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6.0/10
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Attenzione, possibili spoiler o comunque riferimenti a specifico uso e consumo di un pubblico con un'elevata familiarità con la serie in questione.

Se fosse vero ciò che afferma Gautama Buddha, ovvero che la pigrizia è la ruggine della bellezza, "Kill La Kill" sarebbe da considerarsi ruggine allo stato puro per la sfacciataggine con cui, forte di uno staff ultrareferenziato e di una profonda conoscenza sia del medium prescelto che delle debolezze del suo principale interlocutore in termini di fruizione dello stesso, vale a dire l'otaku più o meno nostalgico a sua insaputa, fa il bello e il cattivo tempo per 24 episodi senza dubbio molto stimolanti da un punto di vista prettamente sensoriale ma di un'effettiva consistenza quantomeno discutibile. "Anime is saved"? Non scherziamo. Di salvare gli anime, quand'anche ce ne fosse bisogno, non gliene importa un fico secco, e d'altra parte fargliene una colpa sarebbe disonesto giacché che non c'è motivo per cui un onere del genere debba ricadere esclusivamente sulle sue spalle. Di qui a sentirsi legittimato a battere la fiacca nel segno del Marchese del Grillo, tuttavia, il passo è troppo breve per non suscitare almeno un pizzico di indignazione per ciò che poteva essere ma che non è stato non tanto per penuria di mezzi, quanto per pura e semplice poltroneria.

"La paura è libertà! La sottomissione è liberazione! La contraddizione è verità! Arrendetevi a queste verità, maiali travestiti da umani!". Con queste parole di delizioso stampo orwelliano Satsuki Kiryuuin, presidentessa del Consiglio Studentesco del Liceo Honnōji, spadroneggia su allievi e insegnanti grazie all'aiuto dei suoi fedelissimi Gamagoori, Inomuta, Sanageyama e Jakuzure - i cosiddetti Super Quattro - e di una mirata distribuzione delle Ultradivise, uniformi in grado di conferire a chi le indossa capacità sovrumane a seconda della concentrazione delle particolarissime fibre di cui sono intessute. A minare la tenuta di questo status quo è l'entrata in scena di Ryuuko Matoi, convinta che la ragazza sia la chiave per risolvere il mistero che si cela dietro alla morte di suo padre Isshin. Unico indizio è l'enorme mezza forbice rossa che l'assassino ha lasciato sulla scena del delitto e che adesso lei si porta dietro ovunque vada.
Un duello in cambio di informazioni: tale è la sfida che Ryuuko lancia a Satsuki, che però non è tipo da sporcarsi le mani senza la certezza che ne valga la pena. Le comunica quindi che combatterà contro di lei soltanto quando e se riuscirà a sconfiggere tutti gli studenti muniti di Ultradivise. Si tratta di una condizione basata sull'assunto che Ryuuko non abbia a disposizione nient'altro che quella mezza forbice, ma sarà davvero così? Ovviamente no: la ragazza può infatti contare su Senketsu, una speciale uniforme senziente denominata Kamui confezionata da suo padre prima di morire e... letteralmente assetata di sangue.

E fin qui nulla di strano o di particolarmente originale: una volta individuate ed estrapolate le cinque W appare infatti evidente che ci troviamo di fronte al più classico dei paradigmi in fatto di anime e manga. A casa Trigger questo lo sanno e fanno tutto il possibile per trarne vantaggio, attingendo a piene mani da qualsiasi battle shōnen conosciuto al genere umano e... e beh, da ogni altra opera abbia saputo catturare la loro attenzione, in verità, per non parlare di tutta la compagine GAINAX da "Gunbuster" in poi. Wakatta, wakatta: sappiamo chi siete, non c'è bisogno che sbandieriate il vostro curriculum a ogni piè sospinto. Ma poiché quando si fa trenta è d'obbligo fare trentuno ecco che il fulcro della vicenda si rivela l'agenda di Ragyo Kiryuuin, madre di Satsuki, il classico Big Bad con gli attributi ma dalle risibili prospettive. La spiegazione passepartout al valzer di casacche ingannevoli e alleanze improbabili che ne consegue? "Era tutto un piano di [inserire nome di questo o quell'altro personaggio, di solito Satsuki o sua madre]". Intendiamoci, non è che di indizi non ne vengano disseminati: come dimenticare la reazione di Satsuki nell'udire per la prima volta il nome di Ryuuko? Come non trovare estremamente rivelatrici, man mano che la trama si evolve, le rispettive formule di attivazione di Senketsu e della sua controparte Junketsu? Come non vedere la frezza rossa di Ryuuko e la scarsa coprenza delle Kamui sotto una nuova luce una volta svelato il disegno di Ragyo? Il problema, semmai, è il modo in cui l'attenzione dello spettatore viene continuamente sviata in favore dell'ennesima "veduta aerea" delle grazie delle protagoniste, dell'ennesima spacconata immotivata, dell'ennesimo richiamo ad altre opere chiamate in causa a ragione più o meno veduta. Perché lo fate, amici Trigger? Perché preferite che la gente vi ricordi per la vostra bravura a improvvisare/riciclare piuttosto che per le vostre capacità di panificazione? Meno ruggine e più sudore!

