Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per oggi spazio ad anime "classici" o "d'annata" che dir si voglia. Ritroviamo Anna dai capelli rossi (Akage no Anne) a rappresentare il filone Meisaku, Arrivano i Superboys (Akakichi no Eleven) capostipite degli anime sul calcio e uno special per Maison Ikkoku prequel alla storia raccontata nella serie televisiva.
Per saperne di più continuate a leggere.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per oggi spazio ad anime "classici" o "d'annata" che dir si voglia. Ritroviamo Anna dai capelli rossi (Akage no Anne) a rappresentare il filone Meisaku, Arrivano i Superboys (Akakichi no Eleven) capostipite degli anime sul calcio e uno special per Maison Ikkoku prequel alla storia raccontata nella serie televisiva.
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Anna dai capelli rossi
10.0/10
Recensione di travellerkino
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Oltre a essere uno dei pezzi più preziosi della famosa collana della Nippon Animation, dedicata alla letteratura per ragazzi, Akage no Anne è anche una delle più fedeli trasposizioni televisive dell'omonimo romanzo di Lucy Maud Montgomery. Takahata è abilissimo nel mantenere intatta la struttura del racconto originale e si appropria con estrema naturalezza dei personaggi, rendendoli incredibilmente delineati e intensi. Ispirato da quell'ideale di animazione matura e realistica che diventerà la bandiera dello studio Ghibli, infonde il soffio vitale ai propri disegni, trasformandoli in una delicata poesia per immagini. La città di Avonlea prende vita come un bassorilievo investito dalla luce. Animata da colori caldi e avvolgenti esplode in tutta la sua vivacità nelle scene ambientate d'estate, per tornare a essere silenziosa e monotona in quelle invernali, quando è ricoperta dalla neve. Un po' come la tranquilla e ripetitiva vita dei fratelli Cuthbert, stravolta dall'arrivo ai Tetti Verdi di una bambina dai capelli rosso fuoco, magra e tutt'occhi, che ritorna a essere triste e malinconica quando Anna si trasferisce a Charlottetown per studiare.
Inoltre Takahata non si limita a impreziosire la serie con i suoi virtuosismi stilistici ma va ben oltre e, servendosi della psicologia articolata e complessa della protagonista, presenta una rilettura profondamente femminista e rivoluzionaria del romanzo. Anna non ha la passione per il bel canto, come la sua amica del cuore Diana, né tanto meno attende con impazienza l'arrivo dei quindici anni per potersi tirare su i capelli e attirare l'attenzione dei ragazzi. Al contrario, rinunciando anche alle piccole gioie dell'infanzia come un vestito con le maniche a sbuffo o un cappello nuovo, cerca nello studio l'occasione per ricompensare Marilla e Matthew del sacrificio che hanno compiuto accogliendola ai Tetti Verdi. La rivalità con l'altro sesso (Gilbert) prende il posto dei sogni a occhi aperti che da bambina le davano conforto nei momenti di solitudine. Così come l'amicizia con Diana rimpiazza l'eccentrico alter ego che si era creata, spingendola a rendere reali le proprie passioni e a trasformarsi, nel corso della storia, in Anna di Matthew e Marilla e dei Tetti Verdi e non in una qualsiasi Lady Cordelia Fitzgerald.
Anche le vicende sullo sfondo mettono in risalto l'attenzione per questi temi, come quando Marilla e la signora Lynde, un'insospettabile suffragetta, corrono in città per vedere il governatore o quando gli abitanti di Avonlea vengono a sapere che sarà una donna a sostituire il maestro presso la scuola del paese. Del resto non è difficile leggere tra le righe e rendersi conto di come Takahata e Miyazaki cercassero di portare sullo schermo gli ideali della loro generazione, capace di sognare un mondo diverso e di dare un nome nuovo e più romantico alle cose, esattamente come Anna, sempre pronta a trovare ovunque, anche nella quotidianità, Laghi dalle Acque Splendenti e Bianchi Viali delle Delizie.
Tuttavia il femminismo inconsapevole di Anna, così come quello della Montgomery, non diverrà mai radicale o intransigente e, ottenuto il giusto riconoscimento per i propri sforzi, ci sarà spazio persino per la riconciliazione con l'odiato Gilbert Blythe.
