Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Per l'appuntamento di oggi focalizziamo l'attenzione su anime a sfondo bellico cercando di spaziare quanto più possibile. Abbiamo quindi Valkyria Chronicles, Sky Crawlers e Mobile Suit Gundam 00.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Per l'appuntamento di oggi focalizziamo l'attenzione su anime a sfondo bellico cercando di spaziare quanto più possibile. Abbiamo quindi Valkyria Chronicles, Sky Crawlers e Mobile Suit Gundam 00.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Valkyria Chronicles
5.0/10
Valkyria Chronicles è una storia di guerra unita ad una prevedibilissima storia romantica; la guerra è la solita invasione, da parte di un impero malvagio (comandata da un principe che man mano che si va avanti nella storia diventa sempre più stupidamente cattivo), di un ridente paese governato da una buona, bella e tremendamente apatica principessina. Questo paese, fra l'altro, risulta talmente esteso che la gente si muove da un posto all'altro a piedi in meno di un'ora: dal fronte alla capitale ci vogliono sì e no venti minuti, e inoltre un carro armato grande come qualche decina di palazzi può andarsene tranquillamente in giro senza che nessuno lo noti: in definitiva, la coerenza non è uno dei punti forti di questo anime.
Il characters design è gradevole, ma terribilmente anonimo, come d'altra parte il carattere dei protagonisti: lui è il tipico buono, un po' impacciato e timido, ma che all'occorrenza riesce a inventarsi piani geniali per sconfiggere i cattivi (piani che consistono sempre in: diversivo e attacco laterale); lei è una donnicciola senza niente di speciale, ma che guarda caso riesce a conquistare i personaggi maschili più importanti. Di tanto in tanto ci regala qualche urletto isterico a fine puntata nel triste tentativo di far ridere.
Gli antagonisti hanno un briciolo di personalità in più, e i personaggi secondari si rivelano mille volte più carismatici e interessanti, ma, purtroppo, sono praticamente sempre relegati a scenografia, con qualche battuta messa qui e là per ricordarci che esistono anche loro.
In questo anime, ovviamente, ci si aspetta che si parli di guerra: ebbene, tale guerra consiste in una decina di uomini e un carro armato mandati a conquistare basi nemiche sparpagliate qui e là sul territorio invaso: mare o montagna, i nostri eroi saranno lì per la loro amata patria. In mezza giornata vincono, tornano al campo base e via, verso una nuova avventura!
Le uniformi delle donne hanno rigorosamente la minigonna, comodissima per strisciare nel fango, ma tanto di fango non ce n'è: la gente corre coraggiosamente fra le mitragliate nemiche grazie alla certezza che i loro soldati sono dotati della mira di una talpa e che i loro proiettili sono in grado di colpire unicamente di striscio.
Il fattore sovrannaturale viene buttato in mezzo senza troppi complimenti, e si cerca malamente di risolvere il tutto con un paio di flashback, che però non forniscono alcuna risposta soddisfacente.
Insomma, in questo anime la banalità regna sovrana: i colpi di scena sono talmente prevedibili che neanche ci si accorge che succedono e la storia ha una trama che non ha nulla di interessante. L'unica cosa ben riuscita sono i disegni ben curati e le animazioni fluide (in particolare, è interessante l'effetto "carta rovinata" delle ombre), ma sfortunatamente non basta una bella cornice per creare un'opera di successo.
Il characters design è gradevole, ma terribilmente anonimo, come d'altra parte il carattere dei protagonisti: lui è il tipico buono, un po' impacciato e timido, ma che all'occorrenza riesce a inventarsi piani geniali per sconfiggere i cattivi (piani che consistono sempre in: diversivo e attacco laterale); lei è una donnicciola senza niente di speciale, ma che guarda caso riesce a conquistare i personaggi maschili più importanti. Di tanto in tanto ci regala qualche urletto isterico a fine puntata nel triste tentativo di far ridere.
Gli antagonisti hanno un briciolo di personalità in più, e i personaggi secondari si rivelano mille volte più carismatici e interessanti, ma, purtroppo, sono praticamente sempre relegati a scenografia, con qualche battuta messa qui e là per ricordarci che esistono anche loro.
In questo anime, ovviamente, ci si aspetta che si parli di guerra: ebbene, tale guerra consiste in una decina di uomini e un carro armato mandati a conquistare basi nemiche sparpagliate qui e là sul territorio invaso: mare o montagna, i nostri eroi saranno lì per la loro amata patria. In mezza giornata vincono, tornano al campo base e via, verso una nuova avventura!
