Credo proprio che i futuri prodotti di questo editore, per quanto mi riguarda, dovranno davvero essere dei capolavori affinché io ci spenda soldi. Sorry not sorry.
Mi viene da pensare che la vittima abbia raggiunto un accordo quantomeno accettabile con la casa editrice, o almeno voglio sperarlo (spero che possa essere seguita da bravi psicologi che l'aiutino a superare o almeno lenire il trauma). Resta io fatto che non c'è stata subito trasparenza da parte di Shogakukan e Yamamoto non dovrebbe lavorare mai più come mangaka.
Ps: spero che anche le altre parti in causa paghino e che Shogakukan non agisca mai più cosi, anche perché ormai la fiducia nei suoi confronti è al minimo.
dopo che una casa editrice diffende un criminale io lavrei fatta chiudere, e spostato gli le serie e autori estrani alla vicenda su altri editori. leggere queste articoli mi fa tornare indietro di trenatanni e pasa sui abusi alle donne con questo modo di nascondere o sepelire il fatto.
Addirittura, la vittima adesso difende persino la casa editrice del tizio che l'ha violentata! E guarda un po'... chiede di non boicottarla! Non smettete di comprare le loro opere! Ma chi vogliono prendere in giro..... O è proprio una santa questa signora, che difende chi dava lavoro all'uomo che ha abusato sessualmente di lei, o la casa editrice ha aperto il portafoglio per cercare di correre ai ripari...
Capisco perfettamente la sua posizione, mi spiace per gli autori della rivista che verranno danneggiati da questa situazione senza aver fatto nulla di male. Sarebbe triste se a pagare fossero di più loro che i dirigenti di Shogakukan in effetti colpevoli, ma è sfortunatamente probabile che andrà così.
Shogakukan è un colosso editoriale che conta più di 700 dipendenti di solo personale fisso. Se a fare le spese di questo scandalo (tra boicottaggi e iniziative di altro genere) dovessero essere loro e gli autori, che non c'entrano niente, sarebbe un'ingiustizia. Sarebbe invece il caso che, chi fra i vertici sapeva e ha taciuto o ha addirittura tentato di insabbiare la cosa, facesse pubblica ammenda e venisse licenziato. In tal modo, forse, la casa editrice potrebbe ripulire un po' la propria immagine. Del resto non dimentichiamoci che in Giappone ci sono stati addirittura casi di ministri che si sono dimessi per scandali di entità molto minore, a volte neanche dimostrati, tanta è l'importanza che ricopre nella cultura nipponica la salvaguardia del proprio nome e onore (un tempo ci si sventrava direttamente).
Credo proprio che i futuri prodotti di questo editore, per quanto mi riguarda, dovranno davvero essere dei capolavori affinché io ci spenda soldi. Sorry not sorry.