Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Per cominciare la settimana, un salto nell'action-ecchi agevolando Ben-Tou, New Cutie Honey ed Ikkitousen.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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7.0/10
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Capita che nonostante gli stereotipi, i cliché e i soliti temi, una serie riesca se non a sfondare almeno a farsi notare in positivo da molti. E' il caso di "Ben-Tou", ovvero se vuoi approfittare delle offerte al supermarket preparati a prenderle o a darle... le legnate.

Satou è uno studente come tanti e come tanti deve farsi i conti nel portafoglio se vuole mangiare, perché abita nel dormitorio della scuola in cui studia. Un giorno viene attirato da del bentou a metà prezzo in un supermarket ma, prima che possa metterci le mani sopra, si ritrova scaraventato a terra e pestato ferocemente. Il povero Satou non sapeva che per acquistare il bentou scontato bisogna combattere e vincere, e ci sono gang di ragazzi che come lui intendono mangiare e risparmiare. Il giovane si alleerà con Yarizui, una ragazza dalle incredibili doti combattive, che gli insegnerà come funziona questa assurda lotta, essendo nel giro da più tempo.

Ecco la trama è tutta qui, c'è poco da aggiungere se non che i combattimenti e l'attenzione per i dettagli sono due caratteristiche alle quali gli autori hanno fatto molta attenzione. La tematica di fondo è talmente folle e non-sense per certi versi da saltare subito all'occhio. L'originalità è il punto di forza di questo semplicissimo anime che ben si distingue da altre serie come per esempio "Ikkitousen", dove tutto gira attorno alle inquadrature e alla distruzione delle vesti di giovani e fin troppo prosperose fanciulle. Già perché in "Ben-Tou" la componente ecchi è assai frivola e si concentra essenzialmente in una quindicina di minuti in totale. Non ci sono mutandine al vento, né seni in bella vista o cose del genere. I combattimenti sono poi assai dinamici e fluidi, capaci di trasmettere il reale effetto di un calcio sul grugno di un poveraccio affamato.

L'aspetto grafico è abbastanza curato tanto nella conformazione dei personaggi quanto nell'uso dei colori. Nota di merito va alla riproduzione dei supermarket e delle canzoncine pubblicitarie al loro interno (che anche se poche risultano simpatiche). Perfino i bentou sono riprodotti maniacalmente bene, e d'altronde per un anime che ne prende il nome c'era da aspettarselo.
La sigla d'apertura è molto energica e azzeccata, mentre quella finale è calma e rilassata. Gli effetti sonori fanno il loro dovere, pur non variando granché e concentrandosi principalmente sul brontolio dello stomaco e sulle scazzottate nei combattimenti.

Insomma negli ultimi tempi il fattore originalità sembrava una lontana e fumosa utopia, ma poi con "Ben-Tou" mi sono dovuto ricredere. Non si tratta di un anime da ricordare negli annali o da catalogare come anime dell'anno poiché il finale è relativamente deludente e l'introduzione della solita coppia di gemelle ninfomani/lesbiche/incestuose, nonché di un'altra ragazza dell'altra sponda che si lascia odiare dall'inizio alla fine, relegano quest'opera ad anime di buon livello e nulla più in ambito generale. Non fosse stato per queste piccole aggiunte poco gradite e per il finale semi-aperto mal assemblato, sicuramente avrebbe guadagnato un punto in più da parte del sottoscritto che, nonostante ciò, ne consiglia la visione.



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"Shin Cutie Honey" è una piccola serie di OAV che narra le vicende di Cutie Honey, una ragazza cyborg che nella serie precedente a questi OAV ha vendicato il suo creatore ucciso dalle malvagie creature del male.
Ovviamente stiamo parlando di un mahō shōjo molto ecchi in bello stile, con una protagonista trasformista che ama particolarmente cambiarsi d'abito in bella vista, mostrando le proprie (censurate) nudità. L'otaku che c'è in me sta sanguinando dal naso pensando alle morbide forme che ballonzolano spesso, a volte troppo, davanti allo schermo. Ovviamente qualche sorriso non manca, vista anche l'eccessiva procacità delle immagini e la facilità con cui queste vengono mostrate.

