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Mi dispiace dare una recensione negativa visti tutti gli elogi che questa serie ha ricevuto e addirittura uno speciale su questo sito. Effettivamente la serie in sé non è brutta: è animata bene, ha una storia molto epica, riprende tutti i canoni dello shonen anni ottanta (ma oserei dire i più retrivi aspetti dello shonen), ha una sigla splendidamente anni ottanta e sinceramente il protagonista è adorabile.
Quello che mi ha resa veramente indigesta questa serie non ha a che fare con il comparto tecnico, né con l'intreccio, ma con il suo messaggio intrinseco. Io penso che dietro le epiche storie di cani antropomorfi ci sia una retorica reazionaria talmente sfacciata che mi ha reso impossibile andare oltre con la visione. Fateci caso: il cane di razza <i>Akita</i>, che è ovviamente il più valoroso, il più eroico, il più forte, il più giusto, insomma, in confronto a lui Oliver Hutton si fa le canne, mette insieme un gruppo di cani per fare fuori che cosa? Un gigantesco orso che minaccia la vita di tutti e che nessuno riesce a fare fuori... tranne Gin.
Non so voi, ma a me è sembrato di vedere ancora una volta la solita sbobba revanscista giapponese che, in preda alla sbornia post boom economico anni ottanta, si prende le sue piccole rivincite contro gli Stati Uniti, contro cui non potranno mai avere la meglio visto che la costituzione che sono stati costretti a firmare non gli permette di avere l'esercito. Ci si faccia caso: il piccolo e valoroso cane giapponese, che perde il padre ucciso dall'enorme orso, alla fine, sorprendendo tutti e tutto, compie la grande impresa di compiere la sua vendetta contro l'enorme bestia che nessuno riesce a sconfiggere.

Certamente questa prosopopea filo-nazionalista si trova in molte opere degli anni settanta ottanta: si pensi a tutti quegli anime sportivi in cui il protagonista, sempre buonissimo, giustissimo, eroicissimo, riusciva a vincere il campionato mondiale di baseball/pallavolo/calcio, fino allo scopone scientifico, con immane sacrificio, immane allenamento, immane lotta. Ma alla fine, come il Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale, riusciva e diventava il più grande. La differenza tra quest'anime e quelli appena citati è che qui il tono è cosi sfacciatamente magniloquente, epico e machista che sinceramente non sono riuscita a vederlo se non con una buona dose d'ironia. Finita quella penso che lo si possa apprezzare come reperto storico di un'epoca in cui il Giappone era come la Cina.
Ma probabilmente parlo così perché fondamentalmente sono cresciuta con gli anime anni novanta, quelli che avevano come protagonisti solo schiappe come Sailor Moon e Shinji Ikari...

Poi c'è un altro aspetto che mi ha dato sinceramente fastidio: vedere dei cani che si scuoiano. Non so perché ma è la prima volta che vedere la violenza in un anime mi ha dato il voltastomaco. Sarà perché qui si tratta di cani che sono comunque creature innocenti (è il padrone che li rende belve al massimo), sarà anche che qui ogni scusa è buona per azzannarsi e mostrare il proprio valore, veramente non ce l'ho fatta.
La violenza è sempre contestualizzata, nel senso che non esiste un film o una serie in cui due personaggi si vedono e si prendono a mazzate: insomma deve esserci un perché. Ad esempio in "Ken il guerriero" la violenza era l'unico modo per proteggere i deboli in balia della spietata legge dei demoni di turno. Qui invece è l'unico modo per stabilire il primato dell'eroe. Nell'anime i cani decidono di unirsi per uccidere l'orso Akakabuto, ma i vari branchi non si uniscono di loro volontà: quelli che vogliono primeggiare si oppongono e ovviamente l'unico modo per portarli nel branco più grande, quello di Gin, è di volta in volta uccidere o sottomettere il capobranco avversario. Alla faccia della tragedia.
Ma voglio essere buona: metto tre!