​​​Un milione di anni fa, o forse due... cantava Giorgia Lepore nel 1979 in quella che tutti ricordano come la sigla finale del cartone animato di Ryu il ragazzo delle caverne. Titolo che sicuramente balzerà ora alla memoria di molti voi trenta/quarantenni essendo un cartone (all'epoca neanche sapevamo cosa fossero gli anime) replicato piuttosto spesso negli anni 80, ma sicuramente non famoso come altri dell'epoca.

La serie, negli anni 70/80, in Italia, fu abbastanza popolare da meritare anche una trasposizione in gioco da tavolo della Clementoni.

Ryu: il gioco Clementoni

Quello che sicuramente la nostra memoria ci riporta alla luce, oltre alle belle sigle, è l'ambientazione preistorica che, come spesso succede, fa facile presa sui bambini, specie se ci sono di mezzo i dinosauri. Qui ce n'erano e pure tanti! Tutta la storia, invero, era improntata sulla sanguinosa lotta dei protagonisti contro un gigantesco tirannosauro di nome Tirano che in maniera violenta si metteva di mezzo a tutti i sogni dell'eroe in cerca della propria mamma (quanti traumi abbiamo vissuto con questi personaggi in cerca di genitori, nonni, zii e parenti).

Come accade spesso a noi appassionati, passano gli anni, anzi i decenni, e veniamo a sapere che tutta quella storia era tratta da un manga e che il suo autore era nient'altri che il papà di Cyborg 009 e di Chobin (altri due cartoni molto amati dalla mia generazione), quel Shōtarō Ishinomori che è parte integrante della storia del manga ma anche del fumetto mondiale.

Il manga Ryu delle Cavernedatato 1969/70, torna oggi in una nuova edizione in unico volume targata J-Pop a tredici anni dalla precedente (che fu anche la prima pubblicata in Italia) della defunta D/Visual.

Riedizione di J-Pop Manga

Pochi sanno, però, che Ryu il Ragazzo delle Caverne fa parte in realtà di una trilogia fantascientifica insieme a La Strada di Ryu e Il Mondo di Ryu. Un interessante tritico di Ishinomori con storie tra il fantascientifico e il distopico basate più o meno sugli stessi personaggi e ambienti. Ryu il Ragazzo delle Caverne è il secondo titolo in ordine temporale, nato in pratica in concomitanza con il cartone animato realizzato da Toei che tutti conosciamo, da cui però si discosta non poco virando, appunto, sul fantascientifico.
 
Lo "ieri" di una persona è il "domani" di un'altra. Anche il presente assume significati molto diversi a seconda che ci si trovi in centro a New York o in uno sperduto villaggio della Nuova Guinea. Anche questa storia non ha una precisa collocazione temporale. Potrebbe essere ambientata in un remoto passato o, per quanto sembri incredibile, in un prossimo futuro. Anzi, potrebbe anche essere il "presente" in cui tu vivi!

Già dall'introduzione ci rendiamo conto di essere dinanzi a qualcosa di molto diverso dalla controparte animata, che avverte che questa storia potrebbe benissimo essere ambientata nel futuro, se non nel presente. Non siamo quindi ad una "nostra" preistoria, giustificando nel plot la convivenza tra uomini e dinosauri oltre che tigri dai denti a sciabola e mammut.Passato, presente o futuro?


La Storia

In questa preistoria "alternativa", dove vige la legge del più forte e la superstizione, in un villaggio, nasce un bambino dalla carnagione chiara, Ryu. Tale evento è ritenuto un segno di sventura (essendo tutti di carnagione scura), pertanto si decide di sacrificarlo al re dei Sauri, un gigantesco Tirannosauro.

