Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Le recensioni selezionate per oggi riguardano titoli, ciascono a suo modo, insoliti e discussi: l'anime Hetalia Axis Power, il manga Lolicon Kodomo no Jikan e Panty & Stocking with Garterbelt una delle ultima "fatiche" della GAINAX.
Per saperne di più continuate a leggere.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Le recensioni selezionate per oggi riguardano titoli, ciascono a suo modo, insoliti e discussi: l'anime Hetalia Axis Power, il manga Lolicon Kodomo no Jikan e Panty & Stocking with Garterbelt una delle ultima "fatiche" della GAINAX.
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Hetalia Axis Powers
7.0/10
C'è un che di misterioso nel successo riscosso da quest'anime, nel modo in cui unisce storia, satira e cultura popolare. Il risultato è un prodotto unico nel suo genere, sicuramente ben lontano dall'essere la serie animata del secolo, ma non per questo malvagio: forse l'autore non aveva le idee molto chiare, d'accordo, ma questo non legittima lo spettatore a metterci del suo nutrendo delle aspettative che sa fin dall'inizio che verranno disattese, anche considerando la durata di ciascun episodio {cinque minuti circa}. “Hetalia” è una serie dai toni volutamente leggeri e come tale va considerata, visionata e, infine, interpretata; per la Storia con la S maiuscola, volendo, ci sono altre fonti da cui potere attingere.
Poco da dire sulla trama, dal momento che di fatto non esiste. Per la contestualizzazione storica dei singoli avvenimenti, invece, dobbiamo fidarci di quanto ci viene suggerito attraverso didascalie, effetti visivi particolari o, più semplicemente, buttando un occhio ai vestiti indossati dalle personificazioni delle nazioni protagoniste. Tra loro spicca Feliciano Vargas, altrimenti conosciuto con il nome di Veneziano, che rappresenta l'Italia del Nord e che, in qualità di personaggio principale, è quello che l'autore Himaruya sceglie di mettere maggiormente in ridicolo conferendogli tutte le caratteristiche che di solito vengono associate al nostro popolo: infingardaggine, codardia, amore smodato per la pasta eccetera.
A riprova della sua buona fede, però, va detto che anche gli altri paesi ricevono lo stesso trattamento. Il quadro d'insieme non sarà quindi dei più lusinghieri, ma non c'è nulla che non sia stato già detto e ridetto in altri contesti e con intenti peggiori.
Il charachter design è gradevole e l'animazione buona, ma nessuno dei due brilla per originalità; al contrario, il doppiaggio giapponese è molto frizzante e variegato. Simpatica l'idea di modificare l'ending a seconda della nazione che la canta, anche se teoricamente non ci sarebbe motivo di calcare ulteriormente la mano con stereotipi che conoscono anche i sassi. Gli americani hanno una vena consumistica piuttosto pronunciata? I giapponesi consumano molto riso? Dimmene un'altra che non so... Eppure l'idea, per quanto stantia, funziona: la gente lo guarda, ne parla, e in alcuni casi ci fantastica anche su.
Da questo punto di vista, in un'epoca in cui i confini tra la nostra identità e quella del nostro vicino diventano sempre più labili grazie alla globalizzazione e in cui cade un nuovo mito ogni giorno, forse “Hetalia” è l'anime giusto al momento giusto: un monito a prendere meno sul serio se stessi e gli altri, rivedendo le proprie priorità e soprattutto accettando di essere, chi più chi meno, tutti sulla stessa barca.
Poco da dire sulla trama, dal momento che di fatto non esiste. Per la contestualizzazione storica dei singoli avvenimenti, invece, dobbiamo fidarci di quanto ci viene suggerito attraverso didascalie, effetti visivi particolari o, più semplicemente, buttando un occhio ai vestiti indossati dalle personificazioni delle nazioni protagoniste. Tra loro spicca Feliciano Vargas, altrimenti conosciuto con il nome di Veneziano, che rappresenta l'Italia del Nord e che, in qualità di personaggio principale, è quello che l'autore Himaruya sceglie di mettere maggiormente in ridicolo conferendogli tutte le caratteristiche che di solito vengono associate al nostro popolo: infingardaggine, codardia, amore smodato per la pasta eccetera.