Inoltre Takahata non si limita a impreziosire la serie con i suoi virtuosismi stilistici ma va ben oltre e, servendosi della psicologia articolata e complessa della protagonista, presenta una rilettura profondamente femminista e rivoluzionaria del romanzo. Anna non ha la passione per il bel canto, come la sua amica del cuore Diana, né tanto meno attende con impazienza l'arrivo dei quindici anni per potersi tirare su i capelli e attirare l'attenzione dei ragazzi. Al contrario, rinunciando anche alle piccole gioie dell'infanzia come un vestito con le maniche a sbuffo o un cappello nuovo, cerca nello studio l'occasione per ricompensare Marilla e Matthew del sacrificio che hanno compiuto accogliendola ai Tetti Verdi. La rivalità con l'altro sesso (Gilbert) prende il posto dei sogni a occhi aperti che da bambina le davano conforto nei momenti di solitudine. Così come l'amicizia con Diana rimpiazza l'eccentrico alter ego che si era creata, spingendola a rendere reali le proprie passioni e a trasformarsi, nel corso della storia, in Anna di Matthew e Marilla e dei Tetti Verdi e non in una qualsiasi Lady Cordelia Fitzgerald.
Anche le vicende sullo sfondo mettono in risalto l'attenzione per questi temi, come quando Marilla e la signora Lynde, un'insospettabile suffragetta, corrono in città per vedere il governatore o quando gli abitanti di Avonlea vengono a sapere che sarà una donna a sostituire il maestro presso la scuola del paese. Del resto non è difficile leggere tra le righe e rendersi conto di come Takahata e Miyazaki cercassero di portare sullo schermo gli ideali della loro generazione, capace di sognare un mondo diverso e di dare un nome nuovo e più romantico alle cose, esattamente come Anna, sempre pronta a trovare ovunque, anche nella quotidianità, Laghi dalle Acque Splendenti e Bianchi Viali delle Delizie.
Tuttavia il femminismo inconsapevole di Anna, così come quello della Montgomery, non diverrà mai radicale o intransigente e, ottenuto il giusto riconoscimento per i propri sforzi, ci sarà spazio persino per la riconciliazione con l'odiato Gilbert Blythe.
Arrivano i Super Boys
5.0/10
<b>ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER!</b>
Spesso si tende a confondere o ad associare la pietra miliare e il capolavoro, senza accorgersi che raramente i due termini coincidono. Questo è solo uno dei numerosi casi in cui l'aspetto artistico impallidisce di fronte alla portata storica, sebbene questa, nell'immaginario collettivo, sia oscurata dal ben più noto Capitan Tsubasa.
L'anime è tanto datato a livello grafico, con animazioni poverissime in funzione di un tratto a dir poco grezzo e sporco, quanto più efficace a rendere palpabile l'atmosfera post-bellica, con tutti quei fondali scarni, tra terreni sterili e scuole appena cementate resi paradossalmente più tetri e vuoti dalla costante del tramonto.
Superato l'aspetto tecnico, i primi reali limiti del prodotto si manifestano nel clamoroso appiattimento dei personaggi. Come dimenticare l'arroganza e il cinico umorismo di Shingo, l'austerità beffarda di Mazuki, la furia cieca di Oyra, la pseudo-saggezza del padre adottivo di Tamai e l'irritante presenza di Ryoko. Tutte caratteristiche soppresse nel giro di una decina di episodi, dopo i quali Shingo si sottomette con una riverenza inspiegabile a Mazuki, Oyra si trasforma in una spalletta debole e sensibile, Mazuki interviene solo per divulgare massime e Ryoko, dopo il lifting, perde completamente di rilievo.
Anche il ritmo della sceneggiatura cala inaspettatamente d'intensità, tanto che, chiuse le memorabili parentesi dei fratelli Kamioka e della frattura e rispettiva crisi di Shingo, la visione prosegue soltanto per conoscere il paio di nuovi colpi segreti e allenamenti speciali, che quantomeno strappano quattro risate in compagnia. Complice di questo declino è anche lo scarso carisma - in antitesi al notevole impatto iconografico, per esempio i trascuratissimi gemelli sono divenuti soggetto d'imitazione - degli avversari e successivi compagni di squadra. Tanto che, se si escludono i Kamioka, nessuno è stato sviluppato, sotto il profilo psicologico, in maniera tale da affezionarsi a loro.
