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Ammetto di essere stato alquanto scettico all'inizio: le prime puntate non mi dicevano nulla e "Kamisama Dolls" sembrava un classico "trito e ritrito" di vecchie serie, ma ho voluto comunque dargli una possibilità e ora devo dire che non mi pento affatto della scelta!
Dopo questa premessa, passiamo alla recensione dell'anime:
"Kamisama Dolls", serie composta da 13 episodi (per ora), opera di Hajime Yamamura (manga) e regia animata affidata a Seiji Kishi.

La storia ruota intorno a Kyohei Kuga, un ragazzo "fuggito" da un piccolo villaggio alla ricerca di una serenità mentale a Tokyo. Anche se può sembrare assurdo, il villaggio in questione non è un classico piccolo centro abitato come altri; esso infatti si trova immerso in una foresta e la gente che vi abita non è affatto comune, in quanto venera degli dèi chiamati "kakashi".
Il trasferimento in città, purtroppo, non renderà facile la disperata ricerca della serenità per Kyohei; infatti, a causa del proprio passato, tutto gli ritorna indietro come un boomerang.

Il passato sia di Kyohei sia di Aki (un suo amico), è un qualcosa di incredibile, di maturo e di impensabile per come si stava svolgendo l'anime. Colpisce proprio il fatto che si crede di avere davanti una classica storia di combattimento tra pseudo-robot, mentre quando non te l'aspetti, i toni cominciano a diventare più profondi e tutto si trasforma.
La cosa che colpisce in questa serie è soprattutto la caratterizzazione dei protagonisti, raccontata in sole 13 puntate, impresa generalmente non semplice, difatti si presuppone ci sarà una seconda serie.

La realizzazione grafica è abbastanza sufficiente, anche se a metà serie comincia a un po' a peccare di precisione, trovandosi davanti volti deformati e particolari lasciati sulle bozze preliminari.
Fastidiosissimo è il suono dei kakashi quando vengono pilotati, ma per il resto la colonna sonora è all'altezza dell'opera, soprattutto con la bellissima opening di Ishikawa Chiaki, "Kukazen Nenshou".
Nel complesso, l'anime merita un 7, ma non mi sbilancio oltre perché la realizzazione grafica poteva essere sicuramente migliore, nettamente migliore.