Davvero una bella idea quella di fare il film. Come per i Cavalieri dello Zodiaco, in vista di una ipotetica pubblicazione italiana, dovremmo spingere per riavere i doppiatori storici. Lady Oscar senza Cinzia de Carolis NON è Lady Oscar.
Ciao.
Epicuro
- 19 anni fa
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Prima di preoccuparsi di chi doppierà in italiano Oscar, secondo me, è meglio accendere un cero e pregare che a questo anime non sia destinato lo stesso trattamento che altre glorie passate hanno subito recentemente. Se il film dovesse essere all'altezza della vecchia serie (davvero notevole!) il doppiaggio italiano potrà anche essere con voci diverse, ma se questa nuova produzione dovesse risultare pessima... anche Cinzia de Carolis non potrebbe risollevare il morale.
Alla prossima.
Domenico
- 19 anni fa
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Uhm secondo me la Ikeda ha pensato dieci volte prima di concedere i diritti ed ha imposto clausole di ferro ( leggete la nota sul sito de la Rosa di Versailles,non fermatevi alla sintesi che è proprio minima,giusto per far capire un pò di cosa si tratta ma si affronta anche l'argomento delle vecchie edizioni animate del manga che non erano all'altezza di quanto realizzato dall'autrice ) per tenere sotto controllo il tutto...comunque penso che entro quest'anno si dovrebbero avere maggiori certezze sull'intera vicenda...al TAF c'è stato proprio un lancio promozionale soprattutto per gli acquirenti.
P.s. fate attenzione al video...non durano in eterno.
Epicuro
- 19 anni fa
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Secondo me non è fondamentale per la riuscita del progetto se la Ikeda ci ha pensato cento (o mille) volte prima di dare il proprio consenso. Dico questo non per scarso rispetto verso l'autrice in questione ma solo perché non sempre all'inizio di un lavoro si ha ben presente come evolverà l'intera produzione. Io starei più tranquillo solo sapendo chi lavorerà al film e soprattutto in che condizioni: chi sarà il regista? Sulla fondamentale questione dell'assenso dato dagli autori ricordo l'esempio di Lupin dove spesso i lavori migliori dedicati a questo personaggio sono anche i più criticati da Monkey Punch. Con questo, lo ripeto, non voglio criticare ne Monkey Punch ne la Ikeda ma ricordare che l'assenso degli autori originali non prova in alcun modo la qualità che andrà a toccare il prodotto finito. Ho poi letto le note del sito segnalato e posso dire di non trovarmi d'accordo con molti dei punti affrontati ma senza dilungarmi mi limito a riportare che scrivere che l'anime di Lady Oscar è di Araki Shingo è una bella cavolata. Araki ha curato il character design e l'animazione. Infine, sempre riferendomi alle note di quel sito inoltro una domanda a chi avrà voglia di rispondermi: ma, il sottoscritto è l'unico a considerare l'anime di Versailles no bara allo stesso livello se non superiore al manga? Sono l'unico a trovare il lavoro svolto da Dezaki (nella seconda parte della serie) davvero di alta classe? Attendo qualche parere in merito.
Alla prossima.
Antonio.
- 19 anni fa
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Premessa: devo essere uno dei pochi a non aver mai letto Versailles no Bara, ma gli shoujo proprio non m'attirano, che ci volete fare. D’altra parte considero l'anime tratto dal manga uno dei capolavori dell'animazione giapponese. Stando a quanto so dell'opera originale della Ikeda, la storia è abbastanza diversa, più incentrata su Maria Antonietta, che su Oscar. E già questo non mi piace. Considero l'anime uno degli intoccabili del passato, uno di quelli che poco si prestano a remake, sequel e simili, come anche l'Uomo Tigre. Lo stile di Shingo Araki e la regia di Osamu Dezaki hanno reso l'anime qualcosa di superiore, con scelte artistiche anche molto interessanti. Il nuovo film di Toei, per quanto vedo, è già troppo shoujo, anche nel character... E si continua a negare la crisi delle idee degli autori nipponici. Speriamo non sia l'ennesima operazione commerciale.