Le uniformi delle donne hanno rigorosamente la minigonna, comodissima per strisciare nel fango, ma tanto di fango non ce n'è: la gente corre coraggiosamente fra le mitragliate nemiche grazie alla certezza che i loro soldati sono dotati della mira di una talpa e che i loro proiettili sono in grado di colpire unicamente di striscio.
Il fattore sovrannaturale viene buttato in mezzo senza troppi complimenti, e si cerca malamente di risolvere il tutto con un paio di flashback, che però non forniscono alcuna risposta soddisfacente.
Insomma, in questo anime la banalità regna sovrana: i colpi di scena sono talmente prevedibili che neanche ci si accorge che succedono e la storia ha una trama che non ha nulla di interessante. L'unica cosa ben riuscita sono i disegni ben curati e le animazioni fluide (in particolare, è interessante l'effetto "carta rovinata" delle ombre), ma sfortunatamente non basta una bella cornice per creare un'opera di successo.
The Sky Crawlers
9.0/10
Attenzione: la recensione contiene spoiler
In un tempo in cui il termine "capolavoro" risulta essere un'espressione ormai inflazionata, tanto da essere impiegata, nella maggior parte dei casi, con tanta leggerezza quanto poco spirito critico, non si commetterebbe, invero, empietà ne inesattezza alcuna nel riferirlo ad un titolo quale il qui in esame The Sky Crawlers. Se infatti mi si chiedesse, in tutta franchezza, quale opera d'animazione relativa agli ultimi tempi meriti siffatto elogio, non potrei esimermi dall'indicare tale lungometraggio, partorito dal genio creativo di uno tra i più meritevoli artisti della sua epoca: Momoru Oshii.
Le dolcissime ed evocative musiche di Kenji Kawai ci accompagnano per l'intera durata del lungometraggio, trasportandoci in un'atmosfera pregna di triste malinconia. Il cielo plumbeo è quasi costantemente coperto di nubi, opprime sia lo spettatore che i personaggi in un livido grigiore di cupa tristezza e uggiosa ineluttabilità. Un inquietante ma solenne silenzio pervade gli ambienti, rotto dal rumore dei motori degli aerei da combattimento che si sfidano volteggiando con incredibile maestria nel cielo, o dall'abbaiare di un cane che risuona in lontananza. Le lande vaste e desolate tutt'attorno esaltano un senso di sconfortante alienazione. All'interno di questo mondo al di fuori del mondo: i Kildren. Giovani adolescenti destinati ad un eterno ritorno segnato dalla morte e dalla guerra. Le scene si susseguono lentamente, ma inesorabili. Sullo sfondo, un crudele gioco tra due grosse aziende garantisce una continua guerra tra le due fazioni, una guerra falsa, simulata utilizzando questi ragazzi come marionette sacrificabili e sostituibili "ab aeternum".
Un guerra per assurdo definibile "giusta", se mai tale aggettivo le può essere affibbiato, costruita in modo tale da permettere alla società di condurre un'esistenza pacifica e tranquilla, una quiete artefatta, edificata sul sangue e sul dolore di innocenti. D'altronde per perpetuare la pace abbisogna la guerra, inalienabile aspetto che contraddistingue l'ossimorica esistenza dell'uomo. Dunque, quale soluzione migliore di una guerra che non è una guerra?
I Kildren sono frutto di un errore, di un esperimento genetico volto a sviluppare una nuova medicina miseramente fallito, ma che ha portato alla creazione di esseri "umani", immortali, che non possono né invecchiare né crescere, ma solo morire in battaglia. Conducono un'esistenza vacua, priva di ricordi, di sentimenti, di uno scopo, colma di dolore e di un pletorico senso di impotenza. Una vita votata alla morte, una vita creata per morire, una condizione di insostenibile dolore esistenziale che non sorprende possa spingere, infine, all'atto di estremo rifiuto della stessa volontà di vivere. Quale senso potrà mai avere, una tale esistenza? In realtà i Kildren non sono poi così differenti dall'uomo, il quale, smarrito ed estenuato in una società apatica, conduce un'esistenza ripetitiva fine a se stessa, e senza protestare si rende complice della finzione, accettandone per mutuo consenso le regole, senza avere la forza di ribellarsi o anche solo di comprendere la propria condizione, abbandonandosi al fluire degli avvenimenti.
