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"Crossmedialità" è ormai la parola fondamentale per l'industria dell'intrattenimento a quasi ogni livello. Lo sanno molto bene i giapponesi che ormai trasportano quasi ogni nuovo titolo dal media originale su cui è nato, a qualsiasi altra tipologia di prodotto, sia essa manga, novel, anime, videogioco o chissà cos'altro.
Poteva sfuggire a questa tendenza una delle novel di maggiore successo degli ultimi anni come Sword Art Online? Ovviamente no, ed ecco quindi nascerne prima l'anime blockbuster, e poi, quasi in parallelo serie manga e videogiochi.
È oltretutto lecito parlare di "serie" manga al plurale in quanto ne sono state prodotte diverse, ciascuna basata su ognuno dei diversi archi narrativi presenti nella novel e quindi, in questo caso particolare volgiamo lo sguardo alla prima di queste serie, realizzata da Tamako Nakamura sulla base di storia e chara originali del duo Reki Kawahara e abec, e non a caso intitolata Aincrad.

La storia segue quindi di pari passo quella del primo volume delle novel, e dunque racconta dell'incontro del destino fra Kirito e Asuna e della scalata verso la conquista del labirinto di Aincrad, a partire dal momento in cui gli sventurati ventimila giocatori del day-one rimasero intrappolati dentro SAO. Unica variante rispetto al libro è la presenza dell'episodio di Yui (che invece si trova nel volume 2), niente intermezzi con Lisbeth, Silica e Sachi dunque.
Ne consegue dunque che, dal lato della narrazione, il manga si porta dietro sia i buoni spunti che offre la prima saga, sia vari difetti narrativi figli di uno scrittore praticamente alla prima esperienza letteraria.
Dal lato del disegno invece siamo forse di fronte alla peggiore resa grafica tra tutte le versioni di Sword Art Online. Molti i difetti: tavole che diventano alquanto confuse quando la scena presenta un po' d'azione; sfondi inesistenti; uno stile quasi da "shojo manga" impiegato sui due protagonisti belli, definiti e aggraziati che cozza con tutto il resto ove i personaggi secondari, quando non hanno un aspetto anonimo e buttato lì per lì, arrivano anche al ripugnante. Il povero Klein sembra un contadino del '600 affetto da pellagra, mentre Agil è praticamente uno straccione mendicante.
Buona l'edizione J-POP nello standard semi-pregiato dell'editore, che però soffre di qualche scelta non felice nell'adattamento.

Insomma, questa prima versione manga di SAO non è venuta granché bene. C'è da sperare che non pregiudichi l'arrivo delle altre serie e la continuazione della novel anche se lì è tutto fermo. Non la consiglierei a chi si vuole avvicinare per la prima volta all'opera, meglio l'anime o, ancor meglio, la novel.