
Sono passati undici anni dal mio primo incontro coi mostriciattoli tascabili di casa
Nintendo, da quella serie a cartoni animati cominciata in sordina nel pomeriggio dell’ultimo giorno di vacanze natalizie della terza media e trasformatasi in un successo planetario, da “
The bad touch” della
Bloodhound Gang che in quel periodo impazzava per radio e nei canali di video musicali e da quel
Pokémon Rosso per
Game Boy che era a 8 bit e in bianco e nero ma riuscě ad appassionare me e centinaia di italiani in piena era
Playstation.
In questi undici anni di console
Nintendo ne sono uscite tante e di generazioni di
Pokémon se ne sono succedute ben cinque, eppure, ogni volta che comincio un nuovo titolo di questa serie, il sentimento che provo č lo stesso che provai in quel lontano giorno della terza media, lo stesso che provň il giovane protagonista della serie, entusiasta al pensiero di cominciare un viaggio lungo e affascinante in un mondo pieno di avventure.
Ad ogni nuova uscita della saga di
Game Freak e
Nintendo, mi rendo conto di come le parole della terza sigla americana del cartone animato, riadattata in italiano per il
terzo film, si adattino perfettamente ad esprimere i sentimenti di molti giocatori (me compreso) quando accendono la loro console per gustarsi la nuova avventura.
“
Questo č un mondo tutto nuovo, ed č tutto qui per te. Questo č il mondo tuo, e meglio non ce n’č. Prima o poi lo conquisterai, se tutti tu li acchiapperai”.
Anche
Pokémon Bianco (
Poketto Monsutā Howaito), ultimissimo titolo della serie per
Nintendo DS uscito da qualche mese in
Italia in coppia con il suo complementare
Pokémon Nero (
Poketto Monsutā Burakku), non fa eccezione. La sensazione, infatti, sarŕ ancora una volta quella di un viaggio in un nuovo luogo straordinario e affascinante, di un’avventura da ricordare di cui adesso andremo a sviscerare gli aspetti.
Una precisazione prima di partire per il nostro viaggio. Come da consuetudine della serie, anche stavolta saremo chiamati a scegliere se impersonare un personaggio maschile o uno femminile. Per motivi di praticitŕ, svolgeremo la nostra recensione seguendo la mia scelta personale e riferendoci dunque al personaggio maschile, che chiameremo
Kotaro.
Il gioco č ambientato a
Unima (
Isshu, nella versione originale), una regione molto distante da quelle che fecero da teatro ai precedenti capitoli.

Nella ridente cittadina di
Soffiolieve, vivono tre giovani amici d’infanzia.
Komor (
Cheren, nella versione originale) č un ragazzo saccente, affidabile e alla ricerca della forza,
Belle (
Bel) č una ragazza ingenua, spensierata e dal cuore gentile, mentre
Kotaro sta nel mezzo, avendo un carattere giusto, equilibrato e privo di inclinazioni particolari.
Un bel giorno, i tre ragazzi ricevono un pacco proveniente dalla professoressa
Aralia (
Araragi), una studiosa che vive nella loro cittŕ. Il pacco contiene tre
Pokémon: il porcellino di fuoco
Tepig, la lontra d’acqua
Oshawott e il serpentello d’erba
Snivy. Ognuno dei tre ragazzi dovrŕ scegliere la bestiola che lo accompagnerŕ nel suo viaggio e sarŕ dunque pronto per partire per la propria avventura, che lo porterŕ a sfidare gli otto capipalestra della regione di
Unima per guadagnarsi l’accesso alla
Lega Pokémon, il piů ambito torneo di lotta.
Intorno a questa semplice trama di base si svilupperanno poi numerose sottotrame che la incroceranno.
La prima di queste riguarda il mito delle origini di
Unima.
Un’antica leggenda, raccontata a piů riprese nel videogioco, narra che la regione di
Unima fu creata da un mitico
Pokémon drago, che viveva insieme a due fratelli noti come gli eroi leggendari.
Un allontanamento fra i due fratelli, che volevano perseguire uno la veritŕ e l’altro gli ideali, generň una trasformazione nel leggendario drago, che si scisse in due differenti
Pokémon, il drago bianco del fuoco
Reshiram e il drago nero del fulmine
Zekrom.