Epicuro
- 19 anni fa
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Antonio ha scritto:” E si continua a negare la crisi delle idee degli autori nipponici. Speriamo non sia l'ennesima operazione commerciale”
Guarda, Antonio, adesso ti spiego come faccio a negare la crisi di idee degli autori giapponesi. Allora, sei pronto? Accendo il mio lettore DVD e mi guardo Paprika, film del 2006, oppure mi riguardo Toki wo kakeru shojo sempre 2006. Se non mi bastassero queste due Opere per buttare nel cesso il mare di produzioni inutili che ieri come oggi il Giappone annualmente produce e che qualcuno usa come metro di paragone, mi riguarderei Kemonozume (2006), oppure sempre dello stesso Autore Mindgame (2005). Ma sai che ti dico? No, non sono ancora convinto, ecchecavolo! Una volta di OPERE di questa fattura ne producevano a valanghe in Giappone (ma quando mai?!), per cui, no, non mi basta ancora. Allora mi riguardo Mushishi (2005) oppure Diebuster (ultimi episodi datati 2005). Cavolo, non riesco a persuadermi che una volta tutte le opere che ho citato sin qui sarebbero sparite tra l’ennesimo robottone giocattoloso ed una maghetta o chennesò un sano titolo alla Capitan tsubasa o Saint Seya (lo so, lo sto facendo apposta ma, provocazione per provocazione…). Mioddio non sono ancora convinto che devo fare? Cercare nel 2004 o giù di lì? E cosa trovo? Innocence? Naaah, non può alzare la media o dimostrare che qualcosa funzione in Giappone, Tokyo godfather? No, non vale, di Kon ne ho già citato uno e che non sia mai che un autore oggigiorno si sappia ripetere a certi livelli come invece sapevano fare un tempo. Quindi, ragionando così, via anche Paranoia agent! Serie che non fa certo la differenza, chiaro. Beh, che dire? Proviamo qualche shojo? Una volta ne facevano di così inarrivabili che mi è venuta voglia di provare a guardar qualcosa. Honey & clover? Mah, sarà stato un caso fortuito. Gli autori sicuramente non sapranno neanche come sono riusciti a sfornare una serie del genere. Occavolo! Gli stessi autori hanno fatto anche Nodale cantabile? MHH, ci deve essere un qualche vecchio maestro che passa loro delle Idee di quando ancora si facevano anime col cuore. Ma continuiamo con Paradise kiss… che è ‘sta roba qui? NO, no, no! Non è così che si fa una serie!! Ma sì forse hai ragione chi proclama la crisi, chi prende come esempio i nuovi film di Hokuto no ken per tastare il polso all’odierno panorama degli anime. Forse i titoli che ho sin qui citato (a memoria, temo di essermene scordato qualcuno) non significano nulla, sono stati casi isolatissimi e non possono essere ricondotti a quando in Giappone producevano capolavori a catinelle. Sì, mi hai convinto c’è del marcio nel mondo dell’animazione giapponese e spero che titoli come il nuovo Jeeg (visto che mi pare tu lo stia apprezzando oltremisura) possano risollevare il morale!!! Naturalmente il mio discorso è rivolto solo agli anime anche se, credo, siano in molti ad essere convinti che anche nei manga oggigiorno viga una stato di crisi. Infine per chiarire, nei titoli da me sopra citati non metto in discussione la qualità, sia essa da considerare elevata o meno, ma solo confutare chi continua ostinatamente a parlar di crisi di fronte a titoli che, ripeto, possono piacere o meno, ma che sono comunque dimostrazione che qualcuno una testa per pensare in Giappone ancora c’è. Alla prossima.
Antonio.
- 19 anni fa
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Epicuro, citando tutte queste opere non fai che confermare quanto affermo (ma come ho già detto, sono anche grandi nomi del settore che si lamentano di ciò). E' abbastanza inutile che tu mi faccia l'elenco di una ventina di produzioni (alcune innegabilmente molto buone) disseminate in diversi anni, perché queste sono solo una piccolissima percentuale nel mare di produzioni animate quasi tutte simili e basate sugli stessi cliché, che si sfornano ogni stagione in Giappone. E questo vale anche per i manga. Le provocazioni evito di raccoglierle, perché tanto non si giunge a nulla. Però, un consiglio: evita di giudicare a priori, come nel caso del nuovo Jeeg. Ne avrai visto sì e no due/ tre episodi e già hai decretato che è pessimo. La mia prima impressione non è stata molto buona, ma non mi nego la possibilità di cambiare idea. Infatti, più vedo materiale e più mi sembra interessante. Non l'ho definito buon prodotto (come potrebbe rivelarsi alla fine) o capolavoro! Ma mi sembra presto, per dire. Al contrario, ci sono opere che iniziano in maniera strepitosa (Ergo Proxi, ad es.) e finiscono col deludere. E queste, forse, sono le peggiori, perché ti mostrano cosa sarebbero potute essere e non sono state. Semplicemente, prendo in considerazione l'opportunità di cambiare giudizio. Ciao!