A riprova della sua buona fede, però, va detto che anche gli altri paesi ricevono lo stesso trattamento. Il quadro d'insieme non sarà quindi dei più lusinghieri, ma non c'è nulla che non sia stato già detto e ridetto in altri contesti e con intenti peggiori.
Il charachter design è gradevole e l'animazione buona, ma nessuno dei due brilla per originalità; al contrario, il doppiaggio giapponese è molto frizzante e variegato. Simpatica l'idea di modificare l'ending a seconda della nazione che la canta, anche se teoricamente non ci sarebbe motivo di calcare ulteriormente la mano con stereotipi che conoscono anche i sassi. Gli americani hanno una vena consumistica piuttosto pronunciata? I giapponesi consumano molto riso? Dimmene un'altra che non so... Eppure l'idea, per quanto stantia, funziona: la gente lo guarda, ne parla, e in alcuni casi ci fantastica anche su.
Da questo punto di vista, in un'epoca in cui i confini tra la nostra identità e quella del nostro vicino diventano sempre più labili grazie alla globalizzazione e in cui cade un nuovo mito ogni giorno, forse “Hetalia” è l'anime giusto al momento giusto: un monito a prendere meno sul serio se stessi e gli altri, rivedendo le proprie priorità e soprattutto accettando di essere, chi più chi meno, tutti sulla stessa barca.
Kodomo no Jikan
9.0/10
Kodomo no Jikan (l'ora dei bambini) è un titolo che, nonostante la fama negativa di cui gode (causa decreto Anti-Lolicon), è consigliabile a tutto il pubblico adulto e serio, interessato non alla solita storiella pudica e semplice, ma a tematiche pesanti espresse in maniera esplicita, anche se forzate ed estremizzate in alcuni ambiti (e qui rimembro l'ottimo Onanie Master Kurosawa...).
Kojika è questo, e questo logicamente non piace alla frangia perbenista della società (motivo per cui è impossibile che arrivi in Italia) che accusa la serie di "pedopornografia" senza badare al contesto in cui è visionata.
La storia infatti racconta della vita scolastica del giovane insegnante Daisuke Aoki e del trio problematico della sua classe elementare: Kokonoe Rin, Kagami Kuro e Usa Mimi. Spesso e volentieri la trama si sofferma sull'esplorazione della propria sessualità da parte delle 3 giovani: Usa, col suo corpo troppo maturo in cui non riesce a riconoscersi; Kagami e le sue tendenze pseudolesbiche verso Kokonoe, sentimenti che fatica ad amalgamare con quelli di amicizia verso la stessa, ed infine Kokonoe, su cui si sofferma maggiormente la trama, che dopo essersi autoproclamata fidanzata di Aoki, si mostra spavalda ed esageratamente esperta (più che altro a parole) per la sua età, rendendo la vita del poveretto fin troppo movimentata. Peccato che sia tutta una maschera per nascondere la sua fragilità infantile.
Criticare però Kojika solo rispetto a questo è però riduttivo e inaccettabile, poiché la trama verte anche su altre tematiche quali i problemi familiari, lavorativi, morali, educativi e soprattutto quelli riguardanti la crescita e la maturazione; tutte importanti e trattate seriamente attraverso l'ausilio dei coprotagonisti della storia che, ottimamente delineati dal punto di vista psicologico, lasciano il segno nel lettore (vedi Shirai-sensei), forse anche più del protagonista.
Nonostante la presenza di scene spinte che hanno avuto la capacità di scuotere persino la mia imperturbabile personalità, la serie è comunque di piacevole lettura, perché risulterà più una commedia (romantico)-scolastica che un dramma, infatti unisce bene felicità e tristezza, senza generare mai grandi strappi nel passaggio dall'una all'altra.
Sotto il punto di vista grafico l'autrice possiede uno stile morbido, delicato e "pieno", pulito, nitido e con personaggi ben proporzionati; l'uso dei fondali è ottimo e non invasivo mentre le pagine risultano ordinate e poco complesse, donando così all'opera una certa fluidità nella lettura. Le pagine a colori poi sono vere opere d'arte (continuo a ricordare che non essendo un critico d'arte questa è solo la mia modesta opinione IMHO).
Quindi lo consiglio caldamente solo a chi "ha abbastanza sale in zucca" da comprendere che non si può parlare di sessualità senza menzionare il sesso, anche quando il target e così pericoloso come l'infanzia (tematica a mio avviso quanto mai attuale).