Dopo una lunga battaglia, che vide i due
Pokémon in paritŕ, i fratelli appianarono le loro divergenze, ma la lotta leggendaria si ripresentň con i figli dei due eroi e fu allora che
Reshiram e
Zekrom, furiosi, rasero al suolo
Unima con i loro devastanti poteri, per poi scomparire.
Nonostante questa sia una storia di tanti anni precedente alle vicende di
Pokémon Bianco, come tutte le leggende ha un fondo di veritŕ, e il nostro
Kotaro scoprirŕ a sue spese che la leggenda sta per rivivere…
Legata a questa vicenda č la presenza del
Team Plasma, un ordine simil-templare comandato dal perfido
Gechis che organizza comizi in giro per
Unima propugnando la nascita di una nuova, utopistica societŕ che prevede la separazione fra i
Pokémon, che dovrebbero vivere liberi, e gli umani che invece, secondo loro, li sfruttano.
Per raggiungere il loro scopo, gli uomini del
Team Plasma non guardano in faccia niente e nessuno e, ai loro sermoni nelle piazze delle principali cittŕ, affiancano furti, maltrattamenti e azioni poco lecite che stridono coi loro propositi.
Nel corso della sua avventura,
Kotaro li incontrerŕ e affronterŕ a piů riprese, cosě come molte volte troverŕ sul suo cammino
N, ragazzo dai molti misteri che persegue gli stessi ideali del
Team Plasma ed č legato a doppio filo sia al succitato ordine sia alla leggenda di
Reshiram e
Zekrom.
Il viaggio di
Kotaro lo porterŕ a visitare un mondo ricco di locations di grande atmosfera. Condotto per mano da un’avvincente trama, il nostro protagonista visiterŕ la regione di
Unima in lungo e in largo, alla ricerca di amici mostri da catturare e da trasformare in compagni d’avventura.

Il mondo di
Pokémon Bianco non manca, anche stavolta, di varietŕ. Vedremo con i nostri occhi cittadine, boschetti, corsi d’acqua, foreste, paludi, un deserto con annesse tempeste di sabbia e sabbie mobili, una gigantesca montagna-miniera, una spettacolare caverna le cui rocce brillano poiché conducono energia elettrica, antiche rovine, villaggi costruiti sopra un ponte, stazioni ferroviarie, porti, parchi di divertimenti, centri commerciali. Ma, soprattutto, quello che differenzia
Unima dalle precedenti terre visitate dagli aficionados della saga: la tecnologia.
Ispirata nell’intenzione degli autori agli
Stati Uniti d’America (in particolare a
New York City e a
Manhattan),
Unima č una terra molto piů angusta, grigia, in un certo senso quasi futuristica rispetto alle precedenti regioni. Simbolo di questo slancio tecnologico č
Austropoli, la gigantesca cittŕ portuale che spicca per i suoi enormi grattacieli neri. Sovraffollata, piena di palazzi altissimi e scuri dai molteplici piani e di gente che corre affannosa per le vie della cittŕ o per i moli del porto, perché ha una nave da prendere o magari anche solo un gelato da mangiare al rinomato chiosco. Esclusive feste private, la riproduzione digitale dello staff della
Game Freak, pubs, sedi di associazioni, ma anche ballerini ambulanti che danzano nella piazza principale, vicoletti bui e lerci, cassonetti dell’immondizia:
Austropoli č moderna, enorme, ma anche claustrofobica, alienante e cupa.

Caratteristica fondamentale di
Unima sono poi i numerosi ponti che collegano le varie cittŕ, che possono essere piů o meno grandi passaggi di mattoni ma anche giganteschi e lunghissimi agglomerati di cemento e metallo simili al ponte di
Brooklyn, che fan venire paura al solo guardar giů come se fossero montagne russe, con le loro dimensioni e le strade asfaltate percorse a tutta velocitŕ da camion che vi scorrono sotto.
Leitmotiv di
Pokémon Bianco č la forma geometrica dell’esagono, che compare in tutti i menu del gioco, nella disposizione delle
Pokéball al centro
Pokémon e persino nella pianta della stessa
Unima, le cui cittŕ sono disposte esattamente secondo una forma esagonale, obbligando il giocatore a compiere un lineare percorso di tale forma nel corso delle sue peregrinazioni.
Questo rende il mondo di gioco piů ristretto rispetto alle vastitŕ viste nei precedenti giochi, ma non mancheremo comunque di incontrare le personalitŕ piů disparate nel corso del nostro viaggio, rendendo
Unima, per quanto piccola e straniante che sia, un mondo vivo e pulsante.
Tre amici d’infanzia che compiono un viaggio avventuroso alla ricerca di un sogno, un’antica leggenda, un gruppo di malvagi e un misterioso ragazzo che tentano di scoprirne le veritŕ. Questi gli elementi di una trama che fa di
Pokémon Bianco qualcosa di nuovo rispetto alle precedenti avventure.
Ciň che di piů, rispetto al passato, spicca come elemento di novitŕ č, infatti, la presenza di una vera e propria trama portante, che si affianca al classico viaggio di formazione con palestre e tornei.