Rimane comunque intatto e impresso lo spirito antisportivo delle prime puntate, in cui si mostra una visione del calcio nipponica creativa, anarchica e narcisista. Visione che, da antisportivo quale sono, ho sempre adorato.
Concludendo, Arrivano i Super Boys è una produzione mediocre che funge da antenato, è fondamentale per la memoria storica più di una qualsiasi altra produzione anni luce più curata. E questo fa e deve fare riflettere.
Spesso si tende a confondere o ad associare la pietra miliare e il capolavoro, senza accorgersi che raramente i due termini coincidono. Questo è solo uno dei numerosi casi in cui l'aspetto artistico impallidisce di fronte alla portata storica, sebbene questa, nell'immaginario collettivo, sia oscurata dal ben più noto Capitan Tsubasa.
L'anime è tanto datato a livello grafico, con animazioni poverissime in funzione di un tratto a dir poco grezzo e sporco, quanto più efficace a rendere palpabile l'atmosfera post-bellica, con tutti quei fondali scarni, tra terreni sterili e scuole appena cementate resi paradossalmente più tetri e vuoti dalla costante del tramonto.
Superato l'aspetto tecnico, i primi reali limiti del prodotto si manifestano nel clamoroso appiattimento dei personaggi. Come dimenticare l'arroganza e il cinico umorismo di Shingo, l'austerità beffarda di Mazuki, la furia cieca di Oyra, la pseudo-saggezza del padre adottivo di Tamai e l'irritante presenza di Ryoko. Tutte caratteristiche soppresse nel giro di una decina di episodi, dopo i quali Shingo si sottomette con una riverenza inspiegabile a Mazuki, Oyra si trasforma in una spalletta debole e sensibile, Mazuki interviene solo per divulgare massime e Ryoko, dopo il lifting, perde completamente di rilievo.
Anche il ritmo della sceneggiatura cala inaspettatamente d'intensità, tanto che, chiuse le memorabili parentesi dei fratelli Kamioka e della frattura e rispettiva crisi di Shingo, la visione prosegue soltanto per conoscere il paio di nuovi colpi segreti e allenamenti speciali, che quantomeno strappano quattro risate in compagnia. Complice di questo declino è anche lo scarso carisma - in antitesi al notevole impatto iconografico, per esempio i trascuratissimi gemelli sono divenuti soggetto d'imitazione - degli avversari e successivi compagni di squadra. Tanto che, se si escludono i Kamioka, nessuno è stato sviluppato, sotto il profilo psicologico, in maniera tale da affezionarsi a loro.
Rimane comunque intatto e impresso lo spirito antisportivo delle prime puntate, in cui si mostra una visione del calcio nipponica creativa, anarchica e narcisista. Visione che, da antisportivo quale sono, ho sempre adorato.
Concludendo, Arrivano i Super Boys è una produzione mediocre che funge da antenato, è fondamentale per la memoria storica più di una qualsiasi altra produzione anni luce più curata. E questo fa e deve fare riflettere.
Special realizzato nel 1992, questo “Prelude, When the Cherry Blossoms in the Springtime Return”
(che tradotto letteralmente significa “Quando ritornano i fiori di ciliegio in primavera”) è anche l'ultimo prodotto animato “realizzato” riguardante Maison Ikkoku. In Italia non risulta disponibile non essendo stato editato da nessuna azienda.
A dir la verità non sorprende più di tanto che questo breve speciale dalla durata di 27 minuti circa non sia mai arrivato dalle nostre parti, in quanto altri non è, che un collage di immagini già presenti nel corso dell'anime con la sola aggiunta di dialoghi per collegare il tutto e dare significato alle scene a cui si assiste.