Epicuro
- 19 anni fa
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Antonio ha scritto:” Epicuro, citando tutte queste opere non fai che confermare quanto affermo (ma come ho già detto, sono anche grandi nomi del settore che si lamentano di ciò)”
Non so perché andrei a confermare le tue affermazioni. Comunque, dato che non è la prima volta che citi questi grandi nomi del settore, lasciami dire che Oshii Mamoru ha più di una volta affermato di essere convinto che in Giappone si produce la migliore animazione al mondo. Adesso tu in altri post tra i grandi nomi che si disperano del mancato ricambio generazionale mi citavi Miyazaki e Otomo se non sbaglio. Beh, che dire? Per Miyazaki, credo, non nascerà mai qualcuno che sarà in grado di soddisfare il suo ego smisurato (e non lo dico per criticarlo) visto anche come dal ghibli periodicamente ci siano fughe di talenti stufi di sottostare al padre padrone di quello studio. Sempre Oshii in un’intervista affermava che lo studio ghibli è un mito per moltissimi artisti che vorrebbero fare animazione ma quegli stessi sono i primi che evitano di finirci dentro. Il perché credo sia chiaro, basti vedere l’affare Terramare come esempio. Di Otomo mi chiedo cosa abbia da lamentarsi dato che uno dei suoi “allievi” è tra i registi d’animazione (e non solo) più importanti di oggi. Sto parlando di Kon Satoshi, naturalmente.
Antonio ha poi scritto:” E' abbastanza inutile che tu mi faccia l'elenco di una ventina di produzioni (alcune innegabilmente molto buone) disseminate in diversi anni, perché queste sono solo una piccolissima percentuale nel mare di produzioni animate quasi tutte simili e basate sugli stessi cliché, che si sfornano ogni stagione in Giappone.”
Dell’inutilità di questa discussione sono ben conscio. Credo che nemmeno se si aprissero i cieli tu cambieresti idea. Infatti nessuno qui vuole fare proselitismo delle proprie idee. Il fatto è che io la discussione sulle famose “epoche d’oro” l’avrei anche conclusa mesi fa in quella nostra famosa diatriba, ma tu continui periodicamente a tornare a battere il chiodo della crisi delle idee, del non fanno più bei anime come una volta, ecc… tutte frasi che una dopo l’altra mi richiamano in pista per cercare di confutare una tua idea che cerchi di far passare per dato di fatto. Adesso mi sembrava di averti già spiegato che sono convinto anch’io che in Giappone producano un MARE di stronzate a fronte di una piccolissima percentuale di opere di valore. Su questo punto credo non ci sia molto da discutere. Sin qui siamo d’accordo. Il punto è che è sempre stato così. Siamo seri, prendiamo ad esempio i gloriosi anni settanta e ottanta (una bella fetta di anni come puoi vedere!): quanti titoli prodotti in quegli anni possono meritare di essere ricordati? Lo ripeto siamo seri, lasciamo i vari Capitan tsubasa & soci fuori dalla lista. Ed anche il Jeeg storico non entra in questa lista, per essere chiari. Una decina? Quindici? Forse ma non sono tanto sicuro. Ed adesso un altro esempio, di titoli con la profondità di Mushishi se ne sono un tempo prodotti così da poter dire che oggi non ci sono più idee? Prova a riflettere, Antonio, da sempre è la piccola percentuale che fa la differenza. Anche guardando i prodotti più seriali si può constatare ciò. Un esempio? Prendiamo Saint Seya. Parlando della serie animata posso dire di trovarla interessante nel suo genere (a differenza del manga ma di questo non è il caso di discutere qui), Araki ha messo molto della sua idea grafica nel tratteggiare anatomie movimenti e sentimenti, il tutto ha creato una miscela di una certa efficacia soffocata solo dalla ripetitività dell’opera seriale cui si mirava di produrre. Ebbene? Puoi dire che tra le opere seriali prodotte in quegli anni Saint Seya rappresentasse la maggioranza. Erano gli elementi interessanti di questa serie ad essere presenti mediamente negli anime a larga diffusione di quegli anni? La risposta è no. Il mio non voleva essere uno sterile elenco del “adesso fanno serie più belle di una volta”, niente