Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Oggi nuovo appuntamento per il "ciclo" riservato ai lungometraggi. tra i titoli selezionati troviamo Memories, The End of Evangelion e Akira di Katsuhiro Otomo.

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10.0/10
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<b>Sostituita da una versione più recente - grandebonzo</b>

Memories of tomorrow
Questo raffinatissimo trittico sci-fi del 1995, realizzato sotto l’egida di Katsuhiro Otomo, si pone, nella filmografia di questo cineasta, tra il fenomeno di culto Akira e il flop planetario Steamboy. Il maestro si affianca ai due compagni di viaggio, già suoi collaboratori, Tensai Okamura e Koji Morimoto, che dimostrano di avere imparato la lezione: prendono in mano il timone della regia e mettono egregiamente in scena due episodi con impronta molto personale.

”Magnetic rose”, per la regia di Koji Morimoto, è un elegante e surreale psico-thriller d'ambientazione fantascientifica che ci trasporterà ai confini dell'universo a bordo di una nave spaziale per farci incantare e stregare da una fascinosa soprano lirica, liberamente ispirata alla figura di Maria Callas, dal passato misterioso ed enigmatico. Nel cast di questo medio metraggio sono da notare le presenze di Satoshi Kon per la sceneggiatura e di Yoko Kanno per la colonna sonora.

Tensai Okamura realizza “Stink bomb”, una black comedy dai risvolti catastrofici, che vede protagonista un simpatico e imbranato ricercatore chimico, il quale, avendo contratto accidentalmente un virus letale di cui è portatore sano, involontariamente semina morte e panico fra la popolazione della provincia di Tokyo: sarà necessario l’uso di un esercito internazionale per fermare la mina vagante umana. La storia, pur nella drammaticità dell’epidemia, non di meno ci regala scene di humour irresistibile, fornendo non pochi spunti di riflessione socio-politica sull'uso della ricerca medica applicata alla tecnologia militare.

“Cannon fodder” è un autentica prova d’autore firmata dallo stesso Katsuhiro Otomo, che qui sperimenta una nuova tecnica di animazione in cui fa un uso innovativo e intelligente della CG connotato da una forte valenza artistica. L’episodio è il più breve dei tre, ma la sua raffinatezza e la sua ricerca visiva lo pongono a buona ragione a coronamento e chiusura della trilogia. La storia descrive la giornata tipo di una famigliola che vive chiusa dentro una realtà sociale cupa, allucinante e oppressiva in un'atmosfera che ricorda molto quella di "1984". Si tratta di un autentico esercizio di stile e di virtuosismo: un unico, lungo piano sequenza in cui le immagini seguono un flusso continuo e ininterrotto dal primo all’ultimo fotogramma con un tratto dei disegni volutamente sporco ed espressionista.
A chiudere il sipario si trova un trascinante e ritmato motivo techno che schioda lo spettatore dalla sedia e lo incita a ballare.

Considero “Memories” un piccolo capolavoro d’autore: pur nella sua eterogeneità di temi e di stili viene fuori prepotentemente l’originalità, l’innovazione tecnica e la ricerca estetica dei suoi talentuosi autori in una miscela alchemica artisticamente deflagrante, che segna forse il punto più alto della carriera cinematografica di Otomo.



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Non dormire per una notte intera dopo avere visto un anime vi sembra pazzia? Tuttavia "The End of Evangelion" non è un anime, ma il vero epilogo di una saga che ha toccato le corde emozionali più sottili dell'animo di una generazione facendovi risuonare una melodia meravigliosa e al contempo struggente. Sono rimasto sgomento di fronte a quest'opera talmente torrenziale da svuotare completamente lo spettatore, che ingoia troppo, davvero troppo - visivamente, concettualmente ed emozionalmente -, fino a essere fagocitato egli stesso dal film.

E' superfluo parlare della realizzazione tecnica, perché la magnificenza dell'opera non è puramente autoreferenziale, ma subordinata allo sviluppo di una conclusione che prorompe apocalittica fino a divenire epica.
Si capisce, adesso, perché non fu possibile dare vita all'epilogo all'epoca della serie, quando, prima degli ultimi due episodi, il caro Anno, entrato nello studio, pare abbia così parlato agli animatori: "Aoh, non c'è so' più soldi... Mo' che c'envetamo"?
Vista la situazione in cui si trovarono non li si può biasimare per quello che riuscirono a ricavare; tuttavia la lacuna lasciata fu immensa.