La storia è un lungo ricordo di Kyoko, nel quale ci viene mostrato il periodo in cui la ragazza incontra per la prima volta il suo primo grande amore, Soichiro, in una primavera caratterizzata dagli alberi di ciliegio in fiore, che sospinti dal vento rendono l'intero paesaggio circostante altamente suggestivo e coinvolgente. Come sappiamo dall'anime, Kyoko è ancora una studentessa quando s'invaghisce del suo insegnante e riassistiamo perciò a qualche comportamento “da ragazzina” che tenne per farsi notare da Soichiro.
Le stagioni fanno il loro corso e si susseguono, perciò dopo la primavera è la volta dell'estate e poi dell'autunno, con i relativi momenti di felicità e spensieratezza vissuti dalla coppia, presto però sopraggiunge il freddo ed infausto inverno, causa di enorme dolore alla povera Kyoko. Per fortuna il tempo non si ferma mai e continua a scorrere ed ecco dunque che la primavera è nuovamente alle porte e con essa l'inizio dell'avventura alla Maison Ikkoku...
Come detto poco più sopra, tale produzione nel nostro paese non è mai giunta dunque si ha modo di ascoltare questo special unicamente in versione originale e lo si riesce ad apprezzare indubbiamente per merito della stupenda voce di Sumi Shimamoto (Kyoko); una scena in particolare trasmette letteralmente i brividi.
Per la parte tecnica c'è poco da dire in quanto, come detto in precedenza, si tratta di un semplice collage d'immagini presenti nell'anime e quindi con disegni più che discreti; si riascoltano vari frangenti di soundtrack apprezzati nella serie animata ed infine, a chiudere questo speciale, non poteva che esserci la magnifica "Kanashimi yo Konnichiwa".
In sostanza quindi si può anche evitare di visionarlo dato che non racconta niente di più rispetto a quello già appreso dall'anime. Chi invece adora letteralmente Maison Ikkoku come il sottoscritto, deve senz'altro completare tutto ciò che è stato realizzato in animazione per questo fantastico titolo senza età e avere così una visione completa a 360 gradi.
(che tradotto letteralmente significa “Quando ritornano i fiori di ciliegio in primavera”) è anche l'ultimo prodotto animato “realizzato” riguardante Maison Ikkoku. In Italia non risulta disponibile non essendo stato editato da nessuna azienda.
A dir la verità non sorprende più di tanto che questo breve speciale dalla durata di 27 minuti circa non sia mai arrivato dalle nostre parti, in quanto altri non è, che un collage di immagini già presenti nel corso dell'anime con la sola aggiunta di dialoghi per collegare il tutto e dare significato alle scene a cui si assiste.
La storia è un lungo ricordo di Kyoko, nel quale ci viene mostrato il periodo in cui la ragazza incontra per la prima volta il suo primo grande amore, Soichiro, in una primavera caratterizzata dagli alberi di ciliegio in fiore, che sospinti dal vento rendono l'intero paesaggio circostante altamente suggestivo e coinvolgente. Come sappiamo dall'anime, Kyoko è ancora una studentessa quando s'invaghisce del suo insegnante e riassistiamo perciò a qualche comportamento “da ragazzina” che tenne per farsi notare da Soichiro.
Le stagioni fanno il loro corso e si susseguono, perciò dopo la primavera è la volta dell'estate e poi dell'autunno, con i relativi momenti di felicità e spensieratezza vissuti dalla coppia, presto però sopraggiunge il freddo ed infausto inverno, causa di enorme dolore alla povera Kyoko. Per fortuna il tempo non si ferma mai e continua a scorrere ed ecco dunque che la primavera è nuovamente alle porte e con essa l'inizio dell'avventura alla Maison Ikkoku...
Come detto poco più sopra, tale produzione nel nostro paese non è mai giunta dunque si ha modo di ascoltare questo special unicamente in versione originale e lo si riesce ad apprezzare indubbiamente per merito della stupenda voce di Sumi Shimamoto (Kyoko); una scena in particolare trasmette letteralmente i brividi.
Per la parte tecnica c'è poco da dire in quanto, come detto in precedenza, si tratta di un semplice collage d'immagini presenti nell'anime e quindi con disegni più che discreti; si riascoltano vari frangenti di soundtrack apprezzati nella serie animata ed infine, a chiudere questo speciale, non poteva che esserci la magnifica "Kanashimi yo Konnichiwa".