Grazie di aver letto la recensione fino alla fine. Spero che ora abbiate un'idea un po' migliore di questa fantomatica serie tanto criticata e spero che vi venga voglia di darle una letta.
Kojika è questo, e questo logicamente non piace alla frangia perbenista della società (motivo per cui è impossibile che arrivi in Italia) che accusa la serie di "pedopornografia" senza badare al contesto in cui è visionata.
La storia infatti racconta della vita scolastica del giovane insegnante Daisuke Aoki e del trio problematico della sua classe elementare: Kokonoe Rin, Kagami Kuro e Usa Mimi. Spesso e volentieri la trama si sofferma sull'esplorazione della propria sessualità da parte delle 3 giovani: Usa, col suo corpo troppo maturo in cui non riesce a riconoscersi; Kagami e le sue tendenze pseudolesbiche verso Kokonoe, sentimenti che fatica ad amalgamare con quelli di amicizia verso la stessa, ed infine Kokonoe, su cui si sofferma maggiormente la trama, che dopo essersi autoproclamata fidanzata di Aoki, si mostra spavalda ed esageratamente esperta (più che altro a parole) per la sua età, rendendo la vita del poveretto fin troppo movimentata. Peccato che sia tutta una maschera per nascondere la sua fragilità infantile.
Criticare però Kojika solo rispetto a questo è però riduttivo e inaccettabile, poiché la trama verte anche su altre tematiche quali i problemi familiari, lavorativi, morali, educativi e soprattutto quelli riguardanti la crescita e la maturazione; tutte importanti e trattate seriamente attraverso l'ausilio dei coprotagonisti della storia che, ottimamente delineati dal punto di vista psicologico, lasciano il segno nel lettore (vedi Shirai-sensei), forse anche più del protagonista.
Nonostante la presenza di scene spinte che hanno avuto la capacità di scuotere persino la mia imperturbabile personalità, la serie è comunque di piacevole lettura, perché risulterà più una commedia (romantico)-scolastica che un dramma, infatti unisce bene felicità e tristezza, senza generare mai grandi strappi nel passaggio dall'una all'altra.
Sotto il punto di vista grafico l'autrice possiede uno stile morbido, delicato e "pieno", pulito, nitido e con personaggi ben proporzionati; l'uso dei fondali è ottimo e non invasivo mentre le pagine risultano ordinate e poco complesse, donando così all'opera una certa fluidità nella lettura. Le pagine a colori poi sono vere opere d'arte (continuo a ricordare che non essendo un critico d'arte questa è solo la mia modesta opinione IMHO).
Quindi lo consiglio caldamente solo a chi "ha abbastanza sale in zucca" da comprendere che non si può parlare di sessualità senza menzionare il sesso, anche quando il target e così pericoloso come l'infanzia (tematica a mio avviso quanto mai attuale).
Grazie di aver letto la recensione fino alla fine. Spero che ora abbiate un'idea un po' migliore di questa fantomatica serie tanto criticata e spero che vi venga voglia di darle una letta.
ShinichiMechazawa
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C'è chi afferma che negli ultimi anni il settore dell'animazione giapponese stia vivendo un periodo di stanca caratterizzato da un inaridimento di trame, generi e tematiche dovuto non solo ad un momento economico poco felice, ma anche ai fruitori giapponesi di anime, che secondo alcuni cominciano ad aderire in maniera inquietante ai pregiudizi di solito attribuiti agli otaku.
Alcune case di produzione hanno deciso invece di aprirsi alla contaminazione con l'occidente e da quest'anno si sono visti prodotti come il discreto ma sfortunato Heroman della Bones, un progetto della Madhouse che prevede svariate serie basate su vari personaggi dell'universo Marvel Comics nonché un'imminente trasposizione animata del telefilm Supernatural, infine questo Panty&Stocking with Garterbelt (che da adesso in poi chiamerò P&S), l'ultimo parto della Gainax firmato da Hiroyuki Imaishi.
