Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Per la rubrica di oggi portiamo delle atmosfere un po' fresche e leggere del solito con l'OAV di Kiss X Six, Negima! il manga e A-Channel the Animation.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


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Avevo sentito molto parlare di Kissxsis in giro per il web; devo, però, confessare che più che rappresentare uno stimolo a guardarlo le notizie che avevo sentito intorno a quest'anime avevano rappresentato un ottimo motivo per "evitarlo". Come già detto in altre recensioni, infatti, non amo le storie incestuose e ancor meno amo la proliferazione che si sta avendo negli ultimi tempi di anime basati su questo tema.
Non ho la fortuna di avere una sorella ma, anche se l'avessi avuta, non credo che ciò avrebbe generato in me delle fantasie a sfondo sessuale.
Va aggiunto, però, che non amo troppo nemmeno i tabù, per cui qualsiasi sia l'argomento proposto è giusto che se ne parli, indipendentemente da quali siano le nostre convinzioni personali; inoltre non sono certamente io la persona che crede che anime, film, libri o altro possano influenzare in modo rilevante la psiche di chi li guarda: pur riconoscendo l'esistenza di soggetti potenzialmente "sensibili" non credo proprio che la semplice lettura di una storia possa fare nascere sentimenti emulativi; e chi decide di imitare certi comportamenti è perché è già "naturalmente" predisposto verso atti di natura discutibile.

Riassumendo il tutto, non disprezzo anime di questo tipo, ma allo stesso tempo non mi piacciono. Allora perché ho deciso di guardare questo KissXsis? Il motivo sta nel fatto che, leggendo i vari commenti, avevo intuito che si trattasse di un anime che, aldilà dei contenuti incestuosi, avesse una sua componente comica ben riuscita. E se c'è la possibilità di farsi quattro risate io non mi tiro mai indietro.
KissXsis narra le vicende di Keita, un ragazzo iscritto all'ultimo anno delle scuole medie. Quotidianamente egli verrà tormentato dalle attenzioni, a cui lui stesso non sembra essere indifferente, delle sue due sorelle Ako e Riko le quali sono, sin da bambine, innamorate di lui. In realtà fra Keita e le sue sorelle non c'è un legame di sangue ma la loro parentela è solo acquisita - il padre di lui ha sposato la madre delle ragazze - e ciò rappresenta una giustificazione agli occhi del mondo dello strano affetto che lega i tre personaggi - oltre a essere, a mio avviso, una cautela che l'autore ha voluto riservarsi per non essere messo all'indice. Tutta la storia copre un arco temporale non troppo lungo: si svolge, infatti, attorno agli esami di ammissione alle superiori di Keita, terminando appunto con la sua scontata ammissione.

Terminata la visione dei dodici episodi devo, purtroppo, confermare la sensazione che fino a quel momento mi aveva tenuto lontano da quest'anime. Le scene "hot" sono l'unica vera ragione d'essere di quest'anime e ho trovato molte di queste pure di pessimo gusto; la componente comica di cui si parlava in giro è fondata proprio nello svilupparsi di queste scene, ma i risultati ottenuti sono stati piuttosto scadenti.
Ora, se uno è amante delle storie molto "pruriginose" a mio avviso farebbe meglio a cercarsi un hentai piuttosto che guardarsi quest'anime; se invece ama storie che prevedano semplicemente qualche tocco di malizia, anche in questo caso farebbe bene a cercare altrove, in quanto qui si scade abbondantemente nel cattivo gusto.
Sono stato molto tentato di assegnare un voto anche peggiore a questo KissXsis; tuttavia mi limiterò a dargli quattro perché obiettivamente qualcosa da salvare c'è - musica, grafica e qualche episodio migliore degli altri. In più non manca un tocco di mistero: perché Riko porta per tutto il tempo un cerotto sotto l'occhio sinistro?