Il destino ha in mente ben altro per Ryu: viene salvato da una scimmia di nome Kitty che si prende cura di lui fino a quando, ormai adolescente, viene costretto dagli eventi a tornare nel mondo degli uomini, intenzionato a cercare la propria vera madre. Inizia in questo modo il suo viaggio, a cui si uniranno la bella Ran con il suo fratellino Don e il possente Kiba. La pelle bianca sarà però per Ryu sempre un grosso fardello. Questa sembra infatti attirare il Tirannosauro con un occhio solo, che lo perseguita e attacca ogni villaggio dove sosta. Questa sventura, in una realtà tanto arretrata, viene vista ancor più come una "maledizione" che gli fa guadagnare l'odio di coloro che hanno perso le proprie abitazioni e i propri cari a causa delle devastazioni del mostro. Fortunatamente, Ryu ha una dote che lo rende un temibile avversario: è in grado di utilizzare quello che trova per inventare utensili, armi o mezzi di trasporto in grado di dargli un bel vantaggio su chi gli dà la caccia. Ma il pericolo è sempre dietro l'angolo, e non è ben chiaro dove sia sua madre... riuscirà a ritrovarla?La Storia di Ryu delle caverne


Cosa Ne penso

Il manga, nonostante l'età, risulta ancora piuttosto fresco, anche se alcuni risvolti risulteranno quasi trash al lettore più giovane dove invece si palesa forte l'intento metaforico del mangaka. Il mondo duro e senza scrupoli di Ryu è infatti una critica forte alla società giapponese dell'epoca, quella in cui stava esplodendo il boom economico e industriale e la cui realtà palesava, appunto, una selvaggia legge del più forte laddove la speranza era ancora quella di una supremazia dell'ingegno umano. Altra metafora/parallelismo è quell di Kiba in cerca di vendetta contro il sauro che lui stesso ha accecato e che (come molti hanno scritto anche nelle recensioni sulla nostra scheda) ricorda molto da vicino la caccia di Achab a Moby Dick, classico scontro uomo/natura dove la natura rappresenta la lotta contro il male come ossessione malata che può avere solo risvolti fatali.

La storia, insomma, pur con alcune forzature e scelte non sempre felici, riesce a incuriosire e ad intrattenere il lettore fin quasi alla fine dove purtroppo il tutto viene concluso in pochissime pagine, troppo frettolosamente, proprio quando si iniziava a virare sull'interessante lato fantascientifico. Un vero peccato che purtroppo inficia il voto finale dell'opera.

Il disegno di Ishinomori risulta sicuramente "vintage" ma meno di altri della sua epoca, le scene d'azione risultano avvincenti e alcune tavole (specie quelle che ritraggono la ferocia degli animali) sono davvero notevoli e capaci, con abili giochi di chiaroscuri, di regalare emozioni nonostante siano passati più di 40 anni. 

ryu delle caverne
 
Ancora una volta il grande autore Shotaro Ishinomori si fa ambasciatore della fantascienza in stile manga. La sua opera, il suo “ragazzo delle caverne” è protagonista di un’epopea avventurosa che diventa universale trascendendo gli stili. […] La sua storia oscilla fra la continua formazione di affetti e le pulsioni irrazionali e distruttive tipiche dell’animo umano, in un perenne dualismo che spinge i protagonisti a continui sacrifici."

Così annunciava (oserei dire a ragione) Jacopo Costa Buranelli, direttore letterario di J-POP Manga, il ritorno di questo manga in una nuova veste grafica e in un volume unico di 512 pagine con colorata sovracopertina. A livello di contenuti niente dovrebbe essere cambiato dalla precedente edizione D/visual, ma la speranza di tutti i fan è quella di vedere anche il resto della trilogia sugli scaffali delle proprie fumetterie, in particolare La Strada di Ryu che da molti viene additata come uno dei punti più alti dello stesso Ishinomori.
 
Ryu delle Caverne, quindi, è da considerarsi come un gradito ritorno non solo per la parte più nostalgica del fandom, quello legato al cartone animato di anni purtroppo sempre più lontani, ma anche per quello più giovane che potrà scoprire un'altra opera di un mangaka che ha fatto la storia viva del manga. In un momento di gradita riscoperta e di rinnovato interesse (anche in termini di vendite) per i grandi nomi del fumetto giapponese, era infatti doveroso ritrovare cotanta presenza anche solo per l'indubbia influenza che Ishinomori ha avuto sul fumetto e l'animazione giapponese (un certo Go Nagai era d'altronde uno dei suoi assistenti).

Merito quindi a J-Pop che ci ha già portato due opere come quelle di Miyamoto Musashi e Hokusai e che ha sicuramente altro in cantiere nel suo continuo alternarsi di proposte mainstream con altre di nicchia.