Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi ci dedichiamo a titoli del 2009, col manga Monophobia e gli anime Dogs - Stray Dogs Howling in the Dark e Bakemonogatari.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


1.0/10
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Horror? Questa serie non è assolutamente niente di simile, perché a parere mio un vero horror non ti mette noia ne ti fa sbadigliare chiedendo a qualche divinità di far accadere qualche cosa prima di mettere radici di fronte al computer. Una storia di paura riuscita è quella che ti fa spalancare gli occhi grazie ai disegni, che man mano che volti pagina il battito s'accelera, e che grazie ad una buona dose di suspense ad ogni sviluppo ti porta inesorabilmente a chiederti cosa accadrà, ma "Monophobia" non è assolutamente niente di simile.

Maika ha perduto il fratello gemello fin da quando era un embrione, ma lui ha continuato a convivere al suo interno generando così una duplice personalità nella mente della sorella. Grazie a questa particolarità, Maika e Maito possono vedere gli spiriti e decideranno di svelare molti dei misteri relativi agli spiriti che s'aggirano nei dintorni scolastici.

I personaggi sono privi di ogni spessore: intendo proprio livello rasoterra. Mancano di personalità e soprattutto la protagonista presenta un modo di fare odioso, infantile ed è totalmente priva di carattere. Il fratello è burbero, sadico, ama prendersi gioco di tutto e tutti, ma di fronte al pericolo trema come un coniglio: dovrebbero essere così dei protagonisti di una presunta storia horror? Ma anche no.
Avendo letto che presentava dell'ecchi, a lungo andare, non notando niente di simile mi sono chiesta dove fosse tutto questo erotismo, perversione o come la si voglia chiamare, da poter definire questa storia anche solo vagamente ecchi. Oltre al fatto che tutto ciò su cui ricade l'attenzione è quest'ambiguo rapporto fra i due gemelli che spesso sembra sfociare in un incesto, che a me non dispiace, ma sicché è l'unica parte vagamente interessante mi chiedo come mai i due autori, Seigo Tokiya e Saki Okuse, non abbiamo creato una magnifica opera hentai incestuosa perché avrebbero avuto un enorme successo, garantito!

I disegni sono l'unica ancora di salvezza di quest'opera, curati ma non abbastanza da alzare il voto dell'opera che ho reputato una storia frivola, campata per aria, senza logica, piena di scene inutili, e una perfetta ninna nanna pomeridiana. Avendo letto le scan online ringrazio il mio buon senso di aver optato di iniziare l'opera su internet perché sarebbero stati dei soldi buttati via, ma tragicamente anche. Monophobia è il classico manga che non appena arrivi a metà albo comprendi l'errore commesso, e nel rimorso interiore di aver speso ormai i quattrini, ti puoi solo scolare un po' di brodo di ramen consolatorio. Lo sconsiglio a tutti gli amanti del genere "horror" perché al massimo ci si dorme sopra, "mistero" perché di misterioso c'è solamente il rapporto fra i due fratelli di cui uno è praticamente inesistente, "ecchi" perché di belle donne o pose provocanti non ve ne sono, "soprannaturale" perché sarebbe più eclatante un UFO della Kinder Sorpresa e pure "scolastico" dato che di "scolastico" presenta poco e niente se non vagamente l'ambientazione. Aggiungo inoltre che è una delle letture più noiose che abbia mai avuto l'onore di leggere, e che seppur avessi voluto continuare almeno fino alla fine del secondo volume, con grande rammarico mi duole informarvi che i miei neuroni avevano minacciato di uccidersi, e pertanto ho dovuto smettere.
Voto: 1



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Shirow Miwa nel 2001 diede inizio alla storia di "Dogs - Pallottole e Sangue", ma prima della pubblicazione del citato titolo realizzò un volume unico intitolato "Dogs - Cani randagi che ululano nella notte", che funse da prologo alle avventure dei personaggi principali di "Dogs". Il volume era formato da quattro racconti autoconclusivi e tale struttura si manifesta anche nella serie di OVA realizzati nel 2009 dalla David Production. Quattro episodi di un quarto d'ora l'uno incentrati a rotazione su uno degli appartenenti al quartetto di protagonisti.