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Avrei preferito fare questa recensione basandomi unicamente sui volumi usciti in Italia, ma visto com'è terminato penso che sia giusto approfittare delle scan per avvertire gli eventuali lettori di quello che succederà. Non farò spoiler, ovviamente, ma farò capire la situazione.
Iniziamo dalla trama: Negi, un mago bambino di dieci anni viene inviato a fare da insegnante ad una classe femminile di un collegio in Giappone per il suo anno di praticantato della scuola di magia. Detto così, e sapendo che il genere è ecchi/harem, potrebbe sembrare che si tratti di una semplice commedia scolastica con la magia come scusa per il fanservice, ed in effetti spesso è così. Tuttavia, già dal terzo volume si capisce che ci sarà molto di più: dall'inizio, dove il fanservice è presente in maniere anche massicce ed esagerate, anche se mai volgare, si passa a momenti in cui è totalmente assente o comunque molto minore e la storia si concentra sui combattimenti e su avventure anche molto interessanti, che migliorano man mano che il manga avanza fino a giungere l'apice nella penultima saga. Non sono d'accordo con chi dice che non presenta una trama, questa c'è, anche se non è canonica: si tratta infatti del percorso formativo del protagonista e in parte anche delle ragazze che entrano in contatto con lui, che attraverso una serie di 'saghe' ed avventure, effettivamente staccate tra di loro, assume maggior consapevolezza di sé, di quello che diventerà e di quello che desidera veramente. In parte c'è poi una trama più "concreta" che riguarda la ricerca del padre del protagonista e della sua storia, che viene svelata piano piano durante le saghe.
Per quanto riguarda i personaggi, ammetto che la presenza di un numero così massiccio di personaggi femminile, un numero poco proporzionato rispetto a quelli maschili, potrebbe infastidire, soprattutto perché la cosa non si limita alla classe femminile presentata all'inizio ma anche a personaggi esterni, nemici e non. Inoltre sono davvero davvero tanti ed alcuni danno anche l'idea di essere superflui all'interno del discorso generale; però trovo che la scelta narrativa di Akamatsu, cioè di dedicare man mano che la storia avanza dei momenti ad approfondire questo o quel personaggio sia efficace e permette, se non di affezionarsi, almeno di ricordarsi e di riconoscere un po' meglio il personaggio in questione. Le caratterizzazioni mi piacciono, nonostante si debba accettare un po' di irrealtà sia da parte di Negi, che a parte alcune scene risulta fin troppo adulto per essere un bambino, che da parte delle ragazze che finiscono per innamorarsi di lui, cosa che ritengo un po' assurda. I disegni sono probabilmente la parte migliore, mi piacciono davvero tanto, anche se alcune ragazze possono risultare un po' simili fra di loro. Grande è anche l'attenzione agli sfondi.
Il problema principale di questo manga è proprio il finale, diciamo gli ultimi tre volumi. La penultima saga termina in una maniera incredibilmente forzata, senza descrivere i combattimenti più interessanti ma solo accennandoli di sfuggita e concentrandosi su cose inutili. Segue poi una parte totalmente sprecata, dove invece di fornire qualche spiegazione a quello che si è appena visto, vengono aggiunti ulteriori misteri, alcuni dei quali potevano essere perfettamente evitati; infine, il manga finisce senza fornire spiegazioni di alcun genere a tutto quello che è stato inserito e anche ad alcune cose precedenti che sarebbe stato possibile approfondire. Sembra quindi un finale raccapezzato improvvisamente, forzato e anche brutto a leggersi, senza contare che sembra una presa in giro al lettore, dato che poco prima della fine l'autore ha accennato ad altre storie che già non aveva idea di spiegare. Tuttavia, non sono riuscita a dare meno di sei perché in generale il manga, pur con i suoi difetti e il suo eccessivo fanservice, mi è piaciuto e la saga migliore in Italia deve ancora arrivare. Non riesco a sconsigliarlo, quindi, ma ci tenevo a far presente ai futuri lettori che, nonostante tutto, si devono aspettare un finale davvero deludente.