affatto. Il mio voleva essere un ribadire il concetto che riassumendo potrebbe suonare così: L’ANIMAZIONE GIAPPONESE E’ UN ‘INDUSTRIA CHE OGNI ANNO SFORNA DECINE E DECINE DI PRODOTTI SCADENTI, PER NULLA INTERESSANTI, OMOLOGATI DA STEREOTIPI AUTOREFERENZIALI. COSI’ E’ SEMPRE STATO ANCHE NEGLI ANNI PASSATI. TRA QUESTO MARE DI OPERE DIMENTICABILI CI SONO PERO’ LAVORI IMPORTANTI CHE MAI RAPPRESENTERANNO LA MAGGIORANZA E NEMMENO UNA PARTE IMPORTANTE DELLE PRODUZIONI ANNUALI. EBBENE E’ PROPRIO QUESTA PICCOLA PARTE CHE SI DEVE ANALIZZARE COME RISULTATO DEI MIGLIORI AUTORI OGGI OPERANTI. NON SONO LE TONNELLATE, LE MIGLIAIA DI LITRI DI VINO SCADENTE CHE SI PRODUCE OGNI ANNO A FAR DIRE CHE OGGI DI VINO DECENTE NON SE NE PRODUCE PIU’. Spero di esser stato chiaro. Sul discorso Jeeg, che ti devo dire? Di roba da seguire ne ho tantissima (cinema, libri, fumetti,ecc…) e un minimo filtro lo dovrò pur mettere in pratica. La prima puntata comunque l’ho vista anche se dalle prime immagini non mi ispirava granché e se un giorno avrò voglia e soprattutto tempo per vedermi tutta questa serie magari potrò anche cambiare idea. Per adesso il nuovo Jeeg mi sembra la fiera delle banalità e un po’ mi rattrista vedere come tu la stia trovando interessante. Mi rattrista perché se davvero trovi interessanti gli spezzoni che hai visto di questa serie, se davvero ti ispirano allora i miei lunghi sproloqui credo saranno stati davvero inutili. Siamo su due linee di pensiero troppo distanti in questo discorso. Sul fatto che mirare in alto per poi fallire sia più grave di ambire ad un basso profilo e non deludere mi trovi in totale disaccordo. Meglio cadere da una grande altezza e sfracellarsi che scivolare da una sedia e spaccarsi l’osso del collo. D’accordo mi trovi nella possibilità sempre vitale di poter cambiare opinione in corsa. Un inizio non illuminante può sempre riservare sorprese. Poi, mi piacerebbe che in questa discussione partecipassero anche altri utenti tanto da sentire anche un’altra campana oltre le nostre solite due posizioni. Alla prossima.
Antonio.
- 19 anni fa
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Puntualizzo: Epicuro, non sono io a ritirare in ballo l'argomento "Epoca d'oro". Per quanto mi riguarda ho chiarito perfettamente e senza dubbio il mio pensiero nella famosa discussione che ricordi. Se hai notato, infatti, già ho lasciato cadere l'argomento dopo le frecciatine del tuo post precedente. Ognuno la pensi come vuole, non ho nessuna intenzione di convincerti nella maniera più assoluta. Nei miei giudizi io mi limito a considerare i fatti e la realtà delle cose. Se ci pensi bene, l'argomento "crisi delle idee" è una cosa a parte, poi, non ho mai detto che in passato si producevano solo capolavori come vai sottolineando tu provocatoriamente. Noto che spesso, i nostri 'scontri', se così li vogliamo chiamare, nascono da incomprensioni e da frasi mal intese, purtroppo. Tra l'altro, non so come ti sia convinto che io apprezzi così tanto Capitan Tsubasa... Sul paragrafo che scrivi a caratteri cubitali siamo d’accordo, considerando, però, che oggigiorno le serie animate che sono prodotte in Giappone sono molto più numerose che in passato, perciò è logico che alcuni buoni prodotti scompaiano a causa della saturazione del settore. Purtroppo, assieme all'offerta, non è aumentata la qualità! Sulla considerazione che "da sempre è la piccola percentuale che fa la differenza", credo che questo sia vero soprattutto se le produzioni che fanno parte di questa minoranza riescono ad influenzare e segnare opere successive. Altrimenti rimarranno solo un bel caso isolato.
Citazione: "Sul fatto che mirare in alto per poi fallire sia più grave di ambire ad un basso profilo e non deludere mi trovi in totale disaccordo. Meglio cadere da una grande altezza e sfracellarsi che scivolare da una sedia e spaccarsi l’osso del collo". Io, invece, penso che sia meglio mirare in alto e non cadere proprio! Leggi: prima di iniziare qualcosa, assicurati di essere in grado di portarla avanti degnamente!
