Tratto da una serie di grandissimo successo in Giappone e in Italia, c'erano grandi attese per questo seguito della storia prodotto per il grande schermo e programmato ieri in data unica nelle sale cinematografiche di tutta Italia. Non si può dire certo che agli autori sia mancato il coraggio di riscrivere completamente la storia, ma questo ha creato innumerevoli discussioni tra chi ha gradito questa piega inattesa e chi invece l'ha mal digerita.

Madoka Magica: la storia della ribellione

Questa volta, invece delle solite opinioni brevi abbiamo voluto andare più a fondo e abbiamo raccolto in redazione due pareri di segno diametralmente opposto su un film che è destinato a far discutere.
La parola quindi a キョン (Kyon), schierato a difesa del film e a Zelgadis, schierato dalla parte dell'accusa.
E voi, giuria popolare, da che parte state?

Attenzione Spoiler!Attenzione Spoiler!



ATTENZIONE! Le seguenti recensioni contengono spoiler.
Ve ne consigliamo la lettura solo dopo la visione del film.


L'ACCUSA
Zelgadis:
Non voglio soffermarmi troppo sull'aspetto tecnico. Questo film di Madoka è sopra le righe da questo punto di vista. Disegni, animazioni, musiche e soprattutto i fondali sognanti e onirici nella prima parte, ma che man mano assumono le tinte fosche di un incubo. Come nella serie originale è il surrealismo ispirato a Dalì e Mirò, e persino a Picasso a sottolineare i vari momenti della storia.
No, non sono questi i problemi che affliggono questo film, quanto quelli di una sceneggiatura che sebbene sia vestita da Camembert stagionato, per tornare all'ispirazione suggerita da Salvador Dalì, è più una pessima groviera economica, piena di buchi.

Per prima cosa andrebbe definita la chiave di lettura di Madoka Magica. Opera di intrattenimento o trattato filosofico? Pur ispirandosi a diverse fonti, la serie originale era ben scritta e sceneggiata, o quantomeno, pur contenendo alcune ingenuità scientifiche, era credibile nel susseguirsi degli eventi. Ma qui no. Gli autori devono trovare un seguito ad una storia che non è stata pensata per avere un seguito, devono stupire ad ogni costo, e allora trovano l'idea. Non c'è pù spazio per Goethe e il suo Faust, la riscrittura è stata già completata con la serie, ora serve una rivoluzione, serve un lucifero, qualcuno che vuole la conoscenza e che è disposto al sacrificio estremo, alla caduta negli inferi pur di liberare l'umanità (Madoka in questo caso) soggiogata dalla legge della ruota.
Questo punto può già essere fonte di dibattito. Era necessario? La Homura della prima serie, disposta al sacrificio estremo per la sua amica tanto da arrivare persino a tradirla? Serviva una dichiarazione d'amore che sacrifichi il mondo intero per egoismo personale? Dov'è la Homura che corre impazzita a recuperare la soul gem di Sayaka che Madoka ha gettato su un camion?
Non lo so. Il mio avatar testimonia quanto abbia adorato questo personaggio nella serie, ma credo che fosse pur sempre un personaggio positivo. Con il film invece il sacrificio e la sofferenza del personaggio vengono sublimati tanto da diventare eroina negativa. Persino gli incubator vengono messi da parte da questa rivoluzione.

Ma d'accordo, diciamo pure che il mondo di Madoka Magica era ad uno stallo e che serviva una rivoluzione per riscriverlo. Se il punto di cui sopra lo ritengo questionabile, la realizzazione deve comunque essere fatta con cura e con criterio. Non puoi stabilire di voler restaurare un'opera d'arte e poi affidare il restauro ad una Cecilia Gimenez, il risultato sarà quanto meno ridicolo ed è quello che è successo.