Non aspettatevi, quindi, fine erotismo o velate allusioni: se c'è si vede, altrimenti non c'è.
I disegni, i tipici puliti ed essenziali di Go Nagai, padre di questa lunga serie di anime, non brillano per bellezza, ma la mano è riconoscibilissima e piacevole, soprattutto quando andiamo a ritrovare un Danbei (Danbei Makiba?) trasformato in cyborg e dotato di tutta una serie di armi "miniaturizzate" prese in prestito dal Grande Mazinga - e questo è un grosso punto a favore, almeno per me!

Musiche carine e allegre accompagnano le varie battute, le scenette demenziali e i duelli truculenti e sanguinosi, ma non eccellono per novità o caratteristiche, insomma, sono un po' piatte e senza anima, lasciando un po' di vuoto sia all'inizio sia alla fine dell'anime stesso.
Parlando della struttura degli OAV, va invece fatto notare come gli stessi siano divisi in maniera netta in due tronconi ben distinti: il primo, formato dai primi quattro "capitoli" che formano una storia completa, ma che non mi riescono a entusiasmare in quanto gli eventi si susseguono con una rapidità quasi da capogiro, facendo un po' troppi balzi di trama, e concludendo quelli che sarebbero potuti essere i momenti clou in modo eccessivamente precipitoso. La storia è comunque in toto lineare e senza sorprese, il momento in cui si conosce il cattivo (praticamente al secondo fotogramma, subito dopo il primo piano sulle possibili grosse Boobs dell'avversario di Cutie) già si può immaginare come può andare a finire… è un po' una delusione.

Si riprende, invece, Go Nagai, con gli ultimi quattro episodi che, a parer mio, meritano una sufficienza, in quanto sono quattro storie non troppo collegate, senonché da una sottile aura di storia comune, e che caratterizzano meglio i personaggi. Inoltre sono davvero belli alcuni camei in cui si ritrovano Koi Kabuto (fateci caso e cercatelo…), Akira Fudo (per i meno avvezzi [ma esistono?] forse è più noto come Devilman), e il magnifico Prof. Kabuto (padre di Mazinga Z), che non riescono comunque a salvare troppo la serie.

Insomma, una partenza lenta e poco concludente e un finale senza "finale", ma con qualche sprazzo di brillantezza. Forse la sufficienza non la meriterebbe, ma mi ha fatto venire voglia di spulciare tra le videocassette per rivedere, volentieri, il mitico Devilman…
Non c'entra molto, lo ammetto, ma è l'unica cosa che mi è rimasta dopo aver visto quest'anime.



6.0/10
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Nel Kanto sette scuole superiori sono in lotta tra loro per la supremazia: ognuna di esse è guidata da toushi, esperti di arti marziali, il cui destino è legato alla propria Magatama, un orecchino che contiene lo spirito del corrispondente eroe del periodo storico dei Tre Regni. La giovane e svampita toushi dell'istituto Nanyo, Sonsaku Hakufu, insieme a suo cugino Kukin, altro toushi, inizia così la sua lotta contro i guerrieri delle altre scuole, quasi tutte ormai conquistate dal malvagio Toutaku Chuuei, reincarnazione dell'imperatore Dong Zhuo - Zhongyngdel e condottiero del liceo Rakuyo. Essendo ogni lottatore accomunato allo stesso destino del suo antenato, anche Hakufu dovrà morire nella sua battaglia?

A molti non piace il capolavoro di Yuji Shiozaki. Io, invece, lo amo.