Il primo episodio concentra i suoi minuti sulla figura dell'ex sicario Mihai Mihaeroff di ritorno alla senza nome città mitteleuropea nella quale si svolgono le avventure di "Dogs". Qui rincontra l'ex prostituta Kiri, ora proprietaria di un ristorante, e il suo vecchio allievo Ian, succeduto al padre alla guida del clan mafioso di appartenenza per il quale anche Mihai lavorava dieci anni or sono. Qui iniziano le prime sparatorie e i primi spargimenti di sangue quando Mihai e Ian si affrontano sulla tomba della defunta Milena, donna della quale il vecchio sicario era innamorato, uccisa da Ian ancora per motivazioni sconosciute.
Questo è probabilmente l'OVA che ho preferito di meno, d'altra parte ha il compito d'introdurre lo spettatore alla serie e lo fa in modo accettabile, senza particolari pregi da una parte o difetti dall'altra. I minuti scorrono velocemente e presto arriva il desiderio di vedere come continueranno le vicende e quale sarà il destino di Mihai.

Nel secondo episodio Mihai incontra lo spericolato giornalista freelance Badō Nails, invischiato in uno dei suoi articoli più spinosi. Tra foto che non dovrebbero esistere e un'altra buona quantità di bossoli si fa la conoscenza del rosso fotografo: amante della nicotina, se non ha una sigaretta sempre a disposizione nel giro di poco tempo si trasforma anch'egli in un abile sicario con relativo cambio di personalità. Tutti i quindici minuti dedicati a Badō sono pregni di una contagiosa comicità, non presente nell'episodio precedente, che strappa alla spettatore anche qualche risata.

Si cambia totalmente registro quando inizia l'OVA dedicato a Naoto Fuyumine. Allevata da uno spadaccino d'eccezione dopo essere stata raccolta da quest'ultimo per strada quando era ancora un bambina, Naoto soffre di amnesia e non ricorda assolutamente nulla della propria vita prima della brutale morte dei suoi genitori avvenuta per mano di una uomo armato di una katana. Da sempre convinta che suddetto assassino fosse il suo maestro arriva a coltivare il pensiero di ucciderlo con le stesse tecniche che lui stesso le ha insegnato negli anni.
Personalmente ho sempre trovato Naoto una dei personaggi più intriganti di "Dogs" e l'episodio a lei dedicato è risultato essere il mio preferito. Niente da aggiungere tranne il buon risultato a cui ha portato una particolare cura della grafica.

Ormai il sangue dei vinti gronda sullo sporco suolo della città natale di "Dogs" ed è l'ora d'introdurre con l'ultimo episodio il personaggio principale della serie: Heine Rammsteiner il quale cognome non può che fare riecheggiare nella mente degli appassionati qualche brano del quasi omonimo gruppo tedesco, il tutto ovviamente voluto da un consapevole Miwa.
La storia personale di Heine è parecchio lunga, dolorosa e complessa. Tuttavia l'OVA in questione non si concentra su questa quanto su uno sprazzo di vita del ragazzo albino. Il giovane qui salva casualmente Nill, una ragazza che come il protagonista ha subito modificazioni genetiche, e per trarla fuori dal giro di prostituzione al quale era destinata affronta sicuro e sprezzante i propri oppositori.
Episodio che finisce in bellezza la presentazione di "Dogs" con una nota di merito al seiyu Takahiro Sakurai (Izuru Kira in "Bleach", Yū Kanda in "D. Gray-man" tra i suoi ruoli più famosi) che ha svolto un ottimo lavoro nell'impersonare Heine.

Nella sua totalità questa serie di OVA presenta sufficientemente bene le fondamenta di "Dogs", grazie specialmente a una lavoro grafico che rende dinamiche e godibili le scene d'azione, e può rivelarsi una valida alternativa per chi intende iniziare a leggere "Dogs" ma non riesce a recuperare l'omonimo volume unico pubblicato in Italia da Planet Manga.



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Il postmodernismo è arrivato negli anime. Se per decenni gli anime sono stati vincolati a schemi ottocenteschi (la cosa è evidente nei meisaku e nello shoujo, ma anche in più o meno tutto lo shounen anni settanta e ottanta, inclusa buona parte del robotico, che deriva direttamente dalla narrativa d'avventura ottocentesca) a partire dagli anni novanta gli autori più sofisticati hanno cominciato corteggiare correnti letterarie della prima metà del novecento: l'ermetismo, l'esistenzialismo, tipiche di serie quali "Evangelion", "Utena", "Lain". Con gli anni duemila il gap con la letteratura si è chiuso e sono usciti dei veri e propri anime postmoderni, basati non soltanto sulla decostruzione dei generi, ma sulla decostruzione non-impegnata dei generi. È questo uno dei tratti distintivi del postmodernismo: la rinuncia alla ricerca della "verità", del "messaggio", che viene rimpiazzato da un florilegio di mezze verità e allusioni, mescolate a citazioni e prese in giro, il tutto presentato in maniera semiseria e ambigua, in modo da lasciare il lettore interdetto sul vero tenore dell'opera.
"Bakemonatari" è un esempio perfetto di questa tendenza: nonostante le varie suggestioni di profondità io sono convinto che si tratti soltanto di una brillante prese in giro. Lo stesso si può dire per l'aspetto visivo, caratterizzato da uno sperimentalismo di facciata che va inteso puramente come virtuosismo per spiazzare lo spettatore. In "Bakemonogatari" si vuole giocare con le parole, con le immagini, con le convenzioni dei diversi generi. Lo scopo è quello dell'intrattenimento e nessun altro.