I personaggi che
Kotaro incontrerŕ lungo il suo cammino, siano essi i suoi due amici d’infanzia o eminenti personalitŕ del mondo di
Pokémon Bianco, saranno tutti attivi e avranno modo di intraprendere col nostro eroe diversi discorsi.
Belle e
Komor non sono semplici personaggi “da tutorial” come in passato. Ognuno di loro ha un suo carattere, e insieme al nostro giocatore formano un trio con una precisa simbologia e un suo ruolo all’interno della storia, un po’ come accadeva ai tre protagonisti di
Raikou: La leggenda del tuono.
I capi-palestra, da sempre colonna portante dell’universo
Pokémon, anche stavolta saranno perfettamente caratterizzati, ognuno di essi perfettamente riconoscibile nelle sue caratteristiche, e sarŕ difficile dimenticare il trio di giovanissimi camerieri formato da
Chicco,
Spighetto e
Maisello, la “big mama”
Aloč, l’eccentrico artista
Artemisio, la bionda idol
Camelia, il burbero magnate delle miniere
Rafan (vestito come un cowboy texano, fantastico!), la giovanissima pilota
Anemone, il glaciale
Silvestro, la vivacissima
Iris e il vecchio e saggio
Aristide.
Come dite? Le palestre sono otto, ma io ho citato piů di otto nomi?
Questo perché, pur restando consolidato nella sua struttura vincente,
Pokémon Bianco offre delle piacevoli variazioni sul tema, in quanto, pur restando pedine importanti della trama, non tutti i capi-palestra potranno essere affrontati dal giocatore. Nella prima palestra la sfida sarŕ con uno solo dei tre camerieri, in base alla scelta del nostro
Pokémon iniziale, e nell’ultima il capo-palestra varia a seconda della versione, avendo
Iris nella versione
bianca e
Aristide in quella
nera. Ma non si preoccupi il giocatore, anche se non ci toccherŕ affrontarli in combattimento, questo non significa che non avremo a che fare con tutti i capi-palestra. La trama di
Pokémon Bianco, infatti, dŕ spazio a ognuno di loro, e il loro ruolo non si esaurisce con la lotta per la medaglia ma avremo modo di interagirci prima e dopo la lotta in diversi contesti che ci aiuteranno a renderli personaggi decisamente a tutto tondo.

A tessere i fili di tutta la vicenda sono loro,
N e il
Team Plasma, personaggi carismatici, inquietanti, misteriosi, che scandiscono con le loro vicendevoli comparse una storia avvincente e cupa che ben fa onore ai colori scelti per i giochi. Il percorso di maturazione delle storie, giŕ avviato con i piani malvagi dei
Team Idro,
Magma e
Galassia, giunge qui al suo culmine, e nel mondo dei
Pokémon fa la sua comparsa il male propriamente detto, nella figura di personaggi carismatici, loschi e inquietanti, che fra incredibili intrighi e scene apocalittiche tramano in nome di opinabili utopie.
Pokémon Bianco ci porta dunque, dopo tanti anni di esperienze con questi simpatici mostriciattoli, a una riflessione. I
Pokémon sono, per citare la
Bloodhound Gang, esseri viventi che devono vivere liberi nel loro habitat
come nei documentari di Discovery Channel, lontani dal giogo degli esseri umani che li catturano e li obbligano a lottare? Oppure, c’č dell’altro, e fra
Pokémon e umani intercorre un legame indissolubile di fiducia e lealtŕ? Non sono forse, sia i
Pokémon che gli umani, esseri viventi in egual misura?
E’ il
Team Plasma il malvagio della storia, o sono in realtŕ gli esseri umani ad essere malvagi?
Eppure, al giocatore risulta assai difficile credere che quello di
Pokémon Bianco sia un mondo malvagio. Un mondo fatto di ranger simili a
Carmen Sandiego che ti regalano bacche, di cloni di
Bull Hurley di
Over the top che, scherzando, si presentano “Io sono
Snorlax!”, di passanti impiccioni sempre pronti a rivelarti qualche pettegolezzo, di strampalate lezioni di giapponese alla tv, di ragazze che organizzano spettacoli improvvisati coi loro
Pokémon, di anziani e austeri maestri che credono in fondamentali valori e sono pronti a trasmetterli a chi ritengono ne sia degno, di esploratori enormi e barbuti che sembrano minacciosi ma che, sorridendo, regalano importanti massime di vita scritte in hiragana, di rivali agguerriti che nel momento del bisogno corrono in aiuto dei loro amici salvandoli da situazioni mortalmente pericolose.
In un mondo cosě, se č vero che c'č il male, di certo non si trova in giro per le strade. Spetterŕ perň al giocatore, addentrandosi in terre inesplorate e imparando a conoscere le mille e piů persone e
Pokémon che le abitano, stabilire dove stia il bene e dove il male.
Quel che č certo č che mai come adesso possiamo dir vera quella strofa della storica sigla americana della prima stagione dell’
anime che faceva “
You’re my best friend, in a world we must defend…”.
Pokémon Bianco si pone come un nuovo inizio rispetto al passato, dunque gli autori hanno operato la logica scelta di presentare un mondo tutto nuovo, popolato unicamente da creature mai viste prima, per creare un coinvolgimento maggiore e una maggiore atmosfera per la regione di
Unima. Non si preoccupino i fans piů sfegatati, vecchie conoscenze sia bestiali che umane faranno la loro comparsa nel corso del gioco, ma soltanto dopo la conclusione dell’avventura principale. Prima di allora saremo un ragazzo della cittadina di Soffiolieve, che non ha mai visto alcun
Pokémon di
Kanto,
Johto,
Hoenn e
Sinnoh e non vede l’ora di far la conoscenza delle circa 150 nuove creature caratteristiche di
Unima.

