Scandalo Shogakukan: autore pedofilo su Manga ONE reintegrato con falso nome

L'editor avrebbe tentato di comprare il silenzio della vittima: Shogakukan si scusa ma le domande restano

di Ironic74

Chi segue il mondo del manga giapponese conosce bene Shogakukan: una delle major dell'editoria nipponica, casa di serie iconiche, alcune molto amate dai giovanissimi, come Detective Conan e Doraemon. La sua piattaforma digitale Manga ONE — disponibile come app e web service — è uno degli spazi online più importanti per la serializzazione di nuovi manga. È proprio da questa piattaforma che emerge ora uno scandalo di proporzioni gravissime, che coinvolge abusi sessuali su una minorenne, un tentativo apparente di insabbiamento, e una serie di decisioni editoriali che lasciano senza parole.


 

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Chi è l'uomo al centro della vicenda

Il protagonista — nel senso peggiore del termine — è Kazuaki Kurita, ex insegnante di disegno in una scuola superiore privata di Hokkaido. Nel mondo del manga era conosciuto con due pseudonimi distinti: prima come Shōichi Yamamoto, autore della serie Daten Sakusen su Manga ONE (dal 2016), poi come Ichiro Hajime , autore della storia originale di Jōjin Kamen, anch'essa su Manga ONE (dal 2022).

Questi due nomi, come vedremo, non erano semplici pseudonimi artistici: erano uno strumento per reinventarsi dopo che il primo era stato bruciato da vicende giudiziarie.

Gli abusi: cosa è emerso dal processo civile

Tutto comincia nell'aprile 2016, quando una studentessa — chiamata negli atti "A" — si iscrive alla scuola superiore privata dove Kurita insegna. Lei ha 15 anni. Lui inizia a offrirle consigli sul mondo del manga, scambiando poi i contatti su LINE, l'app di messaggistica più diffusa in Giappone.

Secondo quanto emerso dalla causa civile intentata da A nel luglio 2022 presso il Tribunale distrettuale di Sapporo — e conclusasi il 20 febbraio 2026 con una condanna a risarcirla di 11 milioni di yen (circa 70.000 euro) — il pattern degli abusi fu quello classico del grooming: Kurita si offrì di riaccompagnarla a casa, deviando verso zone isolate dove la molestò. Quando lei gli scrisse "ho avuto paura, ma grazie per il passaggio", lui rispose in modo da farla sentire in colpa per quella paura, creando progressivamente in lei uno stato psicologico in cui non riusciva a opporsi a lui.

Da lì, gli incontri si fecero sempre più frequenti e invasivi. Gli abusi non solo continuarono ma aumentarono nel corso di tre anni fino ad atti di estrema degradazione che preferiamo non elencare. Il tempo passa. A si laureò nel marzo 2019; Kurita continuò a chiederle materiale fotografico esplicito fino a luglio di quell'anno. Lei sviluppò un disturbo dissociativo e PTSD.

Kurita ha difeso la propria posizione sostenendo che la relazione fosse consensuale e romantica, affermando di averla portata anche in posti diversi dagli hotel. Il tribunale ha respinto integralmente la sua versione.

Il primo reato penale e la prima sparizione da Manga ONE

Nel febbraio 2020, Kurita viene multato con 300.000 yen (circa 1.900 euro) per possesso di materiale pedopornografico (CSAM). In quello stesso mese, Daten Sakusen si interrompe su Manga ONE: l'account ufficiale della serie cita "problemi di salute" come motivazione. L'account annuncia poi un ritorno a marzo, che non avviene mai.

La serie viene ufficialmente cancellata su Manga ONE nel settembre 2022, con una vaga nota su "problemi personali in corso" di Yamamoto, "non legati alla salute né al rapporto con la redazione". La redazione di Manga ONE ha poi confermato, nella propria dichiarazione ufficiale del 27 febbraio 2026, che la cancellazione era direttamente legata all'arresto e alla condanna penale dell'autore.

Il ritorno sotto altro nome

Qui la vicenda diventa ancora più sconcertante dal punto di vista editoriale. Nel dicembre 2022 — appena tre mesi dopo la cancellazione di Daten Sakusen — su Manga ONE inizia la serializzazione di Jōjin Kamen. L'autore della storia è accreditato come Ichiro Hajime: nome diverso, identità diversa, passato apparentemente pulito.
 

La cover del nuovo manga 

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La redazione di Manga ONE sapeva che si trattava della stessa persona? Stando a quanto emerso, quasi certamente sì, almeno in parte. Il manga ha infatti un editor dedicato — ritenuto essere Takuya Narita — che aveva già seguito Daten Sakusen e che, come si vedrà, aveva avuto contatti diretti con Kurita anche dopo il suo primo procedimento penale.