Nato nel 2000 sotto forma di manga (splendidamente pubblicato in Italia da J-Pop), "Ikkitousen" ha spaccato le platee di manga/animefan in tutto il mondo. Chi, da una parte, ne ha condannato il fanservice esasperato, trovando ridicoli gli spunti seriosi della trama (morti, immolazioni etc.) quando il contorno si riduce a mille combattimenti tra avvenenti ragazze dove sono la norma inquadrature semi-pornografiche di slip, tette e culi, felice armamentario spesso messo a nudo da audaci distruzioni di vestiti - insomma, il culto maschilista dell'ecchi e del catfight aggiornato alla Guerra dei Tre Regni. Poi c'è chi, come me, non solo lo ha apprezzato per queste ragioni, ma ha trovato anche geniali le doti di sceneggiatura di Yuji Shiozaki, a ricordo dei migliori Imagawa e Urasawa nella gestione di un cast immenso (un'ottantina di personalità) e nel raccontare la vicenda dal punto di vista di numerosi gruppi di personaggi. Nulla da ridire sulle caratterizzazioni non memorabili e sulla serietà nulla della trama, "martoriata" dal fanservice kitch, ma, che dire, "Ikkitousen" va benissimo così, una barzelletta scritta e disegnata benissimo, con un gustoso chara sexy e di una certa importanza storica nel delineare il nuovo genere, tipicamente nipponico, delle storie di arti marziali dove a praticarle sono ragazze hot che spesso e volentieri si ritrovano nude in battaglia.

Scontata una trasposizione animata, che arriverà puntualmente, tre anni dopo, da parte di J.C. Staff, ottenendo un successo strepitoso che troverà addirittura, per ora, ben quattro seguiti. Piace non solo, ovviamente, la felice intuizione della formula action+sexy, ma anche la rielaborazione parziale della trama originale per creare una storia che, nei sequel, si evolverà in una storyline nuova di zecca.
La nota negativa di questa prima serie, che si avverte parecchio se si è fan dell'originale, è certo la rimozione degli aspetti più audaci del manga: qualsiasi riferimento esplicito a rapporti e pratiche sessuali è cassato, sono tralasciati gli hobby masochisti dell'inquietante Totaku e sopratutto i generosi davanzali delle ragazze, esibiti in ogni scontro (per ovvie ragioni i vestiti hanno una durata minimale), sono spesso "oscurati" da insopportabili reggiseni inventati di sana pianta. Limiti da accettare per l'esistenza di "Ikkitousen" su supporto televisivo.

Non mancano, fortunatamente, un gustoso effetto bouncing delle mammelle, l'ossessivo amore per primi piani di mutandine e, sopratutto, un chara da rotondità e tinte caldissime, tutti espedienti che aumentano notevolmente il sex appeal delle provocanti donzelle. Dal punto di vista narrativo, invece, pur seguendo i primi tre volumi del fumetto, "Ikkitousen" li rielabora facendo sue situazioni e avvenimenti, ma cambiandone l'ordine cronologico e apportando diversi cambiamenti che apriranno la strada alla trama inedita che si svilupperà già dal successivo "Dragon Destiny". Il risultato finale, pur non mirando certo a essere memorabile, è di ottimo interesse per fan e non, regalando un finale soddisfacente e senza troppi quesiti irrisolti.

Di serietta si parla, è impossibile negarlo, ma "Ikkitousen" anime è spigliato e procede spedito, accattivante, non annoiando mai e prestandosi idealmente a maratone di più e più episodi, grazie al ritmo, alle ragazze (ovviamente!) e ai bei disegni, a fronte di animazioni, però, poco più che funzionali. È vero che per la sua natura action-ecchi fallisce miseramente nei suoi sub-plot drammatici, dove anche quando muore qualcuno si è bombardati da tette e biancheria intima, ma siamo sicuri che lo guardereste per questo? Pollice verso, semmai, per i personaggi, che, escluse icone sexy che entreranno nell'immaginario collettivo - la perversa Ryomo, con il suo eccitante occhio bendato, e la divina Kanu - e 2/3 dei personaggi carismatici oltre ogni limite (Totaku e Saji in primis), per il resto sono tutti macchiette fatte con il cartoncino, appena funzionali alla storia e per nulla interessanti. La stessa protagonista Hakufu, creata volutamente come una ragazza cretina oltre ogni umano limite, è così irritante che l'attenzione non può che essere interessata ai pochi comprimari "di spessore".

In ogni caso la versione animata di "Ikkitousen", seppur lontana dai fasti del fumetto, ne rappresenta un gradevole antipasto che merita una visione da parte degli amanti del genere, ed è forte la curiosità per i vari prosiegui che ne cambieranno la trama. Va da sé che se volete il vero "Ikkitousen" dovete rivolgervi al fumetto.