Anche stavolta, i creatori si sono sbizzarriti. Fra le creature che potremo catturare, infatti, annoveriamo stramberie come maiali lottatori di sumo con la barba di fiamme, cagnoloni con baffi cosě lunghi che quasi ci inciampano su, scimmie d’erba col ciuffo alla
Elvis Presley, morbidi cuscini semoventi rosa, carpentieri muscolosi che portano con loro travi di legno o enormi blocchi di pietra, manguste con lo sguardo allucinato,
Daruma viventi, lucertole che si tiran su le braghe, spettri di sarcofagi egizi, mucchi d’immondizia semoventi, gothic lolite, gelati viventi, meduse coi baffoni e la corona, candelabri viventi, tenerissimi orsetti col moccio al naso e orsi polari con la barba di ghiaccio, insetti che giocano a fare i supereroi o i cavalieri medievali, gatti esperti di arti marziali, orchi simili a geni della lampada che sembrano usciti da
Lamů, spaventosi draghi e chi piů ne ha piů ne metta.
Va detto che alcuni di questi, invero, sembrano le brutte copie di mostri giŕ apparsi in giochi precedenti e sono piuttosto banali, e che altri invece non sono propriamente bellissimi e fanno rimpiangere le creature dei giochi precedenti. E’ il caso, ahinoi, dei
Pokémon leggendari che sono in parte anche il perno di tutta la vicenda.
Reshiram e
Zekrom appaiono anonimi, oscuri, dalle linee dure e dalla scarsa espressivitŕ. Gli manca del tutto la possanza evocata da bestie come
Articuno,
Entei,
Suicune,
Lugia,
Ho-Oh o
Kyogre e sembrano piů simili a futuristici
Digimon che a creature viventi, per quanto leggendarie che siano. La progressiva scomparsa di linee morbide nei tratti dei mostri tascabili sta affliggendo la serie ormai da qualche generazione e il fan affezionato puň solo sorridere nel ricordare il pacioso, morbidissimo e rotondo
Snorlax, conscio che
Pokémon come lui non ce ne sono piů.
Si tratta comunque di un problema relativo che tocca l’animo del fan navigato ma che non compromette la buona riuscita del gioco, poiché affezionarsi ai
Pokémon da tenere nella propria squadra sarŕ piů facile di quanto sembri, aldilŕ del design poco riuscito di molti.
Nonostante tutte queste novitŕ, il gameplay di
Pokémon Bianco non č poi cambiato cosě tanto, rispetto ai suoi predecessori.
Ciň che rende piů piacevole e varia l’esperienza di gioco sono degli indubbi miglioramenti grafici, che aiuteranno a creare dei combattimenti decisamente piů vivaci, sebbene la loro struttura sia quella ormai nota. Avremo numerosissime animazioni,
Pokémon che chiudono gli occhi quando dormono durante la battaglia e che si muovono in continuazione con gran vivacitŕ (guardare il cagnolone
Herdier che scodinzola e si dimena tutto contento non ha prezzo), zoom in avanti e in indietro della telecamera a seconda dei
Pokémon che attaccano in quel dato momento. All’ormai rodata lotta 2 vs 2 si aggiunge adesso la possibilitŕ di lottare tre contro tre, sia posizionando i
Pokémon sulla stessa riga sia spostandoli come se fossero su un’immaginario rullo. Una piacevolissima variante che permette al giocatore di creare nuove e innumerevoli strategie, sfruttando le classiche debolezze e resistenze ma anche la possibilitŕ di diverse mosse di colpire nello stesso momento tutti i
Pokémon avversari e, in qualche caso, anche incidentalmente quelli vicini della nostra squadra.

