Sembra che la crescente disparità stia tagliando fuori il gradino più basso delle società di produzione di anime, rendendo la loro esistenza insostenibile; ma d'altro canto vediamo come i livelli superiori sono sempre più dipendenti dal capitale straniero e dall’appeal del mercato di massa per recuperare i costi in modo meno rischioso. Siamo davanti ad un circolo vizioso, perché se ai piani alti si punta a budget sempre maggiori, vediamo che ai piani bassi i piccoli e neonati studi subappaltatori falliscono sempre di più e vanno in bancarotta. Il mercato straniero però è più esigente e pretende anime di qualità sempre più alta. Produrre titoli che soddisfino sia l’efficacia in termini di prezzo che la domanda globale è sempre più difficile e anche i grandi studi faticano a rimanere a galla.
Quindi si tagliano le produzioni a basso budget e bassa qualità e ci si concentra sui produzioni ad alto budget e si segue il pubblico sempre più esigente che non si accontenta del powerpoint.
Non ci vedo nulla di male anzi proprio il contrario, volenti o nolenti la gente si è costantemente lamentata della sovrapproduzione nel mercato giapponese e adesso si vede come la macchina produttiva si sta rimodulando con le pretese di avere serie sempre più di qualità e sempre meno prodotti usa e getta da cesto del supermercato.
Quindi si tagliano le produzioni a basso budget e bassa qualità e ci si concentra sui produzioni ad alto budget e si segue il pubblico sempre più esigente che non si accontenta del powerpoint.
Non ci vedo nulla di male anzi proprio il contrario, volenti o nolenti la gente si è costantemente lamentata della sovrapproduzione nel mercato giapponese e adesso si vede come la macchina produttiva si sta rimodulando con le pretese di avere serie sempre più di qualità e sempre meno prodotti usa e getta da cesto del supermercato.