Il film, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, non si limita a comporre in modo soddisfacente il puzzle, ma colma l'abisso tutto in un istante riuscendo, anzi, a straripare. L'opera lascia sconvolti, risultando, in alcuni momenti, straziante e devastando nei 15 minuti finali la comprensione - già messa a dura prova dalla serie - dello spettatore. Alla fine non saprete più cosa pensare e sarete lasciati completamente disancorati, poiché l'opera, nel suo essere criptica ed enigma, è soprattutto genesi dell'idea dell'arcano e della vita stessa, di spiegazioni che nessuno può dare, e del fluire dell'io all'interno dell'esistenza. Divenendo pura suggestione, il film insinua più di quel che si capisce e attraverso lo sguardo manda in tilt l'intelletto proprio per fare crollare ogni barriera all'accesso dell'inconscio e così squassare dal profondo i dubbi più oscuri dell'ego.
"The End of Evangelion" è un'esperienza unica e sconcertante, un delirio che vale una notte insonne.



8.0/10
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Ho appena finito di visionare per la terza volta Akira: sono passati anni dalla mia ultima visione e devo dire che nonostante conoscessi già la storia non mi sono affatto annoiato, anzi tutt'altro, merito delle animazioni e della tecnica sulle quali però preferisco non dilungarmi troppo.

Questo film è un cult della fantascienza, ricordo ancora la scritta sul VHS che affittai, "Akira come Blade Runner", seppure l'opera di Otomo non raggiunga gli apici del film di R.Scott. Resta comunque uno dei capisaldi del genere e mostra molti punti in comune con il filone cyberpunk inaugurato da Gibson e Sterling in letteratura e proseguito da Masamune Shirow nei manga - Ghost in the Shell tanto per citare un titolo paragonabile per spessore ad Akira.
Il film in questione con il cyberpunk condivide il pessimismo di fondo, la visione futuribile di un mondo degradato dove proliferano gli sprawl di metropoli sovraffollate e violente, la generale sfiducia per una classe politica corrotta e i loschi interessi di governi, corporation e militari in una sperimentazione scientifica senza limiti e senza etica dove la linea di demarcazione tra l'umano e il non umano non è più delineata (come attestano i cyborg, i replicanti, o gli esperimenti su capacità psichiche paranormali di cui è vittima Tetsuo in Akira).

Devo ammettere che se la regia è eccellente, lo stesso non si può dire per la sceneggiatura che in alcuni punti sembra tagliare corto e mostra delle lacune, specie per chi, come me, non ha letto il manga. Però vorrei puntualizzare: chi accusa il film di astrusità, di non spiegare bene tutta la trama forse in parte ha ragione, ma vorrei ricordare che il film, seppur prodotto per essere commercializzato in tutto il mondo, è squisitamente orientale proprio in questo punto, cioè nel lasciare nella mente dello spettatore un qualcosa d'irrisolto su cui pensare e ripensare anche dopo la fine del film.
Il dubbio finale (o le possibili interpretazioni multiple) è caratteristico della cultura nipponica intrisa di "Zen" - nello Zen Buddhista si propone agli allievi d'interpretare un "Koan" cioè un paradosso apparentemente irrisolvibile.

Si possono notare questi "finali sospesi" in molti altri anime e film giapponesi, in cui la struttura narrativa non termina necessariamente con una soluzione, con un colpo di scena o un cliffhanger, come nei film occidentali.
In Akira non c'è "un" finale, ma ci sono "i" finali, tanti quanti sono le possibili interpretazioni che ciascuno dà (volgiamo citare Evangelion?). Dopo il risveglio di Akira e la catarsi in cui la catastrofe - questa parola indica l'ultimo verso di una tragedia greca - appare come una liberazione, si apre l'ultimo enigma: "Io sono Tetsuo!".
Cosa vuol dire? Alla terza visione ancora me lo chiedo, ma sono sicuro che prima o poi mi verrà l'illuminazione.