Da un po' di anni escono sempre più anime di questo genere, per lo meno dai tempi di "Lucky Star", che a "Bakemonogatori" si può accostare per l'estrema verbosità, e devo dire che personalmente, questa mancanza di pretese, me li rende simpatici. Se negli anni settanta il re della parodia era un anime come "Yattaman", in questi anni il re della parodia è NisiOisin: questo prolifico e brillante autore propone una comicità logorroica, principalmente basata sulla parola e sul citazionismo spinto, che però non è spocchiosa e intellettuale e anzi non disdegna di calarsi nei più grossolani doppi sensi e ammiccamenti sessuali. L'ultimo ciclo di puntate, quello della gatta ninfomane, costituisce a mio avviso la vera essenza di "Bakemonogatari", una parodia del genere harem, che a sua volta è un harem. Allo stesso tempo intelligente e spiritoso, NisiOisin non si preoccupa in nessun modo di scadere nel cattivo gusto e questo si vedrà ancora di più in "Nisemonogatari", il seguito di "Bakemonogatari" - sto pensando alla celebre scena dello spazzolino. In questo approccio ironico verso la sessualità non è certo unico, ma è un esponente di un movimento in forte espansione in questi ultimi anni: mi viene in mente per esempio "Oreimo", tutto basato sui doppi sensi siscon, oppure l'anime della bavetta, "Nazo no Kanojo X", tutto intriso di pesante simbologia sessuale. Il cattivo gusto di questi anime è voluto e rivolto in primis a fini di indulgente ironia. Metto l'accento sulla parola indulgente: così come "Yattaman" era una parodia del robotico fatta da gente che amava il robotico, così "Bakemonogatari" è una parodia del genere harem pensata per chi ama il genere. "Bakemonogatari" è stato accusato di essere un anime per otaku: lo è. Ma questo è un punto a suo favore.

Terminata l'analisi, veniamo a un giudizio. Ottimo il lavoro di NisiOisin, ottimi i dialoghi, ottima la staticità delle animazioni che permette di focalizzare l'intera attenzione sulla parola, sia parlata e scritta, buono il chara; quello che non va è l'eccessivo "sperimentalismo" grafico, troppo invadente, al punto di dare fastidio: troppi cartelli, troppi riquadri neri, troppe immagini televisive, troppi collage, effetti strani che disturbano la visione e spezzano il ritmo. Ho visto anche troppi grigi, troppi accostamenti cromatici infelici, troppa CG. Dal punto di vista dello sperimentalismo visivo sono molto migliori serie come "Madoka Magica" (per fare un esempio di una serie a tinte cupe) oppure "Mawaru Penguindrum" (per un esempio di serie solare, per lo meno in apparenza). Le opening sono buone e varie, ma quello che a mio avviso è veramente meritevole di lode è la musica di sottofondo, ironica e ripetitiva, perfetta per caratterizzare l'atmosfera dell'anime. L'aspetto grafico non pesa comunque molto nella mia valutazione; se assegno solo un misero 7, che comunque sarebbe quasi un 7,5, il motivo è che, per quanto "Bakemonogatari" sia un ottimo anime per i fan degli harem, io non sono tra questi. La serie mi ha fatto divertire, ma con moderazione: d'altra parte, se considero il lavoro di NisiOisin quando si dà a un genere che è tra i miei preferiti - arti marziali nel Giappone medioevale, sto parlando di "Katanagatari" -, lo considero di assoluta eccellenza. Anche perché in "Katanagatari" il testo di NisiOisin è supportato da una grafica e da una regia perfette, dimostrando che lo sperimentalismo grafico può essere non invadente e perfettamente adeguato a una serie non elitaria.