I retroscena sono ricostruibili principalmente grazie, oltre ai personaggi esterni al "gioco", alle memorie di Kusanagi, unica tra i piloti ad essere riuscita, per merito del suo talento, a sopravvivere e a mantenere costante la propria esistenza, senza essere perciò replicata, ed evitando in tal modo di perdere se stessa. Tale condizione di unica testimone della verità la porta tuttavia all'esasperazione e alla psicosi. Il cinismo e il nichilismo gravano sovrani sulle tematiche affrontate in questo film, i personaggi si fanno portatori di dense riflessioni riguardo la personalità e la sua dipendenza dai ricordi, riguardo la società e riguardo l'uomo, che trova la sua unica libertà nel volare in cielo, nel compiere ciò per cui è stato creato, uccidere o essere ucciso, in un perpetuo e crudele gioco senza fine. Il film inizia in un punto del circolo e termina nel medesimo, un ineluttabile eterno ritorno destinato a ripetersi per sempre, privo di qualsiasi speranza di essere spezzato, metafora della della condizione umana. La vita è un continuo confrontarsi con i propri limiti e cambiare, un continuo mutare e crescere, ma quale valore potrà mai avere se si è destinati ad un limbo senza fine? La risposta a questo quesito il film non la trova, se non in uno strenuo e quantomai vano attaccamento alla vita da parte del singolo individuo, che rimane impotente innanzi al suo gramo destino.
Andando a considerare l'aspetto prettamente tecnico, The Sky Crawlers offre un'animazione fluida e curata, una regia studiata ed un ritmo estremamente lento. L'utilizzo della computer grafica è magistrale, le scene di combattimento aereo spettacolari e suggestive, gli sfondi una gioia per gli occhi.
Per concludere, mi sento di suggerire la visione di questo film solo agli appassionati di Oshii e del suo modo di fare animazione. Chi infatti non sopporta il nichilismo probabilmente rimarrà indifferente o infastidito da tale modo di porsi nei confronti della vita. Mi arrischio però ad invitare anche i detrattori di tal pensiero alla visione, si tratta di un lungometraggio che merita attenzione da parte di chiunque.
In un tempo in cui il termine "capolavoro" risulta essere un'espressione ormai inflazionata, tanto da essere impiegata, nella maggior parte dei casi, con tanta leggerezza quanto poco spirito critico, non si commetterebbe, invero, empietà ne inesattezza alcuna nel riferirlo ad un titolo quale il qui in esame The Sky Crawlers. Se infatti mi si chiedesse, in tutta franchezza, quale opera d'animazione relativa agli ultimi tempi meriti siffatto elogio, non potrei esimermi dall'indicare tale lungometraggio, partorito dal genio creativo di uno tra i più meritevoli artisti della sua epoca: Momoru Oshii.
Le dolcissime ed evocative musiche di Kenji Kawai ci accompagnano per l'intera durata del lungometraggio, trasportandoci in un'atmosfera pregna di triste malinconia. Il cielo plumbeo è quasi costantemente coperto di nubi, opprime sia lo spettatore che i personaggi in un livido grigiore di cupa tristezza e uggiosa ineluttabilità. Un inquietante ma solenne silenzio pervade gli ambienti, rotto dal rumore dei motori degli aerei da combattimento che si sfidano volteggiando con incredibile maestria nel cielo, o dall'abbaiare di un cane che risuona in lontananza. Le lande vaste e desolate tutt'attorno esaltano un senso di sconfortante alienazione. All'interno di questo mondo al di fuori del mondo: i Kildren. Giovani adolescenti destinati ad un eterno ritorno segnato dalla morte e dalla guerra. Le scene si susseguono lentamente, ma inesorabili. Sullo sfondo, un crudele gioco tra due grosse aziende garantisce una continua guerra tra le due fazioni, una guerra falsa, simulata utilizzando questi ragazzi come marionette sacrificabili e sostituibili "ab aeternum".
Un guerra per assurdo definibile "giusta", se mai tale aggettivo le può essere affibbiato, costruita in modo tale da permettere alla società di condurre un'esistenza pacifica e tranquilla, una quiete artefatta, edificata sul sangue e sul dolore di innocenti. D'altronde per perpetuare la pace abbisogna la guerra, inalienabile aspetto che contraddistingue l'ossimorica esistenza dell'uomo. Dunque, quale soluzione migliore di una guerra che non è una guerra?