Le migliorie grafiche non si presentano soltanto nelle battaglie. Se la visuale č ancora isometrica e i personaggi sono ancora piccoli ometti in 2D, il mondo di gioco č completamente tridimensionale e in numerosi frangenti (come la giŕ citata
Austropoli o i ponti piů tecnologici) la visuale ruoterŕ, con una telecamera variabile che ci darŕ un maggior effetto 3D davvero piacevole. A demerito della grafica, va perň detto che, agli inizi del gioco, il proprio
Pokémon visto da dietro in combattimento appare troppo pixelloso e troppo poco riconoscibile, ma č un difetto minimale che scompare con le progressive evoluzioni, con gli zoom e con i
Pokémon che compaiono piů avanti.
Inoltre, insieme all’alternanza di giorno e notte, stavolta si alternano (una per ogni mese del mondo reale) anche le stagioni, creando differenze nel mondo di gioco come presenza di questo o quel
Pokémon in una determinata stagione, ghiacciai che si sciolgono rivelando passaggi o laghetti che si ghiacciano impedendo la pesca di
Pokémon o creando passaggi laddove prima era impossibile proseguire.
Decisamente di buona fattura č anche il comparto sonoro, con musiche orchestrate di grandissimo appeal, effetti sonori gradevolissimi sia per gli agenti atmosferici e i rumori dell’ambiente sia per gli effetti delle mosse e soprattutto per i versi dei
Pokémon, adesso finalmente riconoscibili (il giŕ citato
Herdier, cosě come la sua evoluzione
Stoutland, abbaia magnificamente come un cane vero). Non mancherŕ poi nel gioco un’ulteriore piccola sorpresa canora, al giocatore il piacere di scoprirla.
Il multiplayer, da sempre fiore all’occhiello della serie, č qui portato all’estremo, grazie all’
Intramondo e al
Dream World, due nuove modalitŕ di gioco che renderanno decisamente piů interessante e longevo l’ormai collaudato (e sempre piů approfondito ad ogni capitolo) uso del wireless, del wi-fi e persino di Internet, tramite uno speciale sito collegato al gioco dove č possibile divertirsi in svariati modi.
In tutto questo fior fior di novitŕ, dispiace tuttavia che alcune belle idee dei capitoli precedenti, che magari si davano per scontate, siano state eliminate, come il divertente sottogioco delle gare
Pokemon (qui sostituito dal
Pokémon Musical, minigioco poco attivo e di utilitŕ nulla), la possibilitŕ di avere il proprio
Pokémon che trotterella insieme al giocatore o la compatibilitŕ con quella meraviglia che era il
Pokéwalker.
E’ da segnalare anche un uso praticamente nullo del touch screen, che č relegato praticamente solo al multiplayer (con la bruttissima e inutile schermata del wireless tutta nera con gli esagoni lampeggianti che occupa tutto lo schermo) mentre poteva essere usato per avere comode shortcuts per i menu o un grande e comodo orologio come nei capitoli precedenti.
E’ innegabile che
Pokémon Bianco sia un
Pokémon rinnovato, che propone degli elementi di novitŕ rispetto ai capitoli precedenti, pur mantenendo intatta la sua giocabilitŕ.
La trama del gioco avvince, colpisce e fa riflettere e insieme alla classica struttura di palestre e Lega crea un fantastico intreccio.

Girare per la regione di
Unima č affascinante. Si incontrano moltissimi personaggi, si possono fare moltissime cose e il mondo di gioco č vivo, pulsante e ricco, come di consueto, di grande ironia.
Tuttavia, il gioco č sin troppo facile, rispetto ai suoi predecessori. La struttura a esagono del mondo rende i percorsi brevi e lineari, ci si mette davvero poco a passare da una palestra all’altra, non ci sono quasi piů quelle caverne e quelle foreste immense e sterminate in cui perdersi fra una cittŕ e l’altra, le cittŕ stesse sono molto piů piccole (il negozio e il centro
Pokémon sono ora unificati in un unico edificio) e
Unima si percorre relativamente in poco tempo.
Le strategie e i combattimenti sono inoltre molto facilitati. Ad esempio, adesso le
MT (mosse che si possono insegnare ai
Pokémon e che nei giochi precedenti erano “usa e getta”) si possono usare all’infinito, mentre le
MN (mosse da insegnare ai
Pokémon che possono essere usate al di fuori della lotta per tagliare alberi, nuotare, volare o spostare massi, ma che una volta insegnate non possono essere sostituite con altre mosse) sono state ridotte di numero ed č possibile completare l’avventura principale senza aver mai insegnato quasi nessuna di queste ad un
Pokémon.
I combattimenti contro gli allenatori e i capi-palestra sono decisamente facili, salvo rarissimi casi, per poi farsi piů impegnativi soltanto nell’ultima fase dell’avventura e dopo la fine della storia principale.

