Buona recensione.
Fate attenzione però perché potrebbe risultarvi un'opera "aliena".
Non solo per lo stile grafico, non solo per due culture poco conosciute. Le parti sulla geometria con misure antiche possono lasciarvi come Sitara in una vignetta, anche la normalizzazione della schiavitù come affezione o della accettazione di reclusione femminile da parte di donne assai colte e sensibili può risultare respingente, per le abitudini, i progressi moderni e immagini stereotipo odierne.
Lo stile non enfatizza certe cose, ma pure l'insostenibile leggerezza del massacro da parte dei mongoli può lasciare un po' disturbati. L'autrice ne mostra anche l'ingegno nella misurazione delle giornate, la grande organizzazione e ricerca di altrui saperi, quasi da ammirare, se non fosse per la loro banalità nell'uccidere e deportare.
L'autrice mette molti "shock culturali", che il lettore deve digerire, sapendo che si tratta di un'altra epoca, luoghi e civiltà.
Però, sempre meno scioccanti di Gaza e degli Epstein Files, per chi si credeva evoluto.
Complimenti all'autrice per la ricerca storica, per lo stile insolito con dettaglio da miniaturista, per come tratta l'importanza della cultura e dei rapporti a contrasto, e nonostante, la brutalità delle perdite. Manga non facile che sa però intrigare.
Buona recensione.
Fate attenzione però perché potrebbe risultarvi un'opera "aliena".
Non solo per lo stile grafico, non solo per due culture poco conosciute. Le parti sulla geometria con misure antiche possono lasciarvi come Sitara in una vignetta, anche la normalizzazione della schiavitù come affezione o della accettazione di reclusione femminile da parte di donne assai colte e sensibili può risultare respingente, per le abitudini, i progressi moderni e immagini stereotipo odierne.
Lo stile non enfatizza certe cose, ma pure l'insostenibile leggerezza del massacro da parte dei mongoli può lasciare un po' disturbati. L'autrice ne mostra anche l'ingegno nella misurazione delle giornate, la grande organizzazione e ricerca di altrui saperi, quasi da ammirare, se non fosse per la loro banalità nell'uccidere e deportare.
L'autrice mette molti "shock culturali", che il lettore deve digerire, sapendo che si tratta di un'altra epoca, luoghi e civiltà.
Però, sempre meno scioccanti di Gaza e degli Epstein Files, per chi si credeva evoluto.
Complimenti all'autrice per la ricerca storica, per lo stile insolito con dettaglio da miniaturista, per come tratta l'importanza della cultura e dei rapporti a contrasto, e nonostante, la brutalità delle perdite. Manga non facile che sa però intrigare.
Mah, secondo me la lettrice media è consapevole che approcciarsi alla storia esula dal proprio punto di vista radicato nel presente e che la cultura e i saperi del periodo in esame sono fondamentali—anche respingenti—per avere un quadro d'insieme coerente con la storia in primis, e poi con la narrazione.
Siamo in un periodo storico dove la schiavitù è socialmente accettata e data per scontata, chi viveva in quel tempo di certo risulta incoerente se ha velleità di uguaglianza, per non parlare del ruolo della donna in due culture turbo-patriarcali, di cui la Persia di prima e l'Iran di oggi sono ancora fortissimi esempi di come non trattare le donne.
Ma, appunto, una donna persiana e islamica del 13esimo secolo li accetta come la pioggia.
Anche la violenza e la morte sono molto più quotidiani che ai giorni nostri—e io ne sono felicissima, sia chiaro—e quindi le persone sono molto più abituate e normalizzano qualcosa che è reale per loro.
Non dimentichiamo che noi viviamo—e i nostri genitori prima di noi—in una delle rare epoche della storia umana con meno conflitti in assoluto.
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