I Kildren sono frutto di un errore, di un esperimento genetico volto a sviluppare una nuova medicina miseramente fallito, ma che ha portato alla creazione di esseri "umani", immortali, che non possono né invecchiare né crescere, ma solo morire in battaglia. Conducono un'esistenza vacua, priva di ricordi, di sentimenti, di uno scopo, colma di dolore e di un pletorico senso di impotenza. Una vita votata alla morte, una vita creata per morire, una condizione di insostenibile dolore esistenziale che non sorprende possa spingere, infine, all'atto di estremo rifiuto della stessa volontà di vivere. Quale senso potrà mai avere, una tale esistenza? In realtà i Kildren non sono poi così differenti dall'uomo, il quale, smarrito ed estenuato in una società apatica, conduce un'esistenza ripetitiva fine a se stessa, e senza protestare si rende complice della finzione, accettandone per mutuo consenso le regole, senza avere la forza di ribellarsi o anche solo di comprendere la propria condizione, abbandonandosi al fluire degli avvenimenti.
I retroscena sono ricostruibili principalmente grazie, oltre ai personaggi esterni al "gioco", alle memorie di Kusanagi, unica tra i piloti ad essere riuscita, per merito del suo talento, a sopravvivere e a mantenere costante la propria esistenza, senza essere perciò replicata, ed evitando in tal modo di perdere se stessa. Tale condizione di unica testimone della verità la porta tuttavia all'esasperazione e alla psicosi. Il cinismo e il nichilismo gravano sovrani sulle tematiche affrontate in questo film, i personaggi si fanno portatori di dense riflessioni riguardo la personalità e la sua dipendenza dai ricordi, riguardo la società e riguardo l'uomo, che trova la sua unica libertà nel volare in cielo, nel compiere ciò per cui è stato creato, uccidere o essere ucciso, in un perpetuo e crudele gioco senza fine. Il film inizia in un punto del circolo e termina nel medesimo, un ineluttabile eterno ritorno destinato a ripetersi per sempre, privo di qualsiasi speranza di essere spezzato, metafora della della condizione umana. La vita è un continuo confrontarsi con i propri limiti e cambiare, un continuo mutare e crescere, ma quale valore potrà mai avere se si è destinati ad un limbo senza fine? La risposta a questo quesito il film non la trova, se non in uno strenuo e quantomai vano attaccamento alla vita da parte del singolo individuo, che rimane impotente innanzi al suo gramo destino.
Andando a considerare l'aspetto prettamente tecnico, The Sky Crawlers offre un'animazione fluida e curata, una regia studiata ed un ritmo estremamente lento. L'utilizzo della computer grafica è magistrale, le scene di combattimento aereo spettacolari e suggestive, gli sfondi una gioia per gli occhi.
Per concludere, mi sento di suggerire la visione di questo film solo agli appassionati di Oshii e del suo modo di fare animazione. Chi infatti non sopporta il nichilismo probabilmente rimarrà indifferente o infastidito da tale modo di porsi nei confronti della vita. Mi arrischio però ad invitare anche i detrattori di tal pensiero alla visione, si tratta di un lungometraggio che merita attenzione da parte di chiunque.
Mobile Suit Gundam 00
7.0/10
Diciamocelo, il primo approccio a Gundam 00 non può non lasciare, almeno inizialmente, molti dubbi.
Alcune basi di partenza sono buone: forse incapace di trovare idee per mandare avanti la Cosmic Era di Gundam SEED, Sunrise decide di abbandonare la timeline a favore di un nuovo reboot, per la prima volta ambientandolo nella nostra linea temporale Anno Domini, in un realistico e credibile scenario di politica internazionale dove il mondo è spartito in tre super-potenze europee (Advanced European Union), americane (Union of Solar Energy and Free Nations) e comuniste (Human Reform League, ossia l'alleanza India/Russia/Cina). Lo sfondo rappresentato è intrigante, la trama un pochino meno: quattro ragazzi, a bordo dei loro Gundam, decidono di dichiarare guerra a tutto il globo, in modo da costringere gli stati terrestri ad allearsi contro il nemico comune e a mettere da parte rivalità. Vi ricorda qualcosa?
Se pensavate a Gundam Wing la risposta è positiva: le premesse di partenza sono identiche e, memori dei risultati di quella porcata, sicuramente questo ha rappresentato uno dei grandi motivi che hanno portato un po' tutti a presagire nefasti risultati anche per la serie di un regista altresì affermato (Fullmetal Alchemist) come Seiji Mizushima. Quasi a confermarlo, vi è un primo episodio introduttivo atroce, nel quale viene presentato tutto l'enorme cast (una trentina di elementi) in uno spazio microscopico e confusionario zeppo di terminologie tecniche incomprensibili. Dopo il primo peggior episodio di sempre, purtroppo, le cose non vanno tanto meglio: tecnicamente 00 si dimostra eccellente e il suo alto budget si vede in ogni aspetto, sia nella CG di altissimo livello (fusa talmente bene con disegni tradizionali da risultare in un'armonia perfetta) sia nell'alta definizione - 00 è il primo Gundam in assoluto a farne uso, trasmesso sia in versione normale sia in HD. Ma a fronte di ottime animazioni e fondali strepitosi, narrativamente, vi sono più stalle che stelle.
