avuto la capacità di scuotere persino la mia imperturbabile personalità, la serie è comunque di piacevole lettura, perché risulterà più una commedia (romantico)-scolastica che un dramma, infatti unisce bene felicità e tristezza, senza generare mai grandi strappi nel passaggio dall'una all'altra.

Sotto il punto di vista grafico l'autrice possiede uno stile morbido, delicato e "pieno", pulito, nitido e con personaggi ben proporzionati; l'uso dei fondali è ottimo e non invasivo mentre le pagine risultano ordinate e poco complesse, donando così all'opera una certa fluidità nella lettura. Le pagine a colori poi sono vere opere d'arte (continuo a ricordare che non essendo un critico d'arte questa è solo la mia modesta opinione IMHO).

Quindi lo consiglio caldamente solo a chi "ha abbastanza sale in zucca" da comprendere che non si può parlare di sessualità senza menzionare il sesso, anche quando il target e così pericoloso come l'infanzia (tematica a mio avviso quanto mai attuale).
Grazie di aver letto la recensione fino alla fine. Spero che ora abbiate un'idea un po' migliore di questa fantomatica serie tanto criticata e spero che vi venga voglia di darle una letta.



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C'è chi afferma che negli ultimi anni il settore dell'animazione giapponese stia vivendo un periodo di stanca caratterizzato da un inaridimento di trame, generi e tematiche dovuto non solo ad un momento economico poco felice, ma anche ai fruitori giapponesi di anime, che secondo alcuni cominciano ad aderire in maniera inquietante ai pregiudizi di solito attribuiti agli otaku.

Alcune case di produzione hanno deciso invece di aprirsi alla contaminazione con l'occidente e da quest'anno si sono visti prodotti come il discreto ma sfortunato Heroman della Bones, un progetto della Madhouse che prevede svariate serie basate su vari personaggi dell'universo Marvel Comics nonché un'imminente trasposizione animata del telefilm Supernatural, infine questo Panty&Stocking with Garterbelt (che da adesso in poi chiamerò P&S), l'ultimo parto della Gainax firmato da Hiroyuki Imaishi.

Un parto della Gainax che come al solito non passa inosservato, soprattutto a causa dello stile grafico, palesemente ispirato alle opere di animatori come Craig MacKracken e Genndy Tartakovski che in una produzione nipponica era finora qualcosa di completamente inedito. Anche la struttura della serie ricalca i modelli USA: stile grafico estremamente stilizzato e caricaturale, ritmo serrato con gag a ripetizione, episodi solitamente brevi e autoconclusivi, title cards di ispirazione cinematografica all'inizio di ogni episodio e così via. Si può insomma pensare a P&S come alla controparte giapponese di esperimenti come la miniserie a fumetti canadese Scott Pilgrim vs. The World oppure la serie animata Avatar - The Last Airbender.

Come era fin troppo prevedibile questa serie si è trascinata un codazzo di polemiche fomentate soprattutto dagli animefan estremisti, e il loro micidiale cocktail di ignoranza, partigianeria e pregiudizi sull'industria animata occidentale, divisi tra chi intonava requiem per la morte della Gainax e tra chi invece cercava improbabili motivazioni in chiave denigratoria per giustificare P&S.

E invece P&S non si limita semplicemente a fare il verso ad un certo modo di intendere l'animazione, tutt'altro: ci troviamo di fronte ad una vera e propria lettera d'amore scritta da Imaishi e soci rivolta alla pop culture occidentale. Ogni episodio è letteralmente zeppo di citazioni, rimandi, scherzose parodie e veri e propri omaggi a situazioni, stereotipi e cliché vari. Il tutto è amalgamato da una robusta dose di volgarità fatta di dialoghi in cui ben poco è lasciato all'immaginazione, di un linguaggio colorito infarcito di parolacce spesso e volentieri pronunciate in inglese maccheronico e di un toilet humour spinto e compiaciuto; infine è quantomeno notevole come il comunque presente fanservice sia usato in maniera meno "gratuita" di quanto ci si aspetterebbe.

Riguardo al lato tecnico c'è poco di cui lamentarsi: Imaishi e soci si trovano decisamente a loro agio con questo stile anomalo, e a parte qualche sparuta eccezione la qualità resta sempre su livelli d'eccellenza, con diverse chicche disseminate qua e là. La colonna sonora, pesantemente influenzata dalle sonorità dance più recenti, potrebbe non piacere ma descrive perfettamente l'azione.

In conclusione, P&S merita la visione. È una serie che non si propone chissà quale obiettivo, ma intrattiene e dà la netta sensazione che anche i suoi creatori si sono divertiti un sacco nel dare vita a questo calderone anarchico e colorato (nonché colorIto!).