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Che "K-On!" abbia fatto proseliti appare piuttosto evidente. "A-Channel", recente produzione di un oscuro Studio Gokumi, ne è un esempio lampante, una copia a prima vista spudorata del celeberrimo anime sul club di musica leggera, del quale riprende pedissequamente ambientazioni e atmosfere.
Le impressionanti somiglianze - non solo a livello narrativo - sono una premessa non certo incoraggiante per questo slice of life scolastico che, nell'accezione più radicale del termine, segue le vicissitudini - se così le possiamo chiamare - di quattro studentesse al secondo anno delle superiori, ritraendone, come una tela stile Biedermeier, le beghe quotidiane, la vita tra i banchi di scuola, le uscite tra amiche, e quei piccoli, insignificanti gesti che, agli occhi di una quindicenne, assumono tuttavia grande significato. La stessa personalità delle protagoniste ricalca in parte quella delle componenti dell'"Hokago Tea Time": Yuuko è sia nell'aspetto fisico (alta, lunghi capelli neri e forme sinuose), sia nel carattere (paurosa e facilmente impressionabile) identica a Mio, Run è sbadata e pigra come Yui, mentre Nagi ricorda la più riflessiva e diligente Tsumugi.
Solo Tooru, di un anno più giovane rispetto alle compagne, brilla per un pizzico di originalità: ombrosa e introversa, ha un'innata capacità di catalizzare su di sé l'attenzione, per quel suo volere ostinatamente dimostrare di essere parte integrante del gruppo, nel timore che il legame con Run, più espansiva e popolare di lei, possa indebolirsi a causa della differenza di età. Goffa, maldestra, poco appariscente, Tooru si rivela un personaggio davvero indovinato, in grado di riflettere le paure e i desideri di tante sue coetanee in carne e ossa.
Incomprensibilmente, attorno alle protagoniste, centro di massa di tutte le vicende, gravitano pochi altri anonimi personaggi, il cui contributo alla storia è a tutti gli effetti trascurabile; si fa sentire in particolare la debole caratterizzazione del corpo docenti, tristemente ridotti a esili macchiette da sfruttare per le solite, insipide gag che ironizzano sul confronto generazionale.

A che pro guardare allora un anime così povero di idee, privo oltretutto della verve del suo osannato predecessore? Può sembrare paradossale ma, nonostante i difetti riscontrati, "A-Channel" non fallisce il suo obiettivo, ossia divertire con leggerezza, grazie soprattutto alla semplicità non artificiosa e alla simpatia dei suoi personaggi, attori di un mondo in cui non è difficile riconoscersi. Una leggerezza che va talvolta a braccetto con argomenti più seri, i quali donano un inaspettato spessore alla vicenda principale: il sentimento di inadeguatezza di fronte agli altri, il rapporto problematico con il proprio corpo - tema affrontato a volte con una punta di malizia - o il patologico bisogno di amicizie esclusive, sono alcuni degli spunti che, benché non sviscerati in maniera esaustiva, bilanciano, senza appesantirlo, il lato più umoristico della serie.
Graficamente, l'anime si difende bene, con fondali dettagliati e animazioni discrete; sul character design, invece, non mi sento di formulare un giudizio unilaterale: di ispirazione palesemente moe, sfoggia, soprattutto nelle versioni deformed dei personaggi, corpi esili e teste sproporzionate, in uno stile forzatamente infantile che non sempre ho apprezzato.
Azzeccata invece l'idea di inserire al termine di ogni puntata una sorta di videoclip che riprende in musica gli argomenti trattati; una trovata stravagante che, seppur tradisca intenti di natura promozionale, nell'arco dei dodici episodi ci permette di assaporare l'intera OST.

"A-Channel" si rivela in definitiva il frutto di un'operazione schiettamente commerciale - basti pensare che tra le immagini della sigla di apertura scorre pure la copertina del CD di Marina Kawano, interprete dell'opening - un anime il cui valore artistico, proprio per questo motivo, appare desolatamente inconsistente, soprattutto per la sua incapacità di affrancarsi dalla pesante eredità di "K-On!". Una trappola mediatica che, almeno nel mio caso, sembra però avere funzionato maledettamente bene: consapevole di essere finito nella rete abilmente tesa dagli autori, ignoro tuttora come sia possibile che, nonostante le critiche mosse, abbia ugualmente trovato "A-Channel" gradevole e divertente.
Ciò non depone certo a mio favore, anzi, me ne dovrei seriamente preoccupare. Se riterrete pertanto il voto finale contraddittorio o eccessivamente compiacente, concedetemi le attenuanti: ci sono buone probabilità che sia diventato, mio malgrado, un otaku della peggior specie.