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6.0/10
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La vicenda si svolge in un mondo post-apocalittico con spiccati elementi cyberpunk, in cui l'uomo sopravvive in città-cupola isolate all'interno delle quali ha cercato di creare una società perfetta con l'aiuto della tecnologia e degli automi. Si tratta però di un mondo cupo e estraniante nella sua finta perfezione, contorto e crudele: un'utopia che è diventata distopia. Ciò emerge immediatamente quando una serie di omicidi e il diffondersi del virus cogito (che rende gli automi capaci di provare emozioni) sconvolgono la città di Romdeau. L'ispettrice Re-l inizierà ad indagare su questi casi e da quel momento inizierà un percorso alla scoperta di ciò che si cela dietro a Romdeau e ai misteriosi Proxy.

La vicenda narrata si può dividere in tre principali archi: l'incipit a Romdeau, la fuga nel mondo esterno, e infine il ritorno nella città. La parte centrale rappresenta un viaggio che è sia reale, sia (soprattutto) metaforico, in cui Re-l accompagna Vincent alla ricerca di risposte sulla sua natura e su quella di ciò che resta del mondo.

Ergo Proxy si presenta sicuramente come un anime di alto livello, sia dal punto di vista della realizzazione tecnica che da quello dei contenuti.
I riferimenti alle atmosfere delle opere di Dick sono palesi, ma la serie va molto oltre, essendo colma di citazioni e riferimenti culturali di spessore elevato, che offrono più piani di lettura per la vicenda. Il pensiero da cui scaturisce la consapevolezza di sé stessi, l'essenza e il fine dell'esistenza... Questi e altri temi filosofici sono esplicitamente citati e trattati. Da un lato ciò rappresenta qualcosa di positivo e interessante (soprattutto per chi ama i ritmi lenti, come il sottoscritto), ma dall'altro si nota come tali argomenti siano inseriti in modo piuttosto macchinoso nel contesto della trama, con il risultato di appensantirla in vari passaggi e renderla inutilmente più contorta e oscura del dovuto.
Giunti alla fine della narrazione molti dei lati oscuri della storia rimangono tali, schiacciati sotto il peso di una matassa di discorsi che sembrano essere più fini a se stessi che all'economia della storia. Il limite del "pretenzioso" nella sua accezione più negativa risulta pertanto paurosamente vicino.
Un altro problema da evidenziare nella gestione della trama è quello che alcuni degli episodi centrali (vedi la puntata del quiz), sebbene risultino spesso interessanti di per sé, assumono la parvenza di filler ai fini dello sviluppo dei personaggi e della storia, con il risultato netto di creare degli stacchi evidenti che non aiutano il fluire della narrazione.

Ammetto che date le premesse iniziali mi aspettavo di più e al termine della visione non nego che mi sia rimasto un senso di leggera insoddisfazione. Restano tuttavia molti i pregi di questo anime (grafica, parte musicale, atmosfere, caratterizzazione di alcuni personaggi), che vi invito comunque a visionare. Fra il sei e il sette.