In sostanza quindi si può anche evitare di visionarlo dato che non racconta niente di più rispetto a quello già appreso dall'anime. Chi invece adora letteralmente Maison Ikkoku come il sottoscritto, deve senz'altro completare tutto ciò che è stato realizzato in animazione per questo fantastico titolo senza età e avere così una visione completa a 360 gradi.
Come opere sono interessato però solo a Maison Ikkoku di cui devo leggere assolutamente il manga.
* Arrivano i superboys....LOL
E' la prima volta che vedo pubblicata in questa sezione una rece con l'avvertimento spoiler!
In ogni caso mi piace la recensione di Pippin, anche se innegia ad un antisportività che francamente non gradisco affatto. Per quanto riguarda l'anime io lo trovai qualcosa di abominevole... le animazioni erano veramente orrende e... chi è un amante del calcio sarà sicuramente inorridito guardando sta cosa XD
A me perlomeno ha fatto inorridire
Io ci sarei andato molto più pesante con il voto ^__^'
* Maison Ikkoku *_*
Ce l'ho, me l'ha regalato un'amica e.....dopo tanti anni che l'ho seguito e riseguito ...ancora devo vedere la fine vera e propria!
Opera magnifica comunque!
Forse la miglior colonna sonora di sempre!
Ma quì si parla dello special....special che boh.... non m'interessa per niente e come del resto scrive anche l'amico Sylar..."si può anche evitare di guardarlo" ^__^'
Arrivano i superboys ... qui mi dissocio dall'autore della recensione. Come si fa a criticare la realizzazione tecnica di un anime del 1970? Quarant'anni fa! La tecnica è in linea con l'epoca, non si può punire l'anime su queste basi. Sarebbe come dire che "Mimì e la nazionale della pallavolo" e "L'Uomo Tigre" sono delle schifezze perché realizzati con tecnica antidiluviana! Al contrario io sono in grandissimo estimatore di questi cartoni del passato, che erano già datati anche alla loro prima visione in Italia, ma belli lo stesso. Soprattutto ho sempre apprezzato le atmosfera drammaticissime tipiche dell'epoca: in questi cartoni sembrava sempre che una partita fosse la fine del mondo. Arrivano i superboys è stato l'unico anime calcistico che io abbia mai visto (tenete conto che non sopporto il calcio); quando sono usciti Ollie e Benji mi sono sembrati due mocciosetti al confronto del grande Shingo Tamai e mi sono sempre rifiutato di guardare le loro avventure all'acqua di rosa. Vedo che AnimeClick ha scelto di evidenziare l'unica recensione negativa di Arrivano i superboys, i voti di tutte le altre sono 8 e 10, e sono evidentemente voti di chi ha assistito alla prima visione. L'8 lo meriterebbe anche solo per motivi storici, è stato il primo cartone sul calcio dopotutto. Per non parlare della celebre opening in inglese.
Maison Ikkoku - Prelude ... visto che non è altro che un collage di immagini già presenti nel corso dell'anime non vedo motivo di recuperarlo.
Io penso che un anime debba anche tirar su di morale, o perlomeno emozionare, la piccola Anna per quanto mi riguarda è riuscita ad annientare entrambe le caratteristiche...e il fatto che sia del 79 non c'entra nulla.
Straordinaria Kanashimi yo Konnichiwa. Gli altri due anime mai visti.
<i>Arrivano i Super Boys</i> lo conosco soltanto di fama, e devo dire che mi infonde una certa tenerezza
<i>Maison Ikkoku</i> è forse l'unica opera della Takahashi che mi incuriosisce sul serio, anche se ovviamente questo preludio è decisamente in fondo alla mia coda delle priorità al riguardo
Arrivano i Superboys lo conosco solo di nome, mentre di Maison Ikkoku ho letto soltanto il manga (bellissimo), e non escludo di guardare la serie televisiva in un prossimo futuro (i disegni di Akemi Takada
Complimenti a tutti e tre i recensori!