Infine, sarebbe interessante, come dici, poter leggere in proposito l'opinione di altri utenti. Ah, volevo ringraziarti per aver accolto l'invito a dire la tua sul finale di Berserk! Ciao!
Epicuro
- 19 anni fa
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Chiudo con qualche nota. No, non mi sono persuaso che tu apprezzi particolarmente Capitan tsubasa è solo che spesso uso questo titolo come esempio in discorsi del genere dato che in molti considerano questa serie frutto del preriodo in cui in Giappone facevano anime tosti. Il fatto è che nel mio discorso ho citato Saint Seya oltre che Capitan tsubasa e credo che vedendoli all'interno dello stesso post tu abbia pensato che volessi intendere che li apprezzi allo stesso modo. Mi sono espresso male, alla fine non è che conosca così tanto i tuoi gusti e le tue serie considerate intoccabili. Saint Seya, comunque, per la cronaco lo reputo un titolo moooolto migliore di Capitan tsubasa, questo per essere ancora più precisi. Sul discorso del mirare in alto: allora, se un autore mira in alto e non riesce a portare a termine l'opera in maniera decente per motivi produttivi (quindi anche estranei alla sua volontà) faccio valere la mia teoria espressa più sopra: meglio cercare di volare in alto e magari sfracellarsi... Se invece l'autore vuole mirare in alto ma poi non riesce a raggiungere le vette sperate per sua inettitudine allora sono anch'io meno magnanimo. Poi i casi sono sempre molteplici e soprattutto nel produrre una serie televisiva gli intoppi possono anche essere estranei alla volonta dell'autore (lo ripeto) per cui bisognerebbe analizzare caso per caso. Comunque la mia preferenza rimane sempre che è meglio cercare di volare in alto (che per inciso non significa giocare a far cinema d'Autore, ma anche far intrattenimento di spessore). Certo, dopo aver assaggiato l'ebrezza di certe altezze le cadute possono far male... Sull'invito a dire la mia sul finale di Berserk (che per chi non lo sapessa avveniva in un'altra discussione) spero di essere stato utile anche se non ho approfondito più di tanto il discorso (ogni tanto un mio post di poche righe ci vuole, no?). Il fatto di aver risposto solo ieri è che proprio mi era sfuggito il tuo post dove mi invitavi a dire la mia. A questo riguardo posso dire che se qualche volta non rispondo a chi mi interpella è quasi sempre dovuto al fatto che spesso alcuni commenti mi sfuggono. Scrivo questo perché magari non vorrei che qualche domanda rivolta al sottoscritto rimasta senza risposta possa essere mal interpretata. Lo ripeto quando mi accorgo di essere stato chiamato in causa cerco sempre di rispondere anche a distanza di giorni.
Alla prossima.
lLuca
- 18 anni fa
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Secondo me avete dimenticato una cosa importante che potrebbe servire per valutare il film....questo progetto è stato creato non solo per i 35 anni di Lady Oscar, ma anche per il 50esimo anniversario della TOEI ANIMATION, dovrebbe quindi esser la sua "punta di diamante", un lavoro quindi per mostrare quello che è stato il suo operato in tutti questi anni e quello che dovrebbe esser il loro futuro. Da quel poco che si vede, sembrerebbe esser maggiormente fedele al manga, e seguire tutta la storia fino a conclusione della vicenda di MARIA ANTONIETTA che nel vecchio anime non solo era stata leggermente cambiata ma resa molto veloce. La scena con M Antonietta la patibolo è davvero molto bella!
@Epicuro: Io trovo il manga nettamente superiore all anime (di cui salto sempre l episodio 2 perrché non si puio' vedere, una noia!!), per molti versi, sia per i disegni, che per la storia, seppur credo che il personaggio di JEANNE e tutta la sua vicenda sia molto meglio riuscita nell anime che nel manga, hanno saputo rendere molto più interessante e affascinante il personaggio della bella contessa.
Girl
- 18 anni fa
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Sarà ma io continuo a preferire i disegni originali!
Julius
- 17 anni fa
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Preferisco il manga, anche se riconosco la qualità dell'anime. Ma vale di più la pena tener conto del manga. Ikeda Riyoko fa bene a pensare di difenderlo se no sarà l'immagine dei suoi personaggi che ci rimetterà!
Come per i Cavalieri dello Zodiaco, in vista di una ipotetica pubblicazione italiana, dovremmo spingere per riavere i doppiatori storici. Lady Oscar senza Cinzia de Carolis NON è Lady Oscar.
Ciao.