Una volta conclusi i titoli di coda, il gioco prosegue come di consueto, donandoci nuovi obbiettivi come la cattura di tutto il bestiario (con la possibilitŕ di catturare anche i quasi cinquecento
Pokémon dei precedenti giochi perché li troveremo in giro per zone di
Unima prima inaccessibili, potremo scaricarli dai titoli precedenti o scambiarli tramite wireless o Internet). Catturare i nuovi
Pokémon leggendari sarŕ perň sin troppo semplice, al confronto dell’analoga impresa dei giochi precedenti, e la trama che ci conduce nel post-Lega č decisamente debole.
A questo bisogna aggiungere che la trama apocalittica di questo
Pokémon Bianco, con i suoi leggendari mostri bianchi e neri dall’aspetto inespressivo e i tratti ruvidi, con le sue plumbee cittŕ futuristiche, č sě avvincente nonché una piacevole variazione sul tema del classico gioco
Pokémon, ma il fan che da tanti anni segue la saga sentirŕ che qualcosa si č perso. Introdurre il male nell’universo
Pokémon fa irrimediabilmente scemare la dimensione, che animava i titoli precedenti, di grande vacanza estiva all’insegna dell’avventura, di mondo su misura di bambino dove poter socializzare e fare amicizia con chiunque grazie all’interesse comune per le bestiole tascabili, di universo dove il bene e il male non erano propriamente distinti ma sfumavano nel cuore delle persone.
Rimane un titolo pregevolissimo, che per certe cose č un notevole passo in avanti per la serie di
Game Freak e
Nintendo e che fa divertire e appassionare, ma, pur con tutte le sue novitŕ e la trama matura e avvincente, non č il migliore della serie.
Per chi non ha mai giocato un titolo
Pokémon prima d’ora probabilmente sarŕ un ottimo punto di partenza. I vecchi fans lo troveranno indubbiamente interessante e innovativo, ma alla fine della fiera tenderanno a preferire di svariate distanze i placidi boschetti e l’estate perenne della regione di
Kanto o i bellissimi tramonti dorati sulle torri in stile
Kyoto della regione di
Johto alla claustrofobica e cupa
Unima, il saggio professor
Oak alla giovane
Aralia e il maestoso, morbido e lucente
Ho-Oh allo spigoloso e oscuro
Zekrom.

La quarta console da “viaggio” (č proprio il caso di dirlo visto il gioco di cui stiamo parlando) di casa
Nintendo č stata forse la piů fortunata in termini
Pokémaniaci: ben tre capitoli della serie hanno visto la luce sui suoi (due) schermi: il “regolare” duo di
Pokémon Diamante e Perla (con
Platino come update), gli esplosivi remake
Pokémon HeartGold e SoulSilver e la coppia che qui prendiamo in analisi, ovvero gli “sperimentali”
Pokémon Bianco e
Nero.
Perchč “sperimentali”?
Lo scopriremo solo leggendo...

Il primo impatto appena accesa la console non puň che spiazzare: un video realizzato in
Limited Animation ci mostra un uomo con un enorme mantello incoronare un giovane dai lunghi capelli verdi, in un'ambientazione medievale con tanto di cavalieri templari, eppure la sensazione non č quella di essere sul punto di assistere a qualcosa di epico e positivo: le musiche, lo sguardo dell'uomo che raggiunge il futuro re con la corona in mano, i colori scuri, qualcosa ci fa capire che ciň che sta avvenendo non č buono: subito dopo vengono mostrate in una sequenza frizzante e briosa delle immagini di gioco in sequenza, e si capisce che il nostro compito sarŕ di osteggiare questo re e questi templari.
L'inizio č molto brioso, con tre amici che ricevono i loro primi
Pokémon e nella loro prima battaglia mettono tremendamente in disordine la stanza del ragazzo(o della ragazza) protagonista: e col tempo questo trio avrŕ modo di scombussolare ben altri edifici...
La giocabilitŕ della serie č arcinota ai piů: č un Gioco Di Ruolo con visuale a volo d'uccello, anche se in questo capitolo per la prima volta avremo delle inquadrature dinamiche che faranno ruotare la telecamera in profonditŕ o in altezza.
Il cambio d'inquadrature perň non č l'unica novitŕ: molti punti fermi della serie verranno modificati in maniera piů o meno evidente, rendendo il tutto diverso.
Migliore o peggiore?

Questo sta a chi gioca, č impossibile definirlo con certezza.
Perché se č vero come č vero che le
MT infinite sono comode per personalizzare la propria squadra e che il fatto che le
MN siano diventate facoltative (o meglio, sono state relegate a strumento di esplorazione secondaria) rende il tutto piů comodo e “maneggevole”, č anche vero che queste possono essere viste come delle semplificazioni, come il fatto che
Zekrom e
Reshiram siano per doveri di trama molto piů facili da catturare rispetto ai leggendari predecessori.
Di innovazioni all'interno delle battaglie ce ne sono poche, eccetto per i nuovi scontri 3 VS 3 che comunque eccetto per il multiplayer sono rarissimi negli scontri coi personaggi del gioco e per l'introduzione di mosse combinate (ma sono solo per i tre starter e ce ne devono essere due in campo, quindi č da considerarsi piů che altro una buona idea da sviluppare di piů nei capitoli futuri).
L'idea di evolvere il concetto di tasto di scelta rapida, che mentre in passato consentiva di utilizzare uno strumento preciso precedentemente selezionato con la sola pressione di esso ora permette di aprire una finestrella dove sono state inserite tutte le opzioni del menů considerate piů utili da tenere a portata di mano (avere la bicicletta, la canna da pesca e la mappa a portata di mano in una volta č qualcosa di utopistico per i giocatori navigati), č perň indubbiamente ottima, e da conservare gelosamente per le generazioni future.
Graficamente parlando si ha la maggiore rivoluzione che questi nuovi capitoli hanno da offrire.
Innanzitutto la stessa regione di
Unima che ospita questa nuova avventura č completamente diversa dalle precedenti, risultando piů occidentale e “urbana”, addirittura futuristica in un caso.
Poi, le schermate delle battaglie sono ora a telecamera mobile, e i
Pokčmon in campo non faranno una movenza particolare all'inizio dello scontro ma si muoveranno durante tutto lo stesso.
Le sopracitate inquadrature dinamiche stupiranno gli esperti della serie che sono abituati a fondali statici e gli effetti dovuti al cambio delle stagioni risulteranno molto gradevoli (personalmente gradisco tantissimo i prati “pennellati” di verde della stagione primaverile, che fanno tanto
The Legend Of Zelda: Four Swords Adventures).