Per arrivare alla conclusione che l'autore ha stabilito, la credibilità va a farsi benedire e la trama è costantemente forzata verso la direzione stabilita.
Homura è tramutata in strega grazie ad una barriera degli incubator. Ma come è possibile? Il desiderio di Madoka aveva cancellato le streghe da presente, passato e futuro. Come hanno fatto gli incubator, che volevano solo indagare il fenomeno, a costruire una barriera che potesse annullare le regole dell'universo?
Quando Homura capisce che qualcosa non va, la prima cosa che fa è attaccare Bebe? Perché? Nella serie Homura attaccava Kyubey perché era a conoscenza della verità, ma perché qui ora agisce d'impulso. Aveva più senso attaccare subito Kyubey. La psicologia del personaggio è del tutto ignorata per far in modo di arrivare ad uno spettacolare scontro tra lei e Mami (e di fatto concedere il contentino ai fan di Mami), ma si tratta di una forzatura bella e buona.
E poi il punto cruciale di tutto il film. A Homura basta toccare Madoka per rubarle tutti i poteri e riscrivere l'universo. Se nella serie la riscrittura dell'universo era dovuta ad un desiderio dall'illimitato potere che Madoka aveva ereditato dalla disperazione connessa da diverse linee spazio temporali, da dove deriva il potere di Homura? Che fine hanno fatto tutte le belle spiegazioni sui fili del destino e sul karma della prima serie?
E così lo spettatore viene trascinato da una serie di eventi senza nesso logico, che vanno così come ha stabilito la penna dello sceneggiatore che sembra più un dilettante autore di fanfiction che un autore affermato e pluripremiato.

In definitiva questo film è falso e disonesto. La prima regola di un romanzo o di una storia è che l'autore sia sempre onesto con il lettore. Non puoi cambiare le carte in tavola per stupire. Non c'è un percorso psicologico che giustifichi il cambiamento e quel che è peggio non c'è una spiegazione razionale ad avvenimenti che sovvertono le leggi dell'universo così come ci era stato spiegato.
Alla fine ne esce fuori persino uno stile marvelliano "tutti morti tutti vivi", e poi di nuovo "mischiamo buoni e cattivi". Trovo che il film sia vergognoso. Resterò un fan della serie di Madoka Magica, ma per me questo film non è mai stato prodotto.


LA DIFESA
キョン:
L'incipit di The Rebellion è ambientato in un nuovo mondo senza conflittualità,
una storia che sembra esser virata su tinte mahou shoujo classicamente edulcorate.
Persino le trasformazioni sinuose delle puellae magi, volte a mettere in evidenza corpi flessuosi, hanno una nuance à la Sailor Moon. Il quintetto combina le forze, in un'armonia da "tutti per una, una per tutte", mentre la regia si concede un tono fiabesco, da casetta di marzapane. La filastrocca infantile 'marui keeki' sa di ninna rasserenante per un cuore inquieto. L'incubo si è disatto in sogno. Sembra di sentire risuonare
Sanji no Yousei.
I rapporti della storia originale vengono riproposti in versione pacificata. Ritroviamo comunque threesome e pairing già ispiratori delle fantasie del fandom. Gli elementi più inquietanti della serie sono divenuti mascotte: tra tutti, Bebe, la versione alternativa della strega Charlotte.
Eppure, in questo ennesimo ritorno dell'uguale proposto da MadoMagi, c'è qualcosa di più sbagliato del solito. La nuova versione delle maghette iscritte alla Mitakihara è in qualche modo out of character, e non si tratta solo di HomuHomu. È lei la prima a mostrarci le crepe di questo nuovo presente, di questo nuovo inizio fin troppo rassicurante. Qualcosa di sinistro sta per accadere. Something wicked this way comes...
Parte così l'indagine sul mistero di questo mondo che non quadra.
Homura, assieme a Kyoko, percorre la strada che dai quartieri alti di Mitakihara porta ai sobborghi di Kazamino, quartiere d'origine di Kyoko. L'incubo comincia quando si prenota la fermata del bus, e questa viene sistematicamente saltata. Kazamino diventa impossibile da raggiungere, è scomparso dallo spazio perché è stato inghiottito da un altro tempo. Mitakihara, come una sorta di Storybrooke di OUAT, è diventata impossibile da abbandonare, perché non esiste nient'altro.
Dov'è finito tutto il resto? Il film diventa così la storia dell'indagine di Homura alla scoperta dell'errore di fondo insito in tutto ciò che le sta intorno. La manipolazione dei ricordi di ognuno può creare un universo fittizio, un mondo illusorio in cui tutti sono al sicuro finché non scoprono il trucco. Se qualcuno però ritrova la memoria, non può accontentarsi della finzione. Così Homura, avendo scoperto che il cielo è un solo una trapunta scura, decide di squarciare il velo e di vedere al di là. Le basta togliersi gli occhiali e sciogliere le trecce, per ritrovare la propria identità e mettersi alla ricerca della verità. Dov'è il mondo creato dal sacrificio di Madoka? Perché al suo posto regna un'illusione? Ma un'illusione è qualcosa di diverso dalla realtà? E se il nuovo mondo è una realtà felice, che sia opera di maga o di strega, è davvero qualcosa da distruggere? Se l'essere streghe è l'esito finale dell'essere stata maghe, non è forse naturale volere bene alle prime?