Per chi non lo sapesse: nel mercato manga giapponese, l'editor  è una figura centrale. Lavora a stretto contatto con l'autore, conosce la sua identità reale e spesso intrattiene con lui un rapporto quasi personale. È quasi impossibile che un editor esperto non sapesse che "Ichiro Hajime" e "Yamamoto Shōichi" erano la stessa persona.

Il tentativo di silenziare la vittima: l'editor nella chat di LINE

Questo è forse l'elemento più inquietante dell'intera vicenda. Nel maggio 2021 — mentre A stava valutando se procedere legalmente contro Kurita — un editor di Manga ONE, ritenuto essere Narita, entra in una chat di gruppo su LINE insieme a Kurita e alla stessa A, con il ruolo apparente di mediatore.

Secondo quanto ricostruito da Kyodo News (ripreso da 47NEWS e Sankei), l'editor propose la redazione di un documento notarile con il seguente contenuto: A avrebbe ricevuto 1,5 milioni di yen (circa 9.600 euro) in cambio del suo impegno a non rendere pubblici i dettagli dell'aggressione e a ritirare la propria opposizione alla ripresa dell'attività di Kurita. A rifiutò e procedette con la denuncia civile.

La dichiarazione ufficiale di Manga ONE è più vaga su questo punto: ammette che l'editor suggerì di far redigere un documento notarile tra le parti, ma non menziona le condizioni economiche né la clausola di silenzio.

Cosa sapeva l'editor Narita, e da quando?

La ricostruzione disponibile — in parte grazie al lavoro della mangaka Sumi Eno, che serializza su Manga ONE e ha chiesto la sospensione della propria opera in segno di protesta — traccia un quadro preoccupante:

Narita era editor sia di Daten Sakusen che di Jōjin Kamen. Nel novembre 2025 aveva pranzato con Kurita e lo aveva menzionato sui social, ricevendo una risposta ironica dall'account di Daten Sakusen. Nell'ottobre 2022 aveva pubblicamente spinto per la "rinascita" della serie come e-book autopubblicato. Nel febbraio 2023 ne aveva fatto promozione.

Tutto questo mentre A stava portando avanti la propria causa civile, e mentre Kurita serializzava Jōjin Kamen su Manga ONE con un altro nome.

I danni collaterali: chi è stato coinvolto senza saperlo

Va sottolineato che Kurita non lavorava da solo. Jōjin Kamen è un manga con storia originale sua, ma con i disegni realizzati da Eri Tsuruyoshi, un' artista che — stando alla propria dichiarazione pubblica — era completamente all'oscuro del passato dell'autore con cui collaborava. Eri si è scusata pubblicamente con le vittime e ha dichiarato: "La libertà del manga esiste proprio perché la finzione è separata dalla realtà. Per questo credo fermamente che nella realtà non debbano accadere azioni che danneggiano le persone"

 

 

Anche diversi altri mangaka che serializzano su Manga ONE hanno chiesto la sospensione temporanea delle proprie opere sulla piattaforma, in attesa di chiarimenti.

Le scuse di Shogakukan e le domande senza risposta

La redazione di Manga ONE ha dichiarato di "assumersi piena responsabilità"per aver ingaggiato nuovamente Kurita e ha presentato le proprie scuse "in primo luogo alla persona che ha subito i danni". Ha anche ammesso che "la redazione non era pienamente consapevole della gravità del caso e quindi non era in grado di rispondere in modo appropriato".

Tuttavia molti — tra fan, addetti ai lavori e giornalisti — considerano queste scuse insufficienti rispetto alla gravità dei fatti. Restano aperte domande fondamentali: chi sapeva cosa, e da quando? L'ex direttore editoriale Yuki Wada — che avrebbe avuto accesso al nome reale e all'indirizzo di Kurita e avrebbe potuto collegare i due pen name — non ha ancora fornito dichiarazioni pubbliche. Il nuovo direttore editoriale Hironori Hoshino, nominato di recente, non era presente in redazione durante i fatti.

Nel frattempo, il canale YouTube ufficiale di Manga ONE è stato reso privato nella sua totalità.

Una riflessione finale

La vicenda solleva interrogativi che vanno ben oltre Shogakukan. Il critico Naoya Fujita ha commentato che atti di tale gravità — quasi assimilabili alla tortura — siano stati sanzionati con un risarcimento civile relativamente modesto dimostra come il Giappone continui ad avere un approccio troppo permissivo nei confronti dei crimini sessuali. Il sociologo Hodaka Tsukada ha evidenziato come il fatto che una major dell'editoria abbia attivamente reintegrato un simile individuo su una piattaforma di massa renda la vicenda ancora più sistemica e preoccupante.

Per chi segue il manga non solo come intrattenimento ma come industria e cultura, questa storia è un promemoria brutale di quanto le strutture editoriali possano — per negligenza o per scelta — diventare complici di chi causa danni reali a persone reali.

Fonte: Anime Cornerasahi



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