Un parto della Gainax che come al solito non passa inosservato, soprattutto a causa dello stile grafico, palesemente ispirato alle opere di animatori come Craig MacKracken e Genndy Tartakovski che in una produzione nipponica era finora qualcosa di completamente inedito. Anche la struttura della serie ricalca i modelli USA: stile grafico estremamente stilizzato e caricaturale, ritmo serrato con gag a ripetizione, episodi solitamente brevi e autoconclusivi, title cards di ispirazione cinematografica all'inizio di ogni episodio e così via. Si può insomma pensare a P&S come alla controparte giapponese di esperimenti come la miniserie a fumetti canadese Scott Pilgrim vs. The World oppure la serie animata Avatar - The Last Airbender.
Come era fin troppo prevedibile questa serie si è trascinata un codazzo di polemiche fomentate soprattutto dagli animefan estremisti, e il loro micidiale cocktail di ignoranza, partigianeria e pregiudizi sull'industria animata occidentale, divisi tra chi intonava requiem per la morte della Gainax e tra chi invece cercava improbabili motivazioni in chiave denigratoria per giustificare P&S.
E invece P&S non si limita semplicemente a fare il verso ad un certo modo di intendere l'animazione, tutt'altro: ci troviamo di fronte ad una vera e propria lettera d'amore scritta da Imaishi e soci rivolta alla pop culture occidentale. Ogni episodio è letteralmente zeppo di citazioni, rimandi, scherzose parodie e veri e propri omaggi a situazioni, stereotipi e cliché vari. Il tutto è amalgamato da una robusta dose di volgarità fatta di dialoghi in cui ben poco è lasciato all'immaginazione, di un linguaggio colorito infarcito di parolacce spesso e volentieri pronunciate in inglese maccheronico e di un toilet humour spinto e compiaciuto; infine è quantomeno notevole come il comunque presente fanservice sia usato in maniera meno "gratuita" di quanto ci si aspetterebbe.
Riguardo al lato tecnico c'è poco di cui lamentarsi: Imaishi e soci si trovano decisamente a loro agio con questo stile anomalo, e a parte qualche sparuta eccezione la qualità resta sempre su livelli d'eccellenza, con diverse chicche disseminate qua e là. La colonna sonora, pesantemente influenzata dalle sonorità dance più recenti, potrebbe non piacere ma descrive perfettamente l'azione.
In conclusione, P&S merita la visione. È una serie che non si propone chissà quale obiettivo, ma intrattiene e dà la netta sensazione che anche i suoi creatori si sono divertiti un sacco nel dare vita a questo calderone anarchico e colorato (nonché colorIto!).
Alcune case di produzione hanno deciso invece di aprirsi alla contaminazione con l'occidente e da quest'anno si sono visti prodotti come il discreto ma sfortunato Heroman della Bones, un progetto della Madhouse che prevede svariate serie basate su vari personaggi dell'universo Marvel Comics nonché un'imminente trasposizione animata del telefilm Supernatural, infine questo Panty&Stocking with Garterbelt (che da adesso in poi chiamerò P&S), l'ultimo parto della Gainax firmato da Hiroyuki Imaishi.
Un parto della Gainax che come al solito non passa inosservato, soprattutto a causa dello stile grafico, palesemente ispirato alle opere di animatori come Craig MacKracken e Genndy Tartakovski che in una produzione nipponica era finora qualcosa di completamente inedito. Anche la struttura della serie ricalca i modelli USA: stile grafico estremamente stilizzato e caricaturale, ritmo serrato con gag a ripetizione, episodi solitamente brevi e autoconclusivi, title cards di ispirazione cinematografica all'inizio di ogni episodio e così via. Si può insomma pensare a P&S come alla controparte giapponese di esperimenti come la miniserie a fumetti canadese Scott Pilgrim vs. The World oppure la serie animata Avatar - The Last Airbender.
Come era fin troppo prevedibile questa serie si è trascinata un codazzo di polemiche fomentate soprattutto dagli animefan estremisti, e il loro micidiale cocktail di ignoranza, partigianeria e pregiudizi sull'industria animata occidentale, divisi tra chi intonava requiem per la morte della Gainax e tra chi invece cercava improbabili motivazioni in chiave denigratoria per giustificare P&S.