Chiaramente lo scavo introspettivo, quantunque riscontrabile in maniera più o meno significativa in tutti i personaggi, non ha il risalto che meriterebbe a fronte di questioni non esattamente di lana caprina quali l'omologazione dell'individuo, l'arrivismo, l'ipersessualizzazione delle giovanissime e via discorrendo. C'è anche chi sostiene che l'anime sia una metafora dei cambiamenti a cui va soggetto il corpo femminile durante la pubertà, un po' come "Tengen Toppa Gurren Lagann" rappresenterebbe l'iniziazione di Simon al mondo degli adulti: le Kamui hanno bisogno del sangue delle loro padrone (?) per attivarsi, e Ryuuko non è certo contenta di essere costretta a mostrare così tanto del proprio corpo a dei perfetti sconosciuti. Non essendo in possesso delle informazioni e degli strumenti adatti a tracciare il confine tra ciò che è e ciò che mi piacerebbe che fosse, tuttavia, preferisco non procedere oltre in questa direzione e limitarmi a una panoramica del cast.
A dispetto del carisma che la maggior parte di loro possiede in dosi - va detto - non indifferenti, sono pochissimi i personaggi che non necessitano di contrafforti di sorta, novero nel quale, personalmente, non mi sento di includere Ryuuko per ragioni che vanno oltre il suo essere legata a Senketsu: tutti gli eroi sono protagonisti delle loro storie, ma non tutti i protagonisti sono eroi. Nel caso specifico quel che le manca è un'adeguata consapevolezza dei pochissimi punti fermi che ha e, di conseguenza, la fiducia non già in se stessa, ma in quanto se stessa, qualsiasi cosa ciò comporti. Altro che "Don't lose your way", come recita il verso più famoso della sua canzone: non si può perdere ciò che ancora si deve trovare, e per quanto la sua situazione sia, effettivamente, a dir poco ingarbugliata, è chiaro che Ryuuko si conosce davvero molto poco. Tutto il contrario di Satsuki, la cui grandezza risiede proprio nel suo esercitare su di sé, prima ancora che su chiunque altro, le sue notevoli capacità di discernimento. A tale proposito si prendano a esempio i flashback relativi al reclutamento dei Super Quattro che, per quanto non entusiasmanti da un punto di vista narrativo, non lasciano dubbi su quanto ciascuno di loro le debba in termini di crescita personale, a ulteriore riprova del fatto che il valore di un soldato dipende in gran parte da quello del suo comandante. Per la serie "badassery un tanto al chilo, ma solo quando ne abbiamo voglia[/i]", invece, abbiamo i cosiddetti Nudisti, quanto di più vicino a dei guerriglieri l'anime abbia da offrire: tanto rumore per nulla, per dirla alla maniera del Bardo, giacché sono molto più bravi ad esporre che a combattere. Tristemente non pervenuto Isshin, assente giustificato ma a cui sarebbe stato bello veder dedicare più spazio; menzione speciale, infine, alla "sartina" Shiro Iori, senza il quale - sì, è "masculo" - sarebbe molto più difficile per Satsuki mettere in atto il suo piano.
Ma almeno per quanto riguarda i buoni il capolavoro assoluto è Mako Mankanshoku, svampitissima amica di Ryuuko dal cuore grande come una casa: all'inizio può sembrare che sia lì soltanto per fare colore, ma man mano che le cose si mettono male non si può non apprezzarne sempre di più il candore, la fedeltà, la sensibilità e il coraggio gloriosamente incosciente. Mai avrei pensato di dirlo, dal momento che di regola sono tutt'altro che un'estimatrice di siffatta tipologia di personaggio, ma meno male che c'è, anzi, Hallelujah - quella di Handel, chiaramente, che apre ogni suo siparietto motivazionale.
Per venire ai cattivi, meh. Ragyo sarebbe fantastica se solo fosse provvista di un qualsivoglia background, mentre l'amorale loli Nui Harime avrebbe meritato che il suo non le venisse attaccato (cucito?) con lo sputo che purtroppo nessuno le ha rifilato nell'occhio, anche se bisogna riconoscere che, a tale proposito, c'è chi ha fatto di meglio.

E ora due paroline di numero sul comparto tecnico, che siam già a quota millecinquecento e giustamente sia la curva dell'attenzione che la palpebra cominciano a calare. Graficamente la serie è il solito mix di fanservice, rodomonterie ben riuscite, citazionismo estremo, mani bucate e proterva infingardaggine a cui ci ha abituati la GAINAX; diversamente doppiaggio, sonoro e musiche denotano molta meno discontinuità e anzi costituiscono un'esperienza decisamente appagante, eccezion fatta, forse, per il tragicomico tedesco di "Blumenkrantz", l'altrimenti mirabile tema di Ragyo.

Per concludere, 24 episodi - 25 se contiamo quello che a settembre 2014 chi acquisterà i DVD/BD troverà nel nono e ultimo cofanetto - per un intreccio con un simile rapporto fuffa-sostanza sono troppi. La metà sarebbe bastata e avrebbe altresì consentito di ridistribuire un po' meglio le risorse a disposizione. 6,5 con una nota di demerito per la sciatteria gratuita.