Per oltre metà serie la storia è da dimenticare tout court, rivelandosi solamente come la cronaca delle varie battaglie dei Celestial Being in diversi stati del mondo. Ogni puntata vede infatti i nostri eroi combattere e stravincere contro debolissimi, quasi pacifici, eserciti terrestri, e successivamente la cosa sarà commentata da un alto numero di personaggi senza interesse che si muovono "dietro le quinte". Ad accompagnare questo intercedere pedante e zoppicante non mancano né trovate di sceneggiatura talmente imbecilli da scivolare nel comico involontario (il primo incontro tra il protagonista Setsuna e Marina Ismail), né intermezzi inutili come pochi (i siparietti tra Saji e Louise). In questo desolante scenario l'unico motivo di esaltazione per i fan sta nelle due bellissime, davvero straordinarie, opening rock: nelle sue linee taglienti e spigolose e nelle corporature o anoressiche o obese, il mecha design moderno dei Gundam non si può vedere; le musiche di Kawai si rivelano anonime e sottotono, e infine il chara della Kouga, retaggio dei suoi manga shoujo, è generico e fastidioso nelle strizzatine semi-yaoi. Unica ancora di salvezza, a questo punto, sta nell'esaltante background politico vicinissimo a quello nostro, in questo 2307 dove ancora si combattono guerre di religione in Medio Oriente o dove nello Sri Lanka non è ancora conclusa la guerra civile tra governo e Tigri del Tamil.
A questo punto, sicuramente, in Giappone Sunrise deve aver detto qualcosa a Mizushima, contando anche il non eccellente share della serie. Non si spiegherebbe altrimenti la svolta improvvisa che coglie 00 esattamente dall'episodio 17, quando i Celestial Being per la prima volta conoscono la sconfitta ed entrano in scena, con tre fiammanti Gundam nuovi di zecca, i misteriosi fratelli Trinity. È il punto di svolta, il miracolo che riesce nell'impresa apparentemente impossibile di riscattare l'anonimato della prima parte: il preludio a ben nove episodi in successione dalla qualità altissima che, con un ritmo narrativo indiavolato, con morti inaspettate e con un colpo di scena dietro l'altro, culminano in un finale tragico, spettacolare e apocalittico denso di combattimenti emozionanti, di uccisioni tragiche e di pezzi musicali da brividi. Avvengono un cambio netto di sceneggiatura e un modo di dirigere che hanno dell'incredibile pensando alla noia sovrana iniziale e che, di chiunque sia merito, rende 00 una serie "gundamica" pienamente degna di essere vista, emozionante e coinvolgente, ma sopratutto, al contrario di quel Wing di cui può definirsi una rilettura, priva di esagerazioni o idiozie allucinanti e con personaggi credibili.
Certo, per colpa della sua parte iniziale Gundam 00 non può sicuramente definirsi completamente riuscito, ma una seconda parte, davvero emozionante, riscatta una prima noiosa e priva di guizzi. Dato che Mizushima imparerà la lezione e realizzerà la Second Season, prosieguo imprescindibile della storia (divisa in due stagioni fin da principio), fin da subito sui livelli del finale della prima serie, non c'è alcun motivo per non consigliare la visione di Gundam 00 sia a neofiti sia a fan storici.
Alcune basi di partenza sono buone: forse incapace di trovare idee per mandare avanti la Cosmic Era di Gundam SEED, Sunrise decide di abbandonare la timeline a favore di un nuovo reboot, per la prima volta ambientandolo nella nostra linea temporale Anno Domini, in un realistico e credibile scenario di politica internazionale dove il mondo è spartito in tre super-potenze europee (Advanced European Union), americane (Union of Solar Energy and Free Nations) e comuniste (Human Reform League, ossia l'alleanza India/Russia/Cina). Lo sfondo rappresentato è intrigante, la trama un pochino meno: quattro ragazzi, a bordo dei loro Gundam, decidono di dichiarare guerra a tutto il globo, in modo da costringere gli stati terrestri ad allearsi contro il nemico comune e a mettere da parte rivalità. Vi ricorda qualcosa?