E invece P&S non si limita semplicemente a fare il verso ad un certo modo di intendere l'animazione, tutt'altro: ci troviamo di fronte ad una vera e propria lettera d'amore scritta da Imaishi e soci rivolta alla pop culture occidentale. Ogni episodio è letteralmente zeppo di citazioni, rimandi, scherzose parodie e veri e propri omaggi a situazioni, stereotipi e cliché vari. Il tutto è amalgamato da una robusta dose di volgarità fatta di dialoghi in cui ben poco è lasciato all'immaginazione, di un linguaggio colorito infarcito di parolacce spesso e volentieri pronunciate in inglese maccheronico e di un toilet humour spinto e compiaciuto; infine è quantomeno notevole come il comunque presente fanservice sia usato in maniera meno "gratuita" di quanto ci si aspetterebbe.
Riguardo al lato tecnico c'è poco di cui lamentarsi: Imaishi e soci si trovano decisamente a loro agio con questo stile anomalo, e a parte qualche sparuta eccezione la qualità resta sempre su livelli d'eccellenza, con diverse chicche disseminate qua e là. La colonna sonora, pesantemente influenzata dalle sonorità dance più recenti, potrebbe non piacere ma descrive perfettamente l'azione.
In conclusione, P&S merita la visione. È una serie che non si propone chissà quale obiettivo, ma intrattiene e dà la netta sensazione che anche i suoi creatori si sono divertiti un sacco nel dare vita a questo calderone anarchico e colorato (nonché colorIto!).
Gli altri due non li conosco, ma se come asseriscono le recensioni vengono sviluppati con coerenza, potrei farci un pensierino (ammetto che il tema di <i>Kodomo no jikan</i> mi rende riluttante, ma nulla posso dire senza averlo testato con i miei occhi...).
Di Kodomo no jikan avevo iniziato l'anime, ma mi sono fermata al terzo episodio. Ho cercato di guardarlo senza pregiudizi, però davvero, il maestro che si imbarazza davanti alle provocazioni della bambina era qualcosa di insopportabile per me!
Hetalia: ho visto i 52 episodi, lo trovato abbastanza divertente e piacevole e non ci ho visto tutta sta gran satira, anche nei confronti dell'Italia, che spiace dirlo ma merita tutti gli appellativi che gli vengono dati per come è la situazione attuale.
Sono d'accordo con il voto
Kodomo no Jikan: non l'ho letto, ma lo farò sicuramente, è un opera che mi interessava già prima, e la recensione è scritta molto bene, complimenti
Panty & Stocking: non mi è per niente piaciuto, i motivi li spiego nella mia recensione
comunque complimenti ai recensori, d'accordo o meno hanno scritto buone recensioni
A Hetalia prima o poi dovrò darci uno sguardo, tanto gli episodi son corti...
Quell'altro non l'ho mai sentito nominare.
<b>Kodomo no jikan</b> non m'interessa proprio.
<b>Panty & Stocking with Garterbelt</b> mi lascia perplesso....non rientra nei miei progetti futuri e dubito mi potrebbe interessare.
Devo ancora trovare un'opera con la dicitura "sperimentale" che possa considerare attraente <.<
Hetalia ho visto un numero imprecisato di episodi ma alla lunga iniziava a stufarmi.
Kojikan è un'ottimo manga una commedia scolastica che sa essere anche drama e a volte commovente. L autrice ha fatto un ottimo lavoro nel bilanciare comicità e serietà senza finire nel service bacero che è solo un contorno. Ha i suoi limiti in quanto a coerenza ma dopotutto è un'opera di fantasia. L'anime è brutto e slegato al manga e l'ho droppato.
P&S non mi è piaciuta più per lo stile grafico che come storia, preferisco il classico gainax sopratutto per quanto riguarda lo stile innovativo come in Gurren Lagan e Gunbuster. Droppato dopo un paio di episodi.
Ottime recensioni.
Ho capito quindi di essere un moralista bacchettone, perchè, per quanto possa apprezzare lo spirito di contestualizzazione e approfondimento della (bella)recensione, non posso coniugare l'infanzia elementare (almeno media! no elementare..) con la sessualità senza rimanere scioccato. Lo trovo sbagliato, quando ci sono altri mezzi per affrontare l'argomento, e non ci posso fare niente.
Ho solo sentito parlare di P&S, senza esserne convinto, ma forse non gli dato una meritata chance. Le immagini sopra sembrano prese dalle Superchicche!
Come dimenticare la scena della
"PASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA"!!
mmm Panty & Stocking me l'hanno consigliato di vederlo, ma non mi sono mai decisa di visionarlo... non mi attira più di tanto
Ciò non toglie che ho adorato questa serie, anche coi suoi difetti.
