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Come ultimamente troppo spesso accade nell'animazione del Sol Levante, ci ritroviamo di fronte al solito meccanismo di riciclo di storie che producono un successo spropositato, creano un trend e vengono riproposte a ripetizione, in chiavi leggermente diverse, per stagioni e stagioni ("Sword Art Online" ne è un esempio lampante). La base di "Re:ZERO" è quella del solito fantasy in cui il protagonista terrestre si ritrova senza ragione alcuna nel mondo dei propri sogni, popolato da cavalieri, streghe, draghi e spiriti. Come da copione, Subaru non sta troppo a rimuginare sul motivo per cui si trovi improvvisamente in un mondo che non gli appartiene, figurarsi il cercare in qualche modo di tornare a casa. In effetti, sebbene sia a tutti gli effetti il protagonista della vicenda, della vera identità di Subaru sappiamo poco e niente per tutta la durata della storia. Ciò che scopriamo sul suo conto traspare unicamente dai lati del suo carattere: un inutile, capriccioso, egoista, inetto e arrogante ragazzo. Insomma, tutto il necessario per creare un personaggio da odiare senza rimorsi. Subaru fa sempre la voce grossa e non si fa remore a mancare di rispetto, insultare e a volte addirittura a mettere le mani addosso ai poveri personaggi secondari per raggiungere i suoi scopi, ma effettivamente non ha la minima abilità per combinare nulla. A differenza di altri anime dello stesso filone, nei quali il protagonista si rende conto dei suoi limiti e prova a crescere in termini di forza e di saggezza, Subaru rimane inesorabilmente un incapace a tutto tondo. Questo fino all'ultimo arco narrativo, nel quale dopo uno sfogo di quindici minuti diventa improvvisamente un carismatico oratore capace di negoziare con i sovrani e le personalità dei ranghi più alti. A dirla tutta, Subaru una buona abilità la possiede, ovvero la trovata che avrebbe potuto permettere agli autori di conferire un carattere distintivo e originale alla serie: ogni volta che muore, infatti, egli viene ri-catapultato indietro nel tempo, come si trattasse di un vero e proprio check-point per ritentare una strada differente; in questo modo ottiene informazioni riguardanti il futuro con le quali spuntarla e sopravvivere. Purtroppo, invece di sfruttare questa caratteristica per creare intrecci resi possibili unicamente da una trama di questo tipo, il "ritorno alla morte" è un mero mezzo per dare vita a scene di puro splatter e trash-gore, accontentando così i fan più sadici e accaniti.

Ogni volta che Subaru muore e ritorna in vita, la sua personalità ne risente, conferendogli mutazioni psicologiche continue e spesso incoerenti, e di conseguenza non credibili, ridicole: da simpatico sbruffone arrogante alla Naruto Uzumaki dei tempi d'oro, Subaru passa a uno stato di vittimismo psicologico con più paranoie di Shinki Ikari, entrando poi in uno stato di catalessi e di passività che produce non poco nervoso, e venendo infine invaso da una rabbia cieca e folle che potrebbe ricordare la Yuno Gasai durante suoi picchi più alti. In tutto questo Subaru non si fa remore a trattare a pesci in faccia qualsiasi altro personaggio, rivelandosi sempre più patetico e litigando con la persona (oggetto del suo amore incondizionato) che lo spinge a compiere ogni azione: Emilia, la mezz'elfa dai capelli argentati che vuole prendere il trono ma che tutti discriminano per assomigliare alla "strega gelosa", mistico nemico di cui non sapremo mai nulla, ma di cui ci verranno rivelati alcuni seguaci. Infine Subaru ritorna il solito vittimista impotente, esplodendo nell'episodio 18 con un monologo che dura tutta la puntata, in cui si sfoga in preda al delirio con l'unica persona che lo ha sempre amato e sostenuto nonostante tutto e che sarà soltanto una vittima in più dell'egoismo del protagonista. Dopo il monologo, come già detto, Subaru guarisce, e nel giro di pochissimi episodi il tutto si risolve nella più banale delle ipotesi, a prova di diabete anche per i più resistenti.

Come forse sarà trasparito, i grandissimi problemi di "Re:ZERO" sono due: i personaggi, approfonditi pochissimo e trattati quasi tutti con estrema superficialità, e la storia, che vista da tutti i punti di vista sembra non avere alcuna importanza, in quanto trattata con immensa leggerezza. Scopriamo quindi che c'è un nemico di cui tutti hanno paura e con il quale entrambi i protagonisti sembrano in qualche modo legati, ma nemmeno loro si faranno mai una singola domanda su chi possa davvero essere (sebbene venga citato in ogni occasione possibile). Scopriamo che gli adepti di questo nemico sono in qualche modo incarnazioni dei sette peccati capitali (riferimenti "nascosti" a "Full Metal Alchemist"?), ma vengono per lo più accennati, sebbene siano gli antagonisti di tutta la serie. Scopriamo che esiste un "Dio" che dovrebbe essere un drago, da cui dovrebbe discendere una ragazza che viene proposta contro la sua volontà come prossima regina, ma anche qui la cosa non verrà mai portata avanti. Troppa carne viene messa al fuoco: personaggi che, Rem prima tra tutti, svolgono o sembrano dover svolgere un ruolo fondamentale per la storia spariscono a un certo punto per non essere mai più mostrati. E si potrebbe continuare all'infinito. I personaggi sono invece tutti stereotipati al massimo: dal protagonista sbruffone con la testa calda alla protagonista timida e gentile con tutti, dall'eccentrico proprietario del castello alle due maid incarnanti perfettamente gli stereotipi yandere e tsundere. Dal rivale belloccio e fiero (con il quale il rapporto cambia insensatamente e improvvisamente, come mera conseguenza della "guarigione" di Subaru) al vecchio combattente nobile e fortissimo non ancora in pensione per un antico conto in sospeso. Anche in questo caso si potrebbe continuare all'infinito. Inoltre quasi tutti i personaggi non sono minimamente approfonditi, per la maggior parte di essi (protagonisti compresi) viene tralasciata la parte più importante, quella del passato, che nello storytelling ha proprio la funzione di far comprendere la vera identità del personaggio e di creare un rapporto di affetto ed empatia unicamente con lo spettatore che ne fruisce. La serie finisce e noi, pubblico, di quasi tutti i personaggi principali non ne conosciamo che gli stereotipi, i lati del carattere costanti e trasversalmente uguali, senza fruire delle sfumature che potrebbero invece renderli unici e originali.

Di contro un'animazione sempre buona, una colonna sonora grandiosa e la presenza di innumerevoli climax e cliffhanger riescono da soli a tenere insieme tutti i pezzi della barcollante struttura di "Re:ZERO", e forse qua vi è la spiegazione del successo spropositato che ha ottenuto. Senza dubbio una gran bella operazione di marketing, ma, almeno secondo il mio punto di vista, non un'opera completa. A mio parere non raggiunge la sufficienza, sebbene avesse del potenziale in partenza, ma non ne sconsiglio comunque la visione. Dai presupposti forniti mi auguro una seconda stagione, sperando in un tentativo di rimediare agli errori commessi.