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Profondo e impressionante. Sono questi i due aggettivi che attribuirei a quest'anime. Welcome to the N.H.K. narra di un hikikimori e della sua dubbiosa guarigione. È tutta una cospirazione: è questa la frase che l'ha condotto all'isolamento cronico, celato dal resto del mondo nel suo monolocale, è mantenuto dai genitori, è un nullafacente, un vero e proprio fallito. L'indifferenza, l'alienazione, la pigrizia sono i mali del suo isolamento che si identificano nell'anime con le visioni degli elettrodomestici della sua stanza che prendono vita e che cercano di corrompere il protagonista. L'amore è la miscela esplosiva che risveglia anche gli animi più addormentati, più pigri, più soli. L'amore di Sato è un'emozione che non si rivela repentinamente, è qualcosa che lentamente si risveglia, come se d'un tratto un pesce palla a causa della pressione risalisse dal fondo marino per arrivare in superficie.

Qualità sonora ottima e inquadrature divertenti, trama ben realizzata. Personalmente penso che l'unica pecca di quest'anime si è rivelata solo dopo pochi giorni averlo concluso, la nostalgia è stata forte e lo è tuttora, mi piacerebbe rivivere ancora qualche altro episodio di Sato e delle sue piccole manie e delle sue lezioni su Freud. Un finale soddisfacente, l'amore prevale, prevale sempre. Probabilmente senza amore saremmo tutti degli hikikimori.