Sono indeciso invece sui Superboys, che da un lato presenta ottimi personaggi e spunti, ma dall'altro ti inserisce delle vaccate colossali come il Superuomo Pelè o l'allenamento per potenziare le gambe con annesso trattore che te le sciacca >_>
Uno dei rarissimi anime cattolici fatto veramente bene.
Lo consiglio alle giovani generazioni (a partire da 5-6 anni) è riflessivo ed educativo.
Per quanto riguarda gli altri non ne ho visto nessuno (e non sono nemmeno il mio genere).
Ringraziandovi per i consensi ricevuti, rispondo a qualche domanda
@keiko-chan mi dispiace ma anche stavolta niente da fare, sempre viso oscurato
@kamelian sul tubo lo puoi trovare subbato in inglese (ringrazio ancora oggi Broken per quando l'ha scovato
@HypnoDisk se hai visto l'anime non ti sei perso niente d'importante dato che come detto non aggiunge nulla di nuovo (più che altro si ha occasione di ascoltare qualche voce originale), però capisco perfettamente ciò che hai provato. Le opere della Takahashi fanno quest'effetto
Come detto a kamelian comunque, cercalo su youtube che si trova ancora
Detto ciò, <i>Anna dai capelli rossi</i> non rientra tra i miei gusti quindi non posso esprimermi mentre dei <i>Superboys</i> dovrei rivederli dato che ricordo poco o nulla dell'anime. Da appassionato di calcio ovviamente non mancherò l'appuntamento
E come non concordare con l'alto voto assegnato all'anime di Takahata, che il maestro ha saputo rendere un vero capolavoro? Purtroppo è uno dei titoli "must" più sottovalutati qui da noi, per via di quel "dai capelli rossi" nel titolo. Peccato, visto che un anime che sappia prendere e far riflettere come Akage no Anne è davvero raro.
Anche l'OAV di Maison Ikkoku, da grande appassionato dell'opera della Takahashi, non me lo son potuto perdere e, a differenza di Sylar che non lo ritiene un pezzo immancabile, lo consiglio anche a chi non ama i cosidetti "collage". L'ho davvero apprezzato, soprattutto perchè privo di quell'aria "festosa" e vivace che il trio di vicini aggiungeva alla serie.
Shingo Tamai è una bomba.
Sono pienamente daccordo con Michelis e quello scritto da lui...
Aggiungo:
Primo cartone in assoluto dedicato al mondo del calcio.
Parte realisticamente. Ribelle che si scontra col nuovo insegnante (ex giocatore di calcio)....
Da quì, poi la mutazione in qualcosa di fantascientifico. Tiri incredibili (il tiro sottomarino, tiro alla forca, il tiro del tornado....)
fisica a puttane, capriole volanti, allenamenti con la jeep che schiaccia le caviglie per rinforzarle ecc.
Un tiro assassino che prende la gamba e frantuma l'osso!
Duelli ai limiti della vita. Rivalità esagerata. Eppure è tutto così serio. Ogni personaggio ha la sua storia...
A differenza di Holly e Benji quì si gioca di meno e la vita oltre il campo è molta di più (Con i suoi risvolti shok).
Anche se Tsubasa gli è debitore di molte cose...
Doppiaggio tra lo scandaloso e il capolavoro...non sai se ridere o piangere.
...Shingo Tamai: Un must.
Sono in disaccordo con entrambe le recensioni in quanto la prima ,arrivano i superboys, è il miglior cartone animato calcistico al mondo mentre per quanto riguarda Maison Ikkoku Prelude essendo un riassunto,come riportato nella recensione, della storia vera e propria può al limite raggiungere un 6.
OK Anna dai capelli rossi.
Arrivano i Super Boys non l'avevo mai sentito nemmeno nominare e non credo mi possa interessare
Dello speciale di Maison Ikkoku, invece, ero a conoscenza. Spero di riuscire a visionarlo una volta conclusa la serie principale (purtroppo sottotitolato dato che in italiano non è disponibile
Tuttavia definire i superboys "il miglior titolo calcistico" .... ce ne vuole di "coraggio"! Va bene non scordarsi dei precursori ma...intestardisrsi nel volerli ritenere tutt'ora "i migliori" beh....
Forse non si conosce quel che di buono è uscito recentemente tipo GIANT KILLING per esempio...
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