Laputa: 40 anni fa Miyazaki cercò di riportare l'animazione ai bambini

Il regista Ghibli era preoccupato dalla crescita degli anime per adulti

di Slanzard

Il 2 agosto 1986 fu una data importante per l'animazione giapponese, grazie all'uscita nei cinema del primo film del neonato Studio Ghibli: Laputa, il castello nel cielo di Hayao Miyazaki.
 
Il film narra le avventure di Pazu e Sheeta alla ricerca della fortezza volante di Laputa, un'isola incantata contenente un'arma segreta potentissima già nelle mire del malvagio colonnello Muska e del suo esercito. Nella ricerca i due giovani saranno affiancati da una ciurma di strampalati pirati dell'aria guidati da Mama Dola, una terribile nonnetta che punta a impadronirsi dei leggendari tesori nascosti in Laputa.
 

Grazie all'esperienza di Toshio Suzuki nel mondo dell'editoria, il contratto di Miyazaki stipulato in occasione di Nausicaa prevedeva che una parte dei profitti andasse direttamente al regista. Miyazaki si ritrovò quindi con 60 milioni di yen da utilizzare. Il consiglio di Suzuki fu di prestarne una parte a Isao Takahata, in quel momento impegnato nella lavorazione di un documentario sui canali di Yanagawa. Come di consueto, la produzione del film di Takahata superò le previsioni iniziali, finendo per utilizzare tutti i soldi disponibili e lasciando indebitato lo stesso Miyazaki che, disperato, chiese aiuto a Suzuki per non essere costretto a ipotecare la propria casa. La sua proposta fu quella di realizzare un nuovo film, e così ebbe origine Laputa. Secondo quanto sostenuto da Suzuki: "Se Takahata avesse rispettato il progetto iniziale, Laputa non sarebbe mai nato".

Come già per il precedente film, Suzuki e Takahata si trovarono di fronte al problema di trovare uno studio per permettere a Miyazaki di realizzare il suo film. Topcraft era diventato uno studio fantasma a causa della difficoltà di completare Nausicaa, e la rigidità e severità del regista resero impossibile trovare qualcuno che li aiutasse. Con il supporto di Tokuma Shoten, quindi, fu deciso di fondare un nuovo studio appositamente per l'occasione. Fu così che nacque lo Studio Ghibli, inizialmente non concepito come un progetto a lungo termine, ma con la filosofia: "Facciamo un film. Se viene bene, ne facciamo un altro. Se è un flop, allora finisce lì..." Data la precarietà del neonato studio, i lavoratori furono assunti per il singolo progetto, dato che solo il successo di Kiki avrebbe permesso la ristrutturazione aziendale in grado di portare Ghibli ad assumere a tempo indeterminato e con stipendi più alti tutti i suoi animatori.
 