L'incoerenza di un mondo senza streghe in cui sussistono le streghe, l'apperente vanità del sacrifico di Madoka. A metà della storia le contraddizioni colte da Homura fanno virare il film verso il drammatico, attraverso la coscienza infelice della ragazza. La Madoka del mondo dall'apparente felicità raggiunta si ritrova a consolare la disperata Akemi, fornendole una rassicurazione incredibilmente efficace: al di là dei mondi, dei salti temporali e delle incongruenze dimensionali, Madoka non potrebbe sopportare di abbandonarla. In nessuno dei mondi possibili, sopporterebbe di vedere piangere la sua amata amica (sempre più amata e amica, nell'ambiguità del rapporto tra le due ragazze). Alla fine, secondo il detto dell'antica sapienza greca: “Colui che più ha sofferto, più a fondo ha indagato l'enigma uomo”, si giunge al sapere.

Homura scopre così, in un capovolgimento tra mondo interiore e mondo esterno, che il suo cuore può ricreare un'intera realtà. Il lungometraggio assume tratti filosofici, mentre la crescita spirituale della ragazza Homura assomiglia sempre di più allo sviluppo evolutivo di un pulcino all'interno di un uovo. La maga è l'embrione della strega, il bene è la culla del male. Ciò che sta in mezzo, l'esitazione, ossia il non voler crescere, è una potenza generatrice di fantasie recondite, di universi immaginari.

Questa intimità si potrebbe persino sottrarre alla Legge della ruota, al karma che regola le esistenze. E se invece questo karma fosse addirittura sottomesso all'immaginazione? Se il desiderio di Homura di rivedere Madoka la spingesse a inghiottirla nel suo animo? Se la forza del pensiero arrivasse a divorare l'essere, ossia l'ordine del mondo?
Alla fine, essere una strega è vivere tormentata dai sentimenti. Si può tornare indietro, però. Dal sogno, dalla disperazione, dalla morte. Indietro, verso il reale. Il reale di una persona amata. Solo per amore si può vincere la morte. E tornare da qualcuno. Perché ciò che ci aspetta oltre la vita è più della vita. È lo stesso amore. Questa è la legge di Madoka Kaname. Ma l'amore va al di là del bene e del male. È per questo che i desideri di Madoka e Homura, incontrandosi, generano il caos. E dal caos nasce il cosmo. Un nuovo mondo. Al di là della speranza e della disperazione, si giunge all'apice delle emozioni umane: 'Ai', il nome dell'amore, o la legge del desiderio. Giunti a questo vertice di comprensione, l'amore si mostra come un demone, il diavolo stesso, che può strappare l'altro alla quiete celeste, pur di riabbracciarlo.

Anzi, amore è l'incontro di paradiso e inferno. Madoka e Homura sono la realizzazione di questa possibilità, logicamente impossibile, ma umanamente, dannatamente vera.
E alla fine, l'amore può servirsi persino del male per proteggere l'altro. Homura non esita a farlo. Se l'ordine nato dal caos, dal sacrificio, dal bene e dal male, reggerà alla minaccia costante rivolta all'amore, sarà tutto da vedere. Che sia armonia o lotta, sarà sempre la storia di Homura e Madoka.

Una lettura simile può fare a meno dei riferimenti culturali alla Madoka Bodhisattva del buddhismo Mahayana, colma di compassione verso chi è vittima del desiderio, versus la volontà di potenza Homura, e dunque alla filosofia di F. W. Nietzche, segnatamente in Al di là del bene e del male.
Non si può forse fare a meno invece dei sorrisi suscitati dalla parte 'amai', infarcita di dolci e formaggi, dal Camembert al Parmigiano.

Nulla da eccepire sulle animazioni, fluide più che mai, dal vento che scompiglia i capelli e li fa danzare nell'aria, fino alle capriole e ai salti delle battaglie. Da non perdere fuochi d'artificio del combattimento tra Homura e Mami, un misto di shooting games, nastri utilizzati a mo' di ragnatele di Spider-Man e circonvoluzioni alla Matrix.
Piacevolissimi i colori, specialmente i patchwork nelle scene di 'caccia' ai Nightmare, o le tinte liquide e nette delle mahou shoujo. Gli sfondi urbani avveniristici si fondono a prati fioriti senza soluzione di continuità.
Pezzo pregiato la colonna sonora, grazie all'opera di ClariS e Kalafina.

In definitiva, The Rebellion si presenta come una conclusione forse non conclusiva, ma non inconcludente; il 'tiro finale' di sicuro effetto per una storia che avrebbe ancora molto da dire.