<i>Hetalia: ho visto i 52 episodi, lo trovato abbastanza divertente e piacevole e non ci ho visto tutta sta gran satira, anche nei confronti dell'Italia, che spiace dirlo ma merita tutti gli appellativi che gli vengono dati per come è la situazione attuale.</i>
aggiungendo che se lo merita anche per come è sempre stata l'Italia, non solo per come è attualmente.
Per hetalia non saprei non l'ho mai visto...
Per il primo invece concordo, dai u_u
Riguardo a panty & stocking nn sò...mi ricorda troppo lo stile di cartoon network di dieci anni fa (ex :lab di dexter)ma a parte quello, dalla recensione di @ShinichiMechazawa sembra ne valga davvero la pena...ci farò un pensierino
Complimenti comunque a tutti i recensori!!
Veramente esaurenti
E poi adoro Russia
Hetalia invece l'ho conosciuto prima per il suo potenziale shonen-ai (e infatti su Deviantart di fanart di questo tipo ce ne sono a milioni);ho provato anche a guardarmi qualche puntata ma non posso dire che mi abbia preso.
@Plenair:"la colonna sonora è una delle più belle che abbia mai sentito"
Io l'ho trovata piu' adatta che bella,nel senso che chi non apprezza certe sonorita' dance recenti irrimediabilmente storcera' il naso anche se di brani indiscutibilmente buoni ce ne sono.
@Shiro-san:"mi ricorda troppo lo stile di cartoon network di dieci anni fa"
Ma infatti come gia detto nella recensione l'intento era quello di omaggiare un certo tipo di animazione occidentale;ho citato Tartakovski,mente creativa di Dexter's Laboratory,Samurai Jack,la miniserie di Star Wars The Clone Wars e il recente Sym-Bionic Titan come si potevano citare Parker & Stone oppure John Kricfalusi.E nel corso della serie rimandi ad altri cartoni occidentali piu' o meno noti non mancano.
E' ovvio comunque che lo stile di Cartoon Network stanchi più facilmente noi occidentali, che ce lo troviamo, a differenza dei giapponesi, su tutti i canali di cartoni.
Ha creato un vero e proprio genere, quello della "storia antropoformizzata" -> http://humon.deviantart.com/gallery/11134763
E' una serie leggera, che permette di imparare divertendosi (mai ricordato con tanta facilità la disposizione degli stati europei XD)
Alcuni non gradiscono l'aspetto satirico della serie, cosa che mi sorprende, dato che (oltre ad essere rivolta a 360° verso ogni nazione) è appena una pallidissima eco rispetto ai fatti gravi e reali per cui l'Italia si ritrova spesso e volentieri sui media internazionali; ci sarebbe semmai da ringraziare l'autore per la clemenza dimostrataci e la simpatia che caratterizza il "nostro" personaggio....
Per quanto riuarda P&S, quella che ho letto è una delle più belle e buone recensione che abbia mai letto, complimenti! Concordo in tutto e per tutto su quello che è stato detto.
Grazie per i pollici e complimenti agli altri recensori
Kodomo no jikan invece... mah... la sessualità tra i bambini è un tema tanto affascinante quanto difficile da trattare. E il piglio del manga mi sembra (mi sembra) un po' calcato proprio sul "fattore lolita". mah.
Non potrò che evitare Hetalia, che sinceramente mi ha stancato ancor prima di aver modo di vederlo sul serio... in giro non si parla che di Hetalia... magari non è bello farsi opinioni prima di aver avuto modo di conoscere direttamente il prodotto, ma la cosa mi pare nel complesso abbastanza insignificante, tutto guanciotte e occhioni.
Per tutte e tre i recensori, bravi e chiari, complimenti! una delle poche volte in cui ho letto volentieri tutte e tre le recensioni!!
Kodomo no jikan dovrei vedere l'anime prima o poi...
Per quanto riguarda P&S già dargli 1 sarebbe un volergli dare più di quello che si merita.
<i>Le immagini sopra sembrano prese dalle Superchicche</i>
Da quelle immagini ti sembrano le superchicche? Ma in quelle immagini sono disegnate in stile anime... Comunque sì, quando non sono in stile anime sono identiche alle superchicche.
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