Di contro perň abbiamo un certo declino per quel che riguarda il design dei mostri.
Alcuni casi risultano particolarmente fastidiosi perché si tratta di
Pokémon che riproducono animali che avevano giŕ avuto la loro controparte
Poké (perchč fare un
Pokémon talpa se c'č giŕ
Diglett? Perchč un girino se c'č
Poliwag? E' accettabile in casi in cui si prendano tipi d'animali di cui esistono varie razze come i cani, ma in altri casi meno vari fa arricciare un po' il naso), mentre altri risultano fin troppo fuori posto: specie in alcuni casi in cui l'aspetto risulta poco fantasioso come per esempio la candela vivente
Litwick, che pare peraltro cugino di un
Digimon di prima generazione e stessa sorte tocca all'ammasso di ingranaggi
Klink e le sue evoluzioni, mentre in altri casi č semplicemente il design a essere bruttino, inadatto o superfluo: era il caso di fare un sacco dell'immondizia ambulante (considerato che abbiamo giŕ
Grimer e
Muk)?
Per fortuna perň ci sono anche
Pokémon piů simpatici e carini, e anche piů “fighi” nelle evoluzioni piů avanzate, e comunque si finisce per affezionarsi inevitabilmente alla squadra che ci porta in cima al mondo.

Un discorso a parte lo merita
Gothitelle e le sue pre-evoluzioni: il
Pokémon in questione č indubbiamente una
Gothic-lolita (lo dice anche il nome, e il nome della sua forma base,
Gothita, č ancora piů esplicito in questo senso) e viene da chiedersi se č il caso di realizzare dei
Pokémon che rappresentano delle “mode” piů che delle creature che č possibile trovare allo stato selvatico.
Sin dalla prima generazione abbiamo avuto una
Ganguro (
Jynx), che peraltro causň alcuni problemi in
America per via delle labbra abbondanti unite a pelle nera (accuse di discriminazione e successivo cambio del colore della pelle in viola), e il dubbio ora č quanto puň essere considerata normale la presenza in natura di creature basate su stili di vita di stampo modaiolo.
A meno che, forse, non venga svelato che nel mondo dei
Pokémon la moda
Ganguro e quella delle
Gothic-Lolite non sia ispirata proprio da questi
Pokémon, ma si tratta piů che altro di illazioni, stesso discorso si potrebbe fare per esempio con il pugilato, magari in quel mondo č nato osservando gli
Hitmonchan e il loro modo di lottare (anche se il
Pokédex pare affermare il contrario), come nel nostro esistono arti marziali legate al mondo animale (come alcune posizioni della
Capoeira).
Anche la regia merita un approfondimento: sono presenti infatti per la prima volta nella serie (eccetto qualcosina in
HeartGold e
SoulSilver) dei filmati molto ben realizzati in alcuni dei momenti piů concitati della trama, che di par suo sarŕ ben diversa che in passato: piů drammatica, piů seria, piů profonda.
Musicalmente c'č di che compiacersi.
Le musiche di
Bianco e
Nero sono coinvolgenti, a volte inquietanti a volte particolarmente gioiose, rendono alla perfezione le scene a cui sono abbinate e rimangono facilmente in testa, mentre i versi dei
Pokémon ora piů che mai sembrano versi reali di creature reali, e in questo senso stonano con i
Pokémon piů vecchi che appariranno a sorpresa da un certo punto della storia in avanti.