La locandina di Laputa, il castello nel cielo
 

Hayao Miyazaki contro gli anime per adulti


Il secondo Anime Boom, iniziato con Yamato e consolidatosi con Gundam, aveva posto l'attenzione dell'industria su un nuovo pubblico di adolescenti e giovani adulti interessati a un tipo di animazione diversa da quanto si era visto fino a quel momento. Grazie all'ottima situazione economica del Giappone in quegli anni e alla diffusione di supporti elettronici domestici, i produttori scoprirono la possibilità non solo di vendere gli anime televisivi in edizioni home video ai fan, ma persino di produrre titoli appositamente per quel formato, senza passare dalle emittenti televisive. Poter vendere direttamente al pubblico, svincolandosi per di più dalle restrizioni etiche e produttive dei palinsesti, portò alla nascita del formato OVA (Original Video Animation), pensato appositamente per la vendita in home video.
Hayao Miyazaki non era tuttavia d'accordo: non solo disprezzava la deriva gekiga iniziata con gli ultimi lavori della Mushi e proseguita dagli altri studi dell'epoca, ma anni dopo sarebbe arrivato a dire che la seconda serie di Rocky Joe di Osamu Dezaki "puzzava di morte". Durante l'ultimo anno delle superiori, mentre era occupato con lo studio per gli esami di ammissione all'università, Miyazaki era intenzionato a diventare un fumettista e, per senso di ribellione verso il suo esser sempre stato un "bravo bambino", aveva iniziato a disegnare gekiga cupi e drammatici. Proprio in quel periodo uscì La leggenda del serpente bianco, primo lungometraggio animato giapponese a colori e manifesto della neonata Toei doga. La visione folgorò il giovane Miyazaki, commosso così profondamente da passare tutta la sera a piangere rannicchiato sotto il kotatsu. Miyazaki fu rapito dal mondo puro e sincero di quel film e dalla sua protagonista femminile Bai Niang; si innamorò della sua dedizione e della sua serietà, non riuscendo a smettere di pensare continuamente a lei e facendola diventare una fidanzata surrogata in un momento in cui non ne aveva una vera. Miyazaki andò a rivedere il film numerose volte e decise di diventare un animatore per creare opere rivolte ai bambini. Anni dopo, durante le proiezioni di Panda! Go Panda!, l'estasi provata dai piccoli spettatori al cinema gli avrebbe confermato che quella era la strada da seguire.
 

Un film per riportare l'animazione alle sue radici


Se Nausicaa è un film per un pubblico più maturo, allora Pazu* si rivolge principalmente a studenti delle elementari. Se Nausicaa era stato pensato per essere figo e memorabile, allora Pazu punterà ad essere un divertente ed appassionante classico film d'azione.
Pazu sarà un film che i giovani possano davvero apprezzare. Pazu avrà risate e lacrime e uno spirito sentimentalmente onesto, parlerà di legami emozionali e sacrificio personale, cose verso cui il giovane pubblico è oggi scettico ma che, senza rendersene conto, in realtà brama. Racconterà l'onesto inseguimento dei propri sogni di un giovane ragazzo tramite un linguaggio che gli spettatori moderni possano comprendere.
Ad eccezione di Doraemon, la maggior parte dell'animazione di oggi è basata su gekiga seri e drammatici; Pazu invece punterà a riportare in vita l'intrattenimento tradizionale dei manga e film animati. Concentrandosi principalmente su studenti di quarta elementare (l'età in cui il numero di cellule del cervello raggiunge lo stesso numero che negli adulti), il film potrà raggiungere un pubblico di bambini persino più giovani, espandendo ulteriormente il proprio target di riferimento. Sono certo che centinaia di migliaia di appassionati più adulti andranno comunque a vedere questo film, per cui non c'è motivo per interessarci particolarmente ai loro gusti. C'è inoltre anche un'ampia, silente, parte di adulti che brama un film da poter apprezzare in una maniera più semplice e infantile. Il futuro dell'animazione è minacciato dal fatto che il target della maggior parte dei film prodotti al giorno d'oggi sta gradualmente avanzando verso l'alto. Sempre più film animati vengono fatti per andare incontro ai gusti delle nicchie, e stanno sempre più aumentando le sottocategorizzazioni e diversificazioni. Nel mezzo di tutto questo, è importante non dimenticare che l'animazione dovrebbe appartenere in primo luogo ai bambini e che i lavori realmente onesti che funzionano per i bambini avranno successo anche tra gli adulti.
Pazu è un progetto per riportare l'animazione indietro alle sue radici.
Hayao Miyazaki, 7 dicembre 1984

* uno dei titoli proposti originariamente per Laputa era Il giovane Pazu e il mistero del cristallo levitante

Hayao Miyazaki divenne quindi il maggiore sostenitore di un modo di fare animazione più generalista e giovane, affermatosi con Heidi e proseguito con il World Masterpiece Theater della Nippon Animation, in contrapposizione a quello più di nicchia, adulto e otaku dei mecha, degli OVA e dei Late Night Anime di fine anni '90 / inizio 2000.
Fonti consultate:
Starting Point 1979 - 1996 di Hayao Miyazaki
I geni dello Studio Ghibli di Toshio Suzuki
La storia dello Studio Ghibli di Toshio Suzuki


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