Se pensavate a Gundam Wing la risposta è positiva: le premesse di partenza sono identiche e, memori dei risultati di quella porcata, sicuramente questo ha rappresentato uno dei grandi motivi che hanno portato un po' tutti a presagire nefasti risultati anche per la serie di un regista altresì affermato (Fullmetal Alchemist) come Seiji Mizushima. Quasi a confermarlo, vi è un primo episodio introduttivo atroce, nel quale viene presentato tutto l'enorme cast (una trentina di elementi) in uno spazio microscopico e confusionario zeppo di terminologie tecniche incomprensibili. Dopo il primo peggior episodio di sempre, purtroppo, le cose non vanno tanto meglio: tecnicamente 00 si dimostra eccellente e il suo alto budget si vede in ogni aspetto, sia nella CG di altissimo livello (fusa talmente bene con disegni tradizionali da risultare in un'armonia perfetta) sia nell'alta definizione - 00 è il primo Gundam in assoluto a farne uso, trasmesso sia in versione normale sia in HD. Ma a fronte di ottime animazioni e fondali strepitosi, narrativamente, vi sono più stalle che stelle.
Per oltre metà serie la storia è da dimenticare tout court, rivelandosi solamente come la cronaca delle varie battaglie dei Celestial Being in diversi stati del mondo. Ogni puntata vede infatti i nostri eroi combattere e stravincere contro debolissimi, quasi pacifici, eserciti terrestri, e successivamente la cosa sarà commentata da un alto numero di personaggi senza interesse che si muovono "dietro le quinte". Ad accompagnare questo intercedere pedante e zoppicante non mancano né trovate di sceneggiatura talmente imbecilli da scivolare nel comico involontario (il primo incontro tra il protagonista Setsuna e Marina Ismail), né intermezzi inutili come pochi (i siparietti tra Saji e Louise). In questo desolante scenario l'unico motivo di esaltazione per i fan sta nelle due bellissime, davvero straordinarie, opening rock: nelle sue linee taglienti e spigolose e nelle corporature o anoressiche o obese, il mecha design moderno dei Gundam non si può vedere; le musiche di Kawai si rivelano anonime e sottotono, e infine il chara della Kouga, retaggio dei suoi manga shoujo, è generico e fastidioso nelle strizzatine semi-yaoi. Unica ancora di salvezza, a questo punto, sta nell'esaltante background politico vicinissimo a quello nostro, in questo 2307 dove ancora si combattono guerre di religione in Medio Oriente o dove nello Sri Lanka non è ancora conclusa la guerra civile tra governo e Tigri del Tamil.
A questo punto, sicuramente, in Giappone Sunrise deve aver detto qualcosa a Mizushima, contando anche il non eccellente share della serie. Non si spiegherebbe altrimenti la svolta improvvisa che coglie 00 esattamente dall'episodio 17, quando i Celestial Being per la prima volta conoscono la sconfitta ed entrano in scena, con tre fiammanti Gundam nuovi di zecca, i misteriosi fratelli Trinity. È il punto di svolta, il miracolo che riesce nell'impresa apparentemente impossibile di riscattare l'anonimato della prima parte: il preludio a ben nove episodi in successione dalla qualità altissima che, con un ritmo narrativo indiavolato, con morti inaspettate e con un colpo di scena dietro l'altro, culminano in un finale tragico, spettacolare e apocalittico denso di combattimenti emozionanti, di uccisioni tragiche e di pezzi musicali da brividi. Avvengono un cambio netto di sceneggiatura e un modo di dirigere che hanno dell'incredibile pensando alla noia sovrana iniziale e che, di chiunque sia merito, rende 00 una serie "gundamica" pienamente degna di essere vista, emozionante e coinvolgente, ma sopratutto, al contrario di quel Wing di cui può definirsi una rilettura, priva di esagerazioni o idiozie allucinanti e con personaggi credibili.
Certo, per colpa della sua parte iniziale Gundam 00 non può sicuramente definirsi completamente riuscito, ma una seconda parte, davvero emozionante, riscatta una prima noiosa e priva di guizzi. Dato che Mizushima imparerà la lezione e realizzerà la Second Season, prosieguo imprescindibile della storia (divisa in due stagioni fin da principio), fin da subito sui livelli del finale della prima serie, non c'è alcun motivo per non consigliare la visione di Gundam 00 sia a neofiti sia a fan storici.
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