Ci sono anche delle sorprese musicali per i nostalgici che andranno perň “scovate”, cosě come in alcune situazioni si potrŕ giocare col numero di strumenti che andranno a plasmare il sottofondo, in una maniera simile ma diversa da ciň che accadeva in
F-Zero GX per
Nintendo Gamecube, dove a ogni giro di pista si aggiungeva un nuovo strumento musicale alla colonna sonora.
Sommo gaudio per la parziale eliminazione della fastidiosa “sirena” che si attivava in passato quando un
Pokémon si ritrovava con pochi
Punti Vita, che ora č stata annacquata in una melodia piů energica che aumenti l'adrenalina nei momenti difficili della battaglia.
Sulla longevitŕ c'č da affrontare una questione un po' particolare.
Pokémon č sempre stato sinonimo di grande, grandissima longevitŕ sia per quel che riguarda il gioco in singolo sia per ciň che concerne il multiplayer.

Questa volta perň la trama principale si rivela tanto intensa quanto rapida, ed essendo legata a doppio filo alla conquista delle 8 Medaglie e alla sfida ai
SuperQuattro rende l'intera risoluzione leggermente piů facile.
L'intensitŕ della storia principale č molto piů grande (forse si potrebbe pensare persino troppo, rispetto al passato) ed č indubbiamente dovuta alle scelte di narrazione: mai prima d'ora avevamo avuto modo di riflettere, il team malvagio non č un team malvagio e basta, ma č il completamento di un percorso iniziato ai tempi di
Rubino e
Zaffiro e che porta gli avversari ad agire in maniera malvagia non per semplice guadagno personale ma per la persecuzione di un ideale, per quanto sul finale ci saranno delle sorprese e dei ribaltamenti di fronte sugli scopi del
Team Plasma.
Indubbiamente l'incertezza č uno dei leitmotiv di questo nuovo doppio capitolo: faranno bene gli allenatori a togliere i
Pokémon dallo stato brado e a portarli con loro?

Sono forse schiavisti o amici delle creature magiche che popolano quel mondo?
E' piů che ovvio che nel giocatore, dopo i sermoni di
Gechis, si instillino queste domande, a cui perň solo il giocatore stesso potrŕ dare una risposta.
Forse proprio perché “l'avventura vera inizia solo dopo i titoli di coda” stavolta
Gamefreak ci porta al di lŕ di quella lunga lista di nomi che ci separa dalla libertŕ d'esplorazione, di scelta e di allenamento abbastanza rapidamente, senza metterci troppi ostacoli di tipo esplorativo lungo il percorso (la quasi totalitŕ delle grotte e dei boschi č facoltativa) e senza averci fatto attraversare nemmeno tutta la mappa (quasi tutta la metŕ destra dell'”esagono” che č la regione di
Unima puň essere esplorata solo dopo aver battuto la lega, quasi la versione povera della regione di
Kanto di
Oro,
Argento,
Cristallo,
HeartGold e
SoulSilver, e non a caso forse in quella porzione di
Unima si trovano
Pokémon di generazioni passate), consapevoli forse che molti, moltissimi allenatori non vedono l'ora di potersi dedicare alle loro attivitŕ preferite senza incombenze di sorta.
E' anche vero che č presente un gran numero di
Pokčmon leggendari da catturare dopo la Lega, e che il multiplayer č il piů curato e ricco di opzioni che esista.

In sostanza, se si dovesse analizzare la tripla offerta
Pokémon su
Nintendo DS (
Perla/
Diamante/
Platino,
HeartGold/
SoulSilver e
Bianco/
Nero) potremmo dire che se il primo trio č un fidanzamento ufficiale e la seconda coppia un anniversario celebrato con una cena a lume di candela su una nave da crociera nel
Mar Rosso,
Pokémon Versione Bianca e
Nera č come un fugace amore estivo.
Breve, intenso, esotico e inaspettato, dona sensazioni nuove, emozioni mai provate ma non dura per sempre e quando i giochi sono fatti lascia dei ripensamenti e un po' di nostalgia.
Il gioco in sé si dimostra sempre assolutamente appassionante e dotato di innovazioni che potranno incuriosire, intrattenere ed emozionare anche l'allenatore piů navigato, e la storia č la piů bella ed emozionante che la serie abbia mai avuto, ma purtroppo per lui questo capitolo “sperimentale” della serie ha contro di sé una serie di rivali (cioč la Generazione 4 di
Diamante e
Perla e i remake di
Oro e
Argento) che gli rendono difficile di brillare di luce propria.
Consigliato agli appassionati di vecchia data, mentre ai novellini preferisco consigliare
HeartGold e
SoulSilver, in modo da avere subito sottomano i migliori in assoluto e non farsi, con questa coppia di capitoli ricchi di “azzardi”, un'idea vagamente distorta del ben piů ridente mondo
Poké.
Promosso per il coraggio.
Saprete scoprirlo? A chi lo scoprirà, in premio, un buono per un giro sulla ruota panoramica con N (chi ha giocato ai giochi sa)...
Ovviamente barare con Google non vale, se lo fate ce ne accorgiamo e il vile barone sarà punito...
Anche le immaginette dei Pokemon che li corredano hanno un